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Erotika
La lunga notte · Cap. 23
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Capitolo 23 di 23 25 min di lettura

La voglia di uccidere

Grazie a chi legge.

Agave Ionia
9 ore fa · 13 letture · 0

Giovanna sposta un piede indietro, lui la appoggia sul muretto. Lei toglie un fazzoletto dalla borsetta, se lo passa sulla bocca e sulla guancia: “È da pazzi fare tutto questo casino con un frocio come me quando hai tutte quelle puttane. Lasciami perdere, per favore.”

Il pollice di Dasho si sposta verso il centro della gonna: “Vedrai che casino faccio se trovo il cazzo…”

Sento il respiro di lei accelerare. “Dio, smettila. La mia patente è falsa. Non ho un nome di donna sui miei veri documenti, non ho quello che... che stai cercando.”

Dasho ritrae la mano. La sposta poco sopra il ginocchio e risale. “Io cerco solo quello che porta denaro, che abbia il pizzo oppure il cazzo.”

Ditmir è ancora lì, talmente concentrato a guardare che nemmeno ride, ma Dasho gli dice: “No. Se gli tocchi le cosce sembra proprio una femmina. Ma porta queste calze intere... se avesse la fica starebbe tutta aperta con le autoreggenti a farle prendere aria. Non è femmina.”

La sua mano la abbandona, e Giovanna sembra sollevata.

Mi sento mancare l’aria. Spero che adesso se ne vada, posso facilmente capire che questa è l’unica fortuna. Se invece fosse tutta donna potrebbe portarlo via da me facilmente.

Max tira di nuovo il foulard verso di sé. “Comunque, in bocca non ha nessun cazzo.”

Dasho dice: “Un attimo.”

Le sue dita frugano sotto la sciarpa, ha trovato la catenina e il sorriso gli si apre.

Vedo il filo d’oro che lascia il collo di Giovanna, luccica al sole disegnando una spirale e va a fare compagnia alle banconote nelle tasche del nostro principale.

Max la spinge a terra sempre tenendo la sua sciarpa. Dasho si apre la cerniera, l’altro rilascia la sciarpa: “Muoviti, apri la bocca.”

Lei ha ancora un moto d’orgoglio: “Non reggo la pressione, bello, rischi che te lo stacco con un morso.”
Dasho non si scompone: “Fallo.”

Vedo Ditmir andare alla macchina e tornare con qualcosa. Giovanna lo osserva dal basso, mentre le appoggia sotto la gola il coltello da disosso che Redian usa sempre per i conigli che vuole cucinare Nadia. Dentro di me corrono brividi insopportabili.

Dasho la guarda dall’alto indicandole la lama d’acciaio larga un dito. “Non complicare.”

Dalla macchina ricomincia la stessa musica. L’arpeggio si fa discendente, leggermente stonato. Giovanna ha gli occhi spalancati, lo guarda come se pensasse che sia pazzo e stia per farla fuori. Mi dico che non è niente, succhiare è solo un modo per fermare il tempo, ma vedo tutto rosso mentre la guardo avvicinarsi a lui.

Lei appoggia la faccia tra le sue gambe e tira fuori la lingua, apre le labbra e affonda la bocca su di lui. Il sangue mi scorre più veloce, si incendia, la vista dei capelli rossi di Giovanna che sfiorano la sua pelle arriva a farmi schifo. Con gli occhi sempre spalancati, quella succhia e succhia. La sua testa si muove su e giù lungo su un corpo che io conosco molto meglio di lei, la mia lingua si muove dentro la mia bocca ricordando il suo sapore. Lei si stacca un attimo, abbassa la testa. Si lecca le labbra che si devono essere seccate e il filo dei loro sguardi si unisce di nuovo.

La mia faccia nel riflesso urla: – Mi hai rubato gli occhi!

Il respiro mi si accorcia, nella mia bocca c’è un eccesso di salivazione. Mi sale l’istinto di sputarle addosso. Vorrei davvero che Ditmir le affondasse in gola il coltello.

– Oh, che voglia di uccidere!

Nel momento in cui lui finisce, Max chiude la mano sul foulard e lo tira verso di sé, accorciando la distanza. Giovanna non riesce a ingoiare, nel soffocamento rigetta sperma e saliva che si mescolano al sangue che le è uscito poco fa.

Dasho dice: “Scommetto che ti piace, avete gusti strani voi.”

