Sbatto gli occhi. «Cosa…» Mi si mozza il fiato: gli avevo promesso che oggi, al termine del turno, avremmo fatto finalmente la doccia insieme! Cazzo!
Ho in mano le mutandine infilate in un foro fino a metà coscia. «Mi… mi spiace, Andri… Io stavo pensando ad una cosa e mi è sfuggito di mente.»
Lui annuisce ma non riesce a nascondere del tutto la sua delusione. «Non importa, Marta. Ho notato che eri un po’ con la testa tra le nuvole, oggi.» La sua voce perde il tono ironico. «Va tutto bene?»
Annuisco. Spero di saper governare il mio linguaggio del corpo meglio di lui.
Andri abbassa la voce. Siamo solo io e lui ancora nello spogliatoio, Eva, Sabine e Sasha sono sotto i getti delle docce e non possono sentirci. «Non è il lavoro, vero?»
Scuoto la testa e mi mordo le labbra. «No, non preoccuparti.»
«Se ci sono problemi, non fartene tu a parlarmi.» Ha completamente perso il suo atteggiamento da stronzo che rimorchia qualsiasi donna che gli capiti a tiro, ma se avessi un fratello maggiore direi che è così che vorrei che si comportasse se mi vedesse preoccupata.
Inspiro a fondo. Mi sento una merda a mentirgli. «Non è nulla.» Gli appoggio una mano sul braccio e tento il sorriso meno falso che riesca a trovare. «Mi spiace, scusa…»
Andri appoggia una mano sulla mia. È calda, non sta accarezzando la mia pelle ma la mia anima. Il suo sorriso è più sincero del mio, ma è pieno di malinconia. «Non preoccuparti. L’importante è che tu stia bene.»
Se non avessi il cuore pieno di qualcosa di nero e catramoso, mi inginocchierei davanti a lui e gli farei il mio miglior pompino di tutta la mia vita. Ma invece della figa sono gli occhi a prudermi.
Il ragazzo ha l’educazione di guardare il suo armadietto e prende un docciaschiuma con scritte in tedesco. «Vado a lavarmi…» Non è un invito, è un saluto.
Il suo culo muscoloso si allontana verso le docce. In un’altra occasione lo contemplerei, forse mi infilerei anche un paio di dita in figa e mi darei piacere pensando ad Andri che mi possiede… ma adesso provo solo rammarico.
Sospiro e riprendo a vestirmi.
Da dietro l’angolo giunge la voce di Sasha. «Andri, sono molto delusa da te: mi aspettavo un regalo di matrimonio.»
«Oh… sì, stavo pensando a cosa prenderti, ma sono indeciso.»
«Non preoccuparti, puoi darmi i tuoi venti centimetri di cazzo. E non ci voglio nemmeno il fiocco.»
Un paio di risate femminili accompagnano le parole della mia connazionale.
Mi infilo i pantaloni della tuta da motociclista e allaccio le scarpe.
Giulia non si è più vista da quando abbiamo finito il turno e siamo andati nello spogliatoio. Che stia ancora soddisfacendo qualche perversione in sala?
Riceverà un altro commento entusiasta e cinque stelle da qualche degenerato, mentre io no.
Deglutisco. Non posso restare con le mani in mano, devo reagire. Devo dire ad Hans che voglio aggiungere nuove prestazioni alla mia lista.
Chiudo l’armadietto e, nel suono delle docce e di gemiti di piacere, attraverso lo spogliatoio e apro la porta da cui è entrato Hans ieri mattina. Quando è venuto a dire che sono la migliore hostess che abbia mai lavorato qui…
Il corridoio degli uffici è piccolo, i muri sono coperti da legno scuro e dei vasi di ficus benjamin abbelliscono un paio di angoli. Un quadro mostra una donna vestita di azzurro in un ambiente alpino con un paio di pecore; è tutto un insieme di trattini colorati, fa un effetto strano ma piacevole.
La scrivania della segretaria è vuota, dev’essere a pranzo – mangerà a “La fritula” o andrà a casa?
Mi fermo davanti alla scrivania, appoggio una mano guantata sul piano. Cosa devo fare? Passo un altro momento, o busso? Non sono sicura che troverò ancora il coraggio di proporre una modifica alla mia lista di prestazioni e me ne pentirò mentre quella cagna bionda continuerà a sembrare migliore di me…
No, non mi fermerò per questo.
La porta dell’ufficio è accostata, uno spiraglio di luce s’insinua tra il battente e il telaio. Mi avvicino e allungo la mano sull’an— Una voce femminile appena udibile proviene dalla stanza di Hans: mi blocco a pochi centimetri dalla porta.
