La ragazza impugna il cazzo con una mano, l’altra sta giocando con le palle del suo cliente. Lo fissa negli occhi, la bocca aperta e punta della lingua scivola attorno alla cappella. L’uomo è scosso da brividi, come se fosse nudo in pieno inverno, ha le braccia strette contro i fianchi e dal respiro sembra soffrire più che godere.
«Ti piace, Enrico?» Giulia ha una voce calda, che avvolge l’anima di chi la sente. È l’esatto contrario della donna che ho visto nello spogliatoio o sulla panca. «A me piace tanto, il tuo cazzo…»
Enrico chiude gli occhi, si lascia sfuggire un ruggito. Solleva una mano, il braccio trema per il piacere che la lingua della bionda gli sta infliggendo. «Giulia, ti… ti prego… passa alle tette… mi stai per far… venire…»
Lei solleva la testa dal cazzo, la punta della lingua che si accarezza il labbro superiore. Afferra i grossi seni con entrambe le mani, comprimendole. «Ti piacciono le mie tette, Enrico?» Le solleva verso l’uomo. Non so se io o lui abbiamo gli occhi più sbarrati a quella vista. «Toccale, Enrico. Vanno bene?»
Le parole del mio cliente mi catapultano nella realtà. «Ehi, cavalcami.» Si è abbassato i pantaloni e le mutande e ha in mano l’uccello.
«Sì.» Mi serve uno sforzo per smetterla di guardare… contemplare quella troia che prende tra le sue grosse bocce il cazzo di Enrico e si mette a muoverle su e giù. Mi sistemo sopra le gambe del mio uomo, prendo il suo uccello e me lo punto contro l’imbocco della figa. Mi impalo, la cappella entra nel mio sesso bagnato… bagnato dall’esibizione di Giulia…
Il mio cliente non mi guarda nemmeno, lo spettacolo offerto dalla bionda calamita la sua attenzione, come quella di chiunque qui dentro. Anche Elga la sta fissando con in mano una tazza fumante davanti ad un vassoio che sta preparando.
Sto facendo il mio lavoro ma nessuno mi considera, nemmeno quello che ha il suo cazzo nella mia figa… Il panico mi sfiora l’anima, lo stomaco mi si stringe. No…
La mia mano si muove con la velocità con cui assesterei una sberla ma accarezza la guancia del mio cliente. «Come ti chiami?»
«Eh?» La sua bocca si muove appena, è più una risposta automatica, come un bot quando mandi una e-mail e ti informa che la tua richiesta è stata messa nella lista di quelle da controllare. Si volta verso di me, almeno ha la decenza di non stupirsi di avere una mora che lo sta fottendo. «Ah…»
Mi prende per le anche e inizia ad accompagnare il mio movimento di gambe. Fissa per un istante la mia seconda, la studia, decide che la quinta di Giulia è meglio e torna ad appassionarsi alle sue bocce.
Il petto mi si stringe, trattengo a stenti un’espressione di rabbia. Lurido figlio di puttana…
L’occhiata verso Giulia, però, non riesco ad arrestarla, è troppo forte. È come essere attratti da una scena horror in un film: so che mi tormenterà e che me la sognerò di notte, ma devo vedere.
L’immagine del tizio sbudellato dal mostro nel film splatter scelto da Dario il mese scorso è stata meno dirompente per la mia anima di Enrico che ha la stessa faccia di chi sta per essere accolto in paradiso, il suo cazzo scomparso tra le tette della puttana bionda. L’uomo ha la testa reclinata all’indietro, una mano sul capo di Giulia.
Le parole dell’uomo sono appena distinguibili dal suo ansimare. «Sto per… per venire…»
Giulia abbassa il capo, discosta le tette quanto basta per lasciar emergere la cappella rosso fuoco. «Solo perché sei tu, Enrico, e per il tuo splendido cazzone…»
L’uomo sembra avere un attacco epilettico o attraversato dalla scossa, geme e ansima come se soffrisse. Liquido bianco schizza sul viso di Giulia, che esprime la sua soddisfazione con una risata argentina.
Eccitato più dallo spettacolo che da me, il mio uomo emette un gemito, sul suo volto si dipinge l’espressione di chi sta forzando per scoreggiare, e si svuota dentro la mia figa.
Che merda…
Accenno un sorriso e mi alzo in piedi. Il cazzo scivola fuori dalla mia vagina bagnato dei nostri umori e si accascia tra le gambe del mio cliente. Strisce bianchicce lo imbrattano nella parte più esterna dell’asta, una goccia cola dal meato.
Prendo dal vassoio il pacchetto giallo, lo strappo e ne sfilo la salvietta. La avvolgo attorno al cazzo sporco e lo pulisco, il tizio che ci è attaccato non mi degna di uno sguardo: continua a guardare Giulia che sta dando un bacio sulla guancia del suo cliente.
Lui sorride, uno sbafo di sborra gli resta su una guancia. La bionda emette una risatina a quella vista, passa la sua salvietta e pulisce il volto dell’uomo. Lui le restituisce il bacio su una tetta.
«Sei sempre la migliore, Giulia…»
Lei gli sussurra qualcosa in un orecchio, Enrico annuisce e da una tasca prende il telefono. Scatta una foto alla ragazza nuda, imbrattata in viso e sul seno del suo seme, e inizia a premere sullo schermo.
Inalo a fondo, il petto è stretto in una morsa. Quella puttana bionda non può essere la stessa tipa semicatatonica che ho visto questa mattina. Stringo in mano la salvietta sporca, la soluzione umettante e la sborra si spandono nella morsa del mio palmo.
A stento mi ricordo che devo salutare il mio cliente… lo stronzo che ha passato il tempo a fissare le bocce di Giulia mentre gli scopavo il cazzo…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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