Il collo mi fa male, Loriana mi ha graffiato profondamente.
“Il ragazzino, così lo chiamava il nostro magnaccia anche se era un neonato, è nato una domenica. Non so se sia stato questo, ma da allora lui non è più stato come prima. Si era rammollito e se succedeva qualcosa non veniva più, ci rispondeva: non ho dove lasciare il ragazzino. Ormai faceva solo il baby-sitter mentre noi battevamo e neppure i suoi fratelli lo sopportavano più. A qualsiasi richiesta rispondeva: non ho dove lasciare il ragazzino. Poi una sera, quando vennero a prenderci, in macchina eravamo in troppi e lui mi disse di aspettare, che sarebbe tornato dopo, che non poteva lasciare troppo tempo solo il ragazzino. Ma le ore passavano e nessuno veniva a riprendermi, la strada diventava buia e senza le altre vicino iniziavo ad avere paura. Ho cominciato a camminare nella direzione di casa, erano cinque chilometri e a un certo punto pensai di togliermi le scarpe perché i tacchi erano insopportabili e le punte mi schiacciavano le dita. Tu lo sai, le scarpe di lavoro non sono per camminare. Ma era buio e per terra vedevo vetri rotti, chiodi… così ho deciso di arrivare a casa con le scarpe. Ero ormai poco lontana quando ho visto che un’estetista che aveva il negozio al piano di sotto, e una sua amica trans, mi stavano correndo incontro. Mi dissero che al palazzo era pieno di polizia, che C.S., questo era un altro magnaccia che aveva avuto tanti litigi col nostro, era venuto a casa. Che non sapevano perché, ma insieme a qualcun altro aveva sparato a tutti e a tutte dentro casa. Mi disse che erano tutti morti, che dovevo filarmela.”
Non riesco a pronunciare una parola e Mariana va avanti.
“Non avevo la più pallida idea di dove andare. In borsa avevo il mio incasso di quel giorno, ma i soldi non erano tantissimi. E in più non avevo un documento, nemmeno per andare in albergo. Tutte le mie cose erano in quella casa e tornarci non era da considerare.”
Dico: “Suppongo di no.”
Mariana ride amaramente, mi fa sentire stupida.
“Mi sono fermata prima a mangiare in una pizzeria. Poi ho sentito le sirene di un’auto pattuglia spiegate. Ho sentito persone che dicevano che la polizia inseguiva gli assassini della nostra via. Ho avuto paura che la polizia potesse farmi domande, che potessero rimandarmi nel mio paese, allora ho preso un treno e sono andata in un’altra città. Dopo tre giorni che dormivo alla stazione, ero sicura che sarei morta se andava avanti così. Poi una sera ho incontrato quattro donne che bevevano e cantavano nel parco vicino alla stazione. Cantavano le vocali: A, E, I, O, UUUUUUUU.”
Mariana ride mentre le ricorda.
“Avevano tutte enormi valigie e così, non so perché, forse perché ero abituata a stare tra molte donne, mi sono avvicinata e ho detto: dove andate con quelle grandi valigie? E loro mi hanno risposto: e tu dove vai senza valigie? Ero così disperata, ma non avevo coraggio di dire la verità, e sono rimasta senza parlare. E loro mi hanno detto: noi siamo badanti, andiamo in giro per tutte le città e ci fermiamo dove troviamo lavori. Ho chiesto perché cambiavano sempre città e mi hanno spiegato che se stai sempre a casa di un paziente diventi matta o vecchia pure tu. Così invece si guadagna di più, e cambiare sempre ambiente tiene attivo il cervello. Sono andata con loro la mattina dopo, la più vecchia si chiamava Aurica. Solo a lei dissi la verità e lei mi trovò un documento, e poi scoprii che nelle cooperative dove prendevamo i lavori nessuno controllava mai davvero i documenti. Il contratto diceva sempre che lavoravamo due volte a settimana per sei ore. Non era vero, ma ci pagavano in contanti e non ci chiedevano niente. Se non c’era lavoro così andavamo nelle farmacie, dai medici dei paesi. Sapevano sempre chi cercava le badanti e bastava che ti raccomandasse una tua amica. Di rado chiedevano i miei documenti, alla gente interessava farci lavorare a nero e per lo stipendio più basso possibile. All’inizio ero molto spaventata, più di quando andai a fare la prostituta per la prima volta. Non avevo mai visto una persona anziana, a casa mia il più vecchio era morto a sessant’anni. Ma Aurica mi aveva detto di dire che avevo esperienza, di inventare esperienze… e io facevo così. E per fortuna al mio primo lavoro un infermiere stava lavando e vestendo la mia prima paziente e io lo guardai e copiai i suoi gesti e si convinsero che potevo lavorare. E poi ebbi le prime referenze. Ho vissuto così per tanto tempo, ma soffrivo tanto perché volevo tornare a casa, dire a mia madre che ero viva. Aurica mi consigliò di andare dalla