Il secondo lavoro di Vincenza
Capitolo 12 - La cerimonia dell'alzabandiera
Il materasso è morbido ma la schiena mi fa un male cane. Nukem mi ha massacrata fino a tarda notte, in ogni posizione possibile, alcune delle quali devono essere presenti solo nella versione per martelli pneumatici del Kamasutra. Si è scopato ogni mia cavità, più volte; a ben pensarci, mancherebbero solo le orecchie, visto che quando mi stava venendo in bocca ho starnutito e la sua sborra mi è uscita dal naso.
Dorme come un sasso, stremato più di me, nell’altra piazza del letto. Ha una gamba muscolosa fuori dalle coperte, coperte che abbiamo ridotto come uno straccio, ieri sera, con la nostra scopata impazzita. Non so se poi le laveranno o le bruceranno direttamente, visto i litri di fluidi sessuali e sudore che vi abbiamo riversato sopra…
Lo stomaco brontola, mi ricorda che anche lui vorrebbe essere riempito da qualcosa che non sia succo di palle. Non volevo tornare nel salone, rischiare di incontrare Gaetano e fargli scoprire che la sua “cuginetta troietta” adesso fa l’accompagnatrice: ho convinto Nukem a farci portare qualcosa da mangiare in camera mia, ma il cuoco coreano non si è più presentato. Probabilmente ha lasciato la nostra cena in qualche altra stanza, o non se n’è ricordato per niente.
Volto la testa verso la finestra. Lo spazio tra le persiane si sta tingendo di un vago rossore: che ore possono essere? Le sei di mattina? Comunque, prima delle sette. Staranno ancora dormendo tutti, devono aver fatto sesso fino a tardi, ieri, e sono ancora a letto a dormire.
Mio cugino, poi, con una figa come Ludmilla come amante, deve essersela spassata fino allo sfinimento. Starà russando come un vecchio trattore, impedendo alla ragazza di chiudere occhio.
Ma davvero può essere mio cugino? Quante possibilità ci sono che lo becchi mentre sono in servizio? Impossibile. E poi cosa diceva mia madre, sulla nazionalità dei suoi datori di lavoro?
Il mio smartphone – appena faccio paga ne compro uno che non abbia lo schermo tutto rigato – è sul comodino. Allungo la mano e lo prendo; apro Whatsapp.
Io
Scusa l’orario, mamma, ma ti ricordi se l’azienda dove lavora Gaetano è cinese o coreana?
Invio e spengo lo schermo. Appoggio il telefono dov’era prima. Spero che la risposta possa togliermi ogni dubbio.
Nukem continua a dormire in una posizione scomposta, le lenzuola coprono una gamba, mentre il resto del suo corpo muscoloso e il suo grosso cazzo sono appena visibili nelle prime luci del giorno. Ha l’inguine sporco di liquidi sessuali, saliva e sudore.
Mi infilo nel bagno della stanza da letto, chiudo la porta cercando di non fare il minimo rumore. È incredibile come abbia passato anni a trovare un amante come Nukem, con un fisico simile e un’energia sessuale infinita tale da scoparmi tutta la notte, e adesso faccia in modo di non svegliarlo per non ritrovarmelo di nuovo dentro di me.
Premo l’interruttore e il bagno si illumina. È più grande di quello del mio appartamento e ha una selezione di saponi e shampoo che non ho mai visto prima nemmeno all’Acqua e Sapone. Una Vincenza dal volto stanco e i capelli lunghi arruffati mi guarda. Sembra studiarmi. Pare quasi si stia chiedendo perché non sono euforica come la settimana precedente, quando mi sono fatta scopare da Nukem la prima volta.
L’angolo della mia bocca cala di un altro pollice. Non è difficile capirlo…
Lo stomaco ruggisce e mi ricorda che la mia alimentazione non prevede solo pesce e sborra. Sospiro.
Mi siedo sulla tazza del gabinetto e mi libero. Il getto di urina colpisce la ceramica per un tempo che sembra infinito, l’intestino si svuota senza nemmeno dover spingere: il cazzo di Nukem è talmente grosso che se continuerò ad essere la sua amante mi toccherà mettere un tappo… ora capisco quelle che vanno sempre in giro con i plug anali.
