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Erotika
Ossessione · Cap. 22
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Capitolo 22 di 27 18 min di lettura

L'ultimo giorno di lavoro

Alla fine, dopo due mesi alla Chesa dal Piacér, il periodo di lavoro di Marta ha termine. L'ultimo giorno si preannuncia meno glorioso di quanto la ragazza sognava...

William Kasanova
1 anno fa · 474 letture · 1

Lui ansima, mette le mani sulle mie tempie e mi blocca la testa. Si solleva un po’, mi fa scivolare il cazzo per tutta la lunghezza in bocca e lascio solo uno spirale aperto tra le labbra. La cappella mi arriva oltre le tonsille.

Inizia a fottermi, il suo uccello è in un bagno di saliva che spinge nella mia gola o fa scivolare fuori dalle mie labbra. Ricordo ancora la prima volta che mi hanno scopato la bocca, a momenti mi strozzavo; oramai, sono talmente abituata alla cosa che non mi dà più nessun problema.

Detestavo quel gluc-gluc-gluc che produce la mia bocca mentre mi scopano, era il simbolo del degrado, ma adesso devo trattenermi dal toccarmi a quel suono tanto mi eccita.

Sì, devo chiedere a Dario di scoparmi la gola, lo adoro troppo…

Il cliente muove la testa all’indietro, emette un verso come se stesse facendo uno sforzo. Mi sa che l’ho stimolato troppo con la leccata di palle… Viene già. Mi sborrerà in gola o…

Spinge l’inguine all’indietro e afferra il cazzo bagnato. Un paio di cucchiaiate di saliva straborda dalle mie labbra, scende sul mento e cola sulle mie tette. Chiudo gli occhi e sorrido. Un sorriso vero, non uno di servizio.

L’uomo accompagna ogni spruzzo con un “ah!”. Il primo mi prende in volto sulla sinistra, gli altri tre sono più centrali e colpiscono il naso e le labbra; qualche goccia mi finisce sul seno e sulle spalle.

L’odore di sborra calda mi riempie le narici. Il pizzicore tra le piccole labbra cresce fino a diventare fastidioso. Dopo che il mio viso è stato il bersaglio di scariche di sperma cinque o sei volte al giorno per otto settimane, Dario dovrà faticare per soddisfare le mie nuove perversioni…

Mi sollevo in piedi e mi tolgo la sborra dalle palpebre con le dita. Sorrido al cliente. Il volto dell’uomo è rilassato, soddisfatto. Ma mai quanto me.

Gli brillano gli occhi, contempla il suo piacere che cola sul mio viso. Lo so, caro: una donna bella, con una sborrata sul viso, diventa ancora più meravigliosa. «Grazie, sei stata fantastica.» Prende il cellulare dal tavolo. «Voglio lasciarti una buona recensione e cinque stelle!»

Appoggio una mano sulla sua che sta toccando lo schermo. Sorprendono me per prima le parole che escono dalle mie labbra. «Non importa, non preoccuparti.»

Lui mi guarda confuso.

Sorrido. «Ciò che mi importa è che tu ti sia divertito quanto hai fatto divertire me. Adesso, goditi il pranzo prima che si raffreddi, e, magari, segati un paio di volte pensando a me.»

Il suo sguardo passa sul mio corpo come la luce dello scanner quando sta registrando un documento. Annuisce. «Puoi contarci,» sussurra. «Ma un cinque stelline te lo meriti lo stesso.»

Gli soffio un bacio, mi volto e mi allontano.

Passo la punta della lingua sulla goccia di sborra che mi prude su un labbro. Ormai, la mia valutazione di quasi 5 è crollata a un 3,2 stelle, ma… Sospiro. Che importa? Io ce l’ho messa tutta per quasi due mesi per diventare la migliore qui dentro, mi sono sforzata, ho abbandonato ogni ritegno e ogni remora nel sesso. Mi sono fatta sfondare il culo e mettere in bocca il cazzo appena estratto dal mio stesso intestino, mi sono ritrovata con perversioni che nemmeno credevo potessero esistere e per cosa?

Su un divanetto, Sabine si scuote e squirta in viso al suo cliente, che si mette ad urlare estasiato, con il pubblico attorno che applaude.

Distolgo lo sguardo. Eva e Sabine erano mie amiche, due ragazze fantastiche… ancora non so se ridere o piangere per quella volta che ci hanno scopate tutte e tre insieme durante una festa privata qui a “La fritula”. Adesso non mi rivolgono più la parola per come ho cercato di smascherare i magheggi di Giulia per apparire la migliore.

