Le dita mi pinzano il ponte del naso per sostenere la testa perché non mi cada nella tazza di caffè. L’aroma, che di solito basta a svegliarmi, questa mattina ha lo stesso effetto soporifero del profumo vellutato della camomilla. Il sonno sembra accumularsi negli occhi come un peso, e questa sosta al ristorante in cima al Passo del Bernina per una tazza di carica liquida mi sembrava l’unico modo per non appisolarmi sulla moto mentre sarei scesa fino a Pontresina.
Inspiro e sbatto gli occhi. Forse, se ci gettassi il caffè invece di berlo mi sveglierebbe davvero. Afferro la tazza ma mi limito a sorbirlo come al solito. Spero che al lavoro, dopo qualche scopata, mi passi davvero il sonno…
Mi alzo, prendo la tazza vuota e il piattino pieno di briciole della pessima brioche al cioccolato e le poso sul bancone, accanto alla cassa. La ragazza, la Elga locale, mi sorride e ringrazia con lo sguardo. Tra colleghe ci capiamo, anche se tu lavori vestita.
La barista batte alla cassa, io cavo dalla tasca il portafogli. Dal borsellino spunta il foglio A4 che ho stampato questa mattina prima che i miei si svegliassero, il risultato delle mie ricerche con Grok sulle perversioni sessuali.
Prendo una banconota da dieci e una da cinque franchi e le allungo alla ragazza. I prezzi a “La fritula” sono folli, ma nemmeno nel resto della Svizzera la colazione te la tirano nella schiena… Lei sorride di nuovo e mi passa una moneta come resto.
La lascio cadere accanto al foglio di carta, così fine che si leggono quasi un paio delle pratiche sessuali che ho passato la notte a guardare sui siti porno per capire come siano davvero. Un angolo della bocca si abbassa e una morsa stringe il mio petto al ricordo di una donna costretta a farsi—
Un rettangolo bianco s’infila tra la donna a pecora e l’uomo con il pungolo elettrico, la voce della barista copre le grida di dolore che accompagnano l’arco blu sulle due punte del bastone. «Eccole lo scontrino.»
«Cosa…» Sbatto gli occhi, la camera delle torture del porno si dissolve, sostituita dalla ragazza che mi allunga il biglietto uscito dalla cassa. Lo prendo e accenno un sorriso. «Grazie.»
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Lo spogliatoio è vuoto: sono la prima a presentarsi, questa mattina. L’orologio del cellulare segna che mancano ancora venti minuti all’inizio del turno, quindi ne ho almeno dieci prima che si presentino gli altri. Soprattutto Giulia.
Meglio, non voglio dover spiegare nulla a nessuno.
Attraverso lo spogliatoio e appoggio la mano sulla stessa porta che ieri mi ha portato a scoprire cosa succede davvero qui dentro. Il cuore aumenta il battito all’immagine di Giulia che si faceva leccare la figa e bere la sborra da un Hans adorante – “felching” è il termine corretto, giusto?
Prendo dalla tasca il foglio che ho stampato questa mattina, lo apro con una mano e scorro la lista: sì, “felching”, o almeno così sostiene Grok e i video porno che compaiono nel cercare la parola su internet mostrano scene simili a quanto accaduto nell’ufficio di Hans.
Prendo una boccata d’aria, rimetto il foglio in tasca e spingo la porta.
Il corridoio è ancora illuminato dai lampadari, e questa volta c’è la segretaria. La saluto.
«Alegra. C’è il signor Rigonalli? Vorrei parlargli.»
La donna mi guarda attraverso gli occhialetti tondi. Già da quando l’ho vista la prima volta, al colloquio di lavoro, mi ha ricordato la segretaria del cartone animato dei Ghostbusters, soprattutto per quel naso a punta. Chissà se le sarebbe piaciuto lavorare nel fast food, se avesse avuto una ventina di anni in meno… O se quando le chiedono dove lavora si inventa qualsiasi altra professione piuttosto che ammettere di lavorare in un bordello, anche se vestita e a un computer?
«Sei la nuova hostess, quella italiana, giusto?» Si spinge gli occhiali in cima al naso con la punta del medio. «Sì, il signor Rigonalli è in ufficio.» Mi fa segno di entrare senza avvisare: Hans non sembra guardare alle formalità. Soprattutto se scopa le sue hostess in ufficio.
«Sarà una cosa di cinque minuti.» Spero.
Hans solleva lo sguardo da un foglio stampato e sorride nel riconoscermi. Forse avrebbe preferito vedermi con l’uniforme che con la tuta integrale da motociclista. «Marta, che piacere! Posso fare qualcosa per te?»
