Il secondo lavoro di Vincenza
Capitolo 18 - Rambo 2 La vendetta
Passo la punta della lingua sulla corona della cappella di Rambo, le dita della mano sinistra massaggiano le sue palle. L’afrore di eccitazione maschile si solleva dal suo inguine con un’intensità che ho trovato in pochi amanti.
Lui freme, ansimando. «Sei fantastica, Lara…» Una sua mano mi accarezza i capelli, le sue gambe tremano per l’ennesimo spasmo di piacere che gli ho provocato. «Sei fantastica…»
Prendo tra le labbra la cappella e passo la lingua sul meato, bagnato di precoito. Rambo spalanca la bocca e spinge la testa indietro sulla testiera del divano. Afferro le sue cosce muscolose e le accarezzo. Voglio farti impazzire, altroché quello che sa fare Ludmilla: ti ricorderai per sempre di Vincenza come la migliore amante della tua vita.
Affondo il pesce nella mia bocca, un centimetro alla volta, muovendo la lingua lungo l’asta. Adesso che ho la certezza che Rambo non è mio cugino Gaetano, devo ammettere con me stessa che è un gran pezzo di manzo. Muscoloso, simpatico, con una tecnica per il cunnilingus nemmeno troppo pessima… Potrebbe essere lui quello da farmi come amante e vivere senza lavorare più un giorno?
Potrei avere lui al posto di Nukem?
E magari essere l’amante di entrambi? Uno davanti e l’altro dietro che mi scopano… e poi io mi faccio mantenere da tutti e due?
Basta sorridere, Vincenza, stai facendo un pompino! Sollevo la testa, il cazzo bagnato di saliva scivola fuori dalle mie labbra. Affondo di nuovo fino a ritrovarmelo in gola.
Rambo non è bello quanto Nukem, non è virile come lui, per quanto sia dotato del secondo più grande pesce che abbia mai visto dal vivo. Non…
L’uomo si scuote e si irrigidisce, il suo fiato si fa rapido e poco profondo. «Sì, Lara, sei fantasti—»
Rambo mi esplode in bocca, è come tenere tra i denti il collo di una bottiglia di plastica e schiacciarla: la sborra mi si getta in gola, a stento non mi va di traverso. La inghiotto in una sorsata.
Ripulisco con la lingua la cappella, il sapore salato del seme mi riempie la bocca. Rambo è adagiato sul divano come se fosse privo di forze.
Ha ragione Ludmilla, non ha resistenza. Un peccato.
Mi passo la mano sulle labbra per fingere di pulirle dal seme e mi siedo accanto a lui. Gli stringo il braccio muscoloso e lo faccio adagiare tra le tette; la mano finisce tra le mie cosce. «Spero che il mio servizietto ricompensi il tuo splendido lavoro di lingua.» E aggiungiamoci un bacio sulla guancia per sottolineare la cosa.
Rambo mi lancia un’occhiata, il volto rilassato e un sorriso che gli fa luccicare gli occhi. «Sei stata…» Fa una smorfia e muove le mani in gesti stanchi, aprendo e chiudendo le braccia nemmeno stesse indicando tutto l’universo. «Avresti vinto la gara di pompini.»
Che palle con questa storia… Sorrido e mi accosto al suo orecchio, come se nessun altro nel salotto vuoto debba sentire il mio segreto. «È un trattamento speciale solo per te.»
Rambo si volta di scatto e mi schiocca un bacio sulla bocca.
«Che birbante.»
Lui sorride e torna ad adagiarsi sul divano. «Dimmi, Lara, da dove vieni?»
Vuole sapere qualcosa di me? Ma me-Vincenza o me-emule-di-Lara-Croft? I miei ricordi sul personaggio di Tomb Raider sono minimi. «Sono inglese, e i miei genitori erano dei nobili e..»
Lui ride. «No, intendevo te-te, non il tuo personaggio.» Si volta verso di me. «Hai un leggero accento del Sud Italia. Forse siamo corregionali.»
Il cuore mi balza in gola. Se è davvero di Castellammare, forse siamo pure stati quasi vicini di casa… Non posso di certo dirgli che sono di Sorrento. «Sono anch’io della provincia di Napoli, di…» La lista di comuni nella mia mente è vuota. Eh… «Visciano.» Adesso dice che ha una nonna che vive lì, ci ha passato le estati e mi domanda di qualche posto in particolare… E io non so trovare il paese su una cartina.
Rambo mi fissa, il suo sguardo mi blocca il respiro. Cazzo, adesso…
Scuote la testa. «Non ci sono mai stato. Ma dev’essere un gran bel posto, se ci nascono fighe come te.»
