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Erotika
La lunga notte · Cap. 23
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Capitolo 23 di 23 25 min di lettura

La voglia di uccidere

Grazie a chi legge.

Agave Ionia
7 ore fa · 9 letture · 0

La luce dei lampioni si è già accesa all’esterno, le sette della sera sono passate da un pezzo. I miei passi risuonano sul selciato umido del cortile dell’università, sono stretta nel cappotto, al mio fianco camminano Alessia e Michela. Usciamo dai cancelli e altre tre ragazze rallentano il passo e si uniscono a noi.

Michela prende una di loro per la giacca e la stacca dal gruppo dicendo: “Presentati.”

Quella mi guarda sorridente. “Ciao, mi chiamo Daniela,” indica le altre due, “loro sono le mie coinquiline: Giorgia e Noemi.”

Le coinquiline salutano con un cenno distratto, si congedano e si allontanano verso la fermata degli autobus.

Daniela resta da sola con noi e Michela dice: “Andiamo a cena, vieni anche tu?”

“Io sono Angela,” dico, ricordando che non ho risposto niente a Daniela.

Michela insiste: “Vieni con noi.”

Pesco il cellulare dalla borsa per controllare l’ora. “Ma devo tornare a casa, non ci sto praticamente mai a casa mia.”

Daniela mi studia, sembra incuriosita. “Senti, ma quanti anni hai?”

Mi sento fuori posto, fuori tempo, ma abbozzo un sorriso. “Dieci in più di te.”

Michela apre gli occhi come una rana: “Ma davvero? Non l’avrei mai detto. Dicci il segreto della tua skin care.”

Sento il mio naso affondare nella sciarpa mentre rido e riprendiamo a camminare, ma Michela non molla. “Dove abiti?”

Mi chiudo meglio il cappotto sulla gola. “Via Amendola.”

“Ah, bella zona, chissà quanto ti costa l’affitto.”

Non ho mai pagato l’affitto in vita mia, ma non voglio sembrare una snob, così dico: “Eh, sì, a Milano costa dappertutto.”

“E sei fidanzata?”

“Sposata,” mi esce in un soffio col respiro freddo.

Michela rompe il silenzio con una risata sguaiata. “Allora per mantenerti senza rughe metti lo sperma in faccia tutti i giorni?”

“Ma non serve essere sposata, se mi servisse come crema antirughe troppo ne posso raccogliere...”

— Dio, ma che cazzo ho detto...

Daniela arriva quasi a posarmi il viso su una spalla. “Non ci devi fare caso, Michela è erotomane.”

Michela mi chiede una sigaretta e quando gliela passo dice: “È risaputo che noi classicisti siamo tutti pervertiti.”

E io dico: “Meno male.”

Mi sento meno sola. E mentre aspetto il taxi pensando che domani devo venire con la mia macchina, che ho perso l’abitudine di usare, Michela continua a cantilenare: “Resta con noi... dai, resta con noi, resta con noi...”

***

La mattina è strana, sembra un tramonto, c’è una luce tutta aranciata davanti all’androne. Spingo dolcemente il portone dopo lo scatto e salgo le scale di corsa. Adesso è facile filarmela da casa. Ufficialmente sono in biblioteca a studiare. Mi fermo vicino al tavolo in cucina, vedo Nadia che si gira verso di me con un sorriso.

La guardo venirmi incontro. “Mi sembri contenta stamattina.”

Le sue labbra sembrano più rosse nel mondo arancione. “Sì, è tornato.”

So già di chi sta parlando, lei mi si fa ancora più vicina. “Voglio uscire domani sera. Non hai qualcosa di rosso da prestarmi?” I suoi occhi sono luminosi. “Scarpe rosse, non da battona.”

“Sì, te le porto domattina. Anzi, te le regalo, ce ne ho un paio che mi ha comprato mia madre per un Natale...”

“E non ti piacciono?”

“Moltissimo, ma me le diede con la sua faccia di ghiaccio e facendomi gli auguri e io continuavo a pensare: dammi un bacio, stronza.”

Nadia e io siamo arrivate sul divano. Piega un braccio e appoggia la testa sul palmo della mano.

Dall’altra stanza sentiamo Lori che continua a predicare, forse alla statuetta della sua Madonna: “Madre, e non farai nulla? Ti detesto.”

Nadia dice: “Se c’è una madre al mondo detestabile, sembra essere la tua: acida, devota, rimbrottosa...”

Ci rido sopra: “E di una bigotteria rivoltante.”

Nadia fa un mezzo giro e torna ai fornelli: “Ma pure quella di là col cristianesimo non scherza... ci mancava l’Ave Maria tre volte al giorno qui.”

