Vaffanculo, Giulia, vaffanculo!
«Adesso in bocca!» Il killer sfila il cazzo dal mio intestino, ed è come una barra di metallo arroventata e piena di spine che viene estratta dal mio culo. Mi prende per i capelli, mi alza dal tavolo e mi getta a terra.
Sono in ginocchio, appoggiata al pavimento con una mano per non crollare di lato. Boccheggio con la bocca, nel naso hanno fatto una gettata di cemento. Cosa cazzo vuole ades— L’irrumatio… aveva ordinato un irrumatio! Merda!
Il bastardo infila i pollici sugli angoli delle mie labbra, le tende e, senza aggiungere una parola, mi infila la sua nerchia in bocca, bloccandomi il respiro. Mette le mani dietro la mia testa e me la spinge in avanti fino a farmi trovare la cappella in gola.
Sgrano gli occhi, mi sento soffocare e lo stimolo al vomito diventa ancora più potente. Il sapore sulla mia lingua è disgustoso, è… mi si stringe il petto: il cazzo è appena stato nel mio intestino! È scivolato su mucose lerce e puzzolenti, inculcandosi in recessi di cui ho un disgusto completo al solo pensiero, è stato la causa del dolore lancinante che proviene dal mio inguine…
Il killer mi blocca la testa con le mani sulle tempie, inizia a fottermi la bocca con la stessa passione con cui mi ha rotto il culo, spingendo il cazzo fino in gola e poi quasi estraendolo. Spinge dentro e una saliva lurida che mi allaga la bocca scende in gola, mi finisce nel buco del fiato e devo trattenere la tosse, tira fuori e la bava esce dalle labbra e cola sulle tette e sull’inguine. Ad ogni movimento della nerchia dalla mia bocca si solleva un suono viscido, disgustoso. È il suono che fa un cesso otturato, quando usi lo sturalavandini… Blocco a stento un conato di vomito.
Lo stronzo mi penetra fino in fondo alla gola, si ferma e mi blocca con la faccia contro i peli ispidi del suo inguine. Inizia a gridare, a gemere. Uno spruzzo caldo e colloso finisce nella mia gola, un secondo ancora più copioso, e un terzo. Lui sembra perdere vigore, la forza con cui mi trattiene cala, mi lascia. Cado su un fianco stordita, solo il gesto automatico di allungare una mano mi impedisce di finire distesa sul pavimento. Il movimento è un’esplosione di dolore tra le mie chiappe.
Il cazzo scintilla ed è tirato a lucido come se non fosse mai stato nel mio buco del culo.
Ansimo, mi manca il fiato e mi gira la testa. Sono sconvolta come mai prima di ora, nemmeno sulle montagne russe di Gardaland sono stata così male… Vorrei mettermi a piangere, ma non posso farlo. Che figura farei davanti a tutti? Che figura farei di fronte alle squirtate di quella cagna di Giulia?
Devo sollevarmi in piedi. Devo appoggiarmi al tavolo per fare un po’ di forza perché le gambe sembrano prive di qualsiasi energia. Le stesse, cariche e pronte, che volevano farmi fuggire…
Una nuova esplosione di dolore deflagra dal mio buco del culo, gli occhi mi si sollevano, le palpebre sfarfallano e per un istante mi si deve vedere solo il bianco. È come essere colpita da una badilata alla nuca.
Devo anche pulire il cazzo del cliente, di questo figlio di puttana… Non sono nemmeno sicura di aver portato la salvietta umidificata… Porca puttana, mi toccherà camminare fino al bancone, prenderne uno e tornare qui, con ogni passo che sarà un’agonia e…
Il killer, il bastardo che mi ha rotto il culo, non dice una parola. Si mette l’uccello nelle mutande, tira su la zip e senza salutare si dirige verso l’uscita del fast food.
Vacillo sulle gambe malferme. Vaffanculo, stronzo.
Arranco attraverso la sala da pranzo, tutti gli occhi devono essere puntati su di me, la cretina che si è fatta sfondare il buco del culo e poi mettere in bocca il cazzo lercio – vi prego, non guardatemi, vi scongiuro…
Non ho il coraggio di alzare lo sguardo dal pavimento in legno, non voglio vedere l’espressione di Elga, o quella di Eva e delle altre. Raggiungo la porta dei bagni usando solo la memoria ed entro.
Il getto di una doccia sta scrosciando, l’aria è già umida per essere le otto e mezza di mattina.