Il fiato torna a uscirmi dai polmoni. Oltre ad un personaggio, dovrò crearmi una finta identità da usare con i clienti curiosi. Afferro il cazzo bagnato di saliva di Rambo e glielo massaggio.
La soddisfazione allarga le sue labbra. «Ma adesso dove abiti?»
Il polpastrello del pollice scivola sulla punta di cappella che rimane scoperta dalla pelle. «Mi sono trasferita con i miei quasi vent’anni fa in Veneto.» Meglio specificare la regione corretta, non vorrei che mi scappasse qualche parola che non si usa in Friuli o in Lombardia.
Il pesce si ingrossa a vista d’occhio. «Vedo che sei già pronto ad un nuovo giro.»
Rambo passa una mano sulla mia figa che gocciola. «Anche tu.»
Gli appoggio un bacio sulla bocca. «Come posso non eccitarmi con un così bel cazzo?» Scavalco il suo inguine con una gamba, tengo fermo il suo pesce e me lo faccio entrare in figa. La cappella scivola nel condotto della vagina, si fa strada tra le pareti e mi riempie. Appoggio le mani sul suo petto e inizio a scoparlo.
È strano, dopo dieci secondi, non avere le mani attorno al collo ed essere appellata come “puttanella” o “zoccoletta”, quanto piuttosto avere davanti un uomo che sorride e mi accarezza una tetta e la figa.
Non è male nemmeno così, lo devo ammettere…
Rambo chiude gli occhi e si gode la cavalcata. «Dovrei perdere anch’io l’inflessione meridionale. Non si addice al mio ruolo aziendale.»
Sogghigno. «Vieni a vivere in Veneto. Ti ospito più che volentieri a casa mia.» Poi, magari, con lo stipendio da direttore ci compriamo un attico o qualcosa di più grande di un monolocale…
Lui ride senza aprire gli occhi. «Vorrei qualcosa che richieda meno di quindici anni. Sono certo che mi prendano in giro per l’azienda per il mio accento.»
«A me piace.» Aumento il ritmo della scopata, la cappella stantuffa nella mia figa per quasi tutta la lunghezza dell’asta.
Gli angoli della bocca di Rambo si sollevano. Le dita che ravanano la mia tetta diventano più aggressive. «Devo farmi dire dove ha fatto il corso di dizione il tuo amante.»
Cosa… «Parli di Nukem? A sentirlo parlare non avrei mai pensato sia meridionale.» In effetti, ha una pronuncia talmente chiara delle parole che potrebbe insegnare italiano agli stranieri o lavorare al teatro.
«Ahahah!» La risata fragorosa di Rambo riverbera nel suo cazzo che sembra un vibratore nella mia figa. «Pensa che, quando andavamo insieme alle superiori, ogni tanto gli davo io stesso del terrone per il suo pesante accento di Sorrento.»
Il cuore mi si blocca, io sono ferma con metà cazzo piantato in figa. Le viscere si sono trasformate in gelatina, e solo stringendo il buco del culo non mi spruzzeranno fuori. A meno che non lo facciano dalla bocca. Deglutisco… non deglutisco nulla, la bocca è secca. «Nu… Nukem è di Sorrento?» Nel salotto soffia un vento gelido, un brivido corre lungo la schiena.
«Cosa?» Rambo sembra essersi appena destato da un pensiero che lo aveva staccato dalla realtà. «Ah… forse questo non dovevo dirlo, visto che nascondiamo le nostre identità.»
Il cuore riprende a battere, e ogni colpo è una spallata contro le mie costole. «Eh, sì.» Mi metto in faccia il sorriso meno falso che trovo. Riprendo ad affondare il cazzo nella mia figa. «Un peccato… non mi dispiacerebbe conoscervi meglio.»
Lui mi fa l’occhiolino, mi afferra per i fianchi e accompagna con le sue braccia il mio movimento sul suo pesce. Chiude gli occhi e si gode la scopata.
Mi appoggio con le mani ai suoi pettorali, duri come marmo. La sua cappella nella mia vagina è come un dito piantato in gola. Una smorfia di disgusto storce il mio viso.
Nukem è di Sorrento. Il petto mi si stringe, il mondo diventa confuso, sfuocato. È qualcuno che conosco, che andava nella mia stessa scuola che frequentavo io quando ero alle elementari o…
È lui Gaetano.
Cazzo. Cazzo!
Lo stomaco mi si contrae, il ventre mi duole come quando non vai in bagno per tre giorni e poi decide di fare tutto in una volta, e alla svelta.
Non può essere lui.
Non deve essere lui.
«Sei stanca?» La voce di Rambo mi strappa dai miei pensieri. Le sue mani fanno pressione sui miei fianchi.
«Cosa… no, io…» Riprendo a fotterlo. Il suo cazzo stantuffa nel mio corpo.
