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Erotika
Ossessione · Cap. 27
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Capitolo 27 di 27 17 min di lettura

Dove hai lasciato il cuore

Non poteva finire diversamente per Marta, se non tornare dove il suo cuore ha battuto più forte...

William Kasanova
11 mesi fa · 365 letture · 1

Andri

Spengo il phon e lo ripongo nell’anello a parete. Mi passo le dita nei capelli biondi: sono ancora incredulo all’idea che questa è l’ultima volta che mi lavo nei bagni del fast fuck della "Chesa dal Piacér"… Nel riflesso dello specchio, scuoto la testa. Dopo sei anni, la mia carriera di steward… di puttano… finisce tra dieci minuti.

La porta che congiunge le docce alla sala de “La fritula” si apre e lascia entrare il suono del fast food. Sulla soglia c’è Giulia. Mi sorride, ha perso quella timidezza che aveva con i colleghi, mesi fa: Sabine ed Eva hanno fatto un ottimo lavoro nel farle scoprire che la accettiamo anche se è bellissima e ninfomane.

Stento a staccarle lo sguardo di dosso. Il seno è qualcosa di divino, e quella sborrata in faccia… Il cazzo mi si inturgidisce, e gli angoli della bocca si sollevano quanto lui.

Le cosce brillano nella luce delle docce: ha di nuovo squirtato per il piacere del suo cliente e soprattutto suo. Ormai sono diventate delle maestre anche Eva e Sabine, e pure Camille sta imparando in fretta. Sembra che anche Elga delizi suo marito con spruzzi abbondanti quando sono nell’intimità. Giulia ha portato il segreto per il piacere, e sono tutti contenti. Tranne gli addetti alle pulizie, che devono togliere lo squirto dai pavimenti la notte. Possono insegnarlo anche a loro, per pareggiare i conti.

Lei si avvicina, sorridendo. C’è della tristezza nei suoi occhi? «Andri…» Mi prende una mano tra le sue. «Sono dispiaciuta che tu te ne vada.»

Sotto l’odore pesante di sperma una nota delicata, quella della sua pelle, solletica il mio olfatto. Stringo a mia volta le sue mani con le mie. «Grazie, Giulia. Ma domani ho il volo per l’America.»

«Briana è una ragazza fortunata ad averti trovato. È stato bello lavorare con te…»

Nella mente mi passano le lunghe chiacchierate con Giulia mentre eravamo in attesa nella saletta. Ha una cultura che non mi sarei mai aspettato. Ha idee diverse dalle mie, ma abbiamo imparato l’uno dall’altra qualcosa.

I suoi occhi luccicano, le sue labbra si stringono. Apre le braccia e fa un passo verso di me, ma si blocca a una spanna. «Scusa, sono sporca…»

L’abbraccio io, la stringo al petto, non mi importa se un cliente le ha appena sborrato in faccia. Il mio fiato entra a strappi nei miei polmoni, la saliva fatica a passare nel groppo che ho nella gola. Il suo grosso seno si appoggia e si schiaccia contro di me, è la prima volta che il mio cazzo e la sua figa si toccano.

Giulia è una delle due ragazze con cui ho lavorato a “La fritula” con cui non abbia mai fatto l’amore, me ne rendo conto solo adesso…

Ci stacchiamo dopo diversi secondi senza dire nulla. Lei sembra sul punto di piangere, la barriera che trattiene le mie emozioni è appena più resistente, ma non troppo.

La sua voce è rotta dai singulti. «Spero troverai la fortuna in America…»

Le accarezzo il viso. Una colata di sborra di spande sulla sua guancia. «Se vieni a trovarmi, possiamo fare un porno insieme.»

Sorride, si formano delle fossette nelle sue gote, un singulto che sembra annunciare il pianto diventa un gemito che vuole passare per una risata. Perché non ho mai fatto l’amore con lei? Per rispetto verso Sabine, la sua fidanzata? Perché è troppo intelligente per essere scopata in una doccia dopo il lavoro? Mi trattengo dallo scuotere il capo al pensiero che avrei avuto il dovere, oltre a conversare con lei di filosofia e letteratura, anche farle passare delle ore di puro piacere fisico, ma a questo ci pensa già da sola, anche sul lavoro.

