Deglutisco. Nei cinque racconti erotici che ho scritto, Gerald svergina il culo di tre sue amanti… Un senso di tristezza spezza l’eccitazione nel mio petto per la durata di un battito di cuore: vorrei essere anch’io sverginata nell’ano, ma… Gli occhi mi bruciano, a stento mi escono le parole dalla gola… «No, Dario…»
La sua delusione dev’essere maggiore della mia, non riesce ad impedire che un po’ gli sfugga attraverso la voce. «Va bene…» È un bravo ragazzo.
Scende con la testa e mi bacia il collo: chiudo gli occhi, il fiato mi esce a tratti, le gambe sono scosse da un fremito di eccitazione. Sa che mi piace da impazzire quando mi bacia sopra la scapola.
Mi inginocchio davanti a lui, premo le labbra contro il cavallo dei suoi jeans. Non possono contenere l’afrore di eccitazione che provoco a Dario… L’idea che glielo faccia diventare duro mi eccita ancora di più…
Gli slaccio i jeans e li lascio cadere lungo le gambe. Lui si toglie le scarpe da ginnastica usando i piedi.
Le mutande hanno assunto una forma ridicola, deformate dall’erezione di Dario. Dev’essere doloroso avere il cazzo in tiro in quella posizione: afferro l’elastico e lo libero. Il cazzo cade in avanti come un ponte levatoio dei cartoni animati, il meato che mi fissa come la pupilla di un gatto in piena luce. Una goccia trasparente scivola fuori.
Non è grosso come quello di Gerald nel mio racconto, ma chi se ne frega? Me ne serve forse uno più grande? E, sì, ha ragione Dario: non so dire a vista quanto sia lungo quello che mi fotto da mesi, di certo non può Yennifer con l’uccello che si ritrova davanti per la prima volta.
Lo afferro, con il pollice e l’indice spingo indietro il prepuzio e il glande del mio ragazzo si scopre. L’odore di maschio arrapato aumenta, è il profumo più buono al mondo. Me ne riempio i polmoni, l’afrore di eccitazione coccola e riempie il mio olfatto. Posso strizzare le mutandine.
Dario passa una mano sulla mia nuca, sotto i capelli lunghi. «Succhiamelo, Marta…»
Non hai bisogno di chiedermelo. Passo la lingua sul glande, prendo con la punta la goccia trasparente che esce dal meato.
Dario emette un grido soffocato seguito da ansimi.
Faccio entrare il glande in bocca, muovo la mano lungo l’asta e la lingua sulla cappella.
Il mio ragazzo mi accarezza la testa, i suoi respiri sembrano quelli di un asmatico. «Cazzo… Marta, sei fantastica!»
Non sono fantastica, Dario, sono la migliore.
Allontano la testa dalla cappella, che esce bagnata e violacea. L’afferro con la mano, sollevo l’asta e prendo in bocca una palla. La succhio, voglio che si gonfi di sborra, voglio che Dario mi riempia con il suo seme quando il suo piacere esploderà dentro di me.
La sua mano si appoggia sulla mia fronte. «Fermati, Marta… Mi stai facendo venire…»
Mollo la sua palla e mi alzo in piedi. Mi abbasso i pantaloni della tuta e mi siedo sul bracciolo, mi lascio cadere sul divano. Dario mi raggiunge, apre meglio le mie gambe, appoggia la cappella contro l’orifizio e spinge. La sua cappella bagnata di saliva scivola nella mia figa lubrificata dall’eccitazione. Entra per buona parte del suo cazzo, spinge fuori dalle labbra della mia bocca un sospiro di piacere.
«Fottimi, Dario…»
Lui si punta con le mani sul divano, le braccia a tenerlo sollevato, e comincia a scoparmi. «Ti amo, Marta, ti amo!»
Il suo cazzo sprofonda nel mio corpo, si muove appena un paio di volte, e l’umido della sborra m’inonda la vagina. Dario crolla e solo per miracolo non mi finisce addosso di peso.
Si getta al mio fianco, a stento stiamo in due sul divano. È rosso in viso, ansima e ha un’espressione soddisfatta. Mi massaggia una tetta e mi dà un bacio sulla guancia.
«Grazie, piccola. È stato meraviglioso.»
Non sono sicura si possa definire sorriso quello sulle mie labbra. Per fortuna, mento meglio di lui. «Anche per me…»
Mi stringe a sé. Il battito del suo cuore mi percuote il braccio appoggiato sul suo petto: per una scopata di due minuti pare abbia fatto un triathlon… Non ha stile, non ha resistenza…
Come posso diventare la migliore scrittrice di narrativa erotica se le esperienze a cui posso avere accesso sono così scadenti? “Scrivi di quello che sai”, dicono come un mantra, ma se il mio ragazzo dura quanto un reel e ha la fantasia di una fotocopiatrice bloccata sulla stessa pagina, in che modo riuscirei a creare scene di sesso avvincenti, che eccitino il lettore… che lo portino a interrompere la lettura per mettersi le mani nelle mutande e darsi piacere?
Un sospiro esce silenzioso dalle mie narici. Quasi sia una tradizione dopo l’ennesima, pessima scopata con Dario, ricordi della mia passata vita sessuale dissoluta si affacciano alla mia memoria. Vacanze passate nelle spiagge per nudisti con Emma e Lisa, scopate sugli alpeggi nei fine settimana… il sesso a tre con i due studenti di medicina la prima settimana a Pavia…
«Non ti ho più chiesto cosa farai questa estate, Marta.»
La sensazione di avere un cazzo in bocca e l’altro in figa abbandona il mio petto. «Non lo so… Torno in Valtellina. Poi…» Trattengo una smorfia all’idea di passare altri due mesi a vendere verdura nel negozio nella piazza di Sernio. Soprattutto per quella miseria di paga…
Ma cos’altro potrei fare?
Lisa ha lavorato per un paio di anni in un bar di Poschiavo, ed era entusiasta della paga che le davano gli svizzeri. Aveva addirittura pagato la pizza a tutte, quando aveva ricevuto il primo stipendio.
Dario muove un dito sul mio capezzolo. «Anch’io tornerò a Lugo. Te l’ho detto che mio padre sta modernizzando la sua stalla e…»
Sollevo lo sguardo al soffitto. No, non sarebbe male lavorare in Svizzera un paio di mesi. Magari in un ristorante o… O in un night… ce ne sono a Poschiavo? Un sorriso si accenna sulle mie labbra: non sarebbe male…
Magari arrotondare un po’ con qualche cliente desideroso di avere una ventiduenne nel letto per una notte…
Dario mi dà un bacio sulla guancia. «Ti scriverò ogni giorno, amore.»
Mi volto e glielo restituisco. «Anch’io.»
Chissà se posso mandare curriculum ai bar via internet…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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