Gliela stringo e mi lancio contro di lui. Lo abbraccio. Dopo sessanta giorni, scopro com’è avere il suo cazzo contro la mia figa. Mi sento morire, al posto della mia passera sono i miei occhi che si stanno riempiendo di liquidi. La gola mi si stringe, il dolore mi sta strozzando. «Scopale tut…»
Lo lascio, inghiotto il grido di dolore che scuote il mio petto e mi lancio in un box doccia. Tiro la tendina, apro l’acqua al massimo – calda o fredda, non importa – e mi accascio a terra.
Porto le mani agli occhi e scoppio a piangere.
È tutta colpa di Giulia, è lei che mi ha impedito di abbandonarmi tra le braccia del ragazzo più bello che abbia mai conosciuto… lei e i suoi stupidi squirti!
***
Il profumo di torta che colma la casa mi riempie la bocca di acquolina: mamma aveva promesso di prepararmene una per il mio ultimo giorno di lavoro, e quella in forno è alla pesca.
Lei si sporge oltre la porta della cucina. Voci maschili e femminili recitano pessime battute. Dev’essere ancora qualche soap opera turca. «Sei in ritardo: hanno organizzato una qualche festa al bar per salutarti?»
Trattengo un sorriso. Se sapesse che sono stata due mesi in un bordello, mi avrebbe chiesto se mi avessero organizzato un’orgia o una gang bang? I muscoli che celano il mio divertimento si trovano a sforzarsi a vuoto: non c’è stata nessuna orgia, o gang bang, o anche solo una bevuta alla mia salute. A parte Andri che mi ha comunicato la sua decisione di andarsene in America con la cagnetta a stelle e strisce, e Hans che mi ha fatto l’imbocca al lupo per l’università e assicurato che anche l’estate prossima avrò un posto garantito nel suo porno fast food, nessun’altra mi ha rivolto la parola.
Sospiro. «Eh, qualche abbraccio e qualche lacrima…» Appoggio sul tavolo del salotto il casco e il computer portatile che ho comprato all’Unieuro pochi minuti prima con i soldi della paga. Dopo anni di ristrettezze, potrò usare per scrivere qualcosa di meglio della tastiera a schermo di un tablet da 200 euro. Era Umberto Eco che sosteneva che cambia lo stile di scrittura a seconda di che strumento si usa?
Chissà se, dopo questi due mesi, saprò esprimere meglio le mie emozioni nelle scene erotiche?
Mi affaccio alla cucina. Il tavolo è un caos di piatti e posate sporchi, il mattarello è di traverso su un paio di asciugamani bagnati e un barattolo di confettura gialla è vuoto per metà. Il profumo è ancora più intenso, e l’umidità è quella di una serra. Mamma è seduta a guardare la tv.
Mi sorride. «Ti mancherà il bar, Marta?»
Chissà se un giorno, per sbaglio, la correggerò dicendole che era un bordello, o quando sarò vecchia e svampita racconterò ai miei nipoti che la nonna, da giovane, si scopava i clienti che ordinavano la colazione. Mi prenderanno per rincoglionita totale. «Beh, sì.» Nel bene e nel male, sì, e più di quanto tu possa immaginare.
Si volta a guardare la torta nel forno. Il timer è tra il 20 e il 25. «Ci vorrà ancora un po’.»
«Non preoccuparti, al momento non ho fame…» È inutile che me lo nasconda, è da quando ho avuto il mio ultimo scambio di battute con Andri nel locale docce che mi si è chiuso lo stomaco e non ho più mangiato nulla dalla colazione. «Vado a cambiarmi.»
Senza la tuta da motociclista – la userò ancora, quest’anno? – torno in salotto e mi lascio cadere sul divano. I cuscini mi avvolgono il sedere e sprofondo appena. Afferro il telecomando dal tavolino e lo punto verso il televisore: mi mancano un paio di puntate per completare la stagione di “Fiamma e…
Il pollice si ferma sul tasto di accensione senza premerlo, il telecomando mi pende dalla mano. Abbasso il braccio e mi volto verso il tavolo: la scatola del portatile è ben visibile. Sembra chiedersi perché non lo sto usando.
Già… voglio essere una scrittrice, non una telespettatrice.
Abbandono il telecomando sul divano, prendo la scatola e la apro. Ne estraggo il portatile e getto cartoncini e polistirolo nella scatola. Finirà sugli spazzacà anche questa, insieme a quella della tv e del tablet.
Appoggio il portatile sulle gambe e lo accarezzo. La superficie del coperchio è liscia e grigia, con una texture che simula qualcosa che mi ricorda le assi di legno finte sui muri de “La fritula”. Sorrido: io e te scriveremo delle grandi avventure dove i protagonisti impugnano pistolini invece di pistole…
Sollevo lo schermo e accendo il computer. Immetto il mio profilo e avvio Word.
Intreccio le dita e spingo le mani oltre il monitor. «Vediamo se mi ricordo ancora come si fa a scrivere…»
Le dita si muovono ad una lentezza spaventosa sui tasti, righe rosse compaiono sotto troppe parole. I due mesi di inattività si fanno sentire, ma il bisogno di scrivere è troppo forte.
Una campanella trilla, la sedia in cucina striscia sul pavimento, le cerniere dello sportello del forno cigolano. «La torta è cotta,» grida mamma dalla cucina.
Piombo fuori dallo stato di concentrazione in stavo scrivendo. Sospiro. «Va bene!»
«Adesso deve raffreddare, però.»
Lo so, grazie. Sullo schermo c’è quasi una pagina scritta, e stavo andando davvero bene dopo aver perso la ruggine dalle dita. Faccio una smorfia: dovrebbero vietare per legge di disturbare chi è concentrato su qualcosa. Anche quella dannata televisione sempre accesa… Scema io a non aver comprato un paio di cuffie per ascoltare musica mentre scrivo per alienarmi dal resto del mondo…
Scuoto la testa. Domani torno al supermercato e ne prendo un paio.
Mi appoggio allo schienale del divano e rileggo.
"Le foglie si muovevano al soffio del vento che sollevava appena i capelli bianchi dello Strigo. Il cavallo avanzava lentamente nel bosco lungo un largo sentiero segnato da profonde tracce di carri piene della pioggia caduta nella notte appena trascorsa.
Geralt tirò con delicatezza le redini e fermò il cavallo quando furono oltre la foresta. La strada svoltava a destra, scendendo con le spire di un serpente seguendo il movimento del declivio che calava fino alla città di—"
Interrompo la lettura. Una smorfia di delusione compare sulla mia bocca: davvero voglio scrivere un’altra fanfiction erotica su The Witcher? Ne ho già fatte cinque: ognuna sembrava peggiore dell’altra e nessun appassionato di quella serie l’ha mai considerata, e la editor della Wade Imaginarium ha detto che non possono pubblicarle per problemi con i diritti d’autore.
Mi stringo le labbra. Mi serve qualcosa di originale, qualcosa che… qualcosa che gira nella mia mente da mesi. Da quando ho avuto la disgrazia di conoscere Giulia.
Gli angoli delle mie labbra si sollevano. Premo Control, A e faccio sparire tutto con Canc. Sulla pagina di nuovo bianca riprendo a scrivere. Non so ancora cosa… ma so già che sarà fantastico, altro che raccontare di Geralt che si fotte Yennefer e Ciri.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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