Le mie labbra si muovono a simulare quello che compare sulla bocca del mio capo. Devo distogliere lo sguardo per smettere di controllare se c’è ancora dello sperma sul volto dell’uomo. Mi passo una mano sotto il naso, il bisogno di correre in bagno a liberare la vescica mi assale con un formicolio insistente all’uretra. «B-buongiorno, signor Rigonalli, io…» infilo una mano in tasca, il foglio di carta è un oggetto alieno proveniente da un universo parallelo, dove un’altra Marta, probabilmente pazza, ha deciso di fare qualcosa di assurdo.
Inspiro, nell’aria dell’ufficio non c’è odore della scopata di ieri… se si può definire tale, quello che hanno fatto lui e… e la cagna bionda.
Hans mi guarda attraverso i suoi occhialini, sotto il ridicolo riporto da uomo che non accetta il fatto che sta invecchiando. Invecchiando male. È lo stesso stronzo che mi ha assicurato che sono stata la migliore candidata al ruolo di hostess che avesse mai scopato, e sostenuto che nessuna aveva mai raggiunto il mio livello di gradimento già il primo giorno di lavoro… e poi detto a Giulia, mentre le ripuliva la figa dalle sborrate dei clienti, che è la più desiderata nel fast food…
È solo un omuncolo, uno che è dove si trova perché è il figlio del padrone del bordello. Uno che non merita la mia, di figa.
La carta fruscia contro i denti della zip nell’estrazione dalla tasca. Allungo il foglio allo stronzo, lui lo prende sollevando le sopracciglia.
«Ho pensato che potrei aumentare le mie… I servizi che posso offrire.»
Hans annuisce e apre il foglio. «Sono felice che tu voglia aggiungere l…» Si ferma e si concentra nella lettura. Le sopracciglia si abbassano, delle rughe si formano in mezzo.
«È una lista molto… interessante.» La rilegge di nuovo. Solleva lo sguardo verso di me. «Marta, non sei obbligata a… voglio dire: sono d’accordo per l’anale, il creampie e il titsjob, ma… irrumatio, sei sicura?»
I video degli uomini che fottono le gole alle donne, il suono viscido che usciva dagli auricolari mi stringono lo stomaco. Deglutisco. «Sì…»
Lui mi fissa come se analizzasse la mia anima per scoprire se sto mentendo per qualche secondo, abbassa lo sguardo e prende una penna. Segna una serie di spunte accanto ad alcune voci della lista. «Allora: anale, irrumatio… rusty trombone…»
Non dice “la specialità della nostra dea che tutti adorano”?
«…spagnoletta… ok…» Solleva gli occhi dalla pagina e mi guarda sconcertato. «Pisciata?»
Mi passo una mano sulla nuca che prude. «Sì, nel senso che il… il cliente mi…»
La riga che Hans tira sulla parola mi toglie dall’imbarazzo di continuare a balbettare.
Lui sospira. «Mi spiace, Marta, ma questo no.»
Mi mordo le labbra. Dovrei essere delusa, ma non riesco nemmeno a fingerlo.
«…buttjob… buttjob?»
«È… sì… in pratica una spagnoletta fatta con le chiappe invece che con le tette…» Ma che cazzo sto dicendo? Se Dario mi proponesse una pratica simile gli appoggerei una mano sulla fronte per controllare se non scottasse al punto tale da delirare.
Hans sorride all’idea. «Bello, mi piace!»
Giulia non lo fa, eh?
«Felching…» Il sorriso gli si allarga, gli occhi gli brillano. «Pitjob… footjob… Interc— Intercruale?»
Sono felice non ci sia mia madre in questa stanza. «È farsi fottere le cosce…»
Hans mi lancia un’occhiata sopra il foglio. «Ho il doppio dei tuoi anni e conosco la metà delle pratiche sessuali scritte qui.»
Il mio sorriso deve apparire falso quanto una moneta da tre euro. «Gliel’avevo detto che voglio diventare una scrittrice di narrativa erotica?»
«Di certo non rischi di scrivere scene di sesso tutte uguali…» Torna al foglio. «Spitting?» Fa una smorfia e scuote la testa come un pendolo sottosopra. «Mhm… meglio di no. E nemmeno schiaffi, mi spiace.»
Spero che il sorriso gli faccia credere che sto nascondendo la delusione di non poter essere presa a sputi.
Hans solleva il foglio e me lo mostra. Buona parte delle pratiche sono state accettate, quelle che possono lasciare il segno sulla pelle o sporcare troppo no; non è un problema: presentarmi a casa con un’ecchimosi con cinque dita avrebbe comportato la spiegazione ai miei come avevo fatto a procurarmela in un bar di Poschiavo, mentre servivo tranquilli anziani elvetici con la passione per il bianchino quando il sole è ancora appoggiato alle cime delle montagne...
