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Erotika
La lunga notte · Cap. 12
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Capitolo 12 di 20 19 min di lettura

Bleu de Chanel brucia

Grazie a chi legge.

Agave Ionia
2 mesi fa · 543 letture · 0

Irina è già qui. Dal suo stato capisco che non se l'è passata meglio, Sorella Eleganza ha il rossetto sbafato fino alla guancia. Sento su di lei cattivi odori, senso di inquietudine.

Mi metto alla sua destra.“Tutto bene?”

Sta frugando nella borsa. “Non ne posso più dei loro liquami.”

Tira su una bottiglia, la guarda controluce.

Jasmin mi sembra ancora più stanca in questo vestito nero, si siede accanto a Irina: “E se ti fanno tanto schifo perché sprechi il profumo per loro?”

"Disinfetta. Non lo sapevi?"

Irina non aspetta risposta. Spruzza su di sé e poi sulla mia pelle, soprattutto sul polso che mi ha tagliato Marina. Brucia. Salto e lei si mette a ridere: “Molto meglio dell'alcol.”

Un'altra spruzzata.
Sui polsi.
Sul collo.

Sento odore di resina. Brucia sempre nello stesso punto, più del necessario.

Irina chiude la bottiglia. “Così non resta niente di loro.”
Torniamo a casa.
Torniamo qui.
Il cielo è ancora nero. Il caffè che mi passa Nadia in cucina è nero, ci chiede: “Tutto tranquillo oggi?”
Sembra stare meglio, forse la sua gatta si è ripresa. Raccontiamo le novità di un allegro troiaio.
La dicitura “fogna di donna”, fa molto ridere Ditmir: “Mi piace questa storia, anche se è stupida.”

È ancora presto, Matteo ha detto che tornerà alle otto.

Irina mi invita da lei, toglie un fazzoletto arrotolato dal suo nuovo cassetto. Fuma e poi passa a me.

Osservo le sue gambe, le accavalla in silenzio. “Dovresti smettere.”

Mi guarda come se fossi una che aspetta un miracolo. “Se ora mi mettessi a dirti che devi smettere con lui, che mi diresti?”

Vorrei dirle qualcosa, ma ogni parola muore appena nata nei pensieri.
Lei tira di nuovo e sfuffa con gli occhi luccicanti: "Bene. Non ci facciamo prediche. Questa è una chiesa solo per finta."

“Questa roba ti ucciderà.”

"Anche lui può farlo, magari senza volerlo, ma il rischio rimane. E poi ormai ho iniziato, come te."

“Perché hai?"

“Per sentire un po' di vita.”

Forse è come dice lei, cerchi una scintilla di vita e ti siedi spontaneamente sulla sedia elettrica.

Mi sento di nuova seduta trasparente su questo letto, sono un'apparizione muta scivolata a lato del mondo.

“Questa risolve tutto.” Gira il viso verso di me. "Mi basta il suo odore e riesco a dimenticare tutta la mia giornata. Metti che ti ritrovi su un tappeto, e dietro di te ce ne sono tre che aspettano il loro turno. Con questa, a te pare di sentire solo un paio di botte a testa. Ti sborrano sulla schiena e ti pare una carezza. Con questa..." indica il fumo che le esce dal naso, "a un certo punto perdi il conto. Sennò, che ti rimane qui dentro?"
Il suo indice batte sul mio petto.
Mi tocco il petto, dove c'è il cuore. Lo sento battere. Per un istante tutto sembra poco importante.

“Ma io lo rifarei, anche senza droga.”
Il fumo sale dritto nel silenzio, Irina espira sempre dal naso. “Perché?”

"Perché lui, alla fine, mi veda. Anche così."

Irina sballotta. “Se ti lasci andare a questi effetti, diventi come me.”

Lei non lo sa, ma la mia possibilità di scelta è già svanita in questa via.

L'attenzione di Irina è tutta per quell'odore, ma a un tratto si ricorda di me.

“Come hai fatto a ridurti così, ci hai pensato almeno?”

"Non lo so. A volte mi ricorda mia madre..."

“Tua madre?”

"Qualcuno che quando lo guardi pensi... dammi attenzione. O almeno guardami come se ti interessassi. "

Le sopracciglia le si increspano: “Che?”

“Oppure il dio del vino, che se vede una vita in ordine la manda in pezzi.”

Irina ha un'espressione interrogativa.

Scaccio il fumo con la mano. “Lascia guarda.”

"Hai ragione, mi potevo risparmiare l'erba. Tu stai male di per te, se pensi di essere diventata una puttana perché tua madre non ti guarda, o perché un dio è incazzato con te."

“Si chiama estasi.”

«Sì, la conosco, l'ho presa qualche volta ma il giorno dopo mi sento troppo triste.»

“Intendevo l'estasi di Bacco.”

“La vende buona?”

Non rispondendo, lei sghignazza: “Dovresti andare da uno psichiatra”.

“Non mi piacciono i dottori.”

“Mica devi andare da tua madre, l'hai detto tu, non fa la psichiatra.”

“Lo farò se anche tu lo farai.”

Irina pare pensarci. "Meglio continuare come stiamo facendo. Se resteremo per sempre nella condizione di ora, possiamo andare avanti. Almeno nessuno avrà scritto da qualche parte che siamo malati."

Ho un fiume leggero dentro e gli occhi bagnati.
– Matteo se ne accorgerà?

 

Mettendomi una mano sulla pancia Irina dice: “Non farmi passare per una vipera, ma se aspetti che torneranno a guardarti quando si è già girato, non funziona, quindi evita.”

Le lancette dell'orologio raggiungono il sette e la mezza. Le giornate si stanno accorciando.

La luce dell'ora d'oro fa brillare e riscaldare gli oggetti intorno a noi: le sue scatole piene di pasticche. Le confezioni trasparenti di ombretti grigi e verdi e le sue bottiglie di profumo. Ne tocco una: Bleu de Chanel, brucia.

– Tutto questo è abbagliante.

Esco dalla stanza di Irina barcollando, ma il cuore è lucido. Mi avvio lungo il corridoio, la porta di Lori è socchiusa. Il silenzio qui dentro è diverso da quello di prima: sa di tregua.
Il mio affetto. Lori è stesa sul letto, addormentata. La maglietta è risalita, lasciandole scoperta la pancia che si alza e si abbassa a un ritmo regolare. La luce colpisce proprio lì.
Lo vedo finalmente, quel tatuaggio.
È una colomba nera, sembra che sia andata a schiantarsi in volo, spiaccicandosi sulla carne accanto all'ombelico.
Sento un brivido.
Dasho è dietro di me.
Il mio giro. “Non ti avevo sentito.”
Adesso, nell'ombra di questo corridoio, diresti che è solo uno che è uscito dal lavoro. Sta lì con le mani in tasca e potrebbe portarti la spesa, tenerti aperto l'ascensore o consolarti perché stanotte t'hanno investito il gatto.
“Che guardi?”
Mi scosto dalla porta. "Niente."
Lui allunga il collo e guarda oltre me. Respiro la resina e la menta sotto l'odore del whisky. Tirare la porta verso di noi per chiuderla e lo spostamento dell'aria mi spegne la preoccupazione come una fiamma.
Il tempo di un riflesso, e non sei più tu.
Angela del vetro è solo un travestimento per il weekend ormai.

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Agave Ionia

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