Stefano mi accarezza i capelli. Sarà uno stronzo che gestisce un giro di prostituzione che non evita di approfittarne, ma resta comunque un ragazzo migliore di tanti altri che ho dovuto sopportare negli anni.
Come mio cugino Gaetano…
Scaccio quel pensiero triste e ritorno a concentrarmi sulla realtà. Appoggio un altro bacio alla base dell’asta, l’afferro con una mano e, visto che Stefano si depila, prendo in bocca una palla e comincio a leccarla e succhiarla. Lui emette un sospiro… cazzo, non sverrà davvero?
La mia lingua muove il nocciolo del testicolo nella mia bocca… dove diavolo lo trova il coraggio un uomo di mettere tra i denti di una donna il proprio cazzo o le palle? Devono essere temerari, o tanto disperati da voler godere per mettere la loro virilità in una tagliola che potrebbe scattare ad un pensiero negativo della donna.
Vincenza, torna a concentrarti sul qui e ora! E dimostra al tuo capo e a questa manica di troie di seconda scelta che sei tu la migliore!
Lecco il cazzo per tutta la lunghezza, arrivo alla cima e, con un movimento della mano, faccio ritrarre la pelle e fuoriuscire la cappella. Un intenso afrore di eccitazione si solleva dalla punta, una goccia trasparente fuoriesce dal meato. Il mio capo è pronto a farsi fottere dalla mia bocca.
Sollevo lo sguardo verso quello di Stefano. Le sue pupille sono dilatate, respira a brevi fiati dalla bocca socchiusa, è in mia venerazione. Adesso ti faccio diventare mio schiavo, stronzo.
Senza distogliere gli occhi dai suoi, apro le labbra, protendo la lingua e la faccio scivolare sulla punta. Un sapore di detergente intimo e salato rimane sulle mie pupille gustative. Mi godo il fiato che si mozza nella gola di Stefano, la bocca che si spalanca, gli occhi che si sgranano. Trattengo un sorriso: non male, Vincenza, hai talento con i pompini. Avrei battuto Francesca senza problemi.
Stacco per un istante la lingua dalla cappella. È tempo di fare la schiava devota. «Sono felice che ti piaccia, mio padrone.»
Kimberly sta studiando la mia esibizione. La sua attenzione rimbalza come una pallina da ping pong dal mio viso a quello dell’uomo. Annuisce. «È brava! Very well!»
Morena, con il suo ridicolo cazzo di gomma in tiro, incrocia le braccia sulle sue bocce troppo grosse. «Nulla che non sappia fare anch’io meglio.»
Fottiti, troia, probabilmente non avresti saputo passare le semifinali. Guarda e impara da una maestra dei pompini.
La mia lingua traccia cerchi attorno alla cappella, lecca lo spessore della pelle che la copriva, bacio la punta. Sono quasi tentata di mettere un dito in culo a Stefano e cercare la sua prostata, ma è una cosa che pochi uomini apprezzano ricevere e io ancora meno donare. Lo farò godere a sufficienza già così.
Una mia mano prende i coglioni e inizia a muoverli come un giocoliere che si scalda le dita, l’altra la passo sulla mia fica che sta gocciolando e, bagnata, la uso per segare il cazzo con meno attrito possibile.
«Oh, sì, Vincenza!» La sua voce è appena udibile, ansima come se stesse facendo cardio. Qualche goccia di sudore scivola sul suo ventre.
Vorresti annusarmi la mano, eh, porco? Ti sto trattando anche troppo bene, un pompino simile non so se te lo meriti…
Ludmilla è inginocchiata, mi osserva a occhi socchiusi. Il ditalino che si sta facendo la fa sudare ben più di quanto stia riuscendo io con il capo. Sarà lei quella che mi fotterà con maggiore intensità, dopo, ne sono certa…
Un’ultima leccata e la cappella è nella mia bocca. La faccio scivolare lungo la lingua per—
Stefano si scuote. «Sto per venire, Vincenza!»