Apro la finestra e spruzzo un po’ di deodorante. Nel bicchiere sul lavandino è infilata una mezza dozzina di spazzolini da denti ancora impacchettati; apro l’armadietto della specchiera e prendo il collutorio: non credo che abbia senso spazzolarsi lo sperma dai denti… Svito il tappo della bottiglietta, la porto alle labbra e mi riempio la bocca. La lingua mi brucia e le guance mi fanno male. Ma perché tutti i prodotti per l’igiene orale devono essere alla menta?
Sputo nel lavandino e ora posso parlare in faccia alla gente senza che il mio alito abbia il sapore di succo di testicoli. Mi lavo la faccia e mi pettino un po’. Il risultato sullo specchio non mi convince troppo, dovrei farmi una doccia e sistemarmi un po’ meglio, ma…
…ma non voglio perdere tempo e correre il rischio di incontrare mio cugino mentre faccio un raid in cucina.
Apro uno spiraglio nella porta del bagno. Nukem sta ancora dormendo. Il cazzo ha l’alzabandiera. Ho una smorfia all’idea di voler scoprire com’è svegliare un uomo con un pompino, lui che riprende conoscenza mentre mi viene in gola.
Attraverso la stanza senza fare rumore e controllo che non ci sia nessuno nel corridoio. Niente, via libera.
Apro di qualche altro centimetro la porta e— Il lampadario si accende e illumina la stanza.
«Mhm… dove vai, Lara?» La voce di Nukem è impastata dal sonno. Solleva la testa dal cuscino e mi guarda, gli occhi che non si sono ancora aperti del tutto.
«Io… ehm…» Chiudo la porta.
Lui si mette a sedere e sbatte un paio di volte le palpebre. «Stavi andando da un altro?»
Che razza di domanda… «No. Perché mai dovrei?»
Punta le mani contro il materasso e tira indietro il culo. Il grosso cazzo è appoggiato sul materasso; sta iniziando a indurirsi e a sollevarsi. «Guardo il tuo bel corpo da troia, e mi arrapo.»
Fingo un sorriso fissandoglielo. Non poteva restare addormentato fino al mio ritorno?
Se lo afferra con una mano e si scappella. Il suo sorriso è più onesto del mio, ma, per qualche motivo, mi sentirei più a mio agio se avesse la faccia incazzata. «Non mi sembra il caso di perdersi l’alzabandiera.»
Che palle… Avanzo fino a letto e gattono sul materasso. «Ho proprio voglia di iniziare la giornata con il tuo cazzo in gola.» Non si nota l‘ironia nella voce, vero?
«Brava…»
Mi afferra i capelli della nuca e mi abbassa la testa sulla cappella. L’odore di liquidi sessuali che si alza dal suo inguine è violento al punto tale che è come cercare di infilare la testa in qualcosa che fa attrito. S’infila nel naso con la stessa intensità di quell’impiastro al mentolo che mi mettevano sul petto quando avevo il raffreddore.
Deglutisco, la cappella è a pochi centimetri dal mio viso, sporca di sborra, saliva e umori della mia fica secchi. Sii professionista, Vincenza, che figura vuoi fare con il cliente? Con quello che vuoi sedurre e spingere a farti sua amante, mantenuta e spesata?
Discosto le labbra, lascio entrare quel pezzo di carne che ieri sera mi faceva impazzire e una settimana fa desideravo più di ogni altra cosa. La punta entra nella mia bocca, la riempie. Il filetto e l’asta premono contro la mia lingua, ci stampano un sapore acido e vomitevole. La mano di Nukem non si ferma, continua a spingermi contro il suo inguine, il naso lo tocca.
Il suo cazzo è arrivato nella mia gola, è come avere qualcosa che non riesco a deglutire. Qualcosa di molto grosso, a tal punto che a stento passa il respiro. Il cuore mi batte nei timpani, devo trattenere il senso di panico che sta crescendo nel mio petto.
Nukem mi blocca, inizio a colare saliva dalla bocca e a sbavargli sulle palle. «Non ti ho più chiesto cosa ne pensi dei miei colleghi, Lara. Wolverine, Jean Valjean… Rambo?»
Quel nome mi mozza il poco fiato che ho, il panico mi invade. Sollevo le mani per puntarle contro Nukem, spingermi via… ma le abbasso e stringo le coperte tra le dita fino a farmele dolere.
«Cosa c’è? Ah, giusto, non puoi parlare con un cazzo in bocca: non è educazione.» Mi tira su la testa, il suo pesce stappa la mia gola e scivola fuori dalla bocca. Resta svettante davanti a me, un obelisco bagnato e dalla punta rossa eretto per qualche divinità che non voglio scoprire ma dovrò venerare.
