Elga si affaccia nella saletta. Ci siamo solo io, Eva e Sasha. Tutti gli altri sono già da qualche cliente ad allietarlo. Giulia, soprattutto.
«Eva, tavolo 8, colazione e anale.»
«Eccomi.» La ragazza si alza, uscendo dalla saletta.
La barista si rivolge a me. «E tu, Marta, tavolo 9, colazione e vaginale.»
Annuisco e raggiungo il bancone.
Un vassoio con una tazza di brodo fumante con una palla di pane mi attende. Poi hanno pure il coraggio di lamentarsi che in Italia facciamo colazione con cappuccino e cornetto. Lo prendo con entrambe le mani.
Eva mi aspetta sostenendo il suo portavivande, tenendolo in equilibrio sul palmo. Mi sorride. «Andiamo insieme? I nostri clienti sono accanto.»
Vorrei mandarla all’inferno, ma mi trattengo. Meglio tenersela amica, o almeno fingere. «Ma certo.»
La seguo, le chiappe che si muovono al suo sculettare. Attraversiamo la sala, diversi posti sono occupati dai clienti: uno si sta menando il cazzo in faccia a Sabine, geme e lancia un grido, sborrando sul viso della ragazza; in un angolo, Andri è a novanta su un tavolo, un ragazzo dai capelli rossi lo sta inculando, un altro gli sta fottendo la bocca… Distolgo lo sguardo: lui deve soddisfare sia donne che uomini. E ha ancora voglia di fotterci quando finiamo il turno…
«Ehi…» Eva mi chiama a bassa voce. Con un gesto mi indica un angolo della sala.
Accanto ad un cliente baffuto e con un accenno di pancia pelosa, in piedi, c’è la cagna, Giulia, la nuova amichetta di Eva. Si abbassa davanti all’uomo, per fargli un pompino. Lui le dice qualcosa, sogghigna e si volta.
Cosa…
Giulia mette una mano tra le gambe del cliente, gli afferra il cazzo e mette la faccia tra le…
Mi fermo, spalancando gli occhi. «Ma che cazzo…»
Anche Eva si blocca, mi lancia un’occhiata stupefatta e torna a fissare la bionda. «Non starà davvero…»
Giulia infila il naso tra i glutei dell’uomo e appoggia le labbra sull’ano. Inizia a segare l’uccello e a leccare il buco del culo.
Il vassoio vacilla tra le mani, devo trattenermi da portarmene una alla bocca, che mi si è riempita di qualcosa di acido. «No… Puttana la miseria, no…» Devo fare forza su di me per togliermi l’espressione di disgusto che mi è comparsa in volto.
L’espressione di Eva non è tanto diversa dalla mia. «È il rusty trombone.» Un angolo della sua bocca si scuote in un accenno di indignazione. «Non posso credere che qualcuno lo chieda davvero…»
Rusty trombone… Nella lista dei servizi di Giulia sul suo profilo, ecco dove l’avevo letto! Mi ero chiesta cosa potesse essere e… non sapevo di essere felice quand’ero ignorante.
Il cliente di Giulia si appoggia con una mano al tavolo dove è stata appoggiata la sua colazione, geme e ride allo stesso tempo. La bionda si sta dando da fare con lingua e mano, con una naturalezza che dimostra che non è la prima volta che lo fa. Anzi, dev’essere l’unica in tutta “La Fritula” che fornisce una… una schifezza simile.
Nella scala del degrado, questa è al top. E spero non ci possa essere nulla di peggio.
Mi si stringe lo stomaco a vedere una scena simile. Mi rifiuterei di soddisfare una richiesta come questa…
Le gambe dell’uomo tremano, stringe le braccia al busto e urla “Ich werde abspritzen! Lutsch ihn!”. Giulia abbandona il culo del cliente, lo afferra per le anche e lo fa voltare. Prende il cazzo in mano e si mette in bocca la cappella. L’uomo si porta le mani sui fianchi, mette in fuori la pancia a palla e alza la testa, emettendo un ruggito: si sta svuotando nella gola della cagna.
Le parole di Eva mi distolgono da quello spettacolo raccapricciante. «Andiamo,» sussurra e si avvia verso i nostri clienti.
Il mio sguardo non si stacca da Giulia. Si pulisce la bocca con il dorso della mano e sorride all’uomo baffuto. Gli dice qualcosa alzandosi in piedi e lo bacia sulla bocca, con un occhiolino. Lui non si lascia scappare una strizzata alle angurie di Giulia.
Raggiungo il tavolo numero 9, il mio cliente è un ragazzo con gli occhi verdi e i capelli castani che indossa una camicia a scacchi da boscaiolo. Gli sorrido. Gli praticherei un rusty trombone, se me lo chiedesse? No, non lo farei nemmeno ad Andri…
I miei occhi schizzano per un istante al cliente di Giulia. Si è rivestito e seduto davanti alla sua colazione. Sta digitando qualcosa al cellulare, un sorriso sghembo pieno di soddisfazione sotto quei baffi da anni ‘70.
Starà scrivendo qualcosa in tedesco come: “Se cercate una cagna con le bocce grosse che vi sega e lecca il culo allo stesso tempo, e poi si beve la sborra, chiedete di Giulia. Cinque stelle solo perché non posso metterne cento.”
