Adesso lei si allontana e mi guarda meglio in faccia.
“Non per qualche stupido sentimento che nutri. Hai capito?”
L’orologio a pendolo sul muro è simile a quello che c’era da mia nonna. Segna le cinque e un quarto.
“Ma io non voglio ammazzare nessuno.”
“Scema, se non lo fai tu lo fanno gli altri, come lo Stato non fa più il pappone e lo fanno gli altri.”
Dico: “Ho ancora una coscienza”, ma la mia protesta è debole.
“Te la devi ingoiare, non è un lavoro che si può fare in coscienza il nostro. È pericoloso e non ti dico manco prova dai carabinieri per liberarti di quello scemo, perché quello è un cliente di puttane.” La sua unghia mi batte sul petto: “E sappi questo, oca: tutto il sottobosco criminale è violento, ma il nostro settore lo è più di tutti gli altri perché chi compra un corpo non rispetta una persona, rispetta solo la proprietà di un altro. La legge, anche se volesse, non ferma l’immoralità di chi non ha morale, funziona solo la minaccia di un conflitto tra uomini. La presenza dei pazzi qui sotto deriva dai casini che tanti clienti si lasciano dietro.”
Voglio andare a casa, ma è impossibile staccarmi da questa sedia, reggermi in piedi.
“Cercherò prima se c’è qualcos’altro da fare.”
“Anche io, dopo tanti anni, voglio credere che ci sia sempre qualcosa di meglio da fare, ma so che non è vero. Tu sei giovane e vuoi vedere miglioramenti nella gente, ma non ce ne sono.”
Sento la solita fitta nel petto, ma faccio sempre più fatica a ricordare che cosa significa.
Si alza anche Anna. “Stanno per tornare, è meglio se ti avvii, sennò ti viene a chiedere che facevi qua da me, o lo viene a domandare a me. Dio mi scampi dal trovarmi davanti casa il mago della tua azienda.”
La gatta miagola, Anna le sta dando un piattino di carne: “Basta che dopo questa non mi fai trovare più topi morti davanti alla porta.”
La gatta mastica, Anna si rigira verso di me.
“Ammazza i topi e gli uccelletti e me li porta fino a quassù. Non mi dirai niente di quella lì?”
“Di Lori? Non vuole lavorare...”
“Niente di nuovo. Non credere che al tempo mio dentro le case arrivassero tante volontarie. Adesso, prima che te ne vai, raccontami dell’altra sera.”
“Anna, io non posso...”
“Ma non della ragazza, di quella cena.”
Sento i miei lineamenti stirarsi. Come fa a saperlo?
“Ma quale cena?”
La gatta ha abbandonato il piatto, le è tornata in braccio, la sta leccando di nuovo, stavolta più lentamente, passa la lingua sulla sua manica, sul polso rugoso. Anna le fa una carezza, qui dentro è caldissimo e i suoi occhi brillano più di quelli del gatto. Sulla sedia c’è un giornale, lo tira su e lo apre.
“Ti sei portata Valjet, vero?”
Non mi ero nemmeno resa conto che ci fosse un fotografo. Si vede mia madre accanto alla violinista nella foto, e io sono seduta dietro di lei. Valjet è tra me e la vecchia amica di mia madre che portava il cane, ma anche se è di spalle dal vestito si capisce benissimo che è lei.
Mi esce appena: “È meglio di 007, lei...” e sto respirando solo a tratti con il naso.
“Non è così, è stato un caso, puro caso, davvero. Però non dovresti fare queste cose. Ora stanno per tornare, è meglio se te ne vai tranquilla. Non credo che là sotto qualcuno legga i giornali.”
La mia faccia nello specchio è contrariata, per quel giornale e lo sghignazzo di questa vecchia. Ci ha fatto caso, credo. Mi sto per chiudere la porta dietro e lei mi dice: “Non mi guardare così, non sto cercando di mandare in gattabuia il tuo principale. Non lo stimo di certo, ma ho lavorato in condizioni peggiori.”
La porta sbatte, la gatta scende con me, un corpo morbido che mi taglia la strada a ogni pianerottolo. Spingo il portone e mi ritrovo in strada, il vento mi viene incontro. La luna ormai ha cancellato tutte le sfumature del crepuscolo, il cielo è una lavagna nera. Per un attimo sento risuonare i miei passi come nel cortile di ciottoli dell’università, quando si finiva la sera e l’aria mi gelava la gola quando andavo a casa. I fari delle auto tagliano la pioggia. Mi tiro su il cappuccio del cappotto, il tessuto umido mi appiccica i capelli e mi rinfresca la testa.
Apro la porta di casa, e Matteo è lì sulla soglia della nostra camera. Vado dritta al PC, che ho lasciato in cucina e lo apro. Sullo schermo c’è la notifica di una mail. È Ciconte che mi ha risposto, ed era proprio uno dei miei vecchi docenti. Mi chiedo se mi avrà riconosciuta dalla firma, ma forse no. Passano troppe persone in quelle aule.
