«Beh, sei migliorata parecchio, nelle scene di sesso.» Dario spegne il tablet e lo appoggia sul tavolo. «Il racconto dove Giulia viene… eh… fa sesso orale l’ho riletto anche ieri sera.»
Il cuore mi perde un colpo e il fiato mi si blocca. «Ti sei segato leggendolo?»
Il mio ragazzo doveva avere lo stesso sguardo spaventato a quattro anni quando lo beccavano con la mano nel barattolo dei biscotti. Ha le labbra appena aperte ma non sa cosa rispondere.
E nemmeno io so come dovrei reagire. Mi ha tradita con un personaggio immaginario – almeno per lui – o è come se gli avessi fatta io stessa la sega, visto che ha goduto leggendo una mia opera? In tal caso, dovrei considerare il suo orgasmo come qualcosa di cui andare orgogliosa o… Mi scopro a fissare una piastrella del pavimento, come se possa darmi una risposta. Dovrò chiedere alla mia coinquilina che studia psicologia. O è meglio cercare qualcuno che fa filosofia?
Mi gratto dietro la mascella. Faccio una smorfia. «Nel dubbio, lo prendo per un complimento.»
«Hai… eh… Vuoi ancora comprare quel famoso corso di scrittura? Quello che ti aveva proposto la editor?»
Una stretta al petto accompagna il pensiero del prezzo che compare nella pagina web del pacchetto di lezioni di narrativa trasparente, narratologia e dialoghi. «Sì… voglio che mi pubblichino.»
Dario lancia un’occhiata al tablet spento sul tavolo. «A me sembra più che ottimo il tuo stile.»
Anche a me delle file di mattoni messe una sopra l’altra senza cadere sembrano più che un ottimo muro. «Ci sono tutta una serie di nuove tecniche e stili di scrittura e narrativa che sono stati sviluppati negli ultimi anni e che non vengono ancora insegnati a scuola… La soppressione dell’io, l’eliminazione degli avverbi modali, la piramide di un tizio per la creazione dei bisogni dei personaggi…» Trattengo una smorfia al ricordo di quando sono andata a controllare il contenuto dei corsi che voglio comprare: negli indici erano presenti concetti che mi sono dovuta fare spiegare da Grok per essere sicura che non fosse roba inventata per aumentare il numero delle lezioni.
Il mio ragazzo si gratta una tempia. «Ok… se lo dici tu…»
Prendo il fondo della maglietta e la sollevo. Dario sorride alla vista delle mie tette libere ed emette un fischio di apprezzamento.
«Non porti il reggiseno?»
Da quando ho smesso di lavorare al bordello, passando il turno nuda, l’intimo mi dà fastidio. «In appartamento, no.» Ho provato a convincere anche Lucia a fare come me, ma è troppo rigida su certi concetti.
Il ragazzo afferra le mie tette e le stringe per la soddisfazione di entrambi.
Sorrido. «Dario, che ne dici se proviamo a scoprire com’è nella realtà quello che hai letto ieri sera?»
Lui è troppo concentrato sui miei seni. «Cosa?» Solleva gli occhi dalle mie poppe. «Intendi…»
«Intendo un deep… coso… un’irrumatio.»
«In pratica un pompino.»
«Non esattamente.» Distolgo lo sguardo da lui. «Un pompino è quando io ti lecco e succhio l’uccello; un deeptr… un’irrumatio è quando tu… beh, ti scopi la mia bocca.»
Sul volto del mio ragazzo riescono a comparire allo stesso tempo eccitazione e repulsione. Sospiro: spero che la seconda sia solo una maschera dovuta alla sua educazione, perché se scopro che non gli piace…
Lui apre la bocca, resta in silenzio per un istante, come a cercare una risposta che non deluda nessuno di noi due. «Io speravo nel tuo culetto.» Sottolinea la proposta passando con le mani dalle mie tette alle mie chiappe.
Faccio scivolare un dito sulle sue labbra. «E se facessimo prima uno e poi l’altro?»
La sfumatura di eccitazione sul suo volto evapora. «Stai… scherzando? Mi rifiuto di mettertelo nel culo e poi in bocca. Che schifo!»
Il sorriso che arriccia le mie labbra è quello che una madre rivolgerebbe al figlio scemo per non demolire la sua autostima. Dario è un bravo ragazzo… «Un giorno, chissà, riuscirò a convincerti…»
«Da quando sei tornata dalle vacanze estive, devo ammetterlo, hai perso molti… uh… come dire… tabù.»
A stento impedisco al mio sorriso posticcio di cadere. Il ricordo della notte passata a scoprire le pratiche sessuali più estreme del sesso per battere quella cagna di Giulia al suo gioco è tanto intenso che è come essere ancora lì, con il suono del temporale fuori dalla finestra della mia camera illuminata solo dalla luce del tablet dove Grok mi spiegava perversioni sessuali che mai avrei immaginato. Lo stordimento per il poco sonno, la consapevolezza di dover abbandonare il mio disgusto verso il degrado, le ore passate a vedere donne scopate nei modi più umilianti… Presentarmi ad Hans con il foglio stampato con le pratiche sessuali da aggiungere al mio menù…
«Marta?» La voce di Dario mi strappa dai miei pensieri.
Sbatto gli occhi. «Eh? Cosa…»
Il mio ragazzo mi fissa con la testa inclinata. «Eri… assente… qualcosa non va?»
Mi getto addosso una secchiata di buon umore che non sto provando. «No, no, tutto a posto.» Le sei settimane successiva alla mia perdita della verginità anale scorrono nella mia mente come quei filmati sparati a una velocità mille volte superiore. Un mese e mezzo passato a farmi scopare nelle posizioni più assurde e a dare piacere ai clienti con le pratiche più squallide…
…squallide finché non mi sono resa conto di quanto fossero piacevoli e divertenti…
Sono come le sigarette: le prime ti strozzano, poi non puoi più farne a me. Soprattutto se ti trovi in un ambiente in cui tutti fumano, e vuoi essere come loro.
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