Elga si affaccia nella saletta. «Marta, hai il tavolo 9: colazione e irrumatio.»
Annuisco e mi alzo in piedi. Sabine è in fondo alla panca di fronte alla mia, persa nella lettura di qualcosa, accanto a lei il volume consunto di “Der Zauberberg” con la carta da gioco usata come segnalibro prossima alla copertina di retro.
Raggiungo il bancone: un vassoio con un french toast ed un bicchierone di succo di frutta mi aspetta. Sono due mesi che lavoro in un fast food, e l’unica cosa che ho ingerito è solo sborra di gente che non conosco e non ho idea di come sia il cibo che esce dalla cucina.
Sul viso di Elga compare un sorriso mesto. Mi si avvicina abbastanza da sussurrare. «Marta, mi spiace che questo sia il tuo ultimo giorno con noi.»
L’emozione che tende le mie labbra è ancora più triste. «Mi mancherai, Elga.» Forse, solo tu tra tutti qui dentro. Hai voluto imparare da Giulia a squirtare, ma sei rimasta l’unica che continuasse a non trattarmi come un’appestata.
Sospiro, sollevo il vassoio all’altezza della testa e mi avvio nella sala da pranzo. Il venerdì è sempre pieno di gente, soprattutto a mezzogiorno, e non c’è quasi che il tempo per lavarsi tra un cliente e l’altro.
Cammino tra i tavoli, qualcuno si volta a guardarmi: un paio di commenti pesanti mi raggiungono, oramai la solita solfa su quanto sia figa o di quanto vorrebbero mettermi a novanta. Incredibile come, dopo due mesi sia passata dal cuore che batte per l’orgoglio al non farci quasi più caso. Devo ricordarmi di sorridere e annuire ai clienti arrapati, anche se so che i tre quarti di questi, se mi incontrassero all’esterno del bordello, abbasserebbero lo sguardo e passerebbero oltre, incapaci del minimo approccio.
Eva sta cavalcando un tipo dai capelli rossi e due baffoni a manubrio che si presenta spesso a “La fritula”: dopo averci passate quasi tutte, ha scelto lei come sua preferita e se la scopa almeno un paio di volte alla settimana. È l’unico che conosco qui dentro che ordina davvero delle fritule come pasto…
Sono su uno dei divanetti, lei ha le mani appoggiate sul petto dell’uomo e sobbalza sul suo cazzo. L’uomo è estasiato. Deve avere almeno il doppio degli anni di Eva. «Sprüh mir ins Gesicht, meine Göttin!»
La ragazza sposta una mano sulla sua passera e inizia a masturbarsi. Nelle ultime due settimane ha migliorato la tecnica, e lei e le altre hanno discusso tra di loro, tra una scopata e l’altra, se mettere nella lista delle prestazioni anche lo squirting.
Diverse teste accanto ai due si voltano per ammirare lo spruzzo di piacere di Eva. Io distolgo lo sguardo: è qualcosa di troppo doloroso.
La cagnetta a stelle e strisce è appoggiata ad un tavolo, un tipo allampanato la tiene per le anche e le scopa il culo. Lei geme sorridendo. Non ha mai dimostrato un minimo di tecnica, vederla scopare mi ricorda sempre un ciocco di legno tagliato con una scure, ma la cagnetta è apprezzata per il suo aspetto fisico da sportiva. E le tette finte. È l’unica con le tette finte, nel nostro turno.
Andri sta lavorando di lingua sulla figa di una biondina che deve avere vent’anni al massimo. L’hanno accompagnata un paio di amiche, che si aspetteranno di essere scopate anche loro dal ragazzo superdotato. La tipa ridacchia, lancia gridolini di piacere, prova a commentare quanto le sta piacendo ma singulti di godimento le interrompono le frasi. Una delle accompagnatrici non riesce a staccare gli occhi dal culo di Andri e continua a palparglielo…
Un lungo sospiro esce dalle mie narici. Mi auguro di riuscire a vedere per l’ultima volta Andri scopare e portare all’orgasmo qualcuna di loro.
L’assenza di Giulia si sente. Il mormorio della clientela riempie la sala, e non è sovrastato dalle grida della cagna che gode e fa godere il suo cliente. Almeno, l’ultimo giorno di lavoro, ho il piacere di non vedere lei, le sue bocce mostruose e gli spruzzi di squirto che lavano la gente.
