"Giulia sollevò le mani e fece un passo indietro. - No, ti prego! Mio padre pagherà fino all’ultimo euro!
L’uomo sorrise fissando la deformazione della maglietta bianca. Il riflesso della lampadina nuda che pendeva dal soffitto della casupola corse sulla lama del coltello quando la abbassò davanti alla bionda. – Non ho dubbi che tuo padre rivorrà indietro la sua unica figlia intera…
Lei fece un altro passo all’indietro e sbattè il culo contro il tavolo lercio alle sue spalle. Inspirò a fondo nello scoprire che non poteva allontanarsi ulteriormente dal suo sequestratore. Una goccia di sudore corse lungo la tempia e la guancia quando la punta metallica sfiorò la pelle della sua pancia perfettamente piatta. – Ti… ti prego, non f…
L’uomo sollevò di scatto il coltello: il tessuto della maglietta, già tirato al massimo per ciò che cercava inutilmente di celare, si fendette come tagliato da un fascio laser. La maglietta parve esplodere e le due grosse tette balzare fuori, libere da ogni costrizione.
Giulia strillò, sul volto dei due uomini apparvero dei sorrisi libidinosi a quella vista.
Lei si coprì le bocce con le braccia, terrorizzata. – Cosa… cosa avete intenzione di fare?
L’uomo prese la lama del coltello con la mano libera e la chiuse. Sorrise alla ragazza: - Secondo te? – Indicò con un cenno del capo al suo compare. – Il paparino ha detto che ci vorranno delle ore prima che riesca a mettere insieme la somma di denaro, e qui noi due finiremo con l’annoiarci ad aspettare…
- No, vi prego! Io… - Giulia si fermò, perdendo la cognizione di cosa stava dicendo quando vide l’altro uomo stringere in una mano il cazzo e iniziare a segarsi per renderlo ancora più grosso.
- Parla troppo, la cagna. Meglio che le tappo la bocca, - disse quello.
- No! – Giulia si voltò per fuggire, ma dopo due passi qualcosa le bloccò i lunghi capelli biondi e la sua testa scattò all’indietro. Solo per un miracolo non rovinò sul pavimento lercio.
L’uomo alle sue spalle la cinse per i fianchi con un braccio e la gettò sul tavolo. – Non pensare di andare da qualche parte, cagna!
Giulia sbattè le sue grosse bocce contro il piano. – Ahia! – gemette.
Uno dei due le mise una mano sulla testa e la bloccò. Lei provò a divincolarsi ma la forza dell’uomo era troppa per contrastarla.
Dagli occhi di Giulia scesero delle lacrime. – Vi prego, non… - Gettò un grido quando una mano le afferrò i pantaloni e glieli abbassò con un colpo.
Una mano le strinse un gluteo. – Va’ che bel culo!
- Questo sì che è da sbattere per bene!
Giulia sentì il suo cuore galoppare all’impazzata. – No, vi scongiuro! Sono vergine, lì!
Uno dei due uomini rise. – Allora sarà più divertente!
Le mutandine si tesero fino a strapparsi e la ragazza si trovò con l’inguine nudo. Non riusciva più a urlare dalla tensione che la sopraffaceva.
La mano che le stringeva la chiappa le aprì lo spacco del sedere e una cappella calda e umida baciò il suo buco del culo.
- No… vi prego… - sussurrò, ma non pensò che i due, che stavano ridendo, riuscissero a sentirla.
La mano libera la strinse alla gola e la sollevò dolorosamente dal tavolo, le enormi tette continuavano a restare sul piano.
Giulia sentì la cappella imprimere pressione nel suo ano, spingere sempre più forte, ma il suo culo faceva resistenza, incurvarsi sotto lo sforzo dell’uomo. Sentiva la punta del cazzo scivolare, o almeno provare a scivolare dentro di lei.
- La cagna è proprio chiusa! – disse quello alle sue spalle. – Ma non ho intenzione di perdermi l’occasione di sverginare un culo così bello!
La cappella fece ancora più forza, alla ragazza parve un cono che stesse cercando di dilatare il suo sfintere anale. Strinse i denti, impazzita dal terrore, mosse una mano dietro di sé, come se potesse allontanare l’uomo che la stava montando al pari di una mosca molesta. – No, no! Ti prego n…
L’uomo spinse con tutte le sue forze, il suo grosso cazzo strappò la resistenza dell’ano, lo spaccò, lo frantumò. Scese nel retto di Giulia con la forza di un pugno, fu come una barra di ferro incandescente infilata nel culo della ragazza.
Dalla bocca di Giulia uscì un grido che fece balzare l’uomo al suo fianco, le fece perdere la voce. Un dolore che non aveva mai provato franò lungo la sua schiena, le devastò le budella, le strizzò lo stomaco, contorse il cervel—"
Dario solleva lo sguardo dal tablet. Due occhi spalancati, non meno di quanto lo possano essere quelli di Giulia nel mio racconto, mi fissano. È sbiancato un po’? Gli tremano le labbra, sembra sul punto di vomitare. La sua voce è un sibilo. «Marta… ti ho causato tutto questo dolore quando ti ho ro… sverginata?»
Non posso trattenere un sorriso. È così dolce, lo sciocco. Prendo dalle sue mani il tablet e lo appoggio sul tavolo. «Ma no, amore, sei stato davvero bravo.» Gli appoggio un bacio sulle labbra. «Solo un pochino, ma è stata la prima volta.»
La nostra prima volta, ma lui pensa sia stata anche la mia prima. Una punta di dolore l’ho simulata per non fargli capire che la verginità del mio culo l’aveva presa un altro, due mesi prima. Chissà che fine ha fatto quello stronzo tatuato, se incula ancora le tipe e poi glielo mette in gola che sa di intestino?
Se scopro che è restato sotto una macchina, che poi ha magari messo anche la retromarcia, non mi metterò a piangere.
Dario lancia un’occhiata al racconto. Non ha la stessa espressione che aveva rivolto a quella cagata di fanfiction erotica di The Witcher che gli avevo fatto leggere a maggio. «È… è così… reale la descrizione di cosa soffre la ragazza… mi sento male per lei.»
Mi mordo le labbra, non è il caso di mostrare troppo il mio entusiasmo. «Quest’estate mi sono fatta raccontare dalle mie amiche le loro esperienze più spinte.»
«Le raccontano piuttosto bene.» Dario chiude il pdf del racconto, credo l’abbia scioccato abbastanza. Sullo schermo appare la cartella del suo cloud con gli altri tre racconti che ho scritto nelle ultime settimane e che ho condiviso con lui. «Ma questa Giulia chi è? È la terza storia in cui compare, e tutte le volte…» Fa una smorfia. Non ha ancora letto l’ultimo racconto, dove viene legata e offerta dal suo ragazzo ai suoi amici per poter entrare nel loro club esclusivo, tra i quali c’è pure il fratello della cagna… Quello è anche più sconvolgente di questo che ha interrotto.
Faccio un gesto come a scacciare qualsiasi illazione che Dario possa inventarsi. «Un personaggio di fantasia. Sai: “Questa è un’opera di finzione, qualsiasi riferimento a persone vive e sfondate o ad avvenimenti realmente accaduti è puramente casuale” …» Inspiro. «Magari mi sono vagamente ispirata ad una che mi stava sullo stomaco alle superiori, ma ho cambiato nome e di certo non aveva quelle tette.»