Riempio i polmoni a piene boccate. Cazzo… Il senso di terrore cala fino a scomparire del tutto. O quasi. Deglutisco qualcosa che ha il sapore di calzini indossati in un giorno di agosto.
Lui ha di nuovo afferrato la base del suo pesce e lo scuote come ad attrarre la mia attenzione. Per lo meno ha smesso di tenermi i capelli.
Mi sdraio e appoggio la testa sulla sua coscia muscolosa. Prendo il cazzo, lo abbasso e inizio a leccare la punta. Il sapore è migliorato un po’.
«Allora…» Nukem si mette più comodo contro i cuscini e la testiera del letto. «Come ti sembrano i miei amici?»
Passo la punta della lingua sulla cappella e nel meato, come piace a lui. I suoi compari li ho visti per trenta secondi, cosa vuole che ne sappia? «Sembrano simpatici.» Specialmente uno, quello che mi insultava da piccola…
Lui mi accarezza la testa. «Davvero. Devo essere il loro eroe, adesso che ho organizzato un incontro di questo tipo.»
Gli succhio un lato del prepuzio. «Sì, devono essere davvero felici. Belle fighe come noi non so dove le trovi.»
Nukem esplode in una risata. Si mette le mani dietro la testa. «Oddio, Jean non mi sembra si sia trovato questa bellezza. Ma se a lui piacciono le milf…»
Stacco le labbra dal cazzo e mi protendo verso di lui. È uno dei pochi uomini che conosco che non ha schifo a farsi baciare da una donna che l’ha appena spompinato. Mi limito ad una cosa veloce e torno tra le sue cosce. «Io sono contenta che tu abbia ancora voluto me.» Non ne hai idea, te lo assicuro.
«Una troia bella e capace con la bocca come te non me la faccio portare via da nessuno.» Allunga una mano e mi stringe una tetta. Il cazzo diventa ancora più caldo. «Non fermarti, Lara…» Si morde le labbra, com’è solito quando sta per venire.
Questa mattina non ha la resistenza di ieri sera. Meglio. Faccio il giro del suo prepuzio con la lingua.
«Ma sai chi si è beccato la più bella figa?» Abbassa lo sguardo su di me. «Dopo te, Lara, ovviamente?»
Passo con il piatto della lingua sul frenulo. Il mio cliente vibra un respiro e si irrigidisce. «Chi?» Abbasso la testa verso le sue palle.
«Rambo.»
Mi ritrovo bloccata a pochi pollici dai coglioni, la bocca socchiusa per succhiarle come quella di un pesce. Il cuore ha perso un colpo.
«Quella biondina non è mica male…»
L’umido che si stava formando nella mia figa scompare, sostituito dal bisogno di pisciare di nuovo, nonostante sia stata in bagno dieci minuti fa. Devo impormi di continuare con il mio lavoro, per quanto il senso di vomito mi stai riempiendo lo stomaco. Allungo la lingua e lecco l’asta fino alla punta.
Le orecchie mi fischiano. «Conosci da… da molto, Rambo?»
«Da anni, ormai. Ci siamo conosciuti quando abbiamo iniziato a lavorare alla TecNova come passacarte.» Scoppia in una risata.
«E come mai avete avuto l’idea di usare dei soprannomi?»
Lui solleva le spalle muscolose. «Lo fate anche voi.»
Noi siamo puttane, non so se hai presente: serve per non far conoscere la propria identità a vecchi politici squattrinati e a cugini bastardi.
Prendo tra le labbra il prepuzio e lo succhio. Nukem ansima. «Cazzo, sì! Non fermarti!»
Mi fermo, la saliva mi cola dalla bocca e finisce sul meato. Devo saperlo. Devo saperlo, assolutamente. Sollevo lo sguardo verso Nukem, il cui volto mostra tutto il piacere che gli sto provocando. «E… e come si chiama, in realtà? Rambo, intendo.»
Lo sguardo di lui si fa duro, pianta gli occhi nei miei. «E perché vuoi saperlo?»
Il panico torna a contrarmi la vescica e gli intestini. «Io…» Boccheggio.
«Non sarai intenzionata a lasciarmi per lui?» La voce di Nukem si alza di volume. «Vuoi andare con lui perché è il capo, troia?»
