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Io, zia cattiva
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Racconto17 min di lettura

Io, zia cattiva

“Mescolare tre parti di una noiosa ricerca da completare e due di un’amica troia con una parte di un nipote già troppo cresciuto, versare nel fiume, e – voilà! – ecco a voi: io, la zia cattiva."

Agave Ionia
5 mesi fa · 1.4k letture · 1

Io, zia cattiva

Non sarebbe successo niente, credo, se non l'avessi difeso quella volta con sua mamma.

Mio nipote, Christian — che poi è il figlio di mia cognata — mentre eravamo nello studio di un dentista, una volta ha detto: “Io da grande faccio il medico.”
Subito il vecchio dottore ha risposto: “A casa tua, nemmeno le superiori hanno fatto. Come pensi di diventarci dottore?”
Com'è ovvio mi sono buttata avanti e ho detto al ragazzino di mandare a quel paese il vecchio in camice. Però non è stato tanto quello a fare danno. Mi ricordo le parole di sua mamma: “Noi, i nostri figli non li montiamo come fate voi.”
A quella volta sono seguite tante liti di questo genere; nemmeno mio marito mi ha mai dato ragione e così ho smesso di frequentare sua sorella e la loro famiglia.

Ma l'otto marzo stavo tranquillamente ragionando su tutti quegli articoli noiosi dai quali devo estrapolare informazioni utili al montaggio di una tesi. E loro sono venuti a casa nostra, be', la casa delle vacanze. Non ci piace la massa di turisti, così viaggiamo sempre in autunno o in primavera.
Sto ancora con la testa sulla mia roba accademica quando mi arrivano voci dal corridoio.

Mi affaccio e sono loro. Mio nipote ancora non mi può vedere — sono passati anni dal nostro ultimo incontro — e ora sta parlando con mio marito della scuola. Tra un anno sceglierà la facoltà universitaria e purtroppo non gli sento dire: “Medicina.”
Ma non fa niente. Questo ragazzo è sveglio, lo capisci già dalla voce e dai suoi occhi, e io sono orgogliosa di lui perché è sempre stato curioso. Anche se studierà economia, come sta dicendo, sono certa che sarà un ottimo commercialista. O quello che vorrà.

Mi avvicino piano, alle sue spalle. Non ci avevo pensato, ma il profumo che uso anche in casa gli svela immediatamente che sono qui. Mio marito e i suoi genitori parlano a ruota libera e mi chiedo che ci facciano qui dopo sette anni. Sono in disaccordo su qualcosa, ma non mi interesso di capire cosa.
Mio nipote adesso è tra di loro sul divano e c'è anche suo fratello, il più piccolo. Mi offre una rosa. Non me l'aspettavo. Dice che sono la sua zia preferita. Già, perché quella volta, e molte altre dopo, l'ho difeso dall'ignoranza dei suoi.
È cresciuto bene, ormai mi supera almeno di dieci centimetri in altezza e ha un bellissimo sorriso. Ma come faccio a essere la sua zia preferita, se non mi ha più vista da quella volta che abbiamo discusso io e sua madre?

Meglio non pensare a queste cose.

Mio marito e suo padre aspettano che io offra qualcosa, così porto noccioline e patatine. Sembrano ragazzini mentre discutono di calcio e ora mi accorgo che mia cognata, Giulia, finora non ha detto nemmeno una parola. Finge di essere contenta di vedermi.

Rimango sulla poltrona e faccio caso a Christian che mi guarda e sorride di continuo. Certo, è tutta colpa mia: mi sono messa addosso questo kimono bianco preso in sconto perché tanto non aspettavamo ospiti, e la seta ha sempre il suo fascino. Mi correggo, sicuramente non l'ha neppure notato. È un ragazzino; cosa se ne dovrebbe fare della zia trentenne con addosso il kimono seta e pizzo e senza reggiseno sotto?
Nulla, è ovvio. Eppure mi pare che i suoi occhi stiano bucando la seta.

Ma no, certo che no. La devo smettere di ragionare come Humbert Humbert.

Non c'è alcuna seduzione in uno sguardo di ragazzo e io sono una donna adulta. Ho sempre allenato il mio corpo; infatti, prima di mettermi a studiare, avevo finito nella palestra che abbiamo qui in casa, ho fatto la doccia e ho subito coperto la stanchezza col mio profumo orientale floreale. L'apertura è dominata da mandorla e caffè, che lasciano spazio a un cuore ricco di gelsomino sambac e tuberosa. Abbasso gli occhi sulla mia scollatura, li chiudo un attimo e poi la copro meglio, perché mi pare proprio che mandi più profumo di quanto dovrebbe davanti a loro.