Gentile Signora,
in merito alla Sua richiesta di ammissione ai corsi per l’anno accademico in corso, Le comunico al fine di verificare i requisiti formali, Le fisso il colloquio conoscitivo in video chiamata per domani, alle ore 16:30.
Riceverà il link per il collegamento telematico in prossimità dell’orario stabilito.
Distinti saluti,
Prof. C. Ciconte.
Vado a cambiarmi, Matteo mi viene incontro. “Ti hanno risposto?”
“Sì. Domani mi fanno fare il colloquio di ammissione.”
“Be’, è una bella notizia.”
Chiudo gli occhi e li riapro. “Ah, sì?”
“Io lo so che sei orgogliosa, ma è tua la vita, se pensi che ce la fai a fare tutto.”
Conto i battiti del mio cuore: 1, 2, 3...
“Se fino a ieri hai detto che non faccio nulla.”
“Non è vero.”
E invece è vero.
“Io sono orgogliosa?”
“Ma anche io sono orgoglioso di te, e poi io te l’ho sempre detto di finire.”
Sento la mia faccia stirarsi. Questo non è affatto vero... ma non voglio litigare, dopotutto mi interessa solo incastrare tutti i tasselli che mi occorrono.
Abbiamo mangiato veloce, in silenzio. A letto chiudo gli occhi e fingo di dormire. Matteo si gira, sento la sua mano che mi scuote. Riapro gli occhi e mi trovo davanti i suoi, più scuri sotto le ciglia fitte.
“Buonanotte”, lo abbiamo detto nello stesso momento.
Le sue dita mi scorrono sulla guancia, guardo il soffitto e mi chiedo ancora da dove sia venuta quella improvvisa accondiscendenza. Ma forse, è veramente meglio pensare solo a oggi, scordarsi di ieri. Sento le labbra di mio marito cercarmi, ricambio il bacio per chiudere lo squarcio. Un po’ di colla e via. Quando solleva il viso, per un attimo mi sembra adorabile. Il peso del suo corpo si sposta su di me, forse non dovrei farmi venire tanti pensieri. Dopotutto ho quello che volevo adesso, il colloquio di ammissione è solo una formalità, e ho anche tutto quello a cui mi sono abituata. Le sue mani sono calde, sanno di crema Dove, mi scorrono sotto il pigiama. D’altronde non devo essere così arrabbiata, anche lui ha sofferto molto per quello che è successo allora.
Freneticamente libero il seno dalla stoffa, libero la mia immaginazione e fisso il suo petto, agitato da un’ansia che non abbiamo più avuto da quando eravamo ragazzi. Vedo mostruosi pensieri scintillargli sotto le palpebre socchiuse.
Una scintilla rianima anche le mie cosce. Apro la bocca e mordicchio, lecco le curve del suo petto sollevato dal respiro. I suoi gemiti sono un misto di sollievo e sofferenza, provocano un’avida voglia dentro di me. Lui mi dice: “Muoviti, muoviti, prima che mi passi.”
Il mio corpo lo lascia sprofondare dentro, alzo le cosce, le piego. Sono io che do il ritmo, che lo porto a stringermi, a spingersi dentro di me assecondando la mia caccia infinita, la mia lunga notte. Le pareti intime si contraggono attorno a lui a ogni affondo, stanotte sento che ho vinto.
Posso vincere su di lui, su mia madre, anche sul destino. È una sensazione allarmante. Non appena tocco la sua schiena, un brio dimenticato mi assale. Solo che non è per lui, penso a lunedì, alla folle eccitazione che ho provato quando Jasmin mi ha fatto sognare di riprendermi davvero la mia vita. Sempre per la magia dell’immaginazione, al posto di mio marito è qualcun altro che sto toccando. Il mio petto è di un rosa acceso per l’attrito, mio marito ansima come un corridore di lunga distanza. Restiamo incastrati prima della fine, ma questo calore è diverso, profondo, non ha nulla a che fare con il normale orgasmo di una donna. Lui appoggia la testa sul mio petto, ecco si è arreso.
Vado a farmi una doccia.
Ma adesso, mi fermo qui davanti alla camera e lo guardo dormire. Nonostante qualche anno in più e qualche ruga tracciata sulla pelle della fronte, Matteo è ancora com’era in quel giorno fantastico di Marzo, sulla soglia della primavera, in cui ci siamo incontrati per la prima volta.
Com'è finora?
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Non cerco incontri e nemmeno sesso virtuale. Chi vuole scrivermi per parlare di scrittura è benvenuto. Per tutto il resto non ci sono. [email protected]
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Scrivi magnificamente. Mi sento soffocare, mentre leggo.
Grazie tesoro 💋