Vai al contenuto
Erotika
Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 13
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 13 di 23 12 min di lettura

Ludmilla Cat

Vincenza raggiunge la cucina dove incontra Ludmilla con indosso un costume sexy da gatta; ne approfitta per assicurarsi che il cliente della sua amica sia davvero suo cugino.

William Kasanova
8 mesi fa · 411 letture · 0

Rettangoli di vetro posti appena sopra il battiscopa gettano un chiarore sul pavimento in legno del corridoio. L’aria ha un leggero profumo di fiori, forse per nascondere l’odore del sesso che proviene dalle stanze. Raggiungo la scala, illuminata allo stesso modo. Una potrebbe ritrovarsi viziata a passare troppo tempo qui dentro, in un edificio così bello…

Spingo uno dei due battenti della cucina e schiere di faretti si accendono, illuminando a giorno tavoli, fornelli e un paio di grossi frigoriferi in acciaio. Il profumo di cibo cotto sostituisce quello di fiori del corridoio. Lo stomaco apprezza il cambio di ambiente con un ruggito.

I tavoli sono tirati a lucido, nemmeno siano quelli operatori di un ospedale. Il cuoco e i suoi eventuali aiutanti hanno ripulito tutto, senza lasciare in giro una briciola. La massa dei frigoriferi mi intimorisce e mi sembra impossibile aprirli. Spalanco un paio di sportelli sopra il lavabo e file ordinate di bicchieri compaiono davanti a me. Le fauci secche mi ricordano che la sborra non rientra nei tre litri di liquidi da assumere lungo il giorno come consigliato dai medici, specialmente se va di traverso.

Ingollo il terzo bicchiere d’acqua e mi passo la mano sulle labbra. Sospiro. Adesso sì che ragioniamo. Ora sarà meglio cercare anche qualcosa di solido da masticare.

Appoggio il bicchiere nel lavandino e mi avvicino ad un armadietto. Mi accoscio, le chiappe si aprono. Cazzo, sono ancora nuda… dopo dodici ore che non indosso vestiti non me ne accorgo nemmeno più? Se qualcuno entrasse in questo momento mi troverebbe completamente…

«Cosa ci fai qui?»

Le mani stringono i pomelli per non farmi cadere, il cuore balza in gola e mi blocca la respirazione. Merda! Mi ha beccata Gaeta—

Ludmilla entra nella luce della cucina, anche lei nu… Grano gli occhi. «Che diamine hai, addosso?» Indico il paio di orecchie da gatto nere che ha in testa e un collarino nero con un campanellino. Cazzo, sembra la versione cosplay povera di Cat Mario.

La ragazza alza una mano con le dita piegate come se volesse graffiare, solleva una gamba e il campanellino trilla. «Ti piace?» Una coda nera e pelosa ondeggia dietro di lei. No, non ci sono cinture alla sua vita…

Deglutisco. Cazzo… Ce l’ha infilata nel buco del culo.

Perché me ne meraviglio? Dev’essere tipico di mio cugino umiliare così una donna.

Potrei essere io al suo posto, con un plug infilato nelle chiappe per tenere una cazzo di coda…

«Non… non ti dà fastidio?»

Ludmilla si porta una mano alla testa. «Cosa, il…» Capisce cosa sto guardando e si fissa la coda. La prende in mano e la solleva. Sogghigna. «Questa? È divertente!» Si mette a farla ruotare e ridacchia.

Fingo un sorriso. «Sì, bella.» Ma l’unica cosa che voglio infilarmi nel culo è un grosso pesce, meglio se ci è attaccato uno con i soldi. Ma non Gaetano, di sicuro.

«Sei venuta anche tu a mettere qualcosa sotto i denti?» La ragazza fa qualche passo, si avvicina ad uno dei due frigoriferi e mi dà la schiena. Da sotto i glutei esce la coda.

Faccio una smorfia, e non so se mi dia più fastidio il fatto che le esca dal buco del culo o se sia anatomicamente sbagliato. La ragazza apre lo sportello e si inchina: così è ancora peggio da vedere.

Non riesco a staccare gli occhi da quella parodia di coda. «Già. A quanto pare bere sborra non ti ci riempi lo stomaco.»

Ludmilla si alza con la schiena dal frigorifero. Ha in mano un prosciutto cotto intero e delle sottilette. «Nemmeno con venticinque uomini che ti vengono in bocca ce la fai a riempirtelo.»

«Eh?»

«Niente. Cazzate di gioventù.» Ludmilla appoggia il prosciutto sul tavolo e le sottilette accanto. «Ti vanno dei toast?»

Sollevo le spalle. Ora come ora, mangerei a morsi quella carne. «Va bene.»

La bielorussa indica una fila di armadietti dall’altra parte della cucina. «Controlla se trovi il pancarrè o qualcosa per scaldare i toast.» Si gira e inizia ad aprire gli sportelli vicino a lei.