La voce cattivissima che ogni tanto mi parla da dentro dice: “Insomma, la vuoi piantare? Nessuno sta facendo caso alle tue tette libere da vacca e al tuo odore, dacci un taglio.”
Ha ragione... Eppure Christian mi osserva mentre butta la testa indietro, piega le ginocchia e si siede come un bravo maleducato coi piedi sul divano. E sua madre subito scatta: “Non sporcare.”
Lui abbassa le gambe, il suo fratellino se la ride e io dico: “Lascialo stare, è il mio nipote preferito.”
Mio marito si gira e mi fissa. Christian ride e io vorrei tapparmi la bocca con le dita.

La vocetta cattiva dice: “Ma se non lo vedi mai, che figure fai?”

Scappo in camera con la scusa di trovare un vaso per la rosa. La luce rosea del pomeriggio mette in risalto il calore che mi sta salendo alle guance.

Scrivo alla mia carissima amica Michela: “È venuto a trovarmi mio nipote, quello che non vedevo da un bel po'. Mi ha portato una rosa.”
Risposta: emoji emozionato. “Che amore!”
Controllo che di là stiano ancora mangiucchiando e parlando del nulla, poi scrivo: “È proprio una di quelle volte in cui ti brucia il cuore, perché non hai più sedici anni...”
Michela manda un emoji strabiliato, ma è una finta lo so. Adora queste cose.
Scrivo ancora: “Sono una zia così zozza...”
E lei scrive: “No... sei la porca amica migliore che io abbia mai avuto.”

Comunque adesso basta. Sistemo il fiore, mi tolgo di dosso questo capo inadatto a stare davanti ai parenti e torno di là. Christian è di nuovo con le gambe sul divano e sua mamma lo sgrida. Stavolta non intervengo. Mi passo le dita avanti e indietro sulle labbra, succhio il diamante che porto all'indice e mi aspetto che si difenda da solo. È grande ormai.
Possibile che non avevo mai notato le spalle che si è fatto? Dice che adesso nuota. Ha i capelli neri dai riflessi rossi che, visti così, paiono un errore del parrucchiere, ma io so bene che è un tratto di famiglia. Così li aveva mio marito quando ci siamo conosciuti. Allunga il collo e mi fissa mentre beve e io guardo il riflesso sulla sua gola mentre il succo di frutta scende. Mi ricorda il movimento che faccio io quando bevo succo di pompino.
Che ridere! Era una battuta che faceva sempre il mio ex-datore di lavoro.

È patetica, lo so, perdonami.

Gli chiedo se con la scuola va tutto bene, ma vorrei chiedergli se ha già bevuto succo di fica qualche volta.

Oh! Giulia dice che devono andare e se ne vanno. Lo abbraccio prima che mi scappi. Non sono cose che faccio di solito — detesto quei parenti che pretendono dai nipoti effusioni che magari non vogliono dare — però ho aperto le braccia senza parlare e noto che il piccolo demonio, avvicinandosi, ha la maglietta tesa sul petto. Non si muove. Segno che sta trattenendo il respiro. Lo guardo negli occhi mentre il suo cotone ruvido mi sfiora le tette.
Sento le braccia molli, intanto che se ne vanno.

La voce dentro di me dice: “Ma quanta immaginazione, smettila! Torna a studiare e fa la persona seria.”
Le rispondo che ha ragione e torno subito a immergermi nelle mie cartacce ma... la testa va alle sue spalle. Sarebbero perfette, penso, per quando uno vuole scoparti in piedi e tenerti in braccio! Penso anche ai braccialetti che portava, oro bicolore, sicuramente regali di mio marito che adora quel contrasto. Sembravano manette.
Penso anche: “Scusa, Dio.”

Ora mi ricordo le minchiate che diceva il prete quando molti anni fa andavo ancora in chiesa... “Come si disperde il vento, se non educhiamo i nostri figli la vita e il mondo li disperdono...” Predicava. “I giovani sono come la cera di fronte al fuoco, così voi genitori, voi nonni, zii... dovete preservarli...”
Tutto vero.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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