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Erotika
Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 1
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Capitolo 1 di 23 14 min di lettura

Mari e monti

Prologo

William Kasanova
11 mesi fa · 1.1k letture · 0

«Brava, corri, cuginetta troietta!» gridò lo stronzo.

La risata da iena di Santo mi insegui lungo la spiaggia.

Trattenni le lacrime. Non sarò mai una troietta, stronzo! Non ti darò mai questa soddisfazione!

⁂

Due anni e mezzo prima, nei boschi attorno a Caregan…

La folla alle mie spalle applaudiva e chiedeva a gran voce che la sfida finale avesse inizio. C’erano quasi tutte le quinte e le quarte superiori di Caregan, più qualcuno con qualche anno in più, venuto anche da Feltre e Fonzaso, e forse anche dal resto della provincia di Belluno.

Lanciai un’occhiata dietro di me. Il cuore mi si aprì. Un centinaio di ragazzi e ragazze sono qui per vedermi trionfare.

Martina mi diede una pacca sulla spalla. «Fagliela vedere, Vincenza!» Era la mia migliore amica, non potevo deluderla: era da quando ero corsa ad iscrivermi alla gara che mi sosteneva e credeva in me. Stentai a trattenere una risata al ricordo di lei che mi proponeva di prestarmi il suo fidanzato per allenarmi.

Dall’altra parte, Chiara mi sorrideva. Era tozza, fuori forma e portava un’acconciatura imbarazzante. Da subito avevo capito che mi seguiva solo per splendere di luce riflessa. Sapeva che ero io la più popolare della scuola, e sperava che i ragazzi avessero iniziato a cagarla mentre mi ronzavano attorno. Fatica sprecata: quando avrò vinto, la mia luce sarà tanto abbagliante che diventerai solo un’ombra vicino a me.

Chiara guardò oltre me, dove si mettevano le ragazze in attesa di essere chiamate a gareggiare. «Meno male che Linda non si è presentata o sar—»

Scattai verso di lei. «Linda non vale un cazzo! Lei…»

Chiara fece un passo indietro, sollevò le mani davanti a sé per proteggersi. Mi fissò pallida come se fossi impazzita.

Alzai le mani a mia volta, ma per mostrarle che non avevo intenzione di farle del male. Il cuore mi batteva a mille. Inspirai. «Linda non avrebbe fatto nulla che io non sono in grado di fare.» Sospirai, la testa mi girava. «E io l’avrei fatto comunque meglio.»

Chiara annuì ma restò un paio di passi più lontana da me con gli occhi spalancati.

Non era vero. L’esibizione di Linda era stata qualcosa che non avrei mai potuto eguagliare, mi veniva il vomito per l’agitazione solo a ricordare cosa avessi visto quando ero tra gli spettatori. Ancora non riuscivo a credere che non si fosse presentata alla finale, e sperai che non si facesse vedere fino a quando la finale non avesse avuto termine.

Martina mi diede un’altra pacca. Lei avrebbe continuato a credere che avrei vinto anche se la troietta bionda avesse rifatto quel… quello che aveva fatto l’altra volta. «Ben detto, Vince! L’avresti stracciata!»

Annuii. Il sorriso tremava appena meno delle gambe all’idea della biondina sfigata che sbucava dagli alberi del bosco attorno alla vecchia segheria, a far svenire un altro giudice con il suo pompino. Aveva dato buca anche l’altra bionda, Marina… o qualcosa del genere. La finale della gara di pompini avrebbe visto due ragazze invece di quattro combattere a colpi di lingua e risucchi per la gloria.

Martina indicò alla nostra sinistra, davanti alla folla di spettatori. La sua voce si fece dura, i suoi occhi si strinsero. «E sono certa che batterai anche lei!»

Odiava quella zoccola di Francesca quanto me.

Tutte odiavano Francesca a scuola, a parte la sua amica con i capelli rossi, e un altro paio, le sue Chiara.

Il pubblico alle mie spalle esplose in un boato di applausi e acclamazioni. Adriano, in mezzo al parcheggio lurido, ci fece segno di avvicinarci.

Lancio un’occhiata alla mia avversaria. Acclamata dalle sue amiche, Francesca si avviò verso i giudici. Mi guardò a sua volta e un ghigno comparve sulla sua faccia. Maledetta troia… erano anni che cercava di superarmi a scuola, sbattendo le tue oscene bocce in faccia a ogni maschio e facendo la cazzona, ma l’aspetta una brutta fine. Aveva alle spalle una famiglia ricca che le comprava qualsiasi cosa volesse, ma ero io la regina della scuola superiore. Tra pochi minuti, la N. Sandrini verrà rinominata V. De Luca in mio onore!

