Il secondo lavoro di Vincenza

Capitolo 19 - Rientro alla base

Vincenza, dopo la scopata con Rambo, inizia a temere che suo cugino si nasconda sotto lo pseudonimo di Nukem, il suo cliente. Il ritorno della barca riempie il cuore della ragazza di terrore e, al tempo stesso, il bisogno di scoprire la verità.

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Infilzo il rigatone con la forchetta. I rebbi faticano a penetrare, la pasta è dura e si comprime. Il pugno su cui ho appoggiato la testa mi sta facendo bruciare le labbra. Trascino il rigatone per il piatto rosso per il sugo di pomodoro e orata ormai freddo, lasciando dietro una striscia di ceramica meno sporca.

Il tintinnio delle posate di Rambo appoggiate al piatto del secondo mi riportano alla realtà: lui si pulisce la bocca con il tovagliolo e mi fissa. «Non hai fame, Lara?»

Lui ha mangiato due piatti di pasta e una cotoletta con le patatine, preparate dal cuoco coreano. L’odore acido del limone che ha spruzzato sul tacchino impanato aleggia ancora nell’aria. Io ho mandato giù tre forchettate e mi si è chiuso lo stomaco. Il panino con la nutella che ho mangiato prima non ha migliorato la situazione.

È come avere un mattone che non riesco a digerire.

Interrompo il mio gioco con il cibo. «No, sono…» Agitata? Spaventata? Terrorizzata al pensiero che ho fatto sesso con – mi sono invaghita di – quel maledetto bastardo di mio cugino?

Appoggio la forchetta sul piatto mezzo pieno, il rigatone è ancora preda dei rebbi. Mi impongo un sorriso. Mi viene da vomitare. «No, sono triste che questa sera finirà tutto.»

Lui appoggia il bicchiere da cui ha bevuto della birra. Si passa una mano sulle labbra per togliersi la schiuma. «Non preoccuparti, Lara!» Ride. «La prossima volta che vorremo organizzare un fine settimana per staccare dal lavoro, contatteremo ancora l’agenzia di… eh… accompagnatrici in cui lavori.»

Allargo il sorriso. Mi sento un’idiota. «Ne sono felice.» Lo saranno le altre ragazze, a me l’idea di passare ancora del tempo con Gaetano…

Il coreano compare da dietro l’angolo e si avvicina a Rambo. Fa un inchino che, quasi, picchia la testa sul tavolo. «Signore desidera altro?»

Rambo si appoggia allo schienale della sedia. «Un caffè non sarebbe male.»

«Signora?» L’orientale muove appena la testa in avanti. Fissa il mio pasto, per buona parte rimasto sul piatto. «Desidera altro?»

Ho un mattone nello stomaco, non riuscirei a mandare giù nemmeno un cappero. «No, grazie, Hyun-Woo.»

«Mio nome è Joo-Soo.»

Io invece non joo-soo ricordare il tuo nome, mi sa, se tutte le volte lo sbaglio. Allargo le labbra in qualcosa che dovrebbe essere un sorriso.

Rambo si alza in piedi. Il suo cazzo dondola tra le cosce. Grazie al cielo è moscio – è l’unica volta che sono felice che un uomo non sia eccitato nel vedere il mio corpo nudo. «Joo-Soo, vengo a fare io il caffè, se non ti offendi.»

Il coreano fa un altro inchino. Deve andare a letto la sera con la schiena distrutta. «Nessuna offesa, signore. Se posso avere anche io una tazza di caffè di quello che fa lei.»

Rambo esplode in una risata. «Non si batte quello napoletano!» Si volta verso di me. «Vuoi una tazza anche tu?»

Come dire che non sono già abbastanza agitata… Il sorriso falso contrae di nuovo le mie guance. «No, ti ringrazio.»

«Come preferisci.» L’uomo si avvia verso la cucina, seguito dal coreano. Muove la testa verso l’orologio a muro. «Andiamo a vedere se ci hanno dato la cuccumella, Joo-Soo, come avevo chiesto. Ne faccio un paio di tazze per noi, così mi regolo per quando arriveranno gli altri con la barca: ormai manca poco.»

Mi si mozza il fiato all’idea che stanno per tornare. Mi alzo dalla sedia e mi avvicino alla finestra che dà sul lato della casa.

Il mare è qualche metro più in basso, dopo una breve stradina di piattoni con le foglie gialle che passa accanto al limitare del boschetto. Un fragile molo di legno si insinua nell’azzurro dell’acqua per una decina di passi. Tra le onde, un puntino bianco ondeggia e si avvicina. Sono loro? Mi porto una mano chiusa a pugno al seno.

Il natante si ingrandisce, dondolando nel movimento del mare. È uno di quei motoscafi di lusso, a più piani, con le cabine sotto e la plancia sopra. Ludmilla è sulla parte davanti, nuda, sdraiata su un asciugamano, che si alza su un gomito e si toglie gli occhiali da sole.

Il motoscafo si accosta a passo d’uomo al pontile con una precisione che sembra quella di un’animazione in un videogioco. Al timone è presente Wolverine; Kimberly gli è accanto, si solleva in punta di piedi e gli dà un bacio su una guancia. Il silenzio prende il posto del brontolio sommesso del motore della barca.

Morena compare nei pressi della murata che dà sul molo. Accanto a lei si avvicina Nukem. Un dolore azzanna la mia pancia.

Cazzo… non può essere davvero lui mio cugino. Gli highlight delle scopate che abbiamo fatto si proietta nella mia mente, da quando mi ha soggiogata con la cintura fino alla sega di questa mattina, tutto in 4K, Dolby Surround e ogni senso attivo. Il sapore della sua cappella sulla mia lingua è più intenso di quello del sugo di pomodoro, il calore della sua sborra nella mia fi… Stringo gli occhi, porto una mano davanti alle labbra e mi stringo il petto.

Joo-Soo cammina lungo il sentiero di piattoni e raggiunge il pontile. È stato veloce a bere il caffè… Prende al volo la corda che mio cug— Nukem gli lancia e la gira attorno ad una delle colonne di legno che sostengono il molo.

Nukem appoggia una pedana sulla murata della barca e sul pontile e iniziano a scendere.

Una macchia di condensa si forma sulla finestra per il mio fiato. Mi ci avvicino ancora, il freddo del vetro aggredisce la punta del naso e la fronte. La saliva si ferma nella mia gola secca e dolorante.

Ludmilla ha una mano sul sedere marmoreo di Nukem, gli parla e gli sorride. Si avvicina Morena e chiacchiera anche lei con lui. Gli altri due ragazzi e Kimberly scendono dalla barca e percorrono il molo e il sentiero verso la casa.

Mi stacco dalla finestra e, con un paio di balzi, giro attorno ad uno dei divani e mi siedo. Ho le mani in grembo: allargo le braccia e le stendo sopra lo schienale. La televisione è spenta. Dov’è il telecoman—

La porta d’ingresso si apre e voci maschili provengono dal corridoio. Non mi volto ma… cosa faccio… cosa faccio finta di fare?

Kimberly compare oltre l’angolo del corridoio e volta la testa verso di me. «Lara!» Mi raggiunge e si siede al mio fianco. Sorride; ha sborra secca un po’ ovunque, soprattutto tra i seni. Odora di… crema solare?

«Com’è andata, Violet?»

Lei lancia un’occhiata verso le scale e la cucina. Avvicina la testa alla mia. «Un freddo!» sussurra. «C’era un venticello che mi faceva gelare. Le altre due hanno voluto farsi scopare sottocoperta, ma io mi sono messa sul ponte, al sole, mi sono fatta spalmare la crema solare e Wolverine se ne stava sotto mentre io mi scaldavo al sole, intanto che lo scopavo.» Si sistema meglio sul divano e sospira. «Qui, invece, è bello caldo. Hai fatto bene a non venire…» Mi sorride. «Com’è andata con Rambo?»

Il cuore mi batte in gola, le gambe vorrebbero mettersi a correre ma non so dove. «Bene. Scopa bene.» E, soprattutto, non è mio cugino. Lui, per lo meno.

«Ludmilla e Morena si sono scopate per bene il tuo Nukem.» Kimberly mi fa l’occhiolino. «Morena andava e veniva dal suo cliente per farsi il tuo, e Ludmilla, senza il proprio ha passato quasi tutto il tempo con il cazzo di Nukem dentro qualche suo buco.» La ragazza mi lancia un’occhiata di sbieco: se cerca di scorgere invidia o gelosia, trova solo il mio volto che a stento cela la nausea che sta crescendo dentro di me.

«Dev’essersi divertito.» La mia voce suona priva d’intonazione anche nelle mie orecchie.

Due voci maschili discutono con soddisfazione della gita in barca. Sullo schermo del televisore compaiono i riflessi di Wolverine e Jean. Wolverine attraversa Il salone, ci raggiunge e scompiglia i capelli biondi di Kimberly.

«Sei stata fantastica, prima.» Ha gli occhi lucidi e socchiusi, il fiato è quello di qualcuno che ha svuotato una bottiglia di troppo. Se gli hanno fatto pilotare la barca, gli altri non devono essere messi tanto meglio…

Lei sorride e chiude gli occhi. Sembra una bambina a cui hanno appena fatto un complimento per un disegno o un tema in cui ha messo molto impegno. Solleva la testa e manda un bacio all’uomo. «Ci vediamo dopo.»

Lui il bacio glielo dà sulla nuca. Non aggiunge una parola, ma non ce n’è bisogno. Torna da Jean con una linea che spingerebbe i carabinieri lungo la Statale a ritirare la patente.

L’altro gli dà di gomito e tira fuori una sghignazzata che stringe lo stomaco.

Wolverine non risponde, ma gli fa segno di continuare a camminare. «A-andiamo.» Si avviano verso le camere.

Kimberly sorride e si alza a sua volta. «Vado a farmi una doccia. Acqua bollente, devo levarmi di dosso tutto il freddo che ho preso.»

Annuisco. Non sono uscita dalla casa da quando siamo arrivate, ma un senso di stanchezza e morale a terra mi opprime da quando ho scoperto che non è Rambo ad essere mio cugino.

La ragazza si allontana sculettando. Raggiunge l’angolo e scompare.

Mi alzo in piedi anch’io. Le gambe mi tremano. Devo scoprire la verità su chi è davvero Nukem. Non posso chiederlo a lui… ma forse i suoi colleghi saranno più propensi a parlare, se aggiungo un po’ di sesso alla loro ubriacatura...

Kimberly non sarà troppo contenta.

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