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Erotika
Linda la nerd · Cap. 34
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Capitolo 34 di 39 20 min di lettura

"Quanto cazzo mi ecciti quando godi…"

L'escursione programmata da Tania in montagna con Tommaso per riunire la loro coppia sembra andare per il meglio fino a quando...

William Kasanova
1 anno fa · 289 letture · 0

Il ragazzo avrebbe voluto durare a lungo per godersi quel pompino magnifico, ma erano due giorni che non sborrava, e non riusciva a contenersi. Il tocco più leggero della lingua sulla mucosa del glande gli causava delle scosse lungo il cazzo che sembrava dovesse contemporaneamente ritrarsi al contatto e, al contempo, staccarsi dall’inguine e infilarsi in gola alla ragazza come se stesse per esplodere, e il solletico quasi fastidioso alle palle non gli davano respiro. Era al contempo eccitato per Tania e, per qualche motivo, arrabbiato con lei, infastidito per qualcosa che la sua mente aveva accumulato in qualche punto del suo subconscio e che sembrava pesargli sull’umore.

Sentì un forte fastidio al meato e allo sbocco dell’uretra, l’equivalente della sensazione del prurito al naso e che solo uno starnuto poteva placare. Nel caso del suo cazzo, però, l’unica soluzione sarebbe stata l’eiaculazone e, da come iniziarono a dolergli i polpacci, comprese che stava per esplodere in bocca a Tania.

Non provò nemmeno a trattenersi, a stringere i muscoli che permettevano di bloccare la minzione, per prolungare il pompino. Anzi, appoggiò anche l’altra mano sulla testa della sua amante e la tenne bloccata. Non l’aveva mai fatto, aveva sempre avuto troppo rispetto per lei per fare una cosa simile, ma in quel momento, spinto dal senso di rabbia incomprensibile che provava nei suoi confronti la tenne stretta al suo inguine, facendole finire la testa sulla sua coscia sinistra, il cazzo ancora in bocca che si inclinava per seguire le sue labbra.

«Bevilo tutto…» le ordinò sottovoce. Fu sul punto di aggiungere un “stupida troia”, ma fu solo un lampo nella sua mente e non divenne voce, incapace di arrivare fino a quel punto. Sapeva che Tania si sarebbe eccitata ulteriormente nel sentirsi apostrofare così, ma lui non ce la fece.

Comunque, pochi istanti dopo, ogni suo pensiero fu soffocato dalla sensazione della sborra che risaliva il canale all’interno del suo cazzo, lo stesso che veniva scosso dagli spasmi dei muscoli che pompavano verso l’esterno il suo seme e, finalmente, il liquido caldo placare il fastidio al glande. I suoi muscoli si irrigidirono per tutto il tempo dell’eiaculazione, un inutile sforzo che, al contempo, sembrava dare vita ad ogni fibra del corpo, gli addominali e i lombari che sembravano combattere su chi dovesse contrarsi e chi, invece, rilassarsi, facendo sobbalzare un paio di volte il busto di Tommaso dal plaid. Quando poi i tre secondi di piacere ebbero termine, Tommaso si accasciò al suolo, sospirando, come se dalla punta del suo cazzo fossero schizzati nella bocca di Tania tutti i suoi problemi.

Lasciò la testa della ragazza, la quale non protestò affatto per la costrizione che aveva subito. Si alzò in ginocchio, passandosi la punta della lingua sulle labbra per recuperare un paio di gocce di sperma che le erano sfuggite, e, molto scenicamente, inghiottì alzando la testa. In quel momento, quello in cui una dose di sborra rende la propria partner una dea, sembrò agli occhi di Tommaso la creatura più bella e sexy al mondo.

«Sborra invecchiata un paio di giorni,» commentò, quasi fosse un sommelier alle prese con un vino di cui aveva appena assaggiato un sorso e ne aveva apprezzato a pieno ogni nota gustativa. «Una cosa che succede ben poco spesso nel nostro rapporto».

Tommaso allungò le mani per prenderla per le spalle e la avvicinò a sé. «Quella bocca deve essere su due punti del mio corpo: il mio cazzo e la mia bocca. E il mio cazzo, al momento, è a posto,» le disse, stupendosi lui stesso di essere tanto aggressivo.

«Oh, mi piaci così!» gioì la ragazza.

«Taci e limonami,» ordinò lui. Un attimo dopo la sua lingua era nella bocca di Tania. La lingua di lei non rimase a riposo, ma anzi cominciò a strisciare su quella del suo amante, contorcendosi come un serpente nella danza dell’amore. Il cavo orale era pieno di saliva e aveva un forte sapore di sborra e cazzo, mentre il naso del ragazzo era invaso dall’odore di sudore che, sotto l’azione dei batteri, stava macerando e diventando pungente e pesante. Fu il profumo più afrodisiaco che avesse mai avuto la fortuna di inalare.

