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Erotika
Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 13
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Capitolo 13 di 23 12 min di lettura

Ludmilla Cat

Vincenza raggiunge la cucina dove incontra Ludmilla con indosso un costume sexy da gatta; ne approfitta per assicurarsi che il cliente della sua amica sia davvero suo cugino.

William Kasanova
8 mesi fa · 411 letture · 0

La bielorussa appoggia il piatto sul tavolo. Si allunga e mi porta via un paio di fette di formaggio. «Sì, le fanno apposta per far impazzire.» Le sue dita si muovono di un millimetro e il risvolto di plastica si stacca con un suono appena percettibile. «Quando lavoravo al bar le odiavo aprire.»

La mia unghia sfrega contro l’involto trasparente senza risultato, Ludmilla apre la seconda sottiletta con un movimento unico e la appoggia su una fetta di pane. «Quanti toast mangi?»

Abbandono la confezione di formaggio stropicciata e rotta ancora nella plastica sul tavolo. La fame che mi ha fatta alzare a ore antelucane mi è passata e un senso di disagio ha riempito il mio stomaco fin quasi al vomito. «Uno basta.»

«Va bene.» Ludmilla prende una fetta di prosciutto, la depone sulla sottiletta, stappa una boccetta di vetro e spolvera con dell’origano. Chiude con un secondo pancarrè e lo depone nel tostapane. Ripete per il secondo toast. «Tra un paio di minuti è pronto.»

Ho la bocca secca. «Ehm… Mi dicevi che il… il tuo cliente è simpatico.»

Ludmilla sorride e socchiude gli occhi. «Come sei curiosa del mio Rambo, Lara. Vuoi forse fare cambio con il tuo?» Incrocia le braccia sotto il seno e si appoggia con il culo al piano cucina. La coda da gatto pende davanti al forno. «Nukem, giusto? Anche quello ha un gran bel cazzo, e sembra durare parecchio, dai rumori che provenivano dalla vostra stanza, ieri sera.»

Sono in piedi da venti minuti e ho già sfoderato il terzo sorriso falso della giornata. «No, stavo solo…» Stavo solo cosa? Stavo solo pensando che mio cugino non è mai stato simpatico? «No, io… Sai come si chiama, davvero?»

Ludmilla solleva le spalle. «Lui mi chiama Vasilia, io lo chiamo Rambo.» Mette una mano accanto alla bocca come per non farsi sentire dalla porta e abbassa la voce. «Soprannome che non gli si addice per nulla, ma chissenefrega.»

Le due fette di sottilette che ho massacrato sono ancora sul tavolo, una ridotta a palline, l’altra come se fosse rimasta sotto un camion. Spazzolo la prima su una mano e prendo l’altra. Un bidone di plastica bianca chiuso da un coperchio è in un angolo della cucina. La sommità di un sacco nero compare sotto il coperchio.

Mi avvicino, premo il pedale e getto dentro le mie vittime casearie, in mezzo a pelature di verdure e scarti di carne.

Faccio un balzo. Due braccia mi cingono da dietro e le mani mi si posano sulle tette. Cosa…

«Sei un po’ agitata questa mattina, Lara.» La voce di Ludmilla sussurra nel mio orecchio. «Qualcosa non va con il tuo cliente?» Mi bacia il collo.

L’eccitazione cresce nella mia figa, i capezzoli si fanno più duri. Il disagio all’intestino e il voltastomaco li contrastano. «No, sono solo…» Inghiotto polvere di saliva. «Rambo ti ha chiesto di me?»

Le mani di Ludmilla stringono di più il mio seno. «Sei davvero fissata con lui, amore. Che ne dici se andiamo nella sua camera e facciamo una cosa a tre?»

Mi irrigidisco, gli occhi mi si spalancano. Essere scopata da mio cugino? «Cosa? No!»

Una mano della bionda si abbassa sul mio inguine, un dito passa in mezzo alle mie piccole labbra. «Che sciocca che sei, ci divertiremo.»

Se fino ad ora Gaetano non mi ha riconosciuta, è meglio se gli resto alla larga il più possibile. Da lui e soprattutto dal suo cazzo!

Ludmilla inizia a leccarmi il collo, il dito tra le mie piccole labbra si ferma sull’imbocco della mia figa e ci orbita attorno. Se me la scopassi… potrei chiederle maggiori informazioni su Rambo, scoprire se è davvero mio cugino o – ti prego, ti prego, ti prego! – solo un omonimo che gli assomiglia.

Mi volto, il viso della ragazza è a pochi centimetri dal mio. Gli occhi azzurri le brillano. È bellissima.

