Puttana troia… Gaetano!
La roba nello stomaco è una carriola di mattoni, sta per tornare su come il rutto. Il bisogno di fuggire, urlare, mettermi a piangere e vomitare si sommano nei miei muscoli e mente al punto che non riesco a muovermi.
Lui si alza in piedi. Sogghigna. Ha il cazzo in tiro e se lo mena. «Cos’hai, ti intimorisco al punto tale che ti blocchi?»
Il cazzo è grosso, se lo stringe in mano, la pelle del glande si muove avanti e indietro. La cappella rossa e bagnata dal precoito è puntata contro di me come la lama di un coltello. Un crampo mi contorce lo stomaco. Non riesco a distogliere lo sguardo da quello schifo. È come fissare un animale investito, essere nauseata dalle viscere sparse sull’asfalto, ma non riuscire a smettere di guardarlo. «Cosa… cosa ci fai qua?»
Gaetano si porta a un metro da me. Dev’essersi fatto la doccia con il profumo. «Ero sulla nave ad aspettarti, ma quando ho saputo che sei rimasta a terra allora sono sceso e li ho lasciati andare da soli.» Continua a menarselo. «Ieri speravo in un tuo pompino perché volevo sapere come lo fa una che arriva finalista alla gara di Caregan, ma Cersei mi ha portato via da te e…»
Sono rigida come un legno, ancora più del cazzo di Gaetano. Di mio cugino. Come posso sfuggirgli?
Io so chi è lui, e lui sa chi sono io… ma lui avrà capito che ho scoperto la sua identità? Non voglio fare sesso con lui, per nessun motivo, ma non voglio nemmeno fare un casino proprio la mia prima settimana di lavoro… essere buttata fuori dall’agenzia di escort e tornare a pulire gabinetti, magari ancora con Teresa come capo… dopo quello che le ho detto…
Mio cugino mi stringe le tette. «…e, diciamolo, Cersei non è nulla di che…»
Sobbalzo, gli occhi spalancati. Figlio di puttana… è da quando eravamo piccoli che aveva l’ossessione per il mio seno. Allora mi insultava perché non ne avevo, adesso me lo palpa?
Blocco le mani che si stanno alzando per colpirlo. Se è un amico di Nukem, come posso diventare la sua amante? “Ti scopi quella troia di mia cugina? Che schifo! Faceva pure la puttana e spompinava davanti ad un centinaio di ragazzi!” Se non mi ha ancora riconosciuta, una volta diventata amante di Nukem, Gaetano lo verrebbe a sapere e… merda, lo saprebbe tutta la mia famiglia che sono anche una escort!
Gaetano muove le dita sulle mie tette con gusto e piacere. «Mettiti in ginocchio e fammi scoprire quanto sei brava con la bocca.»
Mi trema la mascella, la bocca diventa acida. L’idea di metterci il cazzo di un mio parente – soprattutto di mio cugino – mi stravolge. Il pensiero che il contenuto dei suoi coglioni entri a contatto con il mio corpo mi…
Lui spinge l’inguine in avanti, la cappella struscia sulle mia grandi labbra!
Mi ritrovo quasi un metro lontano da lui, i piedi nudi che si stanno ancora appoggiando sul parquet.
Lui ha gli occhi sbarrati per il mio balzo quasi quanto i miei, ma subito ridacchia. «Vuoi giocare, eh, troietta?» Allunga le mani e mi afferra per i polsi. «Mi piace sottomettere la donna che fa la difficile.»
Muovo le braccia, le ruoto. È inutile: la presa di mio cugino è una morsa invincibile, almeno per me. Provo con più forza. Niente, è inutile, sono sua prigioniera! Potrà fare di me quello che vuole! Adesso mi getta sul divano, mi pianta il suo cazzo nella figa e mi scopa fino a sborrarmi nella vagina. La sua faccia è una mostruosa maschera di goduria animale, ansima mentre viene, urla “Ti fotto, cuginetta troietta! Poi ti faccio fottere da Salvo! Poi tutti sapranno che puttana sei, Vincenza!”
Il cuore mi balza in gola, il viso mi scotta. Strattono con violenza, i polsi mi dolgono. «No! Gaetano, no!»
Le mani di mio cugino mi lasciano di colpo, è come se dietro di me fosse scomparso un muro che mi reggeva e barcollo per qualche passo all’indietro. Per poco non cado.
Lui mi fissa, stupito. «“Gaetano”?»
Ansimo. Le gambe, che dovrebbero farmi fuggire come una scheggia, mi tremano.
