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Erotika
Ossessione · Cap. 15
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Capitolo 15 di 27 13 min di lettura

«Non sei vergine di culo, vero, Marta?»

Marta parte all'attacco contro Giulia, proponendo una lista di nuovi servizi al suo superiore per soddisfare meglio i clienti. Le colleghe, però, mostrano più preoccupazione che entusiasmo alla notizia...

William Kasanova
1 anno fa · 516 letture · 2

«Va bene, sa meglio di me cosa volete offrire ai clienti.»

Il capo prende il natel e scatta una foto alla lista. «La mando al tecnico: se è già davanti al computer glieli faccio inserire nel tuo profilo. Se no, saranno attivi domani.» Solleva lo sguardo verso di me dallo schermo del telefonino. «Sei sicura? No, te lo domando perché al colloquio, ricordo, non volevi accettare l’anale mentre adesso…»

Scopro di avere il buco del culo contratto, come se trattenessi qualcosa. Devo lasciar fluire anche il fiato che mi si è bloccato nei polmoni. «Sì, signor Rigonalli. I clienti…»

Lui annuisce e preme qualcosa sul natel e lo appoggia sulla scrivania. «Ammiro la tua devozione al lavoro, Marta. Sei la migliore: te l’ho detto e te lo ripeto.»

Il disagio si dissolve in una vampa che mi infiamma il petto e i muscoli al ricordo di quanto stava dicendo ieri a Giulia, mentre le leccava la figa piena di sborra. E le parole e la passione che ha usato con lei erano ben superiori di uno spassionato “Sei la migliore”.

Devo togliermi la tuta da motociclista che mi sembra di essere in una sauna; e togliermi dalla vista questo bastardo. «La ringrazio, signore…» Trattengo a stento un grido di rabbia. «Ora vorrei andare a cambiarmi…»

L’uomo annuisce. «Buon lavoro, Marta, e grazie per essere dei nostri.»

****

Andri si gira verso di me al suono della porta che si apre. Indossa solo le mutande: più vestito di quanto sia abituata a vederlo. «Marta! Alegra! Pensavo non venissi al lavoro, oggi: non ti ho vista nel parcheggio.»

Eva e Sabine sono poco più in là, mezze nude. Si voltano a salutarmi.

Prendo la chiave dalla tasca della tuta da motociclista e apro l’armadietto. «Sono arrivata prima.» Abbasso la zip e inizio a sfilarmi le maniche. È sempre un casino togliersele. «Sono andata dal capo.»

«Aspetta.» Andri si mette dietro di me e afferra i polsini. Tira verso il basso e mi sfila le maniche. «Ecco fatto.»

Mi giro e gli do un bacio su un angolo della bocca. La mano mi cade sulle mutande, sfioro per caso il suo cazzo e glielo stringo. È eretto in parte, ma è già più grosso di quello di Dario. Anche sotto le mie mutandine inizia a farsi sentire qualcosa di piacevole.

Andri accosta le sue labbra al mio orecchio. «Se mi ringrazi così, ti aiuto a spogliarti tutte le mattine.»

«Scemo.» Mi stacco da lui. Apro le dita e lascio anche il suo cazzo. Il calore della sua eccitazione sfugge dalla mia presa, il palmo si raffredda.

«Come mai sei andata da Hans?» Andri si afferra l’elastico delle mutande e le abbassa. L’eccitazione che ne fuoriesce è al massimo della sua estensione. «Ehm… Marta?»

«Cosa… scusa.» Vedo il suo cazzo per sei ore al giorno ma non riesco a smettere di fissarlo. «Ho… ho pensato di rimpolpare la lista delle mie prestazioni.»

Lui mi guarda, ha le mutande in mano ma sembra essersene scordato. «Cosa intendi? Pensavo… pensavo non volessi…» Abbassa lo sguardo sul mio sedere ancora nelle mutandine.

Sabine si allaccia la fettuccia che ha fatto passare tra le tette. «Pensa che io credevo fossi…» Resta con le mani ferme a metà del fiocco sulla spalla e mi fissa. «Non sei vergine di culo, vero, Marta?»

Eva mi scruta a sua volta, con in mano il reggiseno. «Non lo sei, giusto?» Ha la stessa espressione allibita che avrebbe mia madre se mi trovasse in camera un pacchetto di sigarette.

Deglutisco. Il cuore batte come un martello pneumatico in gola. «No, cosa state pensando… io… io lo tenevo solo per il mio ragazzo. Il culo, intendo.» E do via la figa, certo, idiota… «A… a lui piace tanto.»

