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Erotika
Ossessione · Cap. 3
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Capitolo 3 di 27 13 min di lettura

...ma quelle dell'editor anche troppo

Marta tenta il suo accesso nella letteratura con una piccola casa editrice, ma...

William Kasanova
1 anno fa · 459 letture · 2

Di conoscenze che mi mancano per poter essere la migliore scrittrice di narrativa erotica in Italia.

Tocco la scritta azzurra.

La schermata di un sito web si apre sullo schermo. Il nome “La forgia delle storie – Scuola di narratologia” compare in alto, sotto è presente un video di presentazione pronto ad essere visto, a sinistra un menù che conduce a varie sezioni. Clicco su “Corsi”.

Immagini di incudini con penne d’oca al posto dei martelli sovrastano scritte in grassetto: sono i corsi disponibili. Sono una mezza dozzina, vanno dal corso base di scrittura trasparente a quello avanzato di narratologia, passando per uno sui dialoghi e uno sul world building. C’è una breve descrizione di ognuno, con il prezzo.

Sgrano gli occhi: ma quanto cazzo costano? Il base 1.200 euro, quello di creazione delle storie 1.500, gli altri anche di più… Devi essere un cazzo di milionario per poter scrivere, altroché fare l’universitaria!

Non posso permettermi qualcosa di simile, a stento arrivo alla fine del mese con quanto mi passano i miei, e già devono fare sacrifici per poter mangiare anche loro. Sono fregata…

La scritta “Offerte” ha un colore più in chiaro, sembra disattivata. Non importa: la tocco.

Si apre una nuova pagina. Tre incudini, le stesse che comparivano prima, ma in gradazioni di grigio invece che a colori, sono raggruppate in un’unica immagine. Sotto compare la scritta: “pacchetto offerta” e “Scrittura trasparente + narratologia + dialoghi a soli 1.800 euro!”.

Mi gratto una gota. Il prezzo è ancora proibitivo, ma… cazzo, è forse un terzo di quello dei tre corsi singoli sommati. A questo punto, farei meglio a prendere questo.

Se avessi i soldi. E fosse attivo.

Lo tocco, l’ennesima pagina si apre. “Disponibile da ottobre”, recita il titolo. “Alla riapertura autunnale della scuola di scrittura La forgia delle storie un’offerta imperdibile, solo per i primi 20 che ci contatteranno compilando il modulo…”

Sospiro. Se solo avessi quei soldi…

Come li recupero in cinque mesi?

Una nuova notifica appare nell’angolo destro dello schermo. Capisco perché tutti sostengono che vanno bloccate. È Dario. Tocco prima che scompaia.

Si apre Whatsapp.

Dario
O preferisci la pizza?

Faccio una smorfia. Mi è passato l’appetito, e non sono certa di poter essere di grande compagnia, questa sera… Ma se offre lui, dieci euro li risparmio. I primi dieci euro di milleottocento…

Marta
Va bene la pizza Grazie 😘

****

Dario prende il tovagliolo ocra accanto al piatto con la pizza fumante, lo apre e avvicina un angolo al colletto della maglia.

È così caro, ma sembra davvero cresciuto su un alpeggio. Scuoto la testa quanto basta per farmi notare da lui senza attrarre troppo l’attenzione del resto dei clienti.

Lui mi guarda confuso. Ha il dito infilato nello scollo con un lembo del tovagliolo. «Che c’è?»

Prendo il mio, lo apro e lo appoggio sulle gambe. Sollevo le sopracciglia. Non è così difficile.

«Ah, giusto.» Se lo sfila dal collo e mi imita.

Inspiro a pieni polmoni: il vapore che si solleva dalla pizza al tonno, guarnita da una splendida coppia di foglie di basilico, colma il mio naso del profumo di pomodoro, mozzarella e origano. Un lungo e sommesso gemito si alza dalla mia gola. Inghiotto un bicchiere di acquolina: l’appetito mi è tornato, e sembra essere più del solito.

Prendo le posate, affondo i rebbi della forchetta su un blocchetto di tonno e inizio a incidere con il coltello. Stringo le labbra. L’unico difetto della pizzeria è che hanno i coltelli privi di punta e lisci come l’acqua.

Dario piega la pizza a metà, poi a un quarto, la solleva e azzanna la punta. Dal foro colano gocce di polpa di pomodoro e fili di formaggio restano intrappolati tra le labbra del ragazzo.

Mi sbagliavo: Dario non è cresciuto sugli alpeggi, perché pure le capre sono più civili di lui…

Inghiotte e beve un sorso di birra dal bicchiere. «Sei silenziosa, questa sera, Marta. C’è qualcosa che ti preoccupa?»

Il cornicione della pizza mi fa la grazia di tagliarsi. Le spalle mi si abbassano alla domanda di Dario. Sospiro.

«Non è niente.»

«Di solito sei un fiume in piena di parole, quando usciamo. Nel tempo che ho finito la pizza, tu hai ancora in mano la seconda fetta. Cosa c’è che non va?»

Appoggio le posate al piatto. «Ho avuto oggi una call con la tipa di una casa editrice.» Sollevo lo sguardo sul volto del mio ragazzo. Ha un’espressione interrogativa. «Un paio di settimane fa, girando su Internet, nei forum di scrittura, ho trovato il post di una casa editrice piccola che cercava nuovi autori, e chiedeva di mandare i propri manoscritti.»

Dario inghiotte il suo boccone. Ha le labbra che brillano di unto. «E tu l’hai fatto? Hai mandato…» Muove la pizza a fisarmonica come se fosse il nostro segnale segreto per “merda porno scritta da bambini di seconda elementare”. «…il racconto di Gerald e Yennefer. Mi è piaciuto.»

Un sorriso mesto prova ad allargare le mie labbra ma non ci riesce. «Sì, e mi hanno detto che non va bene, e che devo comprare un corso di scrittura creativa se voglio pubblicare con loro.»

Lui si ferma con la pizza ad un paio di dita dalla bocca. «Che pazzia. Studi letteratura e devi fare un corso per scrivere? Come se io dovessi fare un corso per imparare a disegnare con AutoCAD.»  Assesta un morso alla pizza. «Prova con un'altra casa editrice, magari rompono un po’ meno le balle.»

Facile dirlo, per te. Se in uno studio di architetti non piace come disegni i buchi delle finestre, puoi sempre andare a lavorare in quello dall’altra parte della strada. «Non ci sono poi tutte queste case editrici che… vogliono fare una collana del genere dei miei racconti.»

Dario abbassa il bicchiere di birra e lo posa sul tavolo. L’impronta unta delle sue labbra testimonia dove ha bevuto. «Allora credo che non ti resterà che fare il corso.»

«Eh, sì, ma costa parecchio.»

Lui fa una smorfia. «Che cosa si dovrà poi imparare per scrivere un romanzo? C’è gente che fa cose e parla, metti qualche descrizione e ti inventi un titolo un po’ figo..»

E progettare una casa? Sono solo muri con dei buchi per far passare le persone, pavimenti per non farle cadere in cantina e tubi perché non crepino di sete. Le facevo anch’io con i Lego a sette anni e l’omino pirata o quello vestito da Robin Hood non si sono mai lamentati delle loro abitazioni: che ci vuole? «Beh, devo comprare, e imparare, quel corso. Una bestia di più di quaranta ore su come si scrive nel XXI secolo, la progettazione dei personaggi, le strutture narrative, le sei funzioni del dialogo, le semine e le rac—»

«Ok, ok…» Dario solleva una mano. «E quanto viene a costare?»

Sospiro. La pizza sta diventando fredda, e lo stomaco si sta chiudendo di nuovo. «Il pacchetto in offerta, 1.800.»

«Minchia!»

«Già.» È l’equivalente di quattro mesi di “paghetta” che ricevo dai miei per campare all’università: dovrei stare 120 giorni senza tirare fuori una lira per mangiare o pagare affitto o bollette.

«E come pensi di recuperare quei soldi?»

Dandola via ai miei compagni? Dieci euro a botta, non di più perché anche loro campano di pasta e tonno, e con duecento scopate mi sono pagata il corso. L’idea non mi disgusta poi nemmeno tanto, ma passare per zoccola dove vive anche il mio ragazzo… e magari sarebbe più utile puntare a clienti più facoltosi che… Scuoto la testa, che cazzo sto pensando?

Mi gratto una tempia. «Non lo so. Potrei provare a racimolare un po’ di denaro lavorando quest’estate.» Ma con quello che mi hanno pagato l’anno scorso a stento mi prendo le prime dieci ore di corso…

C’è sempre la prospettiva del lavoro in qualche bar in Svizzera.

E lì il mio ragazzo non ci vive…

Dario dà un altro morso alla sua pizza. «Su, non pensarci, Marta.» Indica la mia, ancora intatta. «La finisci?»

Considerando che dovrò fare economia fino all’ultimo centesimo, sarà utile approfittare di ogni briciola che mi viene offerta. «Sì.» Sollevo la fetta: ha smesso di fumare e l’unto ha perso la sua attrattiva. Me la caccio in bocca. È un blocco di formaggio solidificato e pomodoro raffreddato.


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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