Mio cugino mi guarda come se fossi pazza. «Mi hanno chiamato in tanti modi, ma mai “Gaetano”.» Trattiene a stento un sorriso.
Le mie labbra si muovono, ma tremano quanto le mie gambe. «Perché? N-non ti chiami così?» La mia voce ha il volume di un pigolio.
Lui esplode in una risata. «Mio fratello si chiama Gaetano. Come un quarto di chi vive a Castellamare di Stabia.»
Cosa cazzo… Oddio… Io… «Credevo che tuo fratello si chiamasse Salvo.»
«Salvo?»
Una vampata di calore sale al mio volto. Cosa cazzo sta succedendo? «L-l’hai nominato ieri…»
Rambo solleva le spalle. «Il Salvo di ieri è uno del reparto informatica. Ha trent’anni e siamo convinti sia ancora vergine, è quello che intendevo.»
Non è mio cugino! Merda! Adesso cosa faccio? «Io…» Mi rendo conto che ho ancora le mani sollevate in posizione di difesa. Le abbasso. «Eh… io… Me… Me l’ha detto Kim… Voglio dire, Violet prima che si imbarcassero che ti chiami Gaetano e che ti piace il sesso… ehm…virile.»
«E ti ha detto che mi chiamo Gaetano?»
Inghiotto polvere di saliva. La mia voce mi trapassa i timpani tanto è acuta. «Sì, mi ha detto: “A Rambo piace il sesso… eh… violento e penso si chiami Gaetano.”» Il cuore mi batte in gola. Ma che cazzo sto blaterando? Al prossimo che dice che le donne sanno mentire rido in faccia.
«”Violento” mi sembra un termine esagerato. E mi chiedo da dove salti fuori la storia che mi chiamo…»
Che casino che ho fatto… Chiudo la distanza che ci separa e appoggio una mano sui pettorali di Rambo.
Fatico a credere che non sia mio cugino. Che cretina che sono stata a convincermene. Sarà comunque strano scoparmelo. Anche perché sarà l’unico modo per fargli passare di mente il pensiero della situazione assurda che abbiamo appena vissuto…
Avvicino la faccia alla sua. È almeno un palmo più alto di me. «Perché la bocca non la usi per baciarmi invece di parlare?»
Rambo sogghigna. Mi prende di mano la bottiglietta di Coca, finisce la metà che era rimasta in un fiato e, girata la testa da un lato, pianta un rutto che il mio, al confronto, sembrava una cortese schiarita di gola. Getta a terra la bottiglietta.
«Bel ruggi— ehi!»
Mi agguanta con un braccio dietro la schiena e una mano sotto il culo e mi solleva da terra. Il suo cazzo in erezione e bollente è contro la mia figa. Mi getta sul divano più vicino e rimbalzo sui cuscini.
Sorrido. «Sei… molto arrapato, mi sembra di…»
Mi afferra i piedi, me li alza da terra e mi trascina per una spanna. Mi trovo distesa con la schiena sulla seduta, il culo sul bracciolo e le gambe a penzoloni oltre. Rambo me le apre e si inginocchia: solo la sua testa rimane visibile. Sollevo le sopracciglia: la cosa sta prendendo una svolta che non mi aspettavo.
Le mie grandi labbra si dischiudono sotto la pressione delle dita del ragazzo. La sua lingua scivola su quelle piccole. Boccheggio.
Rambo si solleva dal mio inguine, si passa la lingua sulla bocca bagnata dai miei fluidi sessuali. «Cazzo, Lara, non sai quanto mi arrapi! Assomigli come una goccia d’acqua a quella dei videogiochi, e non puoi immaginare quante seghe mi sono sparato giocando a Tomb Raider con i pantaloni abbassati..»
Forse questo potevi evitare di dirmelo, ma potrei approfittarne… Per lo meno non è saltato fuori confessando che assomiglio ad una sua cugina che lo eccita. «Sono la tua Lara Croft, Rambo. Soddisfa ogni tuo sogno con me.»
«Puoi giurarlo!» Torna a far lavorare la sua lingua.
Inspiro a pieni polmoni, le mie tette stanno diventando dure e i capezzoli dolorosi. Dovrei dire qualche battuta tratta dai videogiochi, ma l’unica che mi viene in mente è “sei ancora qui?”, ma senza un accappatoio blu e un fucile a pompa davanti ad una doccia non ha molto sens— Le due dita che entrano nella vagina mi riportano alla realtà.
Una realtà migliore di quanto mi aspettassi.
«Cazzo, sì, Rambo, non fermarti…» Non ho mai avuto fantasie erotiche su Stallone, ma penso di poter colmare questo vuoto, e soddisfarle, in poco tempo…
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