polizia, di dire la verità. E io l’ho fatto e nessuno voleva credermi, ma io riferii cose della casa, cose che non erano scritte su alcun giornale e che nessuno poteva sapere senza averci vissuto. Sapevo dove erano tutti gli oggetti delle donne e i soldi. Allora si sono decisi a credermi e a darmi assistenza legale. Ho scoperto che nessuno mi aveva più cercata perché pensavano che fossi morta, anche se non avevano trovato il mio corpo. Ho scoperto che, a casa mia, il prete del paese aveva convinto mia madre a celebrare il mio funerale anche senza cadavere per darsi pace. Mi diedero un documento provvisorio, ma c’erano molti problemi perché i miei erano andati persi e il mio paese di origine non mi riconosceva come cittadina. Quando è finita la guerra, un sacco di gente non risultava più cittadina di nessuna parte. Nel frattempo era anche stato chiuso il comune dove ero nata e tutti gli archivi erano spariti. In Italia mi sconsigliarono di tornare mai nel mio paese perché quelli che mi avevano ingannata all’inizio erano ancora in quelle zone e potevano riconoscermi. Alla fine, in breve, dopo un lunghissimo procedimento, mi hanno spedito questo: APOLIDE. Mezzi di sostentamento: ALTRI. In pratica: non ho bisogno di visti e permessi di soggiorno, a nessuno interessa come campo, dove vado. Significa: tu non hai città e genitori, va’ dove ti pare e non ci annoiare più. Grazie tante. In pratica il Cristo mi aveva sentita bene quel giorno di Pasqua, quando gli ho sputato, e gli ho detto non mi fai morire e non mi liberi e lui ha fatto tutte e due le cose insieme. Quando mi hanno riconosciuta apolide ho potuto ricominciare a spostarmi, a lavorare, a studiare, io che ho vissuto per anni come una latitante mentre gli sfruttatori andavano al mare nelle isole con i soldi estratti dalle nostre ossa. E sono andata con Aurica nel suo paese, ho fatto tre interventi di chirurgia estetica per rendermi irriconoscibile. Poi sono tornata a casa e solo per scoprire che mia madre si era impiccata a un gancio che stava in cima alle scale del nostro condominio. Non si era mai perdonata la sua ingenuità, credo.”
E io credo che la mia faccia sia molto bianca. E non riesco a dire nulla ma nemmeno a richiudere la bocca.
“Quel che ti ho detto tu non l’hai mai sentito, né mai lo sentirai né da testa viola né da nessun’altra. Nessuno ha avuto una storia come la mia. Il Signore mi ha presa per i fondelli fino alla fine, anche se non avevo mai fatto male a nessuno. Quindi per me testa viola può tenersi Santa Rosa se lei ci crede e tu”, spinge verso di me i dolci di Francesco, “puoi tenerti questa roba. La maggior parte dei pazienti sono diabetici e io non voglio nessuna cosa dolce nella mia bocca, io non sento nessun sapore da quando è morta mia madre. Da quando sono morte tutte le donne nella nostra casa di matti, quando ero una prostituta. Non so nemmeno che fine abbia fatto il ragazzino, se ancora da qualche parte campa. E io non so che farci col tuo Dio e con la tua carità.”
La donna che ha la corteccia cerebrale distaccata esce ridendo dalla sua camera: “Mariana, ma allora andiamo? Sennò esco dalla finestra.”
Mariana sorride. “Qua ci sono vivi che non possono morire, e morti che non riescono più a vivere.”
Ha gli occhi tutti rossi, il suo non è un bel sorriso.
“Pensi che perché sto in mezzo ai matti, lo sono diventata anche io?”
Mi avvio alla porta. “No, assolutamente no.”
“Prova a fare la vita che ho fatto io, invece di giocare. E vediamo se non impazzisci.”
Indico la porta: “Mi apri il cancello? Devo chiamare il taxi.”
“Sì, lo apro. Tornatene a casa tua.”
Com'è finora?
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Non cerco incontri e nemmeno sesso virtuale. Chi vuole scrivermi per parlare di scrittura è benvenuto. Per tutto il resto non ci sono. [email protected]
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Mi sono dimenticato di dare una valutazione😂😅
Tranquillo, so che sei sempre attento. La stima è reciproca.
Dopo questo capitolo ho avuto la sensazione che la situazione di Angela stia diventando sempre più difficile da gestire. La rivelazione su Valjet mi ha spiazzato, perché mostra un lato del suo passato che non conoscevamo. Francesco invece continua a essere una presenza opprimente, sempre pronto a metterla sotto pressione. E poi Matteo: la loro lite mi sembra il segnale di una crepa profonda. Ho la sensazione che ormai basti poco perché venga fuori qualcosa di difficile da nascondere.
Sì. Le famiglie del mulino bianco non si trovano facilmente. C'era sempre una frattura. Grazie del passaggio.