Lei accenna una smorfia con le labbra. Forse mi ha perdonata.
Rambo ha perso la sua affabilità. «E come l’avresti capito che è lui?»
Jean coso sospira. «Non è il finale di una puntata di “Scooby-Doo”, che…» Sospira di nuovo con il naso. «Comunque, per rispettare il patto con la ragazza, sì, lui si chiama davvero Gae—»
Mio cugino lo fulmina con lo sguardo, muove un passo avanti e solleva il braccio. Rambo gli mette una mano sulla spalla e lo ferma con uno strattone. Mio cugino gli scaglia contro uno sguardo di fuoco.
Il cuore mi batte nel petto, le gambe sono cariche e pronte a correre. «Lui è Gaetano De Luca. Lo so chi è.»
Tutti si voltano verso di me. Mio cugino mostra i denti, il volto deformato in una maschera di rabbia. «Brutta troia, io…» Solo la presa del suo superiore gli impedisce di muoversi.
«Tu hai cercato di farmi credere Rambo fosse mio cugino, e non tu.»
L’uomo chiamato in causa mi fissa e ha l’illuminazione. «Minchia… è per questo che mi hai consigliato di usare questo soprannome se il patito di quel film di merda sei tu! Ecco perché lei credeva che mi chiamassi come te! Hai fatto passare tre giorni a tua cugina cercando di non farsi vedere da me per paura che la fottessi quando…» Il viso rosso dell’uomo si sbianca, il labbro superiore si solleva in un lato. «Minchia…»
«Cazzo…» sussurra Jean coso. È la prima volta che non ha il suo atteggiamento strafottente.
Morena ha la stessa espressione del suo cliente. «Ma come hai fatto a non riconoscerlo prima?»
«Sono quasi vent’anni che non ci vediamo, e quando era piccolo era un bastardo palla di lardo.» E l’unica foto che ho recente di lui è quella sfuocata mandatami da mia madre, e può essere sia Nukem che Rambo… e volevo convincermi che quello che mi ha fatto passare una notte di fuoco non fosse mio cugino.
Ludmilla si passa una mano sotto il naso. «La palestra gli ha fatto bene…» sussurra.
Rambo solleva le mani, scuote la testa. «Io… non voglio crederci. Davvero. Non voglio credere che il mio migliore amico abbia fatto una cosa del genere.» Mi guarda. «Lara… Vincenza… come ti chiami: che prova hai per sostenere che lui è tuo parente.»
Cosa? Mi stanno prendendo per il culo? «Ha un fratello, si chiama Santo.» Mi mordo la lingua prima di aggiungere altri particolari su Waluigi.
Rambo deglutisce, deve conoscere la famiglia di mio cugino, il quale sbianca.
«Suo padre Nin… Antonino, voglio dire.» Adesso gli piazzo davanti tutto l’albero genealogico, se serve a farmi credere. «Sua mamma è la zia—»
Gaetano batte una mano sul tavolo accanto a lui. «Vaffanculo, Vincenza! Non permetterti di chiamare “zia” mia madre, troia che non sei altro!»
Mi trattengo dallo sputargli in faccia.
Lo sguardo di Rambo salta tra me e mio cugino.
Gaetano muove un pugno nella mia direzione. È grande come la testa di un martello da guerra di un videogioco fantasy. «Hai rovinato il nome della nostra famiglia con quella gara da succhiacazzi! I telegiornali ne hanno parlato per giorni, i miei avevano vergogna a farsi vedere in giro per Sorrento! Nonna piangeva pensando a cos’avevi fatto!»
Una mano mi afferra il petto e me lo stringe: il pensiero di nonna che è stata male per me…
Jean coso fa una smorfia. «E la tua vendetta è stata scoparti tua cugina senza che lei conoscesse la tua identità?» La smorfia aumenta di intensità, come se avesse appena visto qualcosa di molto spiacevole.
Gaetano balbetta, gli mancano le parole. «Lei non ha detto chi era quando l’ho trovata nella camera dell’albergo.»
Che cazzo di scusa sta… «Ma tu sapevi chi ero!»
Mio cugino vibra, sembra il vulcano dei cartoni animati un attimo prima di eruttare fino in orbita. «Sì, sapevo chi eri! Tua madre mi ha mandato una tua foto pochi giorni prima e ti ho riconosciuta!»
Rambo sembra sul punto di vomitare. «E ci hai passato la notte insieme…»
«E non hai sorvolato su nessun particolare quando ce l’hai raccontata.» Jean coso ha perso ogni strafottenza, è più schifato che mai.
«…e poi ci hai convinti a passare un finesettimana con loro solo per avere una scusa per…» La voce di Rambo si spegne e lui guarda da un’altra parte. «Minchia…»
Ludmilla tocca la spalla di Kimberly, che ha le labbra chiuse e gli occhi spalancati. «Cosa si fa, in questo caso?»
La ragazza inglese sbatte gli occhi. «Wh… cosa? Ah… io… non lo so.» Si passa una mano sulla testa. «Tra le possibili emergenze della Spicy Goddess non è previsto il…» Ha la delicatezza di non usare la parola “incesto”.
Ho il cuore che batte nelle orecchie, ogni muscolo mi duole e al contempo vorrei avere in mano un’arma contundente. «Sentite…» sospiro, «non voglio causare più casini di quelli che sono usciti fino ad ora.» Mi sono fatta scopare da quel pezzo di merda di mio cugino, fottere in ogni buco, riempire di… Chiudo gli occhi e inspiro a fondo. Nonostante questo, ho fatto trovare a Stefano e alle tre ragazze dei clienti facoltosi, e non voglio farglieli perdere.
Gaetano mi punta un dito contro. «Non vuoi fare casini? E quello che hai fat—» Spalanca la bocca e si porta la mano sulla spalla, dove il pugno di Rambo l’ha colpito con forza.
I canini del suo capo sono ben visibili nell’espressione di disprezzo che distorce il suo viso. «È meglio se quella fogna la tieni chiusa tu! Non ti faccio licenziare perché la cosa non riguarda direttamente l’azienda…»
Jean coso inclina la testa di lato. «Oddio…»
«…ma una volta tornati in sede potrei pensare a qualcosa di poco piacevole per la tua carriera.» Rambo indica la porta con il braccio teso e il dito puntato. «Non ho intenzione di vederti fino a quando non dovremo andarcene.»
Le narici di Gaetano si spandono, gli occhi si stringono. «Non ti permetterai di…»
Il capo non si muove. «Mi potrei permettere di far sapere alla tua famiglia cos’hai fatto con tua cugina, poi vediamo se una gara di pompini la considerano peggio di… quello che hai fatto.»
Un lato del labbro superiore di Gaetano vibra. Apre la bocca per dire qualcosa.
Rambo lo fissa imperterrito. Sembra più grosso e alto di lui. Non pronuncia una sola parola: schiocca le dita della mano puntata e indica di nuovo la porta.
Gaetano si volta e si avvia lungo la cucina. «Andatevene tutti a ‘fanculo!»
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.