Apprezzo il fatto che, a differenza di tanti altri, non mi blocchi la testa per tenermi dentro il cazzo. Dai, anche solo per questo…
Lo tengo in bocca, lo sento palpitare un paio di volte o tre, l’uomo esplode nella mia gola: uno schizzo di sborra calda e collosa si riversa contro il mio palato, un altro e un altro ancora, sempre meno intensi. Mando giù tutto: mai sputare la bega di un uomo, ricordo ancora l’espressione desolata dei primi ragazzi che ho spompinato quando rigettavo il loro seme in un fazzolettino, o i fischi del pubblico alla gara verso chi scatarrava nel parcheggio lurido quello dei giudici. E poi, lui è il mio capo e non voglio fare brutta figura davanti a questa manica di troie d’accatto.
Mi alzo in piedi con la grazia di una gatta, passandomi la lingua sulle labbra come se stessi cercando le ultime gocce di un gelato gustoso. Mi avvicino al suo viso. «Grazie, Stefano, è stato bello…» Lo bacio sulle labbra, gli succhio quello inferiore.
Lui appoggia le mani attorno al mio torace e passa i pollici sui miei capezzoli, muovendoli come fossero joystick. Il suo cazzo si riempie di nuovo di eccitazione e si appoggia contro la mia figa, la sua cappella bagnata discosta appena le mie piccole labbra.
Lui si gode il bacio e aspetta che sia io a porvi termine. Mi sorride, la soddisfazione del mio lavoro di bocca brilla nei suoi occhi al punto tale che quasi mi aspetto si metta a piangere. La voce è quasi rotta dall’emozione. «Grazie, Vincenza, è stato fantastico.»
Ludmilla cade sul culo scossa dall’orgasmo che si è appena data, gli occhi chiusi e degli spasmi le attraversano braccia e gambe. Beh, in realtà si è ditalinata eccitandosi per il mio pompino, quindi potrei dire che gliel’ho dato io, l’orgasmo. Il primo che dono ad una donna… Il primo di cui sia a conoscenza, in effetti.
Mi aspetto che Stefano sposti le sue mani dai miei seni alle mie chiappe e, approfittando della nostra posizione e dell’effetto che gli faccio, mi impali sul suo cazzo, e invece fa un passo indietro e con uno sguardo si rivolge alle tre donne attorno a me.
«Adesso è tutta vostra, godetevela pure fino all’arrivo del pulmino.»
Sbatto gli occhi. «Aspetta, che cos…»
Morena e Kimberly mi prendono per le braccia e mi tirano verso il tavolo, mi ci spingono sopra e mi trovo sdraiata supina. Il piano è gelido sotto la mia schiena, i capezzoli diventano ancora più duri. Cosa diavolo hanno intenzione di fare, queste tre troie?
Ludmilla balza in piedi come una bambina di tre anni, sotto di lei c’è una pozzanghera di umori femminili. «Voglio fare un 69 con lei.»
Morena mi prende le gambe e me le alza fino a mettersele sulle sue spalle, il mio sedere si solleva dal tavolo. Cosa sta facendo?
Si volta verso la ragazza dell’est. «Fai quello che ti pare con la sua figa…»
Qualcosa di duro si appoggia al mio ano. Mi si mozza il fiato.
Morena torna a guardarmi. Il ghigno sul suo volto mi spaventa più del pezzo di plastica che si è messa tra le gambe. Mi prende le anche. «…a me interessa il culo, di questa troia.»
Mi irrigidisco. «No, Morena, asp—.»
Lei spinge le mie anche, il grosso cazzo di plastica irrompe nel mio retto come un camion che sfonda una vetrina.
Sono a bocca aperta, ma il fiato si è bloccato in gola. Se questo week end sarà davvero come un horror dozzinale, spero ti usino per controllare quanto è affilata la catena di una motosega, Morena, e io di essere lì ad assistere.
Com'è finora?
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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