“Signorina, che piacere.”
Io penso a quando non ha dato la pillola a Liveta perché portasse a termine quell’incarico innominabile e ho un moto di rigetto, ma Dana che ride mi fa tornare serena. Sussurro: “Piacere mio...” Le mie guance si scaldano.
Intanto il Bravo dottore allunga la mano libera sotto la microgonna elasticizzata di Dana, infilando le dita nella sua fica depilata.
“Questa spugna perineale è così gonfia che sembra un giocattolo.”
Lei lo fissa con gli occhi lucidi e ricomincia a ridere, stringendo le cosce intorno a quelle dita: “Si sarà gonfiata d’acqua, l’ho usata per lavarmi.”
Il Porco dottore avvicina una crostatina alle mie labbra, le sue dita sanno di tabacco, mi strofinano la bocca costringendomi a leccare via la marmellata troppo dolce e la sua pelle è troppo liscia.
Quell’altro continua a muoversi dentro Dana come se cercasse qualcosa tra le pieghe della carne. “Lo sai che qui c’è il canale di Nuck?”
Dana si tira giù la gonna, saltandogli in braccio. “Che cos’è?”
“La cassaforte più sexy e sicura del mondo, potresti usarla per nasconderci tutte le banconote che ti fai rubare da Tanya.”
Dana si mette un dito sulle labbra mentre il medico spinge l’inguine contro di lei: “Shhhh, non si dice manco per scherzo. Dottore, sente tutto quella.”
La lingua del Porco dottore si è infilata con forza nella mia bocca, saetta umida, soffoco un lamento in gola, mentre la sua mano cerca sotto la mia gonna, tra le mie labbra scoperte. Il suo dito si infila nella mia fica caldissima, gira stringendo le pareti, si sfila e si pianta all’improvviso di nuovo dentro, affondando fino a farmi sussultare.
“Questo è il tuo scavo di Douglas”, mi sta dicendo con il fiato corto sul mio collo.
E io penso che è la parte dove i sentimenti vanno a nascondersi per trasformarsi in lacrime d’umore e nomi clinici. Il dito bagnato mi fa impazzire il basso ventre.
Mi spinge la testa verso il suo inguine, aprendosi la cintura con una mano sola. Il suo cazzo liberato è già duro e sbatte contro il mio palato. Mi afferra la clitoride da davanti, pizzicando la pelle sensibile con le unghie finché non scatto indietro per il dolore.
Scherza mentre io mi inginocchio tra le sue gambe: “Questo è il vostro tasto d’avvio. È la sicura della dignità: basta tirarlo perché anche la signorina che ho visitato stamattina smetta di fare la suora e inizi a nitrire come la cavalla che Dasho ha comprato.”
Continua a parlare mentre mi scopa la bocca, non ho spazio per muovermi.
La mano sulla nuca mi blocca del tutto, sento i fiotti caldi arrivarmi in gola uno dopo l’altro. Ingoio tutto con gli occhi chiusi, mentre l’azzurro mi sommerge e la mia fica si bagna da sola. Il dottore si stacca ansimando e si ripulisce con la sua stessa camicia, mentre io mi rialzo barcollando con le labbra ancora appiccicate del suo sperma. Dana mi prende per un braccio per sorreggermi. Si spoglia e getta i vestiti in un angolo del pavimento.
Il sole adesso ha preso tutto il cielo ed entra dal vetro alla nostra sinistra. Le colpisce la schiena nuda, i fianchi che si arrotondano in un paio di chiappe sode. Appoggia le tette sul tavolo, inarca la schiena. Non sembra nemmeno a disagio come me. Forse i corpi giovani si abituano prima.
Il suo sguardo sotto la frangetta bionda emana luce, vedo il medico che si inginocchia e passa la lingua all’interno delle sue cosce, risalendo verso il centro. “Lo sai che la tua fica sa di carne di cavallo?”
***
Quando esco dalla villa trovo la macchina già sulla strada. Salgo dietro, Redian si gira a guardarmi. Gli passo i soldi mentre cerca qualcosa dentro il vano portaoggetti e, quando si volta, dice:
“Puzzi.”
Mi spruzza addosso la solita bottiglia di Bleu de Chanel.
“Il denaro non puzza”, dico stizzita.
“Mi piace! Tu, donna, parli meglio di Katia ormai.”
Le altre sono qui al parco, ma non vedo Nadia. Irina sta dicendo a Valjet che non se la beve, ma non so riguardo a che cosa. Marina mi saluta e fa scivolare le sigarette di Irina sul mio interno coscia: “Stiamo dicendo che il nostro appartamento è infestato dagli spiriti. Tutta la notte sentivamo parlare.”
“Mi pare una spiegazione banale”, dico.
Valjet mi butta un accendino: “Allora il problema è psichiatrico, perché quella salta alla vista della sua stessa ombra.”
“Ho tentato”, dice Marina, “di spiegarle che ora sta benissimo. Non deve nemmeno andare a fare la spesa da sola. Ma fa la stessa faccia di una che ha visto un fantasma senza testa, qualunque cosa io le dica.”
Irina chiude: “Forse sta impazzendo. Ha chiacchierato da sola tutta la notte.”
“Non da sola,” la ferma Valjet, “con la Madonnina che tiene sull’armadio.”
Chiedo: “Ma di che parlava?”
Irina mi mette una mano davanti al naso: “Completamente fuori di testa. Mi sono affacciata alla sua porta e lei stava lì, in ginocchio sul letto che fissava quell’immaginetta e faceva: Madre Santa, non lascerai diventare come quelle porche, vero? Signora, ho fatto qualcosa di male? Non sei arrabbiata, Signora, perché ogni tanto ho giocato i gratta e vinci sperando di risolvere i nostri problemi?”
Mi scappa da ridere e pure una bestemmia.
“Sì,” Irina mi si avvicina ancora. “Io sono rimasta così... lei diceva: Signora, lo so che il gioco d’azzardo è peccato, ma davvero vuoi mettere alla prova la mia fede solo per quello? Madre, non potresti mettere alla prova la mia fede con un lavoro vero? Signora, non ricordi che da M., facevo tanta strada per guadagnare solo pochi miseri rubli e fare una vita pulita prima che quella porca venisse a promettermi di portarmi a fare la modella? Madre Vergine... perdona se ho desiderato del denaro facile, portami lontano da queste cagne e da questa topaia.”
E tutte loro ridono mentre Irina ripete ancora quel Madre, Madre, imitando Lori.
Valjet deglutisce: “Forse le manca la mamma.”
Irina la guarda, aggiungendo: “Non sappiamo nemmeno se ne abbia una.”
Mentre loro chiacchierano, io controllo i programmi degli esami vari e inizio a ordinare libri online. Quantomeno, adesso ho l’occasione di spendere i soldi che guadagno. E così arriva l’agognato mezzogiorno.
In cucina Nadia sta apparecchiando, io mi sono fatta la doccia nella camera di Marina. Ditmir entra e chiede: “Quando si mangia?”
Nadia nemmeno si gira: “Mi sembra di sentire mio padre.”
Lori è tornata sulla sua sedia accanto al termosifone, immobile, con il naso appoggiato alle dita unite.