Le mie labbra si muovono ma non esce una singola parola. Oddio, non vorrà mettermi le mani addosso? I suoi muscoli si gonfiano come quelli di Hulk. «No… no! Io voglio solo te, Nukem!» Alzo le mani davanti a me. «Te lo giuro!»
Lui sembra sgonfiarsi. Emette un grugnito. «Meglio.» Con un cenno del capo indica il suo cazzo. «Adesso, finisci.»
Non dico una parola, uso la bocca per riprendere a dare piacere alla cappella. Ho esagerato, ho rischiato troppo.
Spingo la testa fino a trovarmi il pesce per metà tra le fauci e lavoro di lingua sul frenulo. Meglio farlo venire un po’ presto e rabbonirlo. Basta con queste domande su Rambo.
Nukem mette una mano sulla mia testa, come prima. «Cazzo, non fermarti… sei fantastica con quella lingua!»
In fondo, che possibilità ci sono che Rambo sia davvero mio cugino? Un meridionale che ama lo stesso film e che assomiglia vagamente al soggetto di una foto sfuocata… Deglutisco un bicchiere di saliva che si è formata nella mia bocca, titillo la cappella di Nukem con la maestria che mi avrebbe fatto stracciare Francesca alla gara di pompini di Caregan. No, è una cazzata, è pressoché impossibile che sia davvero…
Nukem emette un gemito, stringe i denti, le due mani afferrano le coperte. «Cazzo… sì!» Pianta la testa nei cuscini, i suoi addominali si irrigidiscono e solleva la schiena dal letto.
Uno schizzo di sborra mi esplode in bocca. Lo inghiotto senza problemi. Ormai, so come comportarmi quando mi viene in…
Lui solleva le ginocchia negli spasmi del piacere. «Quella troietta bionda non fa godere così tanto Gaetano!»
Cosa?! Il fiato mi si ferma, il cuore mi si blocca, la sborra… Qualcosa mi va di traverso.
Sollevo la testa dal cazzo. Il mio petto è squassato da colpi di tosse, gocce di sperma escono dalla mia bocca e finiscono ovunque, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Mi porto la mano alla bocca, ogni respiro è un rantolo seguito da una mitragliata di colpi di tosse.
«Ehi, cos’hai? Ti è andata di traverso la mia sborra?» Ridacchia, lo stronzo…
«Scu—» Un altro colpo mi taglia le parole. Ho i polmoni in fiamme. «Scusa»
Inspiro a fondo, lo stimolo per un altro attacco di tosse sorge nel mio petto ma è debole e lo sopprimo. Mi gira la testa, mi passo un dito sugli occhi per liberarli dalle lacrime.
«Stai bene?» Nukem è ancora sdraiato a letto, il cazzo gli pende sugli addominali sporco di saliva e sperma. Dalla cappella ne cola un filo che sta formando una pozzetta bianca sull’inguine. «Non vorrei che la mia troia si strozzi.»
Mi mordo le labbra e abbasso lo sguardo. «Perdonami.» Mi inchino verso di lui. «Aspetta che ti pulisco.»
Prendo il pesce, lo sollevo in posizione verticale e lo metto in bocca. Mi spingo verso il basso fino a prenderlo tutto, stringo le labbra e torno su. L’asta è lucida, come nuova. «Un attimo ancora, Nukem.» Abbasso il prepuzio con due dita e netto il glande con la lingua, passando un paio di volte di punta nel meato.
Lui ansima. «Cazzo… L’avresti vinta tu, la gara di pompini, altroché…»
Gli sorrido e sposto una ciocca di capelli dietro un orecchio. «Lo pensi davvero?» Ovvio che l’avrei vinta.
Lui si zittisce, mi fissa. Indica dove ha colato la sborra su una gamba. «Pulisci quella macchia.»
Cosa cazzo… Perché ha avuto quel cambio di comportamento? «Ok.» Sposto il pesce e lecco fino a togliere anche l’idea della colata. Gli lascio un bacio. «Ecco fatto.»
Nukem annuisce. «Brava. Stavi uscendo?»
Già, la fame. Me n’ero completamente dimenticata. «Volevo andare a mangiare qualcosa in cucina.»
Lui allunga una mano sul comodino e volta l’iPhone. Fa una smorfia. «Non sono ancora le sei…»
«Abbiamo saltato la cena.» E, per quanto abbia ingoiato ieri sera, non è stato sufficiente.
«Fai come ti pare.» Lascia il telefonino e si gira da una parte. Il suo culo muscoloso si solleva davanti a me. «Spegni la luce.»
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