Il secondo lavoro di Vincenza

Capitolo 10 - Uomini e donne

William Kasanova
18 hours ago

«Alright, adesso che abbiamo scelto i nostri nomi di battaglia, penso che siamo a posto e—»

«Aspetta un attimo…» Morena si solleva dalla spalliera della sedia che tiene tra le gambe. «Penso che dovremmo fare una cosa. Immagino che nessuna di noi sia pudica», e lancia un’occhiata verso di me, «o non farebbe questo lavoro. Se i tipi pagano tanto per averci, beh, facciamoci trovare già pronte all’uso.»

Kimberly corruccia la fronte. «Cioè?»

Morena apre appena le braccia. «Nude, completamente. La temperatura, qui dentro, è calda, e dubito vorranno andare a fare passeggiate nel parco con noi.»

Mi spiace dover dar ragione a Morena, ma passeremo i prossimi tre giorni a farci sbattere da quattro clienti. Le mutande probabilmente non le vedrò fino a lunedì, prima di salire sull’auto per tornare a Treviso. Sempre ammesso che, dopo tre giorni passati a farmi fottere da quattro uomini, riesca ancora a tenere addosso l’intimo. «Ok, a me va bene.»

Scendo le scale che dalle stanze portano al piano terra. Il contatto del parquet con la pianta del piede è piacevole e rilassante. La temperatura della casa è stata impostata per permettere alle persone di viverci nude senza problemi – dopotutto, l’hanno affittata per farci le orge, non un corso di gelateria – e stare senza abiti mi piace: sono bellissima, gli uomini non riescono a togliermi gli occhi di dosso. Mi sono inginocchiata davanti a centinaia di miei compagni di scuola e succhiato due cazzi, il concetto di pudore è qualcosa che mi è completamente estraneo.

Ma la presenza di altre tre donne nude in casa, però…. Il cuore batte un filo più forte del solito, un senso di eccitazione e competizione scorre nelle mie vene.

Ludmilla, o Vasilia la bella per i prossimi giorni, mi aspetta in fondo alle scale. Sorride nel vedermi. «Vinc— Volevo dire, Lara, sei bellissima.» La sua lingua fa una veloce comparsata tra le labbra.

Sorrido a mia volta. «Anche tu, Vasilia.» Bionda, occhi azzurri, alta, magra, tette appena troppo grosse per il suo torace, da nuda dimostra che l’impressione che avevo di lei da vestita è corretta. Tipica sgualdrina scesa dall’Europa dell’Est. Roba da uomini che non hanno gusto per la bellezza. Però bacia bene, la troia.

Sul suo inguine, un ciuffo di pelo biondo ben curato punta alla sua figa… scopro la mia a prudere, e l’immagine di io stessa, che le tengo le gambe aperte mentre Ludmilla è sdraiata su un letto, e sfrego la mia passera contro la sua per darci piacere, mi causa un’ondata di calore che si propaga per tutto il corpo. Altroché il 69 che abbiamo fatto…

Spalanco gli occhi: sto arrossendo alla vista di una donna nuda. No, mi sto eccitando!

Ludmilla… Vasilia! Vasilia mi abbraccia e mi bacia. Un po’ di lingua penetra le mie labbra. Una scarica elettrica attraversa la mia colonna vertebrale. Un improvviso bisogno di fare pipì mi assale.

La punta di due dita scivola sulle piccole labbra bagnate. Quella troia mi sta davvero tocc—

La bionda si stacca da me, non riesce a trattenere un sorriso. Mi guarda negli occhi, nei suoi esplode la felicità. «Lara… aspetta un altro momento!»

Cosa…

Si avvicina all’orecchio. «Anch’io voglio fare l’amore con te, ma adesso dobbiamo lavorare.» Si gira e si allontana saltellando. Il suo culo sodo sobbalza ai suoi movimenti… è belliss—

Le mie dita sono bagnate! Sollevo la mano davanti ai miei occhi: la punta di indice e medio brillano per un liquido. Oh, cazzo! Ero io che stavo per ditalinare lei!

