«Ma è questa sera che sbloccano l’offerta?»
Le parole di Dario mi strappano dai miei sogni e mi gettano nella realtà. Il brusio del bar torna a occupare le mie orecchie, una cappa di aroma di caffè grava sull’aria, il pollice e l’indice mi fanno male per il peso della tazza di tè che sto sollevando da… da quando la mia mente è tornata a pensare ad Andri. Di nuovo. Nudo, che mi sorride, il suo cazzo in tiro. Per lo meno, questa volta era nello spogliatoio e non intento a fottere la tipa divorziata il cui marito mi ero scopata io…
«Marta…»
Scuoto la testa, come a scacciare del tutto quel pensiero. Dopo la discussione con Lucia, non riesco a togliermi da davanti gli occhi il mio ex collega.
Appoggio la tazza sul piattino, accanto alla brioche che non ho toccato. «Scusa, Dario. Cosa dicevi?»
Lui beve un sorso di caffè. «È da qualche giorno che hai la testa tra le nuvole.»
Sorrido. Deve apparire falso come una moneta da quattro euro. «È il… la storia del corso. Mi mette in agitazione.»
Certo, quando ti agiti fissi il vuoto come i gatti che contemplano gli angoli dei muri…
Dario finisce il suo caffè, prende il cioccolatino dal suo piattino e me lo offre. «Appunto: ti stavo chiedendo se l’offerta parte questa sera.»
«Grazie.» Prendo il dolcetto con un sorriso più sincero e lo metto nella tasca della giacca. «Sì. Ho dato un’occhiata sul sito, e questa sera ci sarà una diretta sul canale YouTube della scuola di scrittura e, quando il presentatore ne annuncerà il lancio, i primi venti potranno accedere al corso a prezzo scontato.»
La cameriera che c’è quasi tutte le volte che veniamo qui ci porta il piattino con il conto. Dario ci versa le monete esatte: da tempo prendiamo sempre lo stesso.
«Non penso che ci sarà tutta questa ressa.»
Finisco il te con un paio di sorsi. «Da quello che leggevo nei commenti sul sito, i posti vanno via come il pane. Basta mezz’ora di ritardo e tanti auguri, ci vediamo l’anno prossimo.» Mordo la brioche: la pasta scrocchia e si riduce in scaglie sotto i miei denti, una badilata di cioccolato si riversa nella mia bocca.
Andri è davanti a me, nudo. Mi sorride. È il mio primo giorno di lavoro. Indica le borracce sul tavolino della saletta d’attesa de “La Fritula”: “Ricordati di bere spesso, così la sborra non ti resta in gola, Marta.”
Un paio di dita schioccano davanti ai miei occhi. «Marta…» Quello stronzo mi strappa di nuovo dai miei sogni. «Sei ancora partita.»
Da quanto tempo sono con la brioche in bocca? Ne strappo via un pezzo, briciole grosse come francobolli cadono sul tavolino. Il cioccolato è una colata di cemento nella gola. «Scu…» Deglutisco a fatica. «Scusa.»
Lui fa una smorfia appena percettibile. «Non preoccuparti.»
Mi ficco in bocca l’ultimo pezzo della pasta. Il corno è ancora più duro del solito. Mando giù con tutta la saliva che riesco a trovare. Mi pulisco le mani su uno di quei tovagliolini infernali che sembrano catramati. «A posto, possiamo andare.»
****
Il traffico lungo la via è intenso, il tanfo di gas di scarico è nauseante e il rumore rimbomba tra gli edifici. In lontananza appare la cupola della Cattedrale di Pavia.
«Ah, Dario.» Mi fermo davanti a lui. Un paio di donne ci schivano procedendo nella nostra stessa direzione. «Ti sei ricordato di cancellare i racconti…» Lancio un’occhiata alle persone che ci passano accanto. «Sai quali.»
Il mio ragazzo solleva le sopracciglia. «Ma quelli con Giulia o quelli su “The Witcher”?»
Abbasso la voce. «Giulia.» Mi si stringe il cuore al pensiero che ho davvero scritto quella merda per vendetta verso di lei… Che stronza che sono stata…
Un angolo della bocca di Dario si inclina. «Peccato, mi piacciono: sono…» Si interrompe, ma l’accenno di sorriso lascia capire che cosa apprezzasse delle mie storie.
L’odore di scarico delle auto è ancora più intenso. Ho scritto delle storie per esorcizzare il senso di inferiorità che provavo – e provo – verso la bionda dalle tette grosse, e l’unica cosa che ho guadagnato è avere il ragazzo che mi tradisce con la sua versione romanzata…
L’immagine di Dario, a letto, con il suo cazzo in mano che rigurgita sborra e lui che ansima il nome di Giulia immaginando di sfondarle il culo o venirle in bocca riempie la mia mente. Una mano si stringe a pugno, il braccio si irrigidisce… «Le hai cancellate?»
«Non capisco il motivo, ma sì…»
Riprendiamo a dirigerci verso il mio appartamento, fendiamo la folla che si accalca sui marciapiedi. Un qualche campanile segna l’ora: sono le otto.
«Questa sera cosa fai, Marta?»
Mi volto verso Dario. «Mi guardo il video che ti dicevo, con la pagina dell’offerta aperta in un’altra scheda del browser. Appena annunciano il lancio, tasto F5 per il refresh e mi fiondo a prendere il mio posto nella scuola di scrittura.»
Lui annuisce. «Brava. Devo dirti che non credevo riuscissi a tenerti i soldi che hai guadagnato quest’estate fino a ottobre per comprarti il corso. Le pagano bene, in Svizzera, le bariste.»
La mano nella tasca del giacchetto stringe il Samsung che ho comprato un mese fa, un’offerta che mi ha catturata e costretta ad acquistare un cellulare nuovo. Mi sembra di toccare un oggetto alieno, demoniaco. Una parte del capitale raccolto facendomi sfondare quest’estate è rimasto nel negozio di telefonia per una cazzata… un’altra all’Unieuro per il mio nuovo portatile, altri soldi nel negozio di scarpe a Sondrio, quella volta che sono uscita con Lisa ed Emma prima di tornare a Pavia…
Ho controllato questa mattina, per sicurezza: sulla Postepay ho pochi euro più dei milleottocento richiesti per l’acquisto del corso…
«…insieme e ordino due pizze.» Dario solleva le spalle. «Tre, se c’è anche la tua inquilina.»
Sbatto gli occhi, come se questo mi faccia tornare meglio alla realtà. «Cosa?»
Lui sospira. «Stavo dicendo che potrei venire da te, questo pomeriggio, così mi porto dietro il tablet e ti aiuto a prendere il posto nel corso. Questa sera, poi, ordiniamo le pizze e ci guardiamo insieme la trasmissione su YouTube.»
Sorrido. «Non penso apprezzerai molto sentire parlare di narratori diegetici o livelli di focalizzazione…» Non più di quanto io impazzirei alla prospettiva di vedere un tutorial su come erigere armature e gettare. «Ma apprezzo la tua compagnia e il tuo impegno a supportarmi.»
Lui mi appoggia una mano sulla spalla. «Voglio che tu possa davvero pubblicare con quella casa editrice e diventare la migliore autrice di…» Guarda un paio di persone che ci passano accanto. Torna a me, un sorriso divertito compare sulle sue labbra. «…tu sai cosa.»
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Le mani di Dario stringono le mie tette, le sue gambe sono tra le mie, il suo cazzo per metà nella mia figa. Spinge con il bacino come se stesse cercando di infilarmi qualcosa nell’utero con un bastone. Non cambia velocità o posizione nemmeno fosse stato imbullonato sul posto.
