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Erotika
Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 12
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Capitolo 12 di 23 12 min di lettura

La cerimonia dell'alzabandiera

Dopo una notte di sesso passata nella sua stanza con Nukem per nascondersi da suo cugino, Vincenza sente il bisogno di mangiare qualcosa senza svegliare il suo cliente, ma la cosa non va a buon fine...

William Kasanova
8 mesi fa · 454 letture · 1

Il materasso è morbido ma la schiena mi fa un male cane. Nukem mi ha massacrata fino a tarda notte, in ogni posizione possibile, alcune delle quali devono essere presenti solo nella versione per martelli pneumatici del Kamasutra. Si è scopato ogni mia cavità, più volte; a ben pensarci, mancherebbero solo le orecchie, visto che quando mi stava venendo in bocca ho starnutito e la sua sborra mi è uscita dal naso.

Dorme come un sasso, stremato più di me, nell’altra piazza del letto. Ha una gamba muscolosa fuori dalle coperte, coperte che abbiamo ridotto come uno straccio, ieri sera, con la nostra scopata impazzita. Non so se poi le laveranno o le bruceranno direttamente, visto i litri di fluidi sessuali e sudore che vi abbiamo riversato sopra…

Lo stomaco brontola, mi ricorda che anche lui vorrebbe essere riempito da qualcosa che non sia succo di palle. Non volevo tornare nel salone, rischiare di incontrare Gaetano e fargli scoprire che la sua “cuginetta troietta” adesso fa l’accompagnatrice: ho convinto Nukem a farci portare qualcosa da mangiare in camera mia, ma il cuoco coreano non si è più presentato. Probabilmente ha lasciato la nostra cena in qualche altra stanza, o non se n’è ricordato per niente.

Volto la testa verso la finestra. Lo spazio tra le persiane si sta tingendo di un vago rossore: che ore possono essere? Le sei di mattina? Comunque, prima delle sette. Staranno ancora dormendo tutti, devono aver fatto sesso fino a tardi, ieri, e sono ancora a letto a dormire.

Mio cugino, poi, con una figa come Ludmilla come amante, deve essersela spassata fino allo sfinimento. Starà russando come un vecchio trattore, impedendo alla ragazza di chiudere occhio.

Ma davvero può essere mio cugino? Quante possibilità ci sono che lo becchi mentre sono in servizio? Impossibile. E poi cosa diceva mia madre, sulla nazionalità dei suoi datori di lavoro?

Il mio smartphone – appena faccio paga ne compro uno che non abbia lo schermo tutto rigato – è sul comodino. Allungo la mano e lo prendo; apro Whatsapp.

Io

Scusa l’orario, mamma, ma ti ricordi se l’azienda dove lavora Gaetano è cinese o coreana?

Invio e spengo lo schermo. Appoggio il telefono dov’era prima. Spero che la risposta possa togliermi ogni dubbio.

Nukem continua a dormire in una posizione scomposta, le lenzuola coprono una gamba, mentre il resto del suo corpo muscoloso e il suo grosso cazzo sono appena visibili nelle prime luci del giorno. Ha l’inguine sporco di liquidi sessuali, saliva e sudore.

Mi infilo nel bagno della stanza da letto, chiudo la porta cercando di non fare il minimo rumore. È incredibile come abbia passato anni a trovare un amante come Nukem, con un fisico simile e un’energia sessuale infinita tale da scoparmi tutta la notte, e adesso faccia in modo di non svegliarlo per non ritrovarmelo di nuovo dentro di me.

Premo l’interruttore e il bagno si illumina. È più grande di quello del mio appartamento e ha una selezione di saponi e shampoo che non ho mai visto prima nemmeno all’Acqua e Sapone. Una Vincenza dal volto stanco e i capelli lunghi arruffati mi guarda. Sembra studiarmi. Pare quasi si stia chiedendo perché non sono euforica come la settimana precedente, quando mi sono fatta scopare da Nukem la prima volta.

L’angolo della mia bocca cala di un altro pollice. Non è difficile capirlo…

Lo stomaco ruggisce e mi ricorda che la mia alimentazione non prevede solo pesce e sborra. Sospiro.

Mi siedo sulla tazza del gabinetto e mi libero. Il getto di urina colpisce la ceramica per un tempo che sembra infinito, l’intestino si svuota senza nemmeno dover spingere: il cazzo di Nukem è talmente grosso che se continuerò ad essere la sua amante mi toccherà mettere un tappo… ora capisco quelle che vanno sempre in giro con i plug anali.