I denti le affondano nel labbro e restiamo zitte finché la caffettiera sparge il suo profumo. E anche Irina spande il suo arrivando, sta disfacendo la treccia con cui dorme di solito. E tutte le altre ci raggiungono, ma il giorno non riesce a diventare migliore. Dasho entra senza guardarmi. La luce dorata del mattino fa apparire il suo viso quasi caldo. Eppure ho la sensazione che se lo baciassi adesso le mie labbra resterebbero incollate come sul metallo congelato. Nadia sciacqua le tazzine.

Il rubinetto si chiude e dico: “Cosa pensi?”

Non so perché, ma si volta come se gli dessi un gran fastidio. “A che devo pensare? Io non penso a niente, ma perché adesso mi fai sempre questa domanda stupida?”

“Mi pare che tu non stia bene. Ma forse mi sbaglio.”

“Troia, come ti ho già detto una volta, il nostro lavoro non è cosa da asini sorridenti. Io sto benissimo, solo gli scemi ridono sempre.”

Ok, penso. Oggi l’ho preso dalla parte sbagliata, tipo quando stai passando di corsa il biglietto al girello della metropolitana e quello ti sbatte su un fianco. Ma tu continui a correre per non perdere la metro con un osso dolorante e gli occhi che ti si riempiono di stelline blu.

Succede, penso. Forse ha ragione a dirmi troia e forse la gioia di una povera depravata come me sta proprio in questa sofferenza. Se mi guarda coi suoi lontani occhi azzurri sento di non voler essere in nessun altro posto al mondo.

Ditmir sta togliendo il rossetto di Irina dal bordo della tazzina con un tovagliolo per finire il caffè che c’è dentro. Irina fissa il corridoio: “La ragazzina non viene fuori nemmeno stamattina.”

Anche lui guarda verso il corridoio. “La cosa triste è che nemmeno si rende conto di essere malata nel cervello.”

Anche se non specificano il soggetto, so benissimo di chi stanno parlando. Ricordo quello che Lori mi ha detto ieri. Resto immobile, fissando il profilo di Dasho nella luce della mattina che pare morire. Penso che Lori veda in me quello che vedi in un’eroinomane all’apice del suo trip... o sul fondo della sua disperazione.

Loro sono già in piedi davanti all’ingresso per uscire e io sono ancora davanti al tavolo. Nadia mi tocca due volte una spalla. “Ti sei addormentata? Alzati, stanno uscendo.”

Mi viene da fissarmi le unghie: “A volte mi sembra che quello che è intorno a me non sia reale.”

Nadia sta raccogliendo le briciole sul tavolo. Anche le sue piccole mani veloci non sembrano vere. “No, tranquilla. Quel bastardo dal cuore gelido che ti fissa è più che reale.”

E voltando la testa vedo che lui mi sta guardando sul serio e allora mi tiro su anch’io.

Quando arriviamo al parco la nostra macchina si allontana sollevando la solita polvere. Almeno qui Francesco non ci ha ancora trovate. Nadia è rimasta a casa oggi.

Marina mi chiede che avevo stamattina.

Sospiro, osservando la città che comincia il suo carosello. “Sia qui stamattina che ieri all’università mi sentivo fuori posto. Come se io non fossi io e non sapessi cosa sto facendo... che ci vengo a fare qui?”

“Vieni qui a scopare,” dice Valjet. “Scopi per uno scopo.”

Loro due ridono, ma io dico:

“Non mi ricordo più qual era lo scopo.”

Valjet sta guardando il mondo attraverso l’obiettivo della fotocamera del suo telefono.

“Anche io ogni tanto me lo scordo. Ma poi si trova sempre uno scopo per continuare a scopare.”

Credo abbia capito che non ho nessuna voglia di scherzare, così mi viene vicino e mi avvolge con un braccio.

“Hai avuto solo sfortuna. Mi dispiace tanto per te. Forse dovresti provare a parlare chiaro con lui...”

“Ah, e che gli devo dire?”

“Che vuoi affetto e comprensione.”

Marina ci ascolta sghignazzando mentre rimodella la punta del rossetto con la lingua.

“Che deve stare con te tutto il giorno, anche se secondo me è come avere il cancro al fegato. Non preoccuparti, Angela, capirà anche lui che sei l’unica al mondo che lo vuole vicino e la vostra vita diventerà liscia come le cosce di Irina.”

Stavolta la spingo via, abbiamo un’enorme tensione addosso.

Per un po’, tutto è andato come al solito. Ma ora che ho finito il cliente numero quattro, quando torno trovo il mio posto occupato. Una ragazza è arrivata da dietro la pineta e si è seduta sul mio tratto di muretto, vicino a Irina sul muretto.

Prima di andare avanti…

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