«Ok.» Attraverso la cucina e apro il primo armadietto. Pacchi di pasta in quantità industriale sono divisi per tipo nei due ripiani. Chiudo e passo al successivo.

La voce di Ludmilla risuona nell’armadietto che sta controllando«Siete spariti presto, ieri sera, tu e quel maschione.»

Il cuore mi balza in gola. «Ehm… sì.» Mi volto. «Nukem era il tipo che… beh, sai, era quello che mi ero portato a letto la volta precedente e…»

Ludmilla non si gira ma continua a controllare. «Lo so. Te ne sei trovato uno davvero ben piazzato.»

Inspiro a fondo e stringo le dita sul bordo del piano della cucina, il gelo dell’acciaio mi azzanna i polpastrelli. Deglutisco. «E Ga—» Sussulto. «I… il tuo… cliente, com’è?» Il cuore batte nei timpani così forte che rimbomba nella mia testa. Non riuscirò mai più a togliermi dalla memoria la dimensione esagerata del cazzo di mio cugino… peggio ancora, il ricordo di lui che scopa la ragazza vestita da gatta…

«Cos’hai detto?» Ludmilla si volta. Ha in mano un pacchetto. «Ho trovato il pancarrè. C’è il tostapane o…» solleva le spalle, «anche una padella va bene. Cosa stavi dicendo?»

Mi volto per nascondere il viso accaldato. Dev’essere rosso. Respiro con la bocca aperta per calmarmi.

Apro un armadietto, Pacchetti di riso di qualità diverse. «Ti… ti stavo chiedendo com’è il tuo cliente.»

«Un figo pazzesco.» La voce di Ludmilla è come un coltello di ghiaccio piantato nella mia schiena. «Non è nulla di ché come amante…»

Serro gli occhi quanto mi si stringe lo stomaco al pensiero di mio cugino, nudo, sopra la mia amica, le mani attorno al collo di lei, che la possiede con violenza e—

Ludmilla ridacchia. «…ma non hai idea di quanto è simpatico!» E adesso… ride davvero.

Ho le dita che stringono le maniglie di un armadietto aperto con degli oggetti dentro. «Da…» Il battito del mio cuore copre il suono delle mie stesse parole. «Davvero?» Le dita mi fanno male tanto sono serrate.

«Oh, non ne hai idea, Lara.» Ludmilla si interrompe. «Oh, ecco il tostapane!»

Mi giro e mi avvicino al tavolo. Mi torturo una mano con l’altra. «Dicevi di Ga— Eh… Rambo?»

La ragazza appoggia l’apparecchio sul piano accanto al frigorifero. Sul muro piastrellato spicca una placca nera con delle prese elettriche. «Che è davvero simpatico. Il suo accento del Sud mi fa troppo ridere.» Inserisce la spina in una coppia di fori. «E continua a farmi il solletico.»

Mi accosto al tavolo al centro della cucina. L’aria sembra essersi fatta più densa, le orecchie mi fischiano, la testa mi gira. Solletico… Se non fosse stato che suo padre l’avrebbe ammazzato di botte, a me avrebbe messo le mani addosso da piccoli, lo stronzo… «Simpatico… davvero?»

«Oh, sì. Racconta parecchie barzellette. Non che tutte facciano ridere, ma lui si impegna.» Ludmilla preme un pulsante sul tostapane e un led si accende. «Funziona, bene.» Solleva il prosciutto cotto e lo appoggia sul ripiano dell’affettatrice. «Metti tu le sottilette mentre io taglio qualche fetta?»

«Sì…» Mi allungo e tiro a me le fette di formaggio e il pacchetto di pane. Estraggo il pancarrè e lo metto sul tavolo. Prendo una sottiletta. La muovo sotto le luci dei faretti, passo il dito sulla superficie. Dove diavolo è il risvolto per aprirla? Passo il polpastrello dell’indice con più pressione. La sottiletta si sfalda nella plastica. Merda. «E adesso dov’è? Rambo, intendo.»

Ludmilla prende una fetta di prosciutto e la appoggia su un piatto. «Quando sono uscita dalla camera, stava russando come il trattore sovietico che aveva mio nonno.»

Metto la sottiletta tra le mani gelide e le muovo come per scaldarle. La plastica che la copre si stacca con un fruscio come carta che si strappa. «Pensi che dormirà ancora a lungo?» Apro le mani e la sottiletta cade sul tavolo a palline.

«Tutto bene?» Ludmilla mette l’ultima fetta di prosciutto cotto sul piatto e spegne l’affettatrice.

Il mio sorriso deve apparire finto quanto quello dei teschi dei personaggi in Grim Fandango. L’unica differenza è che a me tirano i muscoli del viso. «No, è solo il… la sottiletta che non vuole collaborare.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 14

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista