“Nonna, perché vuoi nasconderti? Lo sai quanto ti vogliamo bene?”
“Aspettate un po’. Fatemi riprendere. Chi è stato che ha scoperto il mio numero?”
Francesco confessa.
“Io, nonna; ma se avessi saputo che c’era bisogno lo avrei trovato già da mesi. E. ti prego, non cercare di cambiarlo; mi obbligheresti solo a cercarti, perché abbiamo tutti noi bisogno di parlarti, ogni tanto.”
“Va bene, non scappo più. Come state?”
“Come risposta unitaria, stiamo tutti bene. Io sono ormai laureato in ingegneria informatica e ho già firmato un contratto con una grande azienda; adesso ti faccio parlare con ciascuno e vi salutate. Un grosso abbraccio, nonna. E speriamo di vederci, prima o poi. Ricordati che sei sempre la mia nonna sprint. Ciao.”
Mamma è visibilmente emozionata e anche Francesco deve nascondere le lacrime.
Tutti poi salutano la mamma, raccontano un poco di sé e ribadiscono un affetto di cui nessuno ha mai dubitato.
Quando arriva il mio turno, il rimprovero è d’obbligo.
“Perché non ti sei fatta gli affari tuoi?”
“Semplicemente perché Francesco con i computer è un dio, mi ha solo chiesto per un momento il tablet e senza che e ne accorgessi eri in linea. Ecco, perché.”
“Sono veramente bravi questi ragazzi, tutti, da Patrizia a Junior da Francesco a Margie fino a Nicola.”
“E’ vero; l’unica cretina che ti sta a sentire sono io!”
“Ma che dici; anzi, tu adesso sei la più anziana, la capofamiglia.”
Junior interferisce.
“La più bella, la più affascinante, la più coraggiosa; questo non lo dici, nonna?”
“Senti, ragazzino; non so da quanto tempo e quanto tu vuoi bene a Oriana; io l’ho voluta contro l’opinione di tutti, l’ho amata e l’amo a dispetto di qualunque giudizio. Non stare a giudicare il mio amore perché vengo lì e ti sculaccio per tutte le volte che non l’ho fatto … e dire che ne meritavi. Senti, Oriana, sei a Roma per quel discorso?”
Margie mi previene.
“Si, Anna; Oriana ci ha detto del tuo desiderio di smussare e, se possibile, pacificare. Andremo all’inaugurazione e saremo famiglia, come sempre; spero che Mario Senior sia più disponibile, stavolta, e che qualcuno, ancora una volta, gli abbia suggerito che ‘il sangue si mastica ma non si sputa’. Se sarà così, saremo felici di telefonarti per raccontartelo. Se no, perdonami ma sai come la penso.”
“Io mi fido ciecamente di te; hai sempre scelto l’atteggiamento giusto. Speriamo in bene. Un bacio a tutti; un grande abbraccio e a risentirci. Ciao.”
Francesco interrompe la comunicazione.
E’ ora di pensare a mangiare qualcosa e la soluzione sono le pizze dal forno all’angolo da consumare sul tavolo di cucina.
Io, mentre vanno a prendere le pizze, ne approfitto per fare una doccia veloce; poi indosso un accappatoio di Margie.
“Sistema pure le tue cose nella camera dei ragazzi; credo che la potrai usare liberamente per un bel po’”
Mi avverte Margie; guardo stupita.
“Mio marito è in giro per l’ufficio e Francesco dorme con me.”
Mi avverte Patrizia.
“Ed io stasera dormo con te e le prossime sere deciderai tu.”
Chiosa Junior; guardo perplessa Margie ma lei mi fa segno che tutto va benissimo.
La cena scorre piacevole; la pizza è buona, il vinello fresco e il clima è mite; ma soprattutto c’è tanta serenità, tanta pace in quell’ambiente tanto anomalo che pare quasi di essere in uno spettacolo surreale.
Quando, ad un tratto, nei discorsi cade l’accenno alla inaugurazione a cui partecipare, decidiamo che la cosa migliore è la conferma delle prenotazioni da P… per sei persone senza ulteriori precisazioni; se ne occuperà Margie dall’ufficio.
Quando è evidente che stiamo per ritirarci a dormire e vedo Junior fremere dal desiderio di appartarsi con me, mi prende una strana ridarella che, come sempre, mi parte dagli occhi; Nico mi guarda con aria interrogativa.
“Sai Nico, più di diciotto anni fa, mi offrii di ospitarti nel mio letto, se ne avessi avuto bisogno. Stasera, a ruoli ribaltati potresti essere tu a ospitarmi, se non ci fosse tuo figlio a farmi pressione.”
“Se doveste avere tempo, noi non vi manderemmo via.”
Guardo Margie e lei annuisce per dire che sarebbe anche d’accordo.
“Lasciatemi assaporare questo succedaneo di mio fratello; mi incuriosisce troppo; poi, non è detto. Se non ricordo male, nonostante le mie spericolate arditezze, l’amore con voi due non l’ho mai fatto, né insieme né individualmente.”
“Vero!”
Conferma Margie; poi aggiunge.
“Io ho già assaggiato Junior; e so che non ce ne sarà, dopo. Ma, per i prossimi giorni, non è da escludere. Buona notte; e, soprattutto, divertitevi.”
Forse sarà perché abbiamo annesso al rapporto con Junior troppe valenze; forse perché il viaggio mi ha comunque stressato; forse per non saprei che cosa, sta di fatto che l’impatto con Junior non mi stravolge come mi attendevo, specialmente se nella mente scattano i ricordi e, con essi, il confronto inevitabile.
E’ decisamente un gran bel ragazzo, fornito di una buona attrezzatura, che usa anche con una grande perizia; ma la stessa bravura tecnica finisce per costituire il limite.
Se mi accoccolavo a cucchiaio davanti a Senior, quello che ne scaturiva era un senso di appartenenza, un languore sottile che faceva desiderare di essere una sola cosa; Junior, se si accostano le natiche al ventre, cerca immediatamente la penetrazione, dove che sia; non gli riesce assolutamente di intuire che cosa io desideri da lui in quel momento.
Così per qualunque altra manifestazione di affetto, che si riduce sempre, assai rapidamente, ad esercizio di bravura sessuale.
Dopo che per quasi due ore mi è entrato in tutti i fori praticabili, mi ha preso da tutte le parti, in ogni posizione, con tutti i meccanismi e con moltissima esperienza, alla fine mi ritrovo ad avere bisogno di amore, di tanto amore, forse di tutto quello che, nella mia memoria almeno, Mario Senior mi sapeva dare quando facevamo l’amore.
Mentre ci stiamo rilassando, udiamo dalla stanza a fianco chiari rumori di un amplesso intenso e partecipato; lo guardo meravigliata.
“Papà sta usando qualche dildo.”
È la sua spiegazione.
Sono curiosa; dovendo comunque andare in bagno per scaricare residui accumulati, pulirmi e rinfrescarmi, esco dalla camera dei ragazzi e, necessariamente, passo davanti alla porta spalancata; Margie è in estasi e quasi non vede, ma Nico mi fa segno di entrare; gli rispondo, a segni, che prima vado a lavarmi.
Di ritorno dal bagno, entro nella loro camera, salgo sul letto e mi stendo a fianco a Nico che mi accoglie baciandomi con calore, al punto che mi sento scaldare profondamente e mi stringo a lui; risponde con altrettanto entusiasmo e mi stringe tutto il corpo fin quasi a farlo aderire del tutto; mi forza leggermente le gambe, si inserisce con una coscia fra le mie e con i muscoli della stessa coscia, va a stimolarmi la vulva.
La mancanza di un membro capace di irrigidirsi e penetrare diventa un problema evidente; sto per invitarlo a desistere, anche per non patire la mancanza, quando mi sento penetrare, posteriormente, da qualcosa di duro e cedevole al tempo stesso.
E’ chiaro che non si tratta di un membro maschile ma solo di un giocattolo sessuale che Margie sta usando con il mio corpo; vibro di libidine soprattutto per la novità della situazione, mentre non mi accorgo che Nico, dall’altra parte, mi sta infilando un oggetto simile nella vagina.
Un orgasmo improvviso mi assale, quando mi sento posseduta contemporaneamente davanti e dietro, mentre Nico mi comunica un affetto intenso abbracciandomi e baciandomi davanti e Margie si attacca al mio corpo come una sanguisuga cercando e donando amore, amore, amore.
Sento che il mio cervello va in pappa, che il mio corpo si scioglie, che il mio bisogno d’amore trova finalmente materia concreta a cui appigliarsi; i gemiti e le frasi sensuali mi sgorgano dal profondo e segnalano tutta la mia partecipazione a quella straordinaria esperienza.
A colmare la misura, sopraggiunge Junior che abbraccia da dietro sua madre e, fedele al suo istinto, la penetra quasi immediatamente; allungo una mano dietro di me, ma solo per accertarmi che, come pensavo, è un adoratore del lato B e che lì ha penetrato Margie, con sommo piacere di tutti e due.
Non so cosa sia successo, poi, in quel letto.
So solo che ci siamo svegliati poco oltre l’alba, io e Margie nel lettone abbracciate come da decenni non mi svegliavo, con mia madre o con mia figlia, e i due maschietti che si erano trasferiti nella camera coi lettini e si erano finalmente addormentati.


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