Jean coso si sporge di lato, fissandomi le chiappe. Quello sulle sue, di labbra, è più un sorriso di scherno. «Non è che mi interessi scopare solo culi.» Ora diventa davvero un sorriso di derisione. «E poi tu sei più specializzata nell’usare la bocca.»
‘fanculo a quella cazzo di gara di pompini… Inghiotto la rabbia e simulo una smorfia di complicità che non esiste. «Oh, ho capito cosa vuoi…»
L’uomo sogghigna. «Non ne sono sicuro.»
Stringo i denti e una mano. Pezzo di merda. «Cosa… cosa intendi dire…»
Lui si gira a guardare il microonde. Sul display, mancano ancora 2 minuti e 4 secondi. Jean mette le mani sul bancone della cucina e si piega appena in avanti. La schiena è pelosa con una striscia di peli corre lungo la spina dorsale, i glutei sono cascanti. Volta la testa verso di me e sogghigna. «Sai cos’è un rusty trombone?»
Trattengo a stento la pipì. Cosa… La bocca mi si apre ma non esce nemmeno un gemito. Cosa cazzo vuole questo grandissimo stronzo?
«Ho detto: lo sai cos’è un rusty trombone?»
Annuisco, lo stomaco che mi si contorce. Chiudo la bocca troppo tardi per non sembrare una cretina.
«Cersei li fa, ma non ci mette troppo impegno.» La voce dell’uomo tradisce la sua disapprovazione. «Ha due belle tette rifatte, ma a parte quello non ha nulla di cui vantarsi. Dovreste promuoverla a segretaria, lasciarla in ufficio a assumere una troietta più giovane e dall’aspetto meno triviale.»
La sua disapprovazione verso Morena non diminuisce il disprezzo che provo verso di lui, ma non posso esimermi dal fare quanto mi ha chiesto se voglio scoprire chi è davvero Nukem. Il fiato sibila tra i miei denti, il piede si stacca dal pavimento come se pesasse un quintale.
Una mano dell’uomo afferra la sua stessa chiappa e la scosta, mostrando meglio il suo buco del culo. Apre le gambe e le palle gli pendono pelose tra le cosce magre.
Merda… merda!
Chiudo gli occhi e mi inginocchio dietro di lui. Perché nella vita non ci sono i tagli come nei film, e mi ritrovo che esco dalla porta della cucina che mi pulisco la lingua con le dita e so chi è il mio cliente ma non ho memoria del rapporto con questo bastardo?
Espiro, le tre forchettate di pasta che ho mangiato a pranzo si muovono nel mio stomaco, pronte a imbrattare il culo di Jean coso. Apro gli occhi a metà e avvicino le labbra all’ano. L’odore di sborra secca e umori vaginali delle scopate sulla barca mi schiaffeggia, riempie il mio naso e mi stravolge.
«Pensi di farcela prima che la pasta si cuocia e poi si raffreddi?»
Fottiti, stronzo. Gli passo una mano tra le cosce e gli afferro il cazzo in tiro per metà, il seme secco si sfarina tra le mie dita. Infilo il naso tra le sue chiappe e le mie labbra si appoggiano sul suo ano. Stringo quel coso che blocca i rutti per non farmi tornare su il pranzo.
Lecco. La punta della lingua scivola sulle grinze del buco del culo, l’ano si muove come se stesse decidendo se aprirsi o restare chiuso – Resta chiuso! Ti prego, resta chiuso! – L’immagine di un mostro alieno simile ad un gigantesco lombrico con la bocca uncinata di denti sulla punta della testa, nascosto in una tana nella sabbia, pronto a ghermirmi, a mangiarmi, mi colma la mente, mi fa scendere brividi lungo la schiena.
Il bastardo getta un ansimo. «Ci sai fare, puttana, con la lingua! Adesso vai di polso!»
Il cazzo! Mi era sparito dalla mente, anche se lo sto ancora impugnando.
Inizio a segarlo. Da dietro, in questa posizione, è un’esperienza diversa, che non mi sarei mai aspettata di vivere. Devo muovere il braccio in un senso contrario a quello a cui sono abituata quando masturbo un uomo.
Una mano si posa sulla mia testa e me la spinge contro il culo di Jean coso. Ho il naso infilato del tutto tra le sue chiappe, che mi chiudono gli occhi. «Continua a leccare, puttana, o non serve a nulla che te ne stai li dietro…»
Vaffanculo… Era meglio farsi inculare come Kimberly. Molto più comodo. E dignitoso… pensa se entrasse qualcuno adesso e mi vedesse così…
Riprendo a muovere la punta della lingua sul buco del culo, le pieghette si stendono sotto la punta. Lo stomaco mi si comprime, un senso di acido mi compare in bocca.
Cazzo, non voglio vomitare tra le chiappe di questo stronzo.
Lo faccio solo per scoprire chi è davvero Nukem… e spero davvero che non sia mio cugino…
Il fiato di Jean coso aumenta di ritmo, un gemito di piacere esce dalle sue labbra. La sua mano abbandona i miei capelli. Mi stacco dal suo sedere, inghiotto una boccata d’aria che non sa di culo.
Molto meglio…
«Sei bravina nell’anilingus, puttana…» L’uomo mi stacca la mano dal suo cazzo e si gira verso di me. «Ma dobbiamo ammettere che non è il tuo forte.»
Lo fisso negli occhi, le mie labbra distorte da una smorfia di disprezzo: non ci provo nemmeno a nascondere l’odio che infiamma il mio petto.
Lui sogghigna. «Ah, non guardarmi così, puttana. Sei tu che vuoi un’informazione costosa come l’identità del tuo cliente.»
«Ti è bastato quello che ti ho fatto?»
Lui afferra il suo pesce, diventato duro dopo il mio lavoro di mano. Il cazzo è puntato contro il mio viso. «No, ma adesso possiamo passare alla tua boccuccia santa…»
Fottiti… «Va bene, adesso ti dimostro cosa sa fare una—»
«Ah, non me ne frega un cazzo della tua stupida gara.» La mano che mi teneva ferma la testa contro il suo culo mi afferra i capelli e mi spinge il capo all’indietro.
Apro la bocca per il dolore.
Il suo cazzo sprofonda dentro le mie fauci. «Ho intenzione di fare da solo, non preoccuparti.» L’altra mano si appoggia sotto il mio mento e mi blocca la testa. Inizia a fottermi la bocca, la cappella si muove tra le mie tonsille.
Com'è finora?
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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