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Erotika
La lunga notte · Cap. 22
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Capitolo 22 di 22 15 min di lettura

Non sono un santo

Grazie a chi legge.

Agave Ionia
3 ore fa · 7 letture · 0

“Quella sera ha continuato a piovere mentre tornavamo a casa. Io e Matteo camminavamo davanti, poi a un certo punto Francesco ha dovuto fermarsi perché Loredana, ubriaca, vomitava. Matteo è tornato indietro a vedere come stava, lasciandomi davanti a un semaforo. E aspettandoli mi sono resa conto che la gioia che sentivo per come si piegava quella stupida diventava tristezza. Mi sono toccata un occhio con un dito e, quando il dito è tornato sulla cinghia della mia borsa, era umido. Mi sono detta che era stata la pioggia, in realtà quegli sbalzi di umore erano la nuova cifra della mia vita. Ma come fa uno a vivere normale se tutti i giorni ride e un attimo dopo piange?”

Le unghie scure di Idra stanno ben piantate nel polso di Elena, che stava per toglierle la zuccheriera. “Impara ad aspettare tu!”

La sedia di Elena striscia per terra e arriva accanto alla mia coscia. “Non so che dirti, Angela, immagino che la tua faccia avesse imparato a mimetizzarsi. Come se la mia faccia nera diventasse bianca quando le conviene.”

Idra la fissa senza parlare, ma credo di aver capito cosa vuole dire.


***

Il trillo della sveglia taglia il silenzio, ma ormai sono già sveglia quando suona. Succede da settimane, da molti trilli fa. Matteo si muove al mio fianco, ascolto il fruscio delle lenzuola mentre si stiracchia e poi si alza. Dalla camera degli ospiti mi arriva debolissima la vibrazione del mio telefono aziendale. Resto immobile, con gli occhi chiusi, bloccando il ritmo del respiro. Sento lo scorrere dell’acqua della doccia, poi i suoi passi leggeri che tornano in camera. La vibrazione è cessata, niente copre il rumore dei vestiti infilati in fretta. Non sono ancora le sette.

La porta si chiude. Ora dal cortile sento accendersi il motore della sua auto, poi lo stridere delle ruote mentre esce dal garage, accelerando subito verso il viale principale. Il cielo è ancora blu scuro.

Entro nella camera degli ospiti, la attraverso. Questo telefono scintilla perfino nella penombra. Mi rendo conto che mi muovo come una ladra nella mia casa semibuia. Sotto i piedi nudi, è morbida la moquette spessa. C’è un messaggio di Marina che mi chiede di andare subito. Rispondo solo ok, senza chiedere perché.

La luce del mattino nella casa del terzo piano è piena di riflessi colorati. Marina sta appiccicando brillantini sulle mani di Jasmin, la gatta lecca granelli di zucchero dal pavimento e Marina volta la testa e dice: “Puoi andare alla villa stamattina? Son venuti tutti e due, il Porco dottore e il Bravo dottore, a vedere Lori e hanno chiesto di te perché non ti hanno mai incontrato. Lei non è in condizioni.”

Liveta mi aveva detto che il Porco dottore era quello delle visite per il lavoro, ma non sapevo niente di quell’altro. “Chi è il bravo dottore?”

“Quello che aggiusta tutti i problemi che non c’entrano con il lavoro. È venuto a vedere perché Lori non mangia e dorme sempre.”

“E che ha detto?”

“Che non ha niente.”

Lori è arrivata, si è seduta accanto al termosifone, ma fa finta di non sentirci e non vederci.

Redian sta inseguendo la caffettiera di Nadia o la gonna di Nadia, e tutti e due si fermano a un passo da me.

“Angela, amore, ti prego.”

Lori volta la testa verso di lui e lo guarda da dietro una spalla. Finalmente parla: “È orribile sentirti chiamare qualcuno amore.”

“Sì, perché?”

“Perché a te interessa solo il lato soldi.”

Redian si siede con la sua agenda, piega le spalle in avanti, finché sembra quasi abbracciare il libro. “Io sono il fratello di Angela. Io sono l’unico che la ama per quello che è.”

E io rido: “Anch’io ti amo.”

Redian mi passa una pagina strappata e ripiegata. La apro e leggo:

Jack lo Squartatore. — 08. / 10.00 Angela — 2h BBBJTC/FS — Incall.

Sotto, una riga più corta: 150 → chiuso.

Redian trascrive sul telefono.

Dico: “Jack chi?”

“Il Bravo dottore vi paga sempre. Le signore della villa lo chiamano così perché racconta a tutti quanto gli piaceva veder fare autopsie. Ma non ha mai ammazzato nessuno, lo garantisco.”

Sollevo il foglietto. “E che ne devo fare di questo?”

“Lascialo a Max appena arrivi alla villa.”

Io ripiego il fogliettino e me lo infilo nella borsa. Ditmir mi sta chiamando dalla porta, dicendo che mi accompagna.

Lori ha deciso di mangiare, apre un vasetto di yogurt e lo mescola con un cucchiaino. Marina ha tolto di torno smalti e brillantini e le mostra le nostre scatole giganti di preservativi. Le lame che attacchiamo alle nostre unghie. Mentre esco vedo Lori che posa lo yogurt sul tavolo, evitando attentamente il materiale didattico di Marina.

In macchina canta la suoneria di Liveta, l’avevo quasi dimenticata. Il mio cuore batte veloce, la dolcezza di quelle parole non sta facendo alcun effetto.

È una signora grossa che mi apre la porta dopo il cancello, questa non l’avevo mai vista. “Sono Tanya. Katia è in viaggio.”

A parte che è sempre in viaggio, non so niente nemmeno di mamma Katia. Seguo questa madonna che per metà pare fatta di plastica fino al salone. Il camino è acceso e Max è in poltrona, ma non si muove per niente. Gli passo il foglietto e lui e lo fa sparire sotto altre carte.

Tanya mi chiede: “Come stai?”

“Io sto bene.”

“Allora perché hai quella faccia? Questa è Dana.”

Una ragazzina bionda mi sorride e mi stringe la mano.

Tanya si fa da parte. “Adesso Angela resta con te, e io vado a ripulire di sopra.”

Quella fa sì sì con la testa e io dico a Tanya: “Non ho niente, pensavo a Lori, mi ha detto Marina che il dottore è venuto per lei stamattina.”


“Sì, non ci pensare. È solo arrabbiata, ma il risentimento svanirà.”

Sparisce in cucina, torna e ci fa strada lungo la fila di camere, reggendo un vassoio su cui ha messo crostatine al lampone e quattro tazzine di caffè, continuando a parlare. “La vita è breve per stare incazzati tutto il giorno e presto capirà che la sua nuova vita è solo: mangiare, dormire e qualche ora di piacevoli momenti senza coinvolgimento affettivo. Nessuna muore per questo, lo capirà anche lei.”

Dana le fa eco: “Lo dice anche mamma Katia.”

Be’, se abbiamo la parola di Katia...

L’odore della villa è lo stesso del giorno in cui venni qui con Valjet. Quello di una notte eccessiva, di profumo economico, pelle, sperma.

Siccome non ho letto la lista dei servizi che mi aveva scritto Redian, non so cosa devo fare, ma Dana sembra più sveglia di me, quindi la lascio andare avanti. Entriamo in una stanza dove il Bravo dottore e il Porco dottore sono seduti vicini davanti a un tavolino. Si buttano sopra alle crostatine al lampone. Dalla descrizione che mi aveva fatto Liveta, è il Porco dottore che mi fa cenno di avvicinarmi con una mano, mentre con l’altra tiene la penna.

Prima di andare avanti…

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