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Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 9
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Capitolo 9 di 23 9 min di lettura

Wonderful place

La squadra di accompagnatrici di Vincenza raggiunge la villa sul mare dove incontrerà i suoi clienti.

William Kasanova
9 mesi fa · 372 letture · 0

Il nostro anfitrione orientale ci guida verso un corridoio. «Qui cucina», e indica una doppia porta attraverso la quale compaiono frammenti di tavoli, fornelli e grossi frigoriferi che ho visto solo in programmi ambientati nei ristoranti in difficoltà.

Il corridoio fa un angolo e saliamo due rampe di scale. Alla base e alla sommità si aprono le porte di un ascensore.

Un corridoio simile a quello di sotto attraversa il secondo piano, sei porte a sinistra e altrettante a destra vi si affacciano. Il coreano si ferma e si volta verso di noi. Indica a destra. «Queste stanze da letto di signori.» Indica dall’altra parte. «E queste camere vostre.» Davanti alla prima porta a sinistra sono posati i nostri bagagli. «Prego scegliere stanza che voi preferisce.»

Le mie tre colleghe si avviano, prendono le loro cose e si infilano nella prima stanza che le altre hanno lasciato libera.

Il coreano mi dispensa un inchino da mal di schiena. «Buona permanenza.»

Nemmeno ci provo a rifare il suo movimento. Considerando che potrebbe essere lui a cucinare per i prossimi tre giorni, meglio non rischiare di offenderlo. «Grazie, Min-Jun, buona giornata.»

Rifà quella specie di movimento per vedersi la punta dei piedi. «Mio nome Ji-Hoon.»

Corruccio le sopracciglia. Certo che i nomi stranieri non me li ricordo proprio. Spero di non avergli offeso la madre pronunciando qualche bestemmia, non vorrei ritrovarmi il wasabi mescolato al pranzo, più tardi…

Percorro il corridoio ed entro nella quarta porta. Il pavimento in legno è coperto da alcuni grandi tappeti bianchi alti e pelosi, il letto è da due piazze con un materasso ed una massa di coperte che non vedevo nemmeno in quello della mia povera bisnonna. I mobili sono in legno chiaro e la portafinestra dà su una terrazza. Dalla quale, però, si vede il bosco e non il mare…

«Ovvio, quel lato lo lasciano agli uomini che pagano, non alle donne che vengono pagate.» Ma qui ci resterei comunque il resto della mia vita, altroché tornarmene a quel buco del mio appartamento.

Bussano alla porta alle mie spalle. Apro: è Ludmilla. Non vorrà limonarmi ancora?

No: indica con una mano poco più in là. «Ci vediamo tra cinque minuti nella stanza di Kim, così ci organizziamo.»

«Ok.» Getto la sacca sul letto, rimbalza un paio di volte e si ribalta su un fianco. Ci sono solo cambi d’abito, ma non mi meraviglierei se ne trovassi già negli armadi e il necessario per la toeletta in bagno, che si trova dietro una porta in fondo alla stanza.

 Mi volto verso la ragazza bielorussa e la seguo. «Sono già pronta.»

Morena è già nella stanza, seduta ad una sedia con lo schienale davanti a sé. Non può evitare di apparire come una buzzurra in ogni istante?

Kimberly sta controllando qualcosa sul suo telefono, al nostro ingresso solleva lo sguardo verso noi due. «Bene, ci siamo tutte.»

«Non avevo idea di dove saremmo finite, questo week end…» Per quanto parli l’italiano più che bene e senza inflessioni, quando usa i termini della sua lingua mi ricorda il professore di inglese che avevo alla N. Sandrini quando provava a sembrare madrelingua. La differenza è che lei non mi viene nemmeno in mente di prenderla in giro per questo. «…e pensavo che ci saremmo ritrovate in qualche hotel di seconda mano, e invece siamo qui. Stavo controllando questo posto su Internet e non vi dico quanto costa per tre giorni perché sono la prima a non crederci. Tradotto, questi hanno i soldi.»

Morena si appoggia meglio allo schienale con le braccia. «Grazie, sono i grandi capi di una multinazionale coreana. Se non possono sganciare loro… Probabilmente, quello che pagano per questo finesettimana qui non è nemmeno la rata mensile dell’auto della moglie.»

Mi si mozza il fiato: moglie? Quale moglie? Duke Nukem potrebbe essere sposato? Magari avere già anche un’amante, e noi essere la terza scelta?

Kimberly annuisce. «Appunto. Se hanno tutto questo denaro da spendere, non sarebbe male farli diventare nostri clienti fissi.»

«Soprattutto se poi ci portano ancora in posti come questi,» Morena indica la stanza. «Sempre meglio di farsi fottere da un diciottenne nella casa del nonno.» Mi lancia uno sguardo per controllare se ho capito.

Annuisco. È difficile dimenticare un’esperienza tanto pietosa. E per entrambe… «Comunque, chi sono i quattro che dobbiamo intrattenere?»

Kimberly si stringe nelle spalle. «Non lo sappiamo. So solo che non si presenteranno con dei… come li chiamate? Nickname?»

Morena continua a guardarmi. «A dire il vero, sei tu Vincenza l’unica che ne conosce uno di quei quattro.»

Da come mi aveva scopata, sarebbe più corretto dire che è lui a conoscere profondamente me.

Ludmilla si gratta sotto il naso. «Se loro usano dei nickname, mi sembra giusto che anche noi usiamo i nostri.»

Morena annuisce. «Mi sembra giusto. Io allora sarò…» Le sue labbra si corrugano, poi le apre di scatto. «Cersei!»

«Io, come al solito,» Ludmilla fa un inchino, «sarò Vasilia la bella.»

Sollevo le sopracciglia. Ludmilla può ben considerarsi Cosa la bella, ma Morena che vuole passare per la bellissima e infame regina nel “Trono di spade”… Le scocco un’occhiata. Beh, forse lo fa perché si riconosce nell’essere infame…

Kimberly annuisce alla bionda. «Allora io mi farò conoscere come Violet.»

Le mie colleghe si voltano verso di me. Un senso di vergogna mi scalda il volto. «La… Lara Croft. L’ho… usato un paio di volte.»

Ludmilla sorride. «Le assomigli.» Sono sorpresa che non cominci a limonarmi.

Kimberly si appoggia con la schiena all’armadio e stringe le braccia contro il seno prosperoso. «Vero, ti mancano solo le pistole.»

Morena scuote la testa. «Chi?»

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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