Cosa faccio? La bacio? Le stringo le chiappe e spingo il suo inguine contro il mio? Servirebbe a poco. Mi… mi inginocchio e gliela lecco? Non sarà poi tanto diverso da fare un pompino, no? Quello che fai alla cappella di un uomo lo ripeti in piccolo sul clitoride di una donna, e con due dita nella vagina la fotti, giusto?

Allungo il braccio verso la sua figa, la mano pronta a prende— No, non c’è nulla da prendere, qui, solo da… eh…

«Che ci fate in piedi a quest’ora anche voi?»

Mi si mozza il fiato. Mi sporgo di lato rispetto alla testa di Ludmilla, che si è girata verso la porta della cucina.

Kimberly sbadiglia e si passa una mano su un occhio. Indossa un intimo color pesca striminzito, i capelli castani hanno bisogno di una spazzola non meno di quanto serva ai miei. Si avvicina a noi. «Avete ancora voglia di…» Solleva la testa e annusa. «Cos’è questo profumo?»

«I toast!» Ludmilla si lancia verso il tostapane con la coda posticcia che dondola e solleva il coperchio. L’odore di pane caldo, prosciutto cotto e formaggio fuso riempie il locale con l’impeto di una slavina.

Kimberly osserva Ludmilla prendere da un vaso di plastica una spatola, infilarla sotto un toast, sollevarlo e metterlo sul piatto dove c’erano le fette di prosciutto.

«Lara, il tuo è pronto.»

Invece di avere l’acquolina, mi si chiude lo stomaco. Scocco un’occhiataccia a Kimberly: non poteva starsene a letto? «No, grazie… mi è passato l’appetito.»

La nuova arrivata lo prende. «Allora ne approfitto io.» Gli assesta un morso, lo mastica con le labbra sporche di formaggio fuso. «Vasilia, hai ancora messo il tuo costume da gatta?»

«Miao!» La bielorussa finge di leccarsi una mano e se la passa sul volto un paio di volte. «Fa impazzire certi uomini, e Rambo ne va matto.»

«Già.» Kimberly parla con la bocca piena. «Conosce delle battute davvero spassose. Sai dove sono i bicchieri?»

Inspiro a fondo. È inutile che resti qui. «Torno a dormire. Sarà una giornata pesante, mi sa.»

Ludmilla ha in mano un bicchiere preso da un pensiele. «Penso di sì. Finito di mangiare torniamo anche noi…» Lancia un’occhiata alla castana. «Se lei non ha voglia di restare qui un momento con me.»

Kimberly ridacchia. «Non l’ho mai fatto con una gatta in una cucina. Ci vediamo dopo, Lara…»

⁂

Non accendo la luce, quella che filtra dall’esterno è sufficiente per vedere Nukem girato sulla schiena, che mi guarda. «Mi mancavi, Lara.»

Sorrido. Quarto sorriso falso della giornata. O il quinto? «Sono tutta tua.»

Lui batte la mano sulla piazza del letto libera. «Ottimo. Vieni qui.»

Ha di nuovo l’alzabandiera? Gli altri donano il sangue per le trasfusioni, lui per fare il Viagra? Giro attorno al letto, mi siedo e mi sdraio. «Pompino?» Non che abbia più voglia di mandare giù qualcosa di quando ero in cucina, ma questo è lavoro.

Lui mi passa una mano su una chiappa, la stringe. «No, questa volta ho voglia di qualcosa di diverso.»

«Mh… ottima scelta.» Magari questa volta si stanca e dorme per un paio di ore. «Che posizione preferisci?»

«Girati su un fianco.»

Per lo meno non mi prende a pecora o si sdraia sopra di me. Mi giro e sospiro senza fare rumore.

Le sue grosse mani mi afferrano per i fianchi, la cappella calda e umida si appoggia al mio buco del culo. Spinge con l’inguine e il mio ano si dilata fino a permettere l’ingresso del cazzo. Mi mordo le labbra… quanto diavolo è grosso?

«Brava, troietta…» mi sussurra in un orecchio. Sembra il sibilare di un serpente e una sberla in faccia.

Metto quanta più dolcezza nella voce. «E tu sei il mio maschione superdotato.» Mi stringe una tetta e mi infila un dito nella figa. Ansimo, ma sembra più quando mi manca il fiato per una corsa che per il piacere del sesso. Non se ne accorge comunque.

L’importante è spingerlo a mantenermi come amante. A lungo termine. A breve termine, a proteggermi da Gaetano, nel caso sia davvero mio cugino, e non un omonimo.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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