Giovanna non risponde, si piega in avanti ansimando sul selciato. Lui regola la cintura voltandole le spalle. Ha già smesso di guardarla, come a me quella notte. Una puttana che ha finito il suo lavoro, non serve più a niente. “Sei venuta qui per lavorare. Fa lo stesso servizio ai miei amici.”

Vedo me stessa.

Vedo lei che ha gli occhi rossi e deglutisce mentre Max passa a Dasho quel cappio improvvisato e le si piazza davanti al viso con la cerniera già aperta.

“Se fai anche solo sentire che la tua bocca ha i denti, vedremo un cocktail di sangue e sperma schizzare fuori dalla tua gola tagliata.”

Giovanna lecca e poco dopo lo pompa tra le labbra mandando indietro la testa. Dasho la fissa con la stessa irritazione di quando si è persa un’occasione per mandare il bilancio in attivo. “Peccato che ha il cazzo. Per il lavoro mi sembra piena di esperienza.”

Ditmir sposta tra le cosce di Giovanna la lama che brilla al sole. “Dici che dovrei sterilizzarla?”

Mi scappa da ridere. Dio faccia di me spezzatino.

Giovanna ha un sussulto improvviso appena Max inizia a scoparle la gola. Tiene gli occhi in quelli di Ditmir che le sta addosso con la lama.

Ha le lacrime agli occhi mentre si strozza per ingoiare tutto e non abbassare il collo sull’acciaio. Il verde dell’erba le si è appiccicato in una lunga striscia sulle calze. La sua sciarpa ripassa nelle mani di Max insieme al coltello. Ditmir le fa piegare la testa, i suoi capelli sono incastrati nella sua mano. Vedo il suo cazzo sbatterle all’interno di una guancia, spingere contro le pareti. I movimenti di lei si fanno sempre più difficoltosi.

Mi volto verso il parco, ma sento ancora uno scoppio di risate. “Strozzala meglio, ogni volta stringi sbava da dio...” Con la coda dell’occhio vedo che Max tira il laccio e la ragazza che affonda le dita nella terra bagnata.

Mi chiedo se anche io morirò così, soffocando mentre faccio un pompino, con la gola piena dello sperma di un uomo che mi usa come una cosa sua. Lui entra ed esce dalla sua bocca e il respiro di Giovanna ormai è solo un rantolo. Max dice: “Ti sta incitando ad andare più veloce...”
“Lo penso anche io.”

In pochi istanti Ditmir le inonda la bocca. Max molla la presa e lei tossisce fuori fiotti di liquido bianco e denso.

Lo shock deve averla intorpidita, resta in ginocchio e non si muove fino a quando Dasho la solleva afferrandola per i capelli. “Alzati. Ora ci dici dove vuoi andare e noi ti accompagniamo. E qui non tornerai più. Chiaro?”

Giovanna fa solo sì con la testa. Si tocca il collo con due dita.

Li guardo salire in macchina con lei. Resto seduta in silenzio mentre partono e svoltano a destra.

Irina allunga le gambe per allinearsi le balze delle autoreggenti. “Il nostro muretto adesso è tutto libero.”

E io dico: “Ma era così importante?”

Jasmin si mette accanto a lei dondolando le gambe. “Direi. C’è da essere contente per una volta che il diavolo fa qualcosa di utile a noi.”

Marina tiene gli occhi sul punto dove si è consumato lo scempio, lì l’erba è tutta schiacciata e la brina si sta sciogliendo al sole. “Ci guardava con odio.”

Valjet si allaccia le mani dietro la nuca e sbadiglia: “Secondo me si aspettava solidarietà femminile.”

Irina tira fuori le sigarette, io la imito con le dita che ancora mi tremano. Aspetto il click del suo accendino. Irina accende dopo di me. “Ovvio, era uno di quegli uomini che vogliono tutti i vantaggi di avere una vagina, ma non i problemi.”

Jasmin continua a ridere, Valjet pure.

Inspiro aria avvelenata dal fumo: “A me non fa ridere per niente.”

Anche Irina sbadiglia. “Sai quante volte sono capitate cose così a noi? E adesso io non posso ridere, se per una volta tocca a un uomo?”

La mia faccia nella pozzanghera dice: – La guerra delle povere.

Marina si sta staccando i glitter dall’unghia coi denti. “Ma Giovanna non era un uomo.”

Irina si alza perché un cliente la chiama da una macchina che ha appena accostato, io guardo la strada polverosa.

So che Dasho ha mantenuto la sua promessa, a quest’ora l’avrà lasciata andare.

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Agave Ionia

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