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Erotika
Ossessione · Cap. 24
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Capitolo 24 di 27 13 min di lettura

Esame di coscienza

In un impeto di entusiasmo per i nuovi racconti erotici scritti dopo la sua esperienza al bordello in Svizzera, Marta ne fa leggere uno a Lucia, la sua coinquilina che studia psicologia, ma la cosa prende una piega che non si aspettava...

William Kasanova
11 mesi fa · 404 letture · 1

Giulia emise un gemito di sconcerto quando suo fratello la bloccò contro il tavolo, a novanta gradi. Il piano era freddo, il gelo le aggrediva le grosse tette che ci erano appiattite sopra, ma mai quanto il gelo che stava ghiacciando la sua anima all’idea di cosa stava per succedere.

«Mirco… ti prego!»

«Chiudi quella bocca, cagna!» rispose Mirco, alle sue spalle. Era sempre stato autoritario, fin da bambino, e negli ultimi anni era pure peggiorato.

Giulia implorò con lo sguardo luccicante di lacrime il suo fidanzato.

Lui, al suo fianco, aveva già il cazzo in mano, rigido e pronto ad entrare in azione. «Il progetto di tuo fratello è troppo importante per me: se lui e la sua ragazza vogliono scoparti per farmi entrare nel loro progetto, glielo permetterò.»

«Mario… non farglielo fa…» provò a dire Giulia, ma uno schiaffo violento le fece fare un urlo.

«Finiscila, cagna.» Nadia, la ragazza di Mirco, le afferrò i capelli e glieli tirò. «Tuo fratello ha tutto il diritto di fotterti. E poi ti fotto io.»

Nadia era una ragazza alta un metro e settanta, magra e dagli occhi scuri. Aveva capelli lisci e castani. Si spogliò a sua volta, mostrando una splendida seconda, che Giulia trovò meno volgare della sua quinta, e il pube depilato.

Lucia mi lancia un’occhiata, passa in rassegna il mio corpo. «Assomigli parecchio a Nadia. E sul fatto della depilazione ti credo sulla parola.»

Le labbra mi si tendono in un sorriso di vergogna. «Ehm…»

La mia coinquilina torna a immergersi nella lettura.

Giulia ormai non tratteneva i singulti del pianto. «Cosa… cosa vuoi far…» Il fiato le si mozzò quando qualcosa di caldo le scivolò tra le piccole labbra. «No! No!»

Ma fu inutile. La cappella bollente di suo fratello spinse contro l’apertura della sua vagina, la aprì e scivolò dentro. Giulia sentì il cazzo di Mirco entrare dentro di lei, una parte del corpo di un suo parente, la parte più sbagliata, penetrarla, discostare le pareti del suo sesso, fotterla.

La sua bocca si spalancò quanto i suoi occhi.

«Finalmente mi scopo la tua figa, sorellina cara!» rise Mirco. Quanto lei aveva le tette grosse, altrettanto lui era dotato in lunghezza, ed entrò fino a metterlo dentro tutto.

Nadia spinse all’indietro la testa di Giulia. «Non è bellissimo quando ti scopa? Io lo adoro.»

Mario approfittò di quel momento di confusione e mise il cazzo in bocca alla fidanzata che aveva sacrificato per il proprio tornaconto. Lei si trovò l’uccello del ragazzo in gola, che se la scopava con un suono viscido e ripetuto.

Da una parte aveva un cazzo che la scopava in figa, dall’altra uno che le faceva un irrumatio.

Nadia era in piedi accanto a Mario, si stava ditalinando eccitata per quella situazione. Infilava due dita nella figa per tutta la loro lunghezza, le estraeva bagnate di eccitazione e le passava attorno al suo clitoride eretto. Gemeva fissando negli occhi Giulia, pregustando già quanto sarebbe successo a breve.

Giulia la guardava terrorizzata: aveva suo fratello che la scopava, quello stronzo del suo ragazzo che l’aveva tradita portandola in quella trappola, ma chi temeva maggiormente era Nadia. Non ne comprendeva il motivo, ma sapeva che era così.

Mario emise un grido di piacere. «Sto per venire, Giulia! Cazzo, quanto mi piace fottermi la tua bocca da cagna!» Ma invece di sborrarle in gola, estrasse velocemente il cazzo, afferrò i capelli biondi della ragazza e le puntò la cappella verso il viso. Giulia fece appena in tempo a chiudere gli occhi che quattro abbondanti fiotti caldi e collosi la colpirono sul naso e la fronte.

Anche la disgustosa scopata in figa si fermò. «Mi hai sempre eccitato, sorellina! Ho sempre sognato godere del tuo corpo!»

«Non venirmi dentro,» implorò Giulia, piagnucolando, «ti prego…»

«Non preoccuparti, non ho intenzione di sborrarti in figa…» rispose il fratello. Il cazzo uscì dal corpo di Giulia.

«Abbiamo altri programmi…» disse Nadia, che continuava a ditalinarsi.