Deglutisco, i miei seni sono turgidi e la mia passera sta prudendo, l’umidità ha raggiunto il livello che inizia farmi colare. Cosa mi sta succedendo?

Dovrei pulirmi le dita, io… Inspiro, espiro, avvicino le dita al naso e me lo riempio del profumo della fica di Ludmilla. La mia eccitazione aumenta i diversi punti…

Mi mordo le labbra. Con un movimento rapido mi passo le dita su un fianco. La mia fica, però, ha un profumo che gli uomini apprezzano di più.

Nel salone, le altre tre sono sedute sui vari divani. Ji-Hoon sta parlando con Violet. Ludmilla è su un divano da sola, mi fa l’occhiolino e batte la mano sul posto accanto a lei.

Un senso di costrizione mi stringe il petto. Ringrazio con un sorriso ma mi siedo sullo stesso sofà in cui è accomodata Morena. Lei non mi degna di uno sguardo. E fa bene, resterebbe male nel notare le differenze tra i nostri fisici: le sue tette rifatte da battona non possono nulla contro la mia seconda abbondante piena di vitalità campana.

Il coreano accenna a Kimberly un inchino appena maggiore di quello che mi aveva dispensato mezz’ora fa, e si allontana. Sono certa che ha tenuto gli occhi a mandorla fissi sulla terza di Violet. Sono altrettanto certa che appena riesce a trovare un posto appartato si demolisce l’uccello pensando a noi quattro, nude.

Lei si gira verso di me e Morena. Muove le labbra in modo esagerato, perché possiamo riuscire a leggere quanto sta dicendo sottovoce, e alza un pollice.

Non riesco a capire nulla. Morena sospira. «Finalmente arrivano…»

L’eccitazione che ho provato prima, quando mi sono trovata con le dita che accarezzavano la figa di Vasilia la bella, è nulla alla sensazione di avere degli spaghetti scotti al posto dell’intestino. Avrei dovuto spingere di più, quand’ero in bagno, perché la sensazione di dover fare pipì diventa ancora più impellente.

Il coreano ricompare da dietro un muro. Si mette accanto alla porta e sembra uno di quegli annunciatori dei film sul medioevo, che pronunciano il nome del cavaliere o della principessa ai partecipanti al ballo reale. Gli manca solo il bastone da picchiare sul pavimento per attirare l’attenzione del pubblico.

Si mette in posizione eretta più che gli è possibile, solleva una mano con un post-it giallo e si mette a leggere. «Il signor Jean Valjean!»

Dallo stesso angolo da cui era uscito Ji-Hoon sbuca un uomo nudo. Fuori forma, calvo, una barba grigia. Il cazzo che gli pende tra le gambe si sta gonfiando ma non sembra promettere nulla di interessante.

Morena si abbandona sullo schienale del divano. «Non saranno tutti così…» sussurra a sé stessa.

Ludmilla e Kimberly sembrano apprezzare, chiamandolo e salutandolo. O sono solo più professionali.

Beh, spero anch’io che i prossimi siano migliori…

La voce acuta del coreano riempie il salone. «Il signor Wolverine.»

Un ragazzo che avrà un paio di anni in più di me fa la sua comparsa. È magro, un’ombra di muscoli si intravede sotto la pelle, su cui diversi tatuatori hanno disegnato demoni, teschi e immagini oscure, in particolare sulle braccia e sul petto. Si passa una mano sui folti capelli neri e solleva l’altra in saluto.

Ludmilla e Kimberly rispondono con maggiore intensità rispetto a prima, e anche Morena apre le gambe e mette in mostra le tette a sfera.

Wolverine passa il suo sguardo su tutte noi e si ferma: un grande sorriso illumina il suo volto per Kimberly. Lei gli fa segno di avvicinarsi con un dito e in un attimo il ragazzo e le è accanto. Le stringe la mano, le si siede accanto e la abbraccia.

