Il secondo lavoro di Vincenza
Capitolo 16 - Il migliore amico di mio cugino
Sospiro e stringo il cuscino. È morbido, di piume, non una di quelle porcate in schiuma. Chiudo gli occhi. Anche il letto è morbido. La stanza è calda e potrei dormire sopra le coperte. È una casa stupenda, questa, e vorrei viverci per sempre.
Apro gli occhi. Magari senza mio cugino che cerca di mettermi il cazzo in bocca. Mi giro sull’altro fianco. Avrà capito che sono Vincenza? Crederà che sia io a non averlo riconosciuto? In effetti, se non avessi visto quella foto che mi ha spedito mamma, non avrei mai pensato che da quel botolo che era da piccolo potesse essere diventato una specie di culturista superdotato.
Chiudo gli occhi. Non ricordo un solo giorno della mia vita in cui mi sia sentita così stanca… Non riuscivo a smettere di controllare dove fosse Gaetano, con chi fosse, cosa stesse facendo… Il pompino che ho rifilato al tipo pelato dev’essere stato una schifezza, ero troppo agitata per concentrarmi su di lui.
Mi rannicchio. Lo stronzo si lamenterà con Stefano, lo so già. Se non lo farà mio cugino.
La serratura cigola e la porta si apre. Scatto seduta e alzo le mani davanti ai se—
Sulla soglia c’è Nukem. Mi guarda. «Ah, sei qui?»
Annuisco. Abbasso lo sguardo e un sorriso colpevole cerca di stendere le mie labbra. «Volevo tornare dopo una doccia veloce, ma…» Batto un paio di volte la mano sulle lenzuola. «Il letto… è stato troppo forte.»
Lui fraintende e si siede accanto a me e si sdraia sulla piazza libera. Il cazzo svetta sul suo inguine, la cappella che fuoriesce solo per la punta.
Un languorino cresce dentro di me, mi mordo le labbra, ma il dolore ai muscoli è troppo anche solo per cavalcarlo. Ma resta il mio cliente e l’uomo che voglio sedurre per farmi mantenere come amante: glielo prendo con una mano e con il pollice gli accarezzo il glande.
Nukem sorride. «Brava, Lara. Sei la migliore.»
Dubito che Jean coso sia della stessa opinione.
Mi passo la lingua tra le labbra. «Mi ecciti sempre.»
Lui mi afferra una chiappa e me la stringe. «Sei una meravigliosa puttanella.»
Mi sputo su una mano, lo scappello con l’altra e gli massaggio il glande.
Nukem si irrigidisce, inspira a fondo. «Cazzo… sei la migliore…»
Il mio sorriso si sta colorando di piacere. «Senti, Nukem… non ti dispiace che gli altri mi scopino? Voglio dire… non sei un po’ geloso che, ehm… Wolverine, Rambo e Jean… eh…»
«Jean Valjean.» Solleva le sopracciglia alla mia espressione dubbiosa. «È il protagonista del romanzo “I miserabili” di Victor Hugo.»
Che cazzo di titolo è? Ma Jean è un miserabile, quindi ci sta.
«Giusto, è quello dei Miserabili.» Tengo in mano il suo cazzo e mi sporgo verso il suo viso. Lo bacio sulle labbra. Faccio la vocina. «Allora, non ti dispiace che gli altri si divertano con la tua Lara?»
Mette una mano su una mia tetta e la palpeggia. «Un pochino, sì.» Non stacca lo sguardo dal mio seno. «Wolverine è una mezza sega, hai visto come fa il simp con la tua amica inglese?»
«Ehm, gallese.»
«Sì, ok. E anche con Jean Valjeant… mi è sempre stato sul cazzo.»
Inizio a segarlo. Il pesce è bollente, grosso. Le vene increspano la pelle. È fottutamente virile. Il prurito tra le cosce diventa fastidioso. «E Rambo?» Potrei quasi… mi mordo le labbra al pensiero di sollevare una gamba, mettere bene in posizione quel pilastro di carne e scend—
«Sono felice di condividerti con Rambo.»
Volto la testa verso il volto di Nukem. Il sorriso è profondo al punto tale da formargli le zampe di galline agli angoli degli occhi.
«Lui è il mio migliore amico. Non vedrei nulla di male a condividere tu e Ludmilla tra noi due.»