Adriano si mosse davanti a me, Enrico appoggiò un cuscino impolverato ai suoi piedi. Peccato: speravo in Daniele come mio giudice, alla finale, ma mi stava andando meglio della troia, che si era beccata quel mostro di Michele. Non trattenni un sorriso.

È lo stesso che Linda ha mandato a gambe all’aria con il suo pompino nella semifinale: Francesca non potrà mai arrivare al suo livello.

La mia vista illuminò il viso di Adriano. «Ciao, Vincenza.»

Trattenni un sorriso da come mi fissava le tette: un paio di bottoni della camicetta aperti trasformavano qualsiasi uomo in uno schiavo. «Sono felice tu sia il mio giudice, Adriano.» Sfoggiai la mia voce più seducente, ma sapevo che lui era cotto di me. Mi passai una mano su una ciocca di capelli castani che portai dietro all’orecchio con studiata naturalezza: un piccolo aiuto nel sedurlo non guastava comunque. «Ci divertiremo, tu e io…»

Mi inginocchiai davanti al giudice. Lui si sbottonò i pantaloni e tirò fuori il cazzo.

Elargii un sorriso al ragazzo e presi in mano il suo pesce. Ho visto e scopato di meglio, ma servirà benissimo allo scopo di distruggere Francesca davanti a tutti. Aprii le labbra, allungai la lingua e la passai sulla cappella liscia e pulita. Per lo meno, rispetto ad altri, si è lavato il cazzo prima di un pompino.

Lui esalò un respiro vibrato, inspirò con il naso fino a gonfiare il petto.

Lanciai un’occhiata a Francesca, inginocchiata davanti a Michele. Lei gli parlava, cercava di sedurlo mentre stringeva il suo cazzo in mano; lui le fissava le tette, indifferente al chiacchiericcio. Chissà se era vera la voce che la troia se li era fatti tutti, i giudici, qualche giorno prima…

Non aveva importanza. La migliore sono io, e lo dimostrerò, anche in modalità “difficile”. Anzi, questa è letteralmente “Hardcore”.

Aprii le labbra e le chiusi sulla cappella di Adriano. Preparati, che stai per scoprire cos’è un vero pompino.

L’acclamazione del pubblico aumentò, divenne febbrile, sembravano scatenati.

Scivolai lungo l’asta di Adriano e lui mi prese la testa.

Mi fermai. Cosa stava facendo? Non poteva toccarmi con le mani: Era contro lo stesso regolamento che avevano inventato i giudici!

Dalla folla nel piazzale si levò un grido di terrore. «Il preside!»

Mi si bloccò il cuore per un istante. Un senso di gelo corse lungo la schiena, la vescica sembrò prossima a liberarsi.

«Cazzo!» Adriano mi spostò la testa e il suo pesce scivolò fuori dalla bocca. Enrico era sbiancato in volto, sembrava prossimo all’infarto.

Balzai in piedi e mi voltai. I miei compagni, il pubblico venuto in mezzo ai boschi a vedermi dimostrare di essere la migliore pompinara della scuola, stava fuggendo in ogni direzione. No: in ogni, tranne in quella dove si trovava la strada che conduceva alla statale, e sulla quale si sta avvicinando un’auto identica a quella del preside. Da dietro gli alberi ne comparvero un altro paio: una era quella di una delle prof di matematica, l’altra non la conoscevo, ma stava portando anche quella guai.

Guai molto grossi.

Non provai l’istinto di fuggire, a differenza dei miei compagni. Era andato tutto in malora: qualcuno aveva spifferato e ci aveva gettati tutti nella merda… Una morsa di dolore mi strinse il petto, le lacrime mi bruciavano gli occhi.

«Vaffanculo!» ringhiò Francesca alle mie spalle.

Il suo viso era in fiamme, stringeva i denti forte quanto il pugno destro che aveva sollevato all’altezza dei suoi seni. «Era la mia possibilità di diventare famosa, di andarmene da questo buco di culo!»

Mi fissò, i suoi occhi si strinsero nel disgusto. «Una di quelle due cagne bionde ci ha vendute, ne sono certa…» Tornò a guardare le auto: si sono fermate e vomitavano insegnanti e genitori. «Ammazzerò quella che mi ha impedito di diventare una star…»

Scossi la testa. È folle… è impazzita… Pensa che avremo un futuro, ora che saremo lo zimbello di tutta Caregan?

Il preside e il vice si avvicinarono al trotto, il resto degli adulti li seguiva: mancano solo forconi e torce perché fosse una perfetta rappresentazione della folla arrivata a prendere le streghe e condurle al rogo.


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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