 Apro la finestra e spruzzo un po’ di deodorante. Nel bicchiere sul lavandino è infilata una mezza dozzina di spazzolini da denti ancora impacchettati; apro l’armadietto della specchiera e prendo il collutorio: non credo che abbia senso spazzolarsi lo sperma dai denti… Svito il tappo della bottiglietta, la porto alle labbra e mi riempio la bocca. La lingua mi brucia e le guance mi fanno male. Ma perché tutti i prodotti per l’igiene orale devono essere alla menta?

Sputo nel lavandino e ora posso parlare in faccia alla gente senza che il mio alito abbia il sapore di succo di testicoli. Mi lavo la faccia e mi pettino un po’. Il risultato sullo specchio non mi convince troppo, dovrei farmi una doccia e sistemarmi un po’ meglio, ma…

…ma non voglio perdere tempo e correre il rischio di incontrare mio cugino mentre faccio un raid in cucina.

Apro uno spiraglio nella porta del bagno. Nukem sta ancora dormendo. Il cazzo ha l’alzabandiera. Ho una smorfia all’idea di voler scoprire com’è svegliare un uomo con un pompino, lui che riprende conoscenza mentre mi viene in gola.

Attraverso la stanza senza fare rumore e controllo che non ci sia nessuno nel corridoio. Niente, via libera.

Apro di qualche altro centimetro la porta e— Il lampadario si accende e illumina la stanza.

«Mhm… dove vai, Lara?» La voce di Nukem è impastata dal sonno. Solleva la testa dal cuscino e mi guarda, gli occhi che non si sono ancora aperti del tutto.

«Io… ehm…» Chiudo la porta.

Lui si mette a sedere e sbatte un paio di volte le palpebre. «Stavi andando da un altro?»

Che razza di domanda… «No. Perché mai dovrei?»

Punta le mani contro il materasso e tira indietro il culo. Il grosso cazzo è appoggiato sul materasso; sta iniziando a indurirsi e a sollevarsi. «Guardo il tuo bel corpo da troia, e mi arrapo.»

Fingo un sorriso fissandoglielo. Non poteva restare addormentato fino al mio ritorno?

Se lo afferra con una mano e si scappella. Il suo sorriso è più onesto del mio, ma, per qualche motivo, mi sentirei più a mio agio se avesse la faccia incazzata. «Non mi sembra il caso di perdersi l’alzabandiera.»

Che palle… Avanzo fino a letto e gattono sul materasso. «Ho proprio voglia di iniziare la giornata con il tuo cazzo in gola.» Non si nota l‘ironia nella voce, vero?

«Brava…»

Mi afferra i capelli della nuca e mi abbassa la testa sulla cappella. L’odore di liquidi sessuali che si alza dal suo inguine è violento al punto tale che è come cercare di infilare la testa in qualcosa che fa attrito. S’infila nel naso con la stessa intensità di quell’impiastro al mentolo che mi mettevano sul petto quando avevo il raffreddore.

Deglutisco, la cappella è a pochi centimetri dal mio viso, sporca di sborra, saliva e umori della mia fica secchi. Sii professionista, Vincenza, che figura vuoi fare con il cliente? Con quello che vuoi sedurre e spingere a farti sua amante, mantenuta e spesata?

Discosto le labbra, lascio entrare quel pezzo di carne che ieri sera mi faceva impazzire e una settimana fa desideravo più di ogni altra cosa. La punta entra nella mia bocca, la riempie. Il filetto e l’asta premono contro la mia lingua, ci stampano un sapore acido e vomitevole. La mano di Nukem non si ferma, continua a spingermi contro il suo inguine, il naso lo tocca.

Il suo cazzo è arrivato nella mia gola, è come avere qualcosa che non riesco a deglutire. Qualcosa di molto grosso, a tal punto che a stento passa il respiro. Il cuore mi batte nei timpani, devo trattenere il senso di panico che sta crescendo nel mio petto.

Nukem mi blocca, inizio a colare saliva dalla bocca e a sbavargli sulle palle. «Non ti ho più chiesto cosa ne pensi dei miei colleghi, Lara. Wolverine, Jean Valjean… Rambo?»

Quel nome mi mozza il poco fiato che ho, il panico mi invade. Sollevo le mani per puntarle contro Nukem, spingermi via… ma le abbasso e stringo le coperte tra le dita fino a farmele dolere.

«Cosa c’è? Ah, giusto, non puoi parlare con un cazzo in bocca: non è educazione.» Mi tira su la testa, il suo pesce stappa la mia gola e scivola fuori dalla bocca. Resta svettante davanti a me, un obelisco bagnato e dalla punta rossa eretto per qualche divinità che non voglio scoprire ma dovrò venerare.

Prima di andare avanti…

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