Riempio i polmoni a piene boccate. Cazzo… Il senso di terrore cala fino a scomparire del tutto. O quasi. Deglutisco qualcosa che ha il sapore di calzini indossati in un giorno di agosto.
Lui ha di nuovo afferrato la base del suo pesce e lo scuote come ad attrarre la mia attenzione. Per lo meno ha smesso di tenermi i capelli.
Mi sdraio e appoggio la testa sulla sua coscia muscolosa. Prendo il cazzo, lo abbasso e inizio a leccare la punta. Il sapore è migliorato un po’.
«Allora…» Nukem si mette più comodo contro i cuscini e la testiera del letto. «Come ti sembrano i miei amici?»
Passo la punta della lingua sulla cappella e nel meato, come piace a lui. I suoi compari li ho visti per trenta secondi, cosa vuole che ne sappia? «Sembrano simpatici.» Specialmente uno, quello che mi insultava da piccola…
Lui mi accarezza la testa. «Davvero. Devo essere il loro eroe, adesso che ho organizzato un incontro di questo tipo.»
Gli succhio un lato del prepuzio. «Sì, devono essere davvero felici. Belle fighe come noi non so dove le trovi.»
Nukem esplode in una risata. Si mette le mani dietro la testa. «Oddio, Jean non mi sembra si sia trovato questa bellezza. Ma se a lui piacciono le milf…»
Stacco le labbra dal cazzo e mi protendo verso di lui. È uno dei pochi uomini che conosco che non ha schifo a farsi baciare da una donna che l’ha appena spompinato. Mi limito ad una cosa veloce e torno tra le sue cosce. «Io sono contenta che tu abbia ancora voluto me.» Non ne hai idea, te lo assicuro.
«Una troia bella e capace con la bocca come te non me la faccio portare via da nessuno.» Allunga una mano e mi stringe una tetta. Il cazzo diventa ancora più caldo. «Non fermarti, Lara…» Si morde le labbra, com’è solito quando sta per venire.
Questa mattina non ha la resistenza di ieri sera. Meglio. Faccio il giro del suo prepuzio con la lingua.
«Ma sai chi si è beccato la più bella figa?» Abbassa lo sguardo su di me. «Dopo te, Lara, ovviamente?»
Passo con il piatto della lingua sul frenulo. Il mio cliente vibra un respiro e si irrigidisce. «Chi?» Abbasso la testa verso le sue palle.
«Rambo.»
Mi ritrovo bloccata a pochi pollici dai coglioni, la bocca socchiusa per succhiarle come quella di un pesce. Il cuore ha perso un colpo.
«Quella biondina non è mica male…»
L’umido che si stava formando nella mia figa scompare, sostituito dal bisogno di pisciare di nuovo, nonostante sia stata in bagno dieci minuti fa. Devo impormi di continuare con il mio lavoro, per quanto il senso di vomito mi stai riempiendo lo stomaco. Allungo la lingua e lecco l’asta fino alla punta.
Le orecchie mi fischiano. «Conosci da… da molto, Rambo?»
«Da anni, ormai. Ci siamo conosciuti quando abbiamo iniziato a lavorare alla TecNova come passacarte.» Scoppia in una risata.
«E come mai avete avuto l’idea di usare dei soprannomi?»
Lui solleva le spalle muscolose. «Lo fate anche voi.»
Noi siamo puttane, non so se hai presente: serve per non far conoscere la propria identità a vecchi politici squattrinati e a cugini bastardi.
Prendo tra le labbra il prepuzio e lo succhio. Nukem ansima. «Cazzo, sì! Non fermarti!»
Mi fermo, la saliva mi cola dalla bocca e finisce sul meato. Devo saperlo. Devo saperlo, assolutamente. Sollevo lo sguardo verso Nukem, il cui volto mostra tutto il piacere che gli sto provocando. «E… e come si chiama, in realtà? Rambo, intendo.»
Lo sguardo di lui si fa duro, pianta gli occhi nei miei. «E perché vuoi saperlo?»
Il panico torna a contrarmi la vescica e gli intestini. «Io…» Boccheggio.
«Non sarai intenzionata a lasciarmi per lui?» La voce di Nukem si alza di volume. «Vuoi andare con lui perché è il capo, troia?»
Le mie labbra si muovono ma non esce una singola parola. Oddio, non vorrà mettermi le mani addosso? I suoi muscoli si gonfiano come quelli di Hulk. «No… no! Io voglio solo te, Nukem!» Alzo le mani davanti a me. «Te lo giuro!»