La mano si blocca a metà dell’asta. Mi manca il fiato. «Cosa…»
Lui mette la mano sulla mia e la muove su e giù, come a riavviare un meccanismo bloccato. «Rambo è simpatico. Dovresti conoscerlo. È delle tue stesse parti, forse avete amici in comune.»
«Jean…» Come cazzo si chiama… «Jean coso diceva di odiarlo, quando Mor… ehm, Cersei l’ha portato via.» Non posso crederci, sono in debito con Morena!
Nukem scaccia le mie parole con un grugnito. «Jean Valjean è un pezzo di merda con la puzza sotto il naso. Non lo sopporta nessuno, ma è quello che gestisce il capitale e ce lo siamo dovuti portare dietro o non potevamo fare questo… - ah! – weekend!» Chiude gli occhi e inarca la schiena. «Non fermarti, Lara!»
Aumento la velocità della mano, il cazzo emette un suono liquido simile a quando lui mi fotte la gola.
Nukem geme, stringe le mani a pugno e spinge con la testa nel cuscino. Uno spruzzo di sborra schizza dalla sua cappella e cade sulle mie dita. Altra bega fuoriesce e cola lungo l’asta. Il forte odore del seme di Nukem riempie la stanza.
Lui sospira. «Sei la migliore troietta che abbia mai conosciuto.» Sorride. «Adesso leccati la mia sborra dalle dita.»
Si comporterebbe così anche se fossi la sua amante? Avvicino la mano al viso: lo sperma cola tra le dita e sta per gocciolare. Me la porto alla bocca e lecco il seme che ha raggiunto l’ultimo dito. Sospiro con il naso. Ma sempre meglio che pulire gabinetti lerci.
Nukem si alza in piedi e si avvia alla porta. La apre e si gira. Il cazzo gli si sta afflosciando, è bagnato e una goccia bianca gli penzola dalla cappella.
Dovrei pulirgliela? Passo la lingua sul palmo, il sapore di sborra mi riempie la bocca. No, si farà un bidet.
«Ero passato a dirti questo, ma non posso fare a meno di approfittare delle tue abilità di troietta.»
La smorfia sul mio volto credo si possa definire sorriso.
Lui non la considera nemmeno. «Abbiamo deciso di fare una gita in barca, domani a mezzogiorno.» Nukem esce nel corridoio. «Partiamo alle dieci.»
Non mi lascia il tempo di rispondere e chiude la porta.
La sborra sulla mano mi ha disgustata, la pulisco sul risvolto del copriletto. L’idea che domani dovrò restare in uno spazio ancora più ristretto della casa in compagnia di mio cugino mi rivolta lo stomaco. Non ho intenzione di salire su quella bagnarola e rischiare di essere scopata da lui in un’altra lurida orgia.
«Col cazzo che ci vado al largo, domani.»
Mi sdraio su un fianco, infilo una mano sotto il cuscino e mi metto in posizione fetale con le gambe. Mi inventerò qualcosa… tipo che soffro di mal di mare. Resterò qui da sola con Ji-Hoon. O Tae-Hyun. O come cazzo si chiama quel coreano.
Chiudo gli occhi. Le parole di Nukem: “È delle tue stesse parti, forse avete amici in comune” risuonano nella mia testa. Certo, come dire che mi metterei a parlare della mia famiglia ad un mio cliente. “Sì, mia madre è quella che abita sopra il bar dell’angolo, hai presente? Mia nonna invece è in campagna, prendi la strada dietro alla chiesa e vai avanti per cinque chilometri…”
La luce del tardo pomeriggio che entra dalla finestra mi dà fastidio e mi giro dall’altra parte. “È delle tue parti, forse avete…”
Apro gli occhi. Li sbatto un paio di volte. «Quando gli ho detto di dove sono?» L’accento napoletano l’ho perso quasi completamente abitando a Caregan. Lo diceva sempre anche nonna quando andavo a trovarla che parlavo come quelli di Milano…
«Boh… sarà perché lo chiamo “pesce” ogni tanto…»
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi. È stata una giornata pesante. Dormire un po’, senza essere scopata in continuazione da Nukem, mi sarà utile.
Stringo il cuscino e mi abbandono al sonno.
Nukem sa di dove sono, ma io non son nulla di lui… Chissà di dov’è… Se ha un nome bello o uno ridicolo…
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