Giulia abbassa lo sguardo, gli occhi le brillano, ma non come quando gode. Si morde le labbra. «Mi spiace lasciarti, Andri, ma devo lavarmi che ho ancora un paio di clienti prima di finire il turno.» Mi stringe la mano. «Addio.»

Una profonda crepa si forma nella mia barriera, devo ricacciare le lacrime negli occhi. «È stato un onore conoscerti, Giulia.»

Non aggiungiamo altro. Lei si avvia verso le docce, io mi godo per l’ultima volta lo spettacolo del suo culo. Una ragazza così intelligente e istruita in un corpo da dea… Sospiro.

Esco dagli spogliatoi, la sala de “La fritula” mi accoglie con schiamazzi e grida di piacere, il profumo del cibo è una cappa simile al fumo nelle scene di poker dei film americani. Camille è seduta nella sala d’aspetto, solleva lo sguardo dalla rivista che sta sfogliando e mi sorride. Si passa una mano sui capelli rossi e se ne sposta una ciocca dietro a un orecchio. La ragazza abbassa lo sguardo sul mio cazzo e si passa la lingua tra i denti. Vuole farsi un giro anche quest’oggi in doccia con me?

«Andri, scusami…» La voce di Elga alle mie spalle mi distoglie dai miei pensieri. «Hai un’ordinazione al tavolo 5.»

Il fiato mi esce dal naso, mi passo una mano sugli occhi. «Ancora? Pensavo di aver finito.»

Elga solleva il vassoio rosso dal bancone e me lo porge. Sopra ci sono una fritula sola e un bicchiere di acqua. «Ti assicuro, Andri, che non vorrai perderti questo cliente.»

Prendo il vassoio e lo alzo su una mano. «Se lo dici tu…»

Mi fermo dopo due passi. «Non mi hai detto cosa vuole come prestazione.»

Elga sorride. «Vai, Andri.»

Scuoto la testa e mi avvio tra la folla nella sala. Oggi è pieno, come sempre il venerdì sera, una baraonda di voci e gemiti. Sabine sta cavalcando un uomo che ha il doppio dei suoi anni, con un pubblico che non riesce a toglierle gli occhi di dosso, Eva è sdraiata su un tavolo e si sta facendo scopare da due gemelli. Squirterà su di loro? Camille si avvia tenendo a due mani un vassoio verso un tavolo dove siedono quattro uomini vestiti bene. È brava, e molto bella: tutti la vogliono, per quanto non abbia ancora raggiunto il livello delle altre tre.

Chi prenderà il mio posto, dalle prossime settimane? I miei amici che sostengono che questo sia il migliore al mondo e che lo farebbero più che volentieri, non hanno idea di cosa—

Un uomo si siede al suo posto, il tavolo 5 mi appare davanti, il cuore mi balza in gola, mi fermo. Il vassoio mi trema sulla mano. Il petto mi si stringe, gli occhi si infiammano per l’emozione.

Non posso crederci… «M… Marta?»

 

****

 Marta

Stento a pronunciare il suo nome, le labbra si muovono allo stesso tempo in un sorriso e nel pianto più disperato. «Andri…» Una lacrima scivola lungo la gota.

Lui appoggia la mia cena sul tavolo. «Marta! Io…» Ha gli occhi sgranati, mi abbraccia.

Le sue grosse braccia mi avvolgono, mi infondono un calore che non ho mai provato prima, appoggio le mani sui suoi pettorali, la mia testa alla sua mascella con un velo di barba.

Perché me ne sono andata?

Una mano scivola sul suo cazzo, di nuovo in erezione per me.

La mia figa è già un lago, i miei capezzoli sono turgidi come mai prima di adesso, la trama della stoffa del reggiseno è come carta vetrata.

«Marta… non ho più saputo nulla di te,» sussurra lui. «Non mi hai mai scritto o telefonato.»

Accarezzo il suo petto. Dario non ha nulla a che spartire con l’uomo che stringo in questo momento. Non possono essere della stessa specie. «Adesso sono qui, Andri. Non voglio andarmene presto.»

Prima di andare avanti…

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