Lui torna a chiudere gli occhi e a rilassarsi.
Non posso non sapere, devo… devo agire con scaltrezza. Inspiro a fondo, espiro fingendo piacere. «Ah, Rambo… il tuo grosso cazzo…» Stacco una mano dal suo petto, la metto sul mio inguine e comincio a fingere di stuzzicarmi il clitoride. È come malmenarsi un brufolo infiammato.
Lui sorride. «Vieni, Lara, fammi vedere come godi.» Si solleva con il busto e mi succhia un capezzolo turgido per metà.
Lo cavalco con foga, ansimo e gemo. Il suo cazzo martella nella mia passera.
Rambo viene di nuovo, una nuova scarica di sborra riempie il mio utero.
Inarco la schiena, lancio un grido, faccio tremare le gambe. «Sì! Sì! Ah!» Mi accascio su di lui.
Lui mi dà un bacio. «Sei stata fantastica, Lara.»
Mi stacco da lui e cado a sedere sul divano. Il cazzo scivola fuori da me, una colata di sborra gocciola dalla figa e scende lungo le piccole labbra fino al perineo. È disgustoso, ma forse lui, come molti miei precedenti amanti, lo troverà eccitante.
Espiro come se avessi fatto un grande sforzo per l’orgasmo simulato. «Sei tu, Rambo, che mi ecciti troppo…» Appoggio la testa sulla sua spalla. È il momento di agire: metto una mano sull’inguine lercio di fluidi corporei dell’uomo e gli accarezzo le palle. «Chi ha avuto l’idea di usare i soprannomi?»
Un sorriso campeggia sul volto rilassato di Rambo. «Cosa? Ah, Nukem. Disse di averlo usato alla sua festa per la promozione e propose che avremmo dovuto farlo anche noi, questo fine settimana.»
Già. «Dev’essere un amante di videogiochi per aver scelto come nome quello del personaggio di una serie che non è famosissima…» Fino ad una settimana fa nemmeno mi ricordavo esistesse…
«Chi, lui? Ah! Non l’ho mai sentito parlare di videogiochi. Credo ci abbia giocato a casa mia le uniche volte.» L’uomo ride e mi afferra una tetta. «Il suo preferito era Duke Nukem 3D perché c’erano le spogliarelliste nei primi livelli. Che non ha mai superato.»
I muscoli si tendono, la mano che accarezza i coglioni si ferma. A mio cugino non piacevano i videogame, li trovava stupidi, e preferiva i film. Uno in particolare… «Mi pia—» La mia voce è stridula, mi schiarisco la gola. «Mi piace il nome, Rambo. Assomigli a Stallone. Stallone quando era giovane.» Meglio specificarlo.
Lui fa una smorfia. «Non dirlo a nessuno, ma a me Rambo fa cagare. Sia come personaggio che come film. Un tizio che torna dalla guerra e fa un casino ammazzando gente in mezzo ai boschi. Fatti vedere da uno bravo!»
Deglutisco. «E come mai l’hai scelto come nickname?» Sborra e liquidi miei mi bagnano la mano. Ricomincio a palpargli le palle.
L’uomo solleva gli occhi al cielo. «Fu un’idea di Nukem, lui è un fan sfegatato di quella cagata.. Anzi, si ostinò che mi facessi chiamare Rambo per indicare il fatto che ero il capo del nostro gruppo, quello più in alto nella scala gerarchica. Anche gli altri due gli diedero ragione.» Solleva le spalle. «Per me non ha senso: io volevo chiamarmi Hulk Hogan, ma disse che le ragazze non avrebbero saputo chi fosse.»
Gli sorrido. «Impossibile non conoscerlo, abbiamo visto tutti quanti i film dei supereroi della Marvel.»
Rambo mi guarda con le sopracciglia sollevate. Sospira con il naso e torna a rilassarsi. Almeno lui… «E poi aggiunse che era lui quello che si era fatto biondo, non io, e avremmo avuto i colori dei capelli invertiti.» Torna a fissarmi. «Perché Hulk Hogan è biondo.»
Annuisco con un sorriso. Io me lo ricordavo verde, ma…
Il sorriso scompare. Il tipo che mi sono scopata per quasi tutto il fine settimana non è biondo naturale…
L’orologio a muro segna le 11:24. Ci vorranno altre due ore e passa prima che torni la barca. Prima che torni Nukem. Un brivido mi stringe lo stomaco.
Chiudo gli occhi e sospiro. Non può essere mio cugino Gaetano. È identico fisicamente, fa lo stesso lavoro, è di Sorrento, adora Rambo e odia i videogiochi. Ma non può essere lui.
Ti prego, fa’ che non sia lui…
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