Sorrido all’hipster davanti a me. «Mi chiamo Marta, e sono la tua hostess.» Posso soddisfare ogni tua più lurida perversione sessuale: vuoi pisciarmi in bocca e poi prendermi a sberle in faccia con il tuo cazzo finché non sborri? Certo, basta che poi mi metti il massimo delle stelle nella mia pagina e dici ai tuoi amici del circolo delle parafilie che nessuna ti fa godere come me…
Sollevo gli angoli delle labbra per nascondere lo schifo che mi sta rivoltando lo stomaco.
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Eva si volta verso la sua vicina di sedile. «Sabine, tu lo faresti?»
Nella saletta, siamo solo io, Eva, Sabine e Sasha. Andri si sta rifacendo su una moretta e Giulia… che vada a fare in culo, quella.
La ragazza mulatta solleva lo sguardo dalla rivista e guarda Eva a occhi socchiusi. Il ponte del naso è arricciato. Apre la bocca ma la richiude, come se quanto stava per uscirle dalle labbra era meglio non esprimerlo. Le riapre. «Un… rusty trombone? Io… ecco, al mio ragazzo, se proprio prima mi facesse cadere dal letto per un orgasmo, potrei anche pensarci ma… un cliente…» Le labbra superiori le si sollevano. «Non voglio passare per bigotta o simile, ma mi sembra molto...» La smorfia che arriccia le sue labbra è più esplicativa di ogni possibile parola.
Eva annuisce. È stata la prima a sostenere che si rifiuterebbe di fare qualcosa di simile a quello che fa Giulia.
Sasha scuote la testa, i capelli castani si muovono sulle sue spalle. «Io non lo farei per tutto l’oro al mondo.» L’espressione sul suo viso è la stessa di Eva.
La bionda sposta lo sguardo su di me. Sento il petto stringersi. Sta per domandarmelo… e io non so cosa rispondere.
Esiste un limite nel sesso oltre il quale non sono disposta ad andare, è sempre stata una mia convinzione, e in passato mi ha creato problemi. La mia… la mia paura verso l’anale, il dolore di essere sfondata… mi ha sempre fatta sentire inferiore rispetto alle mie amiche. Qui, poi, che pure Andri si fa inculare…
«E tu, Marta, lo faresti?»
Abbasso lo sguardo, mi mordo le labbra. «Io…»
Inspiro, l’odore di eccitazione delle ragazze attorno a me è una nota acida nell’aria della saletta d’attesa. Nessuna di loro accetterebbe di farlo, solo Giulia. Se un cliente vuole essere slinguazzato nel culo e segato allo stesso tempo, deve chiedere di quella cagna… Lei ha il monopolio della cosa, lei riceve tutti gli apprezzamenti… lei soddisfa perversioni che nessun altro si abbasserebbe ad accontentare…
Se lo facessi anch’io, potrei combattere con lei sul suo stesso terreno, guadagnare punti… provare a batterla.
Lo farei davvero? «Io…» Leccherei il buco del culo di un estraneo, passerei la punta della mia lingua sull’ano di una persona che non conosco? Anche per dimostrare di essere la migliore?
Sollevo lo sguardo. «…non lo so…»
Le sopracciglia di Eva sono sollevate alle mie parole. L’espressione del volto di Sabine non è da meno.
«Stai scherzando, vero?» Sasha mi guarda come se avessi detto una stupidaggine.
Mi massaggio il collo. «Beh, dovremmo soddisfare i clienti, farli felici. Se hanno richieste strane… E poi, quanti potrebbero essere quelli che vogliono un… coso trombone?» Mi sfugge una risatina che sembra far vibrare la punta del naso aggredita dalle formiche rosse.
Sasha mi fissa senza dire una parola. Mi sta passando l’anima ai raggi X, mi sento nuda. Ancora più nuda di quanto sia in realtà.
Fa una smorfia. «Hai un bel coraggio, Marta.» Sono certa che sta pensando che, nel gruppo, sono quella con la lista delle prestazioni disponibili più corta, e le sono grata di non farselo uscire dalla bocca.
Eva mi sorride, Sabine mi lancia un’occhiata allibita e torna a leggere la sua rivista.
Mi appoggio con la schiena al muro. È freddo, aggredisce il calore della mia schiena.
Sì, sono quella con la lista di prestazioni più corta del gruppo. Quella di Giulia è lunga più del doppio, e alcune delle voci non so nemmeno cosa siano, come il trombone che ho visto pochi minuti fa per la prima volta.
Sospiro e alzo gli occhi al soffitto. L’orologio segna pochi minuti alla fine del nostro turno.
Devo abbandonare i miei ritegni e aggiungere qualcosa?
Mi ritrovo a scuotere la testa in gesti appena percettibili. Non posso competere con Giulia, finché lei avrà nella sua faretra frecce che io non voglio nemmeno sfiorare…
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Mi sfilo la fettuccia dalla vita, la seconda che indosso questa mattina dopo che la prima si è macchiata di sborra, e la appendo alla barra accanto alle altre. Prendo le mutandine dalla pila ordinata nell’armadietto e ci infilo un piede.
«Devo prenderlo per un “no”, Marta?» Andri ha uno sguardo da gattino a cui hanno appena portato via la ciotola del latte. È ancora nudo, il cazzo in tiro a metà delle sue dimensioni.