Mi appoggio al primo lavandino con una mano, tutto ondeggia come su una nave in balia ad una tempesta. Il senso di malessere cresce ad ogni scossa, il buco del culo emette un grido di dolore ad ogni battito del mio cuore. I muscoli perdono forza come dopo una corsa, come dopo essere fuggita ad un predatore e l’adrenalina termina il suo effetto.
Ma non era una tigre che voleva mangiarmi, era un figlio di troia che mi ha… cazzo… me l’ha infilato in culo e poi in bocca… il sapore del mio intestino è ancora sulla mia lin—
Mi lancio contro la fila di gabinetti, spalanco una porta e crollo sulla tazza. La stringo a me e la sborra, la colazione, la mia anima e la mia dignità esplodono dalla mia bocca con un ruggito, si rovesciano nell’acqua con tonfi liquidi e schizzano ovunque sulla ceramica e sul mio volto.
Ansimo a bocca aperta, il tanfo del vomito mi assale anche il naso otturato. Una lacrima prude lungo il naso e arriva sulla punta, dove rimane a pendere. Voglio morire… com’è possibile che succeda qualcosa di simile?
Inspiro, l’aria passa a stento nella mia gola contratta e dolorante. La testa mi gira, e nella bocca ho un sapore che è pure peggiore di quello del mio intestino… La disperazione fa ancora più schifo della merda…
Qualcuno bussa alla porta del gabinetto, la voce è quella di Andri, non di Giulia, per fortuna. «Ehi, stai bene, Marta? Cos’è successo?»
Mi schiarisco la voce, deglutisco qualcosa che non voglio sapere cos’è. «Tu… tutto bene, Andri.» La voce è rotta dal pianto che sto trattenendo. «Ho… solo preso freddo questa mattina, in moto.»
Per due respiri il ragazzo non parla. «Sei sicura?» La sua voce è bassa, appena udibile.
Stringo una mano, sposto il peso sull’altro piede e una scudisciata di dolore strazia il mio culo. «Sì, sono sicura! Credi che non sappia riconoscere cosa mi fa stare male?» Cosa cazzo vuoi? Dirmi che sono stupida, che non so cosa sto facendo? Che Giulia può essere migliore di me? Per te è facile, stronzo! Sei un uomo: qui dentro scopi tutte le donne con il tuo cazzone di 20 centimetri e ti adorano perché le fai godere. Io sono una donna, devo faticare per far godere un uomo, devo umiliarmi per soddisfarlo!
«Va bene.»
Il suono dei suoi passi sulle piastrelle cala di volume, i cardini della porta d’ingresso del bagno sibilano, il suono della musica e delle chiacchiere nella sala del fast food riempiono il bagno e si attenuano al chiudersi della porta. L’aria filtra tra i miei denti. Quel bastardo se n’è andato così, senza assicurarsi che stessi bene davvero? Non è rimasto ad aiutarmi a superare questo momento?
Che lurido bastardo! Vuole solo scoparmi in una doccia e nient’altro… Andri non è meglio di Giulia! Sono tutti dei bastardi, che non apprezzano i miei sforzi, non riconoscono i miei sacrifici nel migliorarmi!
Il gabinetto è un casino di vomito, pezzetti di brioche scivolano in colate gialle lungo l’imbuto della tazza, grumi di qualcosa galleggiano nell’acqua lercia. Ecco cosa ricavi dal voler migliorare la qualità del tuo posto di lavoro, e nessuno che ti tiene la fronte mentre scarichi lo stress dell’impegno…
💖 Mostra il tuo apprezzamento Ti è piaciuto questo capitolo? Se le mie parole ti hanno fatto fremere, premi il cuore. È un gesto semplice, ma per me è come un sussurro di piacere che mi spinge a continuare.
✒️ Lascia un commento Dimmi cosa ti ha fatto vibrare: una scena, un dettaglio, un’emozione. Le tue parole possono accendere la mia immaginazione tanto quanto la mia storia ha acceso la tua. Scrivi, ti leggerò con avidità.
📧 Scrivimi una e-mail Hai un pensiero più intimo da condividere? Qualcosa che vuoi dirmi lontano dagli occhi di tutti? Mandami un'e-mail: [email protected]
📱 Contattami su Telegram Vuoi un contatto più diretto, un dialogo che scorre veloce come i tuoi battiti? Raggiungimi su Telegram: @williamkasanova
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Prima in culo e poi in bocca... Un degrado tale mi ha sconvolta al punto che non vedo l'ora di subirlo in un prossimo capitolo del mio romanzo 😘