I due ragazzi afferrarono Giulia per i piedi e le spalle e la girarono a pancia in su. Le sue grosse tette ondeggiarono nel movimento, poi si afflosciarono sul suo petto.

Il fratello raggiunse Mario, che andò ai piedi di Giulia, puntò il cazzo in faccia alla sorella e sborrò con soddisfazione. Nuovi schizzi colarono sulle gote e la bocca di Giulia. Lei strinse le labbra, non voleva assolutamente assaggiare lo sperma uscito dalle palle di suo fratello.

Ma non poté che aprirle per gridare: «cosa state facendo?» quando Mario e Mirco la bloccarono per le caviglie e i gomiti. Provò a divincolarsi, ma le fu inutile: i due erano troppo forti. Qualche goccia del seme di suo fratello le finì in bocca, colandole sulla lingua.

La ragazza sputò.

«Aspetta a sputare,» disse Nadia. Salì sul tavolo e gattonò fino a Giulia. «Adesso tocca a me.»

«Cosa... cosa vuoi fare?» Giulia sentiva il cuore batterle all’impazzata, uno stimolo a vomitare la stringeva lo stomaco, in cui pareva avesse l’acido delle batterie dell'auto.

«Adesso mi diverto io, cagna.» le dissi.

«Fagliela vedere, amore,» le disse Andri, «se la merita.»

Giulia fissò sbigottita Nadia mettersi sopra la sua faccia, un paio di gocce di eccitazione si staccarono dalle grandi labbra della mora e piovvero sul viso della bionda.

«Cosa… cosa…»

Nadia mise le mani sulle tempie di Giulia, tenendola ferma. «Adesso mi fotto la tua faccia, cagna.»

La bionda provò a dire qualcosa, ma l’inguine di Nadia si appoggiò sul suo viso e iniziò a muoversi avanti e indietro, la figa che scivolava sulla bocca, sul naso, sulle gote di Giulia, spandendo la sborra dei due ragazzi e—

Lucia interrompe la lettura e resta a bocca aperta. Legge qualche altra riga e mi lancia un’occhiata oltre il tablet.

«Come…» Non sembra meno confusa di quanto lo sia Giulia nel racconto. «Come ti è venuta in mente l’idea di…»

Come fa la gente a non sapere certe cose? Scopano tutti ma sembra non vadano oltre il missionario o il pompino. «Si chiama “queening”, è tipo il facesitting, ma ha una connotazione di potere su chi sta sotto. Sì, tecnicamente non sarebbero necessariamente coinvolti degli uomini che… lubrificano, prima.»

La mia coinquilina stringe le labbra. «Non ti facevo così esperta della cosa.» Si gratta sopra un occhio. «Non voglio essere indiscreta, ma l’hai mai…»

«…fatto, intendi? No… Era in un sogno.»

Lucia annuisce. «E tu eri coinvolta in questo rapporto?»

Distolgo lo sguardo. «Io ero sotto, e Giulia…» Nella mente passano le scene del sogno di due mesi fa. Ho fatto di certo sogni bellissimi, il cui ricordo mi farebbe scintillare gli occhi, e l’unico che è rimasto impresso nella mia memoria è quello della cagna che fa un enorme creampie sulla mia faccia e poi mi violenta…

La ragazza mi guarda, le sopracciglia sollevate. «Vuoi parlarne?»

Un sorriso mesto solleva un angolo delle mie labbra. «Mi vuoi psicanalizzare?»

Le gote di Lucia avvampano, abbassa lo sguardo sul suo tablet. È una gran bella ragazza: mi piacerebbe avere un rapporto più vicino con lei. «Scusa, deformazione professionale.» Il suo sguardo si muove sulle parole della scena dello stupro di Giulia. Indica qualcosa con un dito. «Ah, l’avevo notato prima, ma ero troppo presa dal racconto: qui hai usato la prima persona e uno dei due ragazzi cambia di nome e diventa Andrea. Tra l’altro scritto male.»

Ho un balzo al cuore e il fiato mi si mozza. «Cosa… Andri?»

Lucia mi lancia un’occhiata. «Ma esiste davvero qualcuno con quel…» I suoi anni passati a studiare psicologia entrano in azione: stringe gli occhi, analizza il mio linguaggio corporeo. «Marta, stai bene?»

Il cuore mi batte in gola, la schiena si sta imperlando di sudore. «Sì, va tutto bene…»

Lei non smette di fissarmi. Mette il tablet sul tavolo. «Marta, da quando sei tornata dalle vacanze sei diversa, ancora più dello scorso anno scolastico.» Intreccia le mani sotto il mento e abbassa la voce. «Vuoi parlarne? Ti sarà d’aiuto.»

L’aria del salotto puzza di polvere. È stantia. La sedia è scomoda, e la luce che cade dalla finestra sul televisore crea un riflesso fastidioso. «No, non è successo…» Devo dirlo a qualcuno, non posso tenerlo dentro… «…nulla.»

«Hai qualcosa, un’esperienza, una vicenda che sta disturbando la tua—»

Prima di andare avanti…

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