Lui sembra sgonfiarsi. Emette un grugnito. «Meglio.» Con un cenno del capo indica il suo cazzo. «Adesso, finisci.»
Non dico una parola, uso la bocca per riprendere a dare piacere alla cappella. Ho esagerato, ho rischiato troppo.
Spingo la testa fino a trovarmi il pesce per metà tra le fauci e lavoro di lingua sul frenulo. Meglio farlo venire un po’ presto e rabbonirlo. Basta con queste domande su Rambo.
Nukem mette una mano sulla mia testa, come prima. «Cazzo, non fermarti… sei fantastica con quella lingua!»
In fondo, che possibilità ci sono che Rambo sia davvero mio cugino? Un meridionale che ama lo stesso film e che assomiglia vagamente al soggetto di una foto sfuocata… Deglutisco un bicchiere di saliva che si è formata nella mia bocca, titillo la cappella di Nukem con la maestria che mi avrebbe fatto stracciare Francesca alla gara di pompini di Caregan. No, è una cazzata, è pressoché impossibile che sia davvero…
Nukem emette un gemito, stringe i denti, le due mani afferrano le coperte. «Cazzo… sì!» Pianta la testa nei cuscini, i suoi addominali si irrigidiscono e solleva la schiena dal letto.
Uno schizzo di sborra mi esplode in bocca. Lo inghiotto senza problemi. Ormai, so come comportarmi quando mi viene in…
Lui solleva le ginocchia negli spasmi del piacere. «Quella troietta bionda non fa godere così tanto Gaetano!»
Cosa?! Il fiato mi si ferma, il cuore mi si blocca, la sborra… Qualcosa mi va di traverso.
Sollevo la testa dal cazzo. Il mio petto è squassato da colpi di tosse, gocce di sperma escono dalla mia bocca e finiscono ovunque, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Mi porto la mano alla bocca, ogni respiro è un rantolo seguito da una mitragliata di colpi di tosse.
«Ehi, cos’hai? Ti è andata di traverso la mia sborra?» Ridacchia, lo stronzo…
«Scu—» Un altro colpo mi taglia le parole. Ho i polmoni in fiamme. «Scusa»
Inspiro a fondo, lo stimolo per un altro attacco di tosse sorge nel mio petto ma è debole e lo sopprimo. Mi gira la testa, mi passo un dito sugli occhi per liberarli dalle lacrime.
«Stai bene?» Nukem è ancora sdraiato a letto, il cazzo gli pende sugli addominali sporco di saliva e sperma. Dalla cappella ne cola un filo che sta formando una pozzetta bianca sull’inguine. «Non vorrei che la mia troia si strozzi.»
Mi mordo le labbra e abbasso lo sguardo. «Perdonami.» Mi inchino verso di lui. «Aspetta che ti pulisco.»
Prendo il pesce, lo sollevo in posizione verticale e lo metto in bocca. Mi spingo verso il basso fino a prenderlo tutto, stringo le labbra e torno su. L’asta è lucida, come nuova. «Un attimo ancora, Nukem.» Abbasso il prepuzio con due dita e netto il glande con la lingua, passando un paio di volte di punta nel meato.
Lui ansima. «Cazzo… L’avresti vinta tu, la gara di pompini, altroché…»
Gli sorrido e sposto una ciocca di capelli dietro un orecchio. «Lo pensi davvero?» Ovvio che l’avrei vinta.
Lui si zittisce, mi fissa. Indica dove ha colato la sborra su una gamba. «Pulisci quella macchia.»
Cosa cazzo… Perché ha avuto quel cambio di comportamento? «Ok.» Sposto il pesce e lecco fino a togliere anche l’idea della colata. Gli lascio un bacio. «Ecco fatto.»
Nukem annuisce. «Brava. Stavi uscendo?»
Già, la fame. Me n’ero completamente dimenticata. «Volevo andare a mangiare qualcosa in cucina.»
Lui allunga una mano sul comodino e volta l’iPhone. Fa una smorfia. «Non sono ancora le sei…»
«Abbiamo saltato la cena.» E, per quanto abbia ingoiato ieri sera, non è stato sufficiente.
«Fai come ti pare.» Lascia il telefonino e si gira da una parte. Il suo culo muscoloso si solleva davanti a me. «Spegni la luce.»
Com'è finora?
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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