Ma Giulia è la migliore, non c’era nessun magheggio…

Lurida cagna…

***

Il mio riflesso mi fissa dallo specchio, il viso sporco di scariche di sborra che lo attraversano come ferite di guerra. Qualche goccia è anche sui capelli. Il cliente si è dato da fare… o io l’ho davvero eccitato.

Non trattengo un sorriso. Sarà l’ultima volta che mi specchierò dopo che un uomo ha svuotato le sue palle sulla mia faccia? Dario sarà favorevole a fare qualcosa di simile, quanto torneremo a fare sesso insieme?

Una punta di delusione oscura la gioia nel mio petto al pensiero di come scopa, di quanto sia scarso come amante… Dovrei fare qualcosa per po—

«Marta…» Una voce maschile alle mie spalle mi fa sussultare.

Mi volto, per qualche motivo sono pronta a trovarmi davanti proprio il mio fidanzato, stupito – inorridito – nel vedermi in questa condizione. Invece, a pochi passi da me c’è Andri.

Lui scopa bene. Molto bene. Molto più di Dario.

Ma lo so per sentito dire e per averlo visto, non per averlo sperimentato di persona.

La gioia nel mio petto passa da grigiolina a prossima al buio più pesto.

È l’ultima volta che lo vedrò…

«Andri…» Quasi nemmeno io sento la mia stessa voce tanto è flebile.

Un angolo della sua bocca si solleva, mi guarda con uno sguardo che non è il libidinoso che usava quando c’eravamo appena conosciuti, e nemmeno quello evitante che aveva assunto in seguito. È lo sguardo di un caro amico.

Un leggero bruciore sorge nei miei occhi.

Lui non si avvicina. «Marta, sono dispiaciuto che questo sia l’ultimo giorno che lavoreremo insieme.»  Abbassa lo sguardo, ma non per guardare il mio corpo nudo. Sospira. «Io… io pensavo che tra di noi avrebbe potuto esserci qualcosa di più di un semplice rapporto di lavoro, un paio di mesi fa.»

Non sta parlando di solo sesso… Il respiro passa con fatica nel naso, devo scostare le labbra. Deglutisco per aprire la gola. «Andri… Per… per un periodo l’ho pensato anch’io…» Dio, quanto ti volevo dentro di me, volevo essere la tua puttana… Invidiavo Eva e Sabine per essere state le tue fidanzate, e anche Sasha per quella volta che te la sei scopata sotto la doccia come regalo di nozze… E di tutte le clienti che hanno avuto dentro di te il tuo cazzo! «…ma… ma ho un ragazzo che amo.»

Andri mi guarda in volto, il volto sporco della bega pisciata da uno a cui ho leccato le palle e mi ha scopato la bocca… «È un ragazzo fortunato.»

Il buio nel mio petto mi afferra il cuore, lo strizza. «Lo è anche Briana…» Il sorriso più falso di tutta l’estate lo sto davvero usando con il ragazzo che avrei voluto mi scopasse in una doccia fino a tramortirmi? Davvero, Marta? Davvero?

Andri discosta un istante il suo sguardo sui lavandini, il suo petto si gonfia e si sgonfia, torna a guardarmi. «Ieri pomeriggio stavamo parlando a casa mia…»

Nudi, bellissimi, bagnati di fluidi sessuali, in un turbinio di lenzuola stanche e fradice. Scaccio quel pensiero.

«…e abbiamo deciso di andare insieme in America.»

«Quando?» Questa volta nemmeno io sento la mia voce.

Lui deve aver letto il mio labiale. «Non abbiamo ancora deciso: lei vuole fare ancora un po’ di pratica… nel campo… prima di provare con l’industria del porno.»

«E tu?»

Andri si morde le labbra. «Sto pensando di tentare anch’io.»

Un sorriso si forma sulla mia bocca. Un sorriso mesto, che non prova nemmeno a illuminare il mio viso. Accenno al suo cazzo. «Con quello, ti prenderanno senza problemi.»

«Tu cosa farai? Hai già dei programmi, una volta tornata nel mondo normale?»

«Quelle cose che si fanno vestiti: tornare all’università e vedere se questi due mesi hanno insegnato qualcosa anche a me per scrivere scene di sesso migliori di quelle che buttavo giù prima.»

Lui allunga la mano verso di me. «In bocca al lupo.» Sorride. «Spero di leggere presto un tuo romanzo erotico.»

Prima di andare avanti…

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