Non fosse stato per il fatto che, nemmeno un minuto prima, aveva svuotato i coglioni dentro la bocca di Tania e il suo cazzo avesse necessità di qualche attimo per riprendere il suo lavoro, avrebbe strappato le mutande alla ragazza e l’avrebbe scopata con violenza.

Passarono un paio di minuti abbracciati, le lingue che duellavano come le armi di due spadaccini, godendosi il corpo caldo e gli abiti bagnati dalla fatica di lei, quindi Tommaso decise di venerare la sua dea come si imponeva. La fece sdraiare sulla schiena e le abbassò pantaloni.

«Immagino che la chiavata sfonda-figa l’hai rimandata a dopo,» disse lei, soddisfatta.

Tommaso era troppo intento a seguire i contorni delle grandi labbra occultate dal tessuto delle mutandine. Pose il naso sopra il sesso e inspirò: il profumo della vagina misto a quello del sudore fu come un’overdose di droga, un’esplosione di piacere che sbocciava nella sommità del suo cervello. Espirò con una soddisfazione che sembrò che, al posto di un pompino, avesse appena avuto una pessima zangolata.

«Afrore di figa allo stato brado,» commentò lentamente, estasiato, come se ogni singola sillaba di quella frase fosse un orgasmo.

«Dai, Tom…» mormorò lei, imbarazzata, forse per la prima volta per la sua figa. «Deve puzzare da schifo».

Lui rimase qualche altro istante come ubriaco a pochi centimetri dall’inguine, gustandosi l’odore primitivo del sesso, poi la guardò. «Lo sai cosa mi è sempre piaciuto di Napoleone? Non di certo le sue capacità di generale, ma il suo amore per il vero profumo di una donna». Non lasciò il tempo alla ragazza di replicare ma le abbassò le mutandine.

L’odore che lo colpì avrebbe dovuto disgustarlo, ma invece lo eccitò al punto tale da volerla sbattere con violenza. Nonostante ciò, appoggiò le labbra su quelle della figa di Tania e cominciò a succhiarle, mentre due dita passavano in mezzo alle stesse, delicatamente, avanti e indietro.

La preoccupazione della ragazza passò velocemente, e dopo un paio di frasi preoccupate, iniziò ad ansimare e a chiedere al ragazzo di non fermarsi. Anche lei appoggiò una mano sulla testa del suo amante e gli afferrò i capelli. «Tom, ti amo! Sì… Sì!»

Tommaso era inebriato dal profumo che si alzava dalla figa della ragazza, chiedendosi perché le donne si ostinassero a usare tutti quei prodotti che ne coprivano gli odori. Cazzo, avrebbe dovuto portare più volte Tania a fare escursioni o attività fisica perché sudasse e poi scoparla. Ragazzi, non gliene fregava niente: al termine di quella chiavata lei sarebbe tornata a casa senza mutande perché le avrebbe requisite lui, sniffandole per eccitarsi mentre scendevano dalla montagna.

Il clitoride cominciò ad ingrossarsi, scivolando fuori dalla sua tana alla sommità della figa: il ragazzo lo assaltò con le labbra e la lingua, mentre due dita scivolarono nell’utero dilatato e dal quale colava, con un’intensità che sembrava quella del torrente lì vicino, il nettare della ragazza.

Tania appoggiò entrambe le mani sulla testa di Tommaso, ansimando quando la punta delle dita cominciarono a tormentare il punto G. Si muoveva come se stesse cercando una posizione più comoda su un letto pieno di bitorzoli, le gambe che tremavano, la testa piegata all’indietro, gli occhi chiusi e la bocca aperta, avida di ossigeno e gravida di sospiri di piacere.

«Cazzo… sì, Tom… ti amo, Tom…»

Lui rispose succhiandole il clitoride e facendola balzare e urlare.

«Sono la donna della tua vita… Sono la donna della tua vita…» balbettò lei, ansimando. «Ti sarò sempre fedele… non come quella troia di Linda che si è fatta inculare da tre bastardi per non farsi buttare fuori dalla gara».

Quelle parole scivolarono attorno a Tommaso, troppo intento a leccare per riconoscerle coscientemente, solo dei suoni che interrompevano i versi di piacere che il ragazzo amava strappare a Tania. Sentiva il nettare colargli fino al polso, le dita strette dalle contrazioni della figa di Tania, sempre più forti, sempre più frequenti.

La ragazza strinse i denti, sollevando l’inguine come colpita da un attacco di tetano, crollando sul plaid e poi sollevandosi di nuovo. Tommaso le mise una mano sulla bocca per non farla urlare nel caso fosse tornato il pastore, ma lei non emise che qualche gemito mentre si contorceva nel piacere. All’inizio non la trattenne perché non sarebbe caduta da un letto, ma quando sembrò voler rotolare fuori dalla coperta la prese e la fermò.

Ci vollero diversi secondi prima che Tania smettesse di tremare ed emettere un suono profondo dalla gola, quindi si rilassò, girandosi su un fianco, sospirando e chiudendo gli occhi, le gambe bagnate di ambrosia che era scivolata fuori dal sesso durante l’orgasmo.

Prima di andare avanti…

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