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Erotika
Ossessione · Cap. 19
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Capitolo 19 di 27 13 min di lettura

Tutte tranne Marta

L'arrivo di Briana scuote ulteriormente la situazione di Marta già scivolosa per lo squirting che le altre ragazze hanno iniziato a offrire ai clienti...

William Kasanova
1 anno fa · 405 letture · 1

Briana siede sulla panca davanti a me. Vestita mi sembrava avere un corpo meraviglioso, ma nuda è come guardare una cometa e rendersi conto che si è solo un asteroide. Non può una ragazza avere un fisico simile senza essere stato modificato con Photoshop, ma è qui davanti a me, dal vivo.

Il suo busto ridefinisce il concetto di corpo a clessidra, sei addominali appena troppo pronunciati sono racchiusi da due… “cosi” a forma di parentesi tonde. Il seno è gonfio, perfetto. Non è grosso, volgare come quello della cagna, ma… Il mio sguardo scende sulla mia seconda… Dio, ti prego, fa che quello di Briana sia pieno di silicone, almeno il suo…

Sorride ad Andri, le sue labbra sono color corallo. È da quando abbiamo iniziato il turno che non toglie gli occhi dal ragazzo, e lui è da quindici minuti che ha “Der Zauberberg” aperto sulla stessa pagina, appoggiato sulle cosce, e non lo degna di uno sguardo.

Giulia torna dalla sala, dirigendosi alla porta dello spogliatoio. Gocce bianche e trasparenti brillano tra le sue cosce, ha uno sguardo soddisfatto, il suo solito quando è venuta in faccia al suo cliente. Le grida che avevano risuonato dalla sala, sia maschili che femminili, avevano lasciato intuire che aveva fatto di nuovo il suo spettacolino.

Briana stacca lo sguardo da Andri per seguire il culo di Giulia fino a quando la porta dei bagni si chiude dietro di lei. L’americana si volta verso di noi. «Lei very… brava?»

Il fiato mi si ferma e una vampata di calore proveniente dal petto mi scalda il volto. L’aria mi esce dalle narici in un soffio appena percettibile.

Eva si protende in avanti, comparendo oltre Andri, e annuisce. «Sì, è la migliore.»

Le scocco un’occhiataccia senza muovere la testa. Se solo sapesse che la sua amicona si scopa il capo, vorrei vedere come la penserebbe, dopo…

«Ci ha insegnato a squirtare, sai?» Lo sguardo di Eva si perde in qualche ricordo, le labbra si tendono per la felicità di quanto sta rivivendo.

Briana annuisce con un sorriso complice, si porta una mano sopra i seni. «Io adora squirting!»

I muscoli che formano la maschera che nasconde il mio disgusto crollano. Ma sono l’unica che non sa pisciare a comando, qui dentro? Anche la cagnetta a stelle e strisce è in grado?

Elga fa capolino oltre l’angolo, sul polso della mano che ha appoggiato sul muro divisorio il tatuaggio di un paio di zampine da cane fanno compagnia al gatto a forma di cuore. «Marta, ti vogliono al tavolo 2, colazione e anale.»

Mi alzo in piedi. «Grazie, Elga.» Adesso faccio vedere io a questo branco di troiette cosa sa fare una davvero capace.

****

Il vassoio rimane in equilibrio sulla mano destra come se fosse un’estensione del mio braccio. Se va male come scrittrice erotica, un futuro come cameriera sono sicura di averlo. Giro attorno al bancone e mi avvio tra i tavoli.

Ci sono parecchi clienti nella sala del fast food, più del solito per essere un lunedì, ma diversi appaiono mezzi addormentati, bevono tazze di caffè fumanti per riprendersi dai bagordi del primo agosto. Parecchi di loro devono aver scaricato la loro libidine questa notte con le nostre colleghe nelle stanze private.

Sabine ne sta soddisfacendo uno che non ha terminato la sua scorta di libidine, cavalcandolo su uno dei divanetti. La mulatta sobbalza, geme più forte del cliente, che sta comunque godendosi la ragazza sia con il cazzo che con gli occhi. Lei lo fissa con uno sguardo aggressivo, le labbra dischiuse e il fiato corto. Due dita stanno massacrando il suo clitoride…

Da quando frequenta Giulia e le sue lezioni da attrice porno, è passata dallo scopare i clienti come una ragazza eccitata ad una troia infoiata: dà l’impressione che voglia ucciderli facendo venire loro un infarto con un orgasmo troppo violento.

Due uomini sono seduti al tavolo dove sono attesa: uno ha la barba ben curata e l’espressione di chi ha fatto una maratona – senza mutande, ma comunque una maratona – e l’altro ha due occhi azzurri e lo sguardo di chi la figa se la sparerebbe anche in vena. Dev’essere un triatleta del sesso.