Appoggio il vassoio sul tavolo 9: un ragazzo con i capelli a porcospino e una catena di acciaio al collo sorride nel vedere il mio corpo nudo. Lui è l’ultimo cliente.
Pensa se fosse stato qualcuno che conosco… dopo averne soddisfatti mezzo migliaio in due mesi, immagina se l’ultimo è un mio amico o, peggio un parente, che si ferma a mangiare qui e, vedendo le hostess, decide di ordinarmi perché vede la mia foto e scopre che vorrebbe scoparsene una simile a quella bella fighetta di Marta, che mi arrapa sempre ma non me la sono mai fatta…
Sorrido. Oramai quasi non si distingue più il sorriso vero da quello PanAm. «Buongiorno, sono…» Le parole mi escono di bocca come la registrazione di un robot. Chissà se mi ritroverò a dirle per sbaglio in futuro, magari mentre sono sovrappensiero…
Non mi sono nemmeno accorta se lui ha risposto. Meglio tornare a concentrarmi sul mio lavoro.
Mi inginocchio davanti al cliente e appoggio le mani sulle mie ginocchia, la posizione standard per un irrumatio, qui dentro, e aspetto.
Lui si alza in piedi e tira fuori un cazzo di tutto rispetto dai jeans. Si avvicina e si ferma con il cazzo a pochi centimetri dalle mie labbra.
Trattengo un sorriso. Mai avrei pensato che qualcosa che consideravo degradante quanto farmi fottere la gola mi sarebbe mancato, eppure… un po’ mi dispiace che questo sarà l’ultimo a farlo. A meno che Dario non voglia accettare di farlo, quando saremo tornati insieme, ma dovrò capire come proporglielo senza fargli capire che ho passato l’estate a farmi fottere in un McDonald’s nudista da chiunque…
Chissà se lui se l’è spassata con qualcuna, in questi due mesi?
Il tipo mi guarda dall’alto. «Apri la bocca… eh…»
È l’ultimo… perché non trattarlo bene? Gli faccio un occhiolino. «Mi piaci, lo sai? E se ti facessi un trattamento speciale?»
Lui solleva le sopracciglia. «Cioè?»
Gli prendo il cazzo con la mano, lo scappello e lo sollevo. Passo il polpastrello del dito sulla cappella, spargendo per tutto il glande la goccia trasparente uscita dal meato. Lui apre la bocca quasi quanto spalanca gli occhi, un profondo respiro gli riempie il petto. Ruoto la testa sotto il suo sesso e prendo in bocca una palla, la succhio, sotto la lingua il nocciolo fa resistenza.
«Porca…» Il tipo ansima, le sue parole sono interrotte da boccheggi. «Porca puttana… sì…»
Sì, mi mancherà questa soddisfazione.
Metto la mano libera tra le sue cosce. Trattengo a stento la tentazione di infilargli un dito in culo, ma è una pratica che solo un paio di volte mi è stata chiesta, e non vorrei rovinare la mia ultima performance spingendomi troppo oltre. Premo un paio di dita nel perineo, che non è poi tanto differente per quanto meno “invasivo”.
Sego appena il cazzo che si è fatto ancora più duro e lucido i coglioni del tipo, uno dopo l’altro. Sono caldi, si stanno riempiendo di sborra: lo farò esplodere nella mia bocca come un candelotto di dinamite liquida.
Lui ansima come se fosse in iperventilazione. Sono brava, sono la migliore, anche se non piscio squirto in faccia ai miei clienti.
Mi afferra per i capelli ma non mi tira indietro. «Non… non farmi venire… ancora…»
Un paio di tavoli più in là, la cliente di Andri urla di piacere sotto il ragazzo che la sta scopando, le sue due amiche sogghignano a quello spettacolo come se fosse comico, ma sono certa che stanno morendo dentro.
Lascio cadere sul mio viso il cazzo e mi spingo indietro dal suo inguine. La palla esce dalla mia bocca, lasciandola gocciolante e lucida di saliva, e l’uccello mi scivola su un occhio: mi fermo quando mi arriva sulle labbra con la punta.
Gli faccio di nuovo l’occhiolino e gli sorrido. «Non venire subito, mi raccomando: fammi divertire un po’ con il tuo bel cazzone in bocca.» È rosso in volto, lo sguardo che usa per fissarmi è pure devozione. Apro la bocca e glielo faccio infilare dentro la mia cavità orale.