«Meno male,» Eva infila il reggiseno nell’armadietto, «è una cosa poco piacevole, essere sverginata lì dietro. Il mio ex l’avrei preso a pugni per come mi ha sfondata.»

Andri si indica con un dito e lo muove a pendolo. «Non parla di me,» sussurra.

«Oddio,» Sabine termina il fiocco e si controlla nello specchio sull’anta dell’armadietto. «mi viene in mente quella rincoglionita del Canton Ticino, che si era fatta sfondare da un cliente… credo abbia perso la voce dalle grida che ha tirato fuori.»

Andri fa una smorfia. «Non l’hanno buttata fuori dal bordello a pedate nel culo solo perché avrebbe urlato ancora più forte. Non si è più fatta vedere.»

Eva abbassa le mutandine. «Ci mancherebbe soltanto… Penso sia tornata a casa strisciando come i militari quando passano sotto il filo spinato: di certo non si è seduta sulla sua auto.»

La mascella è serrata al punto tale che mi fanno male i denti, il fiato è bloccato nei polmoni. Cosa cazzo ho fatto? Io… Se corro da Hans riesco ancora a fermarlo e non fargli aggiungere almeno l’anale alla lista delle mie prestazioni! Non voglio perdere la faccia davanti ai miei ami—

«Alegra, Giulia!» La dolce voce di Eva è come una scudisciata nell’aria.

La cagna bionda esce dal corridoio, solleva lo sguardo e ci degna appena di un’occhiata con una smorfia sulle labbra appena accennata. «Ciao…»

Sabine volta il capo verso Eva, indica la bionda con un cenno e chiede consiglio con un altro. L’altra le fa un gesto con una mano, incoraggiandola.

«Alegra, Giulia.» La mulatta è più incerta. «Come va?»

La stronza non alza nemmeno lo sguardo dal pavimento. «Bene.» La voce è un sibilo, non sembra nemmeno quella della stessa tizia che ieri mattina gridava mentre spruzzava di squirto un cliente… Ci considera meno di loro? «E… e voi?»

Eva scavalca la panca e si siede davanti alla cagna. «Giulia, volevamo chiederti se…» La ragazza si passa una mano sulla nuca e abbassa lo sguardo. «Beh, ieri e il giorno prima hai fatto delle cose che…»

Sabine le assesta un colpo con la mano sulla spalla per interromperla. «Ci insegni a squirtare, Giulia?»

Sgrano gli occhi. Cosa stanno facendo quelle due? Perché fingono di essere imbarazzate davanti alla cagna?

Perché le parlano?

Un’ondata di calore mi sale fino alla testa. Perché Eva e Sabine stanno cercando di fare amicizia con Giulia?

La stronza è confusa quanto me. Apre le labbra, le chiude e sbatte gli occhi, come se il suo cervello limitato non fosse in grado di comprendere cosa stia accadendo. «Io…»

«Sei stata fantastica, ieri!» Eva solleva le mani, sembra Dario quando parla di qualche gol della sua squadra del cuore. «Hai letteralmente lavato quel tipo con i baffi! È stato qualcosa di incredibile!»

Le labbra di Giulia si stringono. «Grazie, ma è… è un po’ complicato da spiegare, ragazze...»

«Non lo mettiamo in dubbio,» Sabine appoggia una mano sulla spalla di Giulia. «Ma che ne dici se questo pomeriggio ci vedessimo al… eh…» La mulatta lancia un’occhiata a Eva.

Eva si alza in piedi. «…al Bar Heidi alle tre?»

Giulia scosta lo sguardo dalla mano sulla spalla e lo indirizza su Eva. Sorride. Le brillano gli occhi. «Ne sarei felice…»

«Grazie.» Sabine abbraccia la cagna. Lei si irrigidisce. È impossibile sia la stessa che vedo nella sala de “La fritula” e fa urlare di piacere i clienti…

Eva scavalca la panca e si gira nuovamente verso Giulia. «Ovviamente, puoi non spiegarci come squirtare. Passeremo un momento a chiacchierare.»

La cagna torna a fissare il pavimento e si scosta una ciocca di capelli dall’orecchio. «Mi farebbe piacere insegnarvelo. È… è molto divertente spruzzare.» Gli occhi brillano e un largo sorriso appare sul suo volto.

Il respiro filtra tra i miei denti, la mano destra è stretta fino a farmi male. Cosa cazzo…

«Sarà bello vederle tutte e tre che squirtano!» ridacchia bassa voce Andri.

Lo fulmino con lo sguardo. Vaffanculo anche a te, stronzo!


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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