Gemiti sostituiscono la voce. Sgrano gli occhi: la segretaria non è andata a mangiare ma sta facendo sesso con il mio capo? Davvero? Come può una donna voler scopare con uno come lui?
La segretaria parla di nuovo, le sue parole appena udibili. Il cuore mi balza in gola. Non è la segretaria! Inspiro a fondo, stringo i denti: è la cagna! Giulia fa sesso con Hans! È…
L’immagine di Hans appare nella mia mente, con i suoi occhiali rotondi, il riporto, quell’accenno di pappagorgia… Giulia, che con il corpo che si ritrova potrebbe avere qualsiasi uomo ai suoi piedi, si va a scopare Hans?
Dovrei andarmene, non immischiarmi, cancellare tutto dalla mia mente… è solo un incubo a occhi aperti, qualcosa che non ha senso nell’universo. Ma…
Appoggio la mano e discosto un altro po’ la porta, apro di qualche centimetro il varco. Mi sposto di mezzo passo di lato e tra il battente e il telaio compaiono i due.
Lei è ancora nuda, disgustosa nella sua perfezione, i grossi seni, i capelli biondi, Hans inginocchiato davanti a lei. Le sta leccando la figa, sembra grugnire come un maiale che ha trovato un tartufo mentre passa la lingua sulle sue grandi e piccole labbra… Labbra ancora sudice di sborra dell’ultimo cliente che l’ha fottuta, che le è venuto dentro?
Giulia accarezza i radi capelli di Hans. «Bravo, bastardo,» sussurra, «puliscimi per bene.»
L’uomo si stacca dall’inguine della cagna, la guarda, la contempla, la venera. Poco ci manca che si metta a piangere annichilito da tanta bellezza. Ha due dita nella figa della bionda, brodo femminile lercio di sperma in parte liquido e in parte solidificato è colato fino al polso. «Grazie per permettermi di bere la sborra dal tuo tulipano, mia dea…»
La cagna spinge la testa del nostro capo contro il suo sesso. «Non fermarti, cane. Lecca, fammi godere, e potrei farti giocare con le mie tette.»
Lui alza la testa a pochi pollici dalla figa, ha la faccia che brilla di quello che ha leccato dalla fregna della cagna. «Sei la migliore, Giulia… ti amo.»
Un sorriso si apre sulle labbra della bionda, gli occhi le si socchiudono, il volto le si illumina. Non l’ho mai vista così soddisfatta, nemmeno quando squirta addosso ai clienti. «Dillo ancora, cane…»
Hans toglie le labbra dalla figa. Gocce trasparenti gli colano dalle labbra. «Nessuna è al tuo livello, mia dea: ho creato tutto questo solo per vederti scopare, ammirarti mentre godi. Potrei mandare via tutte le altre puttane, e tu saresti…»
Faccio un passo indietro. Gli occhi mi ardono come se fossero pieni di fumo e la gola stringe fino a dolermi. Figlio di puttana… Mi ha ingannato tutto questo tempo, mi ha presa per il culo dal primo giorno che sono stata qui! Spergiurava che fossi la migliore che avesse scopato, che i clienti mi amassero più di chiunque altra troia qui dentro… e non è vero!
La mano vicino alla porta trema, si chiude come gli artigli dell’aquila, pronta ad entrare lì dentro e fare… Distendo le dita, le apro con una fatica che sembrano fatte di metallo. No, non voglio entrare lì dentro…
Deglutisco, la saliva è come lava che scende su una ferita nella mia gola. Vaffanculo! Vaffanculo! È tutto un inganno: la soddisfazione dei clienti, le valutazioni, i commenti servono solo a costringerci a farci il culo per nulla, a impegnarci ma non guadagnare nessun piacere.
Attraverso il corridoio di corsa e torno nello spogliatoio. Le docce sono ancora in funzione, una voce femminile geme. Loro lo sanno che si stanno facendo fottere da sconosciuti quando nessuno di loro è al livello di quella puttana con le tette grosse? Sono qui per la loro stessa soddisfazione o per i soldi dello stipendio.
Mi lancio verso l’ingresso dei camerieri e lo spalanco. La luce che inonda il parcheggio mi trafigge gli occhi, la mia moto si delinea tra una Audi nera e una BMV blu.
Strappo il casco dal manubrio e lo indosso. Mi tremano le mani, devo fare due tentativi per chiudere la fibbia a sgancio sotto il mento. Inforco la moto e la avvio, do gas e il rumore echeggia nel parcheggio, rimbalza sulle montagne attorno a Pontresina.
Se tornerò anche domani, sarà solo per lo stipendio e per non ritrovarmi senza lavoro quest’estate, nient’altro. Non parlerò più con quel bastardo di Hans, e Giulia e la sua troiaggine non avranno più una sola briciola dei miei pensieri.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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