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Erotika
Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 18
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Capitolo 18 di 23 10 min di lettura

Rambo 2 La vendetta

Dopo aver scoperto che Rambo non è suo cugino, Vincenza si concede all'uomo per fargli scordare la sua figuraccia di poco prima. Ma alcune parole di Rambo le fanno temere che la verità sia anche peggiore...

William Kasanova
6 mesi fa · 489 letture · 0

Il cuore mi si blocca, io sono ferma con metà cazzo piantato in figa. Le viscere si sono trasformate in gelatina, e solo stringendo il buco del culo non mi spruzzeranno fuori. A meno che non lo facciano dalla bocca. Deglutisco… non deglutisco nulla, la bocca è secca. «Nu… Nukem è di Sorrento?» Nel salotto soffia un vento gelido, un brivido corre lungo la schiena.

«Cosa?» Rambo sembra essersi appena destato da un pensiero che lo aveva staccato dalla realtà. «Ah… forse questo non dovevo dirlo, visto che nascondiamo le nostre identità.»

Il cuore riprende a battere, e ogni colpo è una spallata contro le mie costole. «Eh, sì.» Mi metto in faccia il sorriso meno falso che trovo. Riprendo ad affondare il cazzo nella mia figa. «Un peccato… non mi dispiacerebbe conoscervi meglio.»

Lui mi fa l’occhiolino, mi afferra per i fianchi e accompagna con le sue braccia il mio movimento sul suo pesce. Chiude gli occhi e si gode la scopata.

Mi appoggio con le mani ai suoi pettorali, duri come marmo. La sua cappella nella mia vagina è come un dito piantato in gola. Una smorfia di disgusto storce il mio viso.

Nukem è di Sorrento. Il petto mi si stringe, il mondo diventa confuso, sfuocato. È qualcuno che conosco, che andava nella mia stessa scuola che frequentavo io quando ero alle elementari o…

È lui Gaetano.

Cazzo. Cazzo!

Lo stomaco mi si contrae, il ventre mi duole come quando non vai in bagno per tre giorni e poi decide di fare tutto in una volta, e alla svelta.

Non può essere lui.

Non deve essere lui.

«Sei stanca?» La voce di Rambo mi strappa dai miei pensieri. Le sue mani fanno pressione sui miei fianchi.

«Cosa… no, io…» Riprendo a fotterlo. Il suo cazzo stantuffa nel mio corpo.

Lui torna a chiudere gli occhi e a rilassarsi.

Non posso non sapere, devo… devo agire con scaltrezza. Inspiro a fondo, espiro fingendo piacere. «Ah, Rambo… il tuo grosso cazzo…» Stacco una mano dal suo petto, la metto sul mio inguine e comincio a fingere di stuzzicarmi il clitoride. È come malmenarsi un brufolo infiammato.

Lui sorride. «Vieni, Lara, fammi vedere come godi.» Si solleva con il busto e mi succhia un capezzolo turgido per metà.

Lo cavalco con foga, ansimo e gemo. Il suo cazzo martella nella mia passera.

Rambo viene di nuovo, una nuova scarica di sborra riempie il mio utero.

Inarco la schiena, lancio un grido, faccio tremare le gambe. «Sì! Sì! Ah!» Mi accascio su di lui.

Lui mi dà un bacio. «Sei stata fantastica, Lara.»

Mi stacco da lui e cado a sedere sul divano. Il cazzo scivola fuori da me, una colata di sborra gocciola dalla figa e scende lungo le piccole labbra fino al perineo. È disgustoso, ma forse lui, come molti miei precedenti amanti, lo troverà eccitante.

Espiro come se avessi fatto un grande sforzo per l’orgasmo simulato. «Sei tu, Rambo, che mi ecciti troppo…» Appoggio la testa sulla sua spalla. È il momento di agire: metto una mano sull’inguine lercio di fluidi corporei dell’uomo e gli accarezzo le palle. «Chi ha avuto l’idea di usare i soprannomi?»

Un sorriso campeggia sul volto rilassato di Rambo. «Cosa? Ah, Nukem. Disse di averlo usato alla sua festa per la promozione e propose che avremmo dovuto farlo anche noi, questo fine settimana.»

Già. «Dev’essere un amante di videogiochi per aver scelto come nome quello del personaggio di una serie che non è famosissima…» Fino ad una settimana fa nemmeno mi ricordavo esistesse…

«Chi, lui? Ah! Non l’ho mai sentito parlare di videogiochi. Credo ci abbia giocato a casa mia le uniche volte.» L’uomo ride e mi afferra una tetta. «Il suo preferito era Duke Nukem 3D perché c’erano le spogliarelliste nei primi livelli. Che non ha mai superato.»

I muscoli si tendono, la mano che accarezza i coglioni si ferma. A mio cugino non piacevano i videogame, li trovava stupidi, e preferiva i film. Uno in particolare… «Mi pia—» La mia voce è stridula, mi schiarisco la gola. «Mi piace il nome, Rambo. Assomigli a Stallone. Stallone quando era giovane.» Meglio specificarlo.

Lui fa una smorfia. «Non dirlo a nessuno, ma a me Rambo fa cagare. Sia come personaggio che come film. Un tizio che torna dalla guerra e fa un casino ammazzando gente in mezzo ai boschi. Fatti vedere da uno bravo!»

Deglutisco. «E come mai l’hai scelto come nickname?» Sborra e liquidi miei mi bagnano la mano. Ricomincio a palpargli le palle.

L’uomo solleva gli occhi al cielo. «Fu un’idea di Nukem, lui è un fan sfegatato di quella cagata.. Anzi, si ostinò che mi facessi chiamare Rambo per indicare il fatto che ero il capo del nostro gruppo, quello più in alto nella scala gerarchica. Anche gli altri due gli diedero ragione.» Solleva le spalle. «Per me non ha senso: io volevo chiamarmi Hulk Hogan, ma disse che le ragazze non avrebbero saputo chi fosse.»

Gli sorrido. «Impossibile non conoscerlo, abbiamo visto tutti quanti i film dei supereroi della Marvel.»

Rambo mi guarda con le sopracciglia sollevate. Sospira con il naso e torna a rilassarsi. Almeno lui… «E poi aggiunse che era lui quello che si era fatto biondo, non io, e avremmo avuto i colori dei capelli invertiti.» Torna a fissarmi. «Perché Hulk Hogan è biondo.»

Annuisco con un sorriso. Io me lo ricordavo verde, ma…

Il sorriso scompare. Il tipo che mi sono scopata per quasi tutto il fine settimana non è biondo naturale…

L’orologio a muro segna le 11:24. Ci vorranno altre due ore e passa prima che torni la barca. Prima che torni Nukem. Un brivido mi stringe lo stomaco.

Chiudo gli occhi e sospiro. Non può essere mio cugino Gaetano. È identico fisicamente, fa lo stesso lavoro, è di Sorrento, adora Rambo e odia i videogiochi. Ma non può essere lui.

Ti prego, fa’ che non sia lui…


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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