Il barbuto mi passa da capo a piedi con un sorriso sulle labbra e dà di gomito all’amico. «Va’ che bella figa, questa.»

Sorrido, più per senso del dovere che per voglia. «Alegra, sono l’hostess di…» Faccio rimbalzare lo sguardo da uno all’altro per farmi dire chi deve fottermi. Odio quando sono più di uno e non so mai chi è il mio cliente… Meglio, a questo punto, quando mi scopano tutti quelli al tavolo: è meno imbarazzante e più divertente.

Il triatleta si alza in piedi e tira fuori il cazzo dai pantaloni. Il mio sorriso di orgoglio per averglielo fatto venire duro, invece, è autentico.

Annuisco. «Mi chiamo Marta, e sono felice di essere la sua hostess.» Non è messo nemmeno male, il ragazzo: se non fa qualche sciocchezza, magari mi diverto un po’ anch’io.

«Brava. Adesso girati, che voglio incularti in piedi.»

Il sorriso torna ad essere quello di servizio. Che posizione idiota, ce ne sono di ben migliori. Mi volto, nascondendo un sospiro di delusione.

Sabine è ancora sul suo amante, un tipo che deve avere una resistenza ragguardevole o qualche grave problema per non essere ancora venuto sotto i colpi di figa della cubana. Diversi clienti degnano la ragazza e le sue forme di più attenzione di quanta ne rivolgano al loro caffè.

Una mano scivola sotto un mio braccio e afferra una tetta, l’altra si posa sotto il mio mento… Cazzo, un altro stronzo che vuole emulare le puttanate che vede nei porno hardcore… Si renderanno conto di quanto sono ridicoli?

Mi spinge la testa all’indietro, contro la sua spalla. «Brava, troietta. Adesso ti faccio godere…» La cappella scivola tra le mie chiappe, imbocca l’ano e fa il suo ingresso nel retto.

Emetto un gemito di dolore strozzato. Oramai sono diventata brava a simularlo, clienti come questo si aspettano che la sua puttana soffra durante l’anale. Quasi mi sembra impossibile che solo un mese fa un cazzo mi abbia fatta dormire per due notti sulla pancia, quelle poche ore che riuscivo a chiudere occhio nonostante il male al culo, e adesso devo trattenere la metà delle volte gli sbadigli…

Stringo i denti. «È… è grosso…»

Il tipo usa la mano sulla mia tetta come se non ne avesse mai stretta una in vita sua. «Ti apro il culo!»

Converto lo sbuffo di noia in qualcosa che potrebbe passare per dolore. Spero sia uno di quelli veloci, così posso sperare di farmi scegliere da uno che mi faccia sentire qualcosa di meglio dell’impressione di avere una supposta che non vuole stare al suo posto.

La mulatta sobbalza ancora sul suo cliente. Da settimane prova a emulare la cagna: ha abbracciato la sua filosofia balorda che per soddisfare davvero il cliente devono essere le prime a godere, ma continua a piagnucolare che a lei lo squirting proprio non ries—

Sabine lancia un grido, si inarca indietro appoggiando la mano libera su una gamba del cliente. Trema come se fosse colpita da spasmi di qualche malattia, urla come se soffrisse di qualche atroce dolore; il suo inguine si solleva da quello dell’uomo, il cazzo che le scivola fuori, spargendo sborra come un tubo dell’acqua; uno spruzzo trasparente esplode dalla figa, con una pressione tale da colpire in viso il suo cliente e, con qualche goccia, raggiungere il pavimento a mezzo metro oltre.

Il fiato si blocca nei miei polmoni. Sollevo la testa dalla spalla dello stronzo per guardare meglio, la mano del coglione che mi sta scopando mi blocca in posizione.

I clienti fissano Sabine a occhi sgranati, qualcuno ha la tazza del caffè sospesa a mezz’aria, uno con i baffi a manubrio ce l’ha appoggiata alla bocca ma ha smesso da un momento di bere. Qualcuno si sveglia e batte le mani, urlando: "Großartig!"

Il petto della mulatta si alza e abbassa al ritmo di un respiro profondo e lento, lei ha gli occhi chiusi e scuote la testa come a schiarirsela. L’abbassa, boccheggia per prendere più aria. È come se avesse appena fatto uno sforzo immane.

Diversi clienti appoggiano le tazze e cominciano a battere le mani, lanciando grida di apprezzamento. Il tipo sotto Sabine, lavato come se fosse stato vittima di un incidente con il getto ad alta pressione di un rubinetto, l’aiuta a non perdere l’equilibrio e ad alzarsi.

Il tipo dietro di me dimentica di avere il suo uccello piantato tutto nel mio intestino. «Cazzo, quella sì che è una brava!» Inspira a fondo in un paio di colpi, emette un gemito che sento solo perché ce l’ho accanto all’orecchio e tutto il vigore che stava usando per dominarmi scompare.

Indice dei capitoli
1 Cap. 20

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