La voce di Ji-Hoon mi riporta alla realtà. «Il signor Nuk… Duke Nukem.»

Il mio ex amante entra nel salone. Accanto a lui, il coreano sembra un nano da giardino. Non ricordavo avesse tutti quei muscoli, delle spalle così grosse, i suoi pettorali sono più grossi delle mie tette. Il cazzo si gonfia alla nostra vista. Mi vede e un sorriso che non è come quello di Wolverine, ma sembra essere quello di qualcuno che sta per frustarti a sangue.

Mi alzo in piedi, avvolta dall’odore dell’eccitazione che sta cominciando a colare dalla mia figa. Frustami a sangue, ma fammi vivere di nuovo quella notte…

Le due troie ancora libere si sbracciano per attrarre la sua attenzione, ma Nukem le ignora e si ferma davanti a me.

Il suo grosso cazzo può scoparsi il mio corpo, ma il suo sguardo sta penetrando la mia anima. Mi fa bagnare ancora più di tutto il resto di lui. «Speravo proprio di ritrovarti, puttanella…»

Apro le labbra, non ricordo come si parla, deglutisco. L’afrore dell’eccitazione che gli provoco mi droga… «Nu… Nukem…» Oddio, non metterti a piagnucolare che ti mancava: è un uomo, sei tu che devi dominarlo con il sesso, non lui sottometterti con la sua presenza!

Lo abbraccio, il mio corpo da modella contro il suo da… da divinità greca. Lo bacio con passione, voglio fottermi la sua bocca con la lingua, poi lasciare che il suo grosso cazzo che divide il mio ventre dai suoi addominali mi faccia a pezzi. Non riesco a trattenermi dallo sfregarmi contro il suo grosso pesce, la mia eccitazione lo pretende e la mia eccitazione si nutre da questo movimento.

«Non vedo l’ora di farti di nuovo la mia puttanella…» sussurra Nukem nel mio orecchio. Una sua mano si posa su una mia chiappa e la stringe. «Voglio ancora fottermi il tuo splendido culetto.»

Il mio fiato entra nei miei polmoni a tratti. La testa mi gira per l’eccitazione che sta crescendo dentro di me. Se non mi getta subito in un letto mi ditalino davanti a tutti quan—

«Infine,» la voce dell’orientale stride come il cigolio della portiera della mia auto, «il signor Rambo.»

Sbarro gli occhi, il cuore mi manca un colpo. Il senso di paura che prende il posto alla mia eccitazione è come una scudisciata ghiacciata nella schiena, le gambe si fanno molli. Tutte le volte che sento quel soprannome…

Oltre la spalla di Nukem, oltre la sua mandibola coperta da una corta barba bionda, fa la sua apparizione un uomo di nemmeno trent’anni. É alto, i suoi muscoli sono gonfi. Tra le sue gambe pende un cazzo ancora più lungo di quello che preme contro la mia pancia.

È esattamente la foto di mio cugino se fosse stata scattata a fuoco, mancano solo lo slip e Positano sullo sfondo… Un brivido di terrore si scarica nelle mie viscere, stringo il buco del culo prima che mi spruzzino fuori. L’aria si ghiaccia, le braccia che mi costringono sono lacci che mi impediscono di fuggire.

La voce di Nukem proviene da un’altra dimensione. «Cos’hai, Lara?»

È solo qualcuno che gli assomiglia, non può essere Gaetano, è…

Rambo si guarda attorno, si passa la lingua sulle labbra alla vista delle altre tre ragazze. Il suo cazzo si solleva. Punta verso di me. Mi abbasso, mi nascondo dietro a Nukem.

Non può essere lui, non può! Non—

Parla. «Che bella collezione di pucchicche che abbiamo qui!» Il suo accento sorrentino rimbomba nel salone come l’eco di una cannonata.

Le gambe mi cedono, ho perso il calore del corpo.

Dalla porta è appena entrato il mio incubo peggiore.