“Ciao, amore mio, ti voglio bene anch’io.”
In fondo, è andata meglio di quanto temevo; anch’io desidero molto trovare almeno una piccola base di dialogo con Mario; e provarci può fare solo bene.
Prima di chiamare Margie, ho bisogno almeno di un caffè; non sarà facile affrontare il tema con Junior, ma sono convinta che è giusto e che anche a lui, forse, alleviare il passato può solo fare bene.
“Ciao Margie, sono Oriana.”
“Oriana, che gioia sentirti! … Junior c’è Oriana al telefono!!!! … Ciao ziona come stai? “
“Margie, io dovrei parlare con te; ma visto che è lì, posso parlare con l’unico parente mio, a tutti gli effetti?”
“Che vuol dire?”
“Che proprio due minuti fa riflettevo che i parenti più vicini siamo io e Junior che siamo accomunati dal cognome; ormai, … siamo io Junior e Senior.”
“Diamine, zia, è vero, sei la persona più vicina, la persona più cara e non ti vedo quasi mai. Devo organizzarmi per venire a P… al più presto …”
“Calma, se ci mettiamo d’accordo, io stasera sono a Roma …”
“Davvero?!?!?! Oriana, in qualunque momento la mia casa è tua, lo sai.”
“Prima di decidere, devo sapere una cosa.”
“Dimmi.”
“Mi ha chiamato mamma.”
“Oddio, come sta la nonna?”
“Sta bene, ha chiesto di tutti e vorrebbe abbracciare tutti, ma ha chiesto soprattutto di uno e sapete chi.”
“Parli della mostra di Mario a Roma?”
“Si; so anche dell’impatto che Junior ha avuto con lui; so tutto; ma una volta una mia amatissima figlia adottiva disse, a mio vantaggio, che il sangue si mastica e non si sputa. Qui l’Albo degli Architetti mi ha messo a disposizione dei biglietti e credo che lo abbiano comunicato a Mario. Io penso di andare all’inaugurazione. A voi dà fastidio?”
“Ne hai parlato con Patrizia?”
“Si; però, per favore, evitatemi il giochetto dei rimandi; ognuno si esprima per sé in piena autonomia e coscienza.”
“Oriana, vieni a Roma, io ci vengo all’inaugurazione. E’ sano e giusto che tu ci sia ed io sarò con te.”
“Grazie, Nico. Sei sempre di una umanità intensa e ricchissima.”
“Aspetta, Oriana; la cosa ci spiazza un poco ed io almeno ho bisogno di pensarci. Facciamo così. Tu vieni a Roma e stai qui il tempo che vuoi. La sera dell’inaugurazione tu vai e, se proprio ti va male, avrai un cavaliere della classe di Nico. Se a tuo fratello va bene, la famiglia al completa gli renderà omaggio. Possiamo fare così?”
“Perfetto. Io conto di essere a Termini alle 18,28. Da lì devo prendere un taxi o esistono mezzi pubblici utili?”
“Quando arrivi, prova a guardare tra le folla in attesa e forse trovi una risposta.”
“Grazie, Junior, non volevo che ti disturbassi così.”
“Tu pensa a portare qui il tuo bellissimo deretano; poi a trasportarlo a casa ci pensa il tuo Mario.”
“Ragazzino, non provocare il cane che dorme; da sveglio potrebbe mordere.”
“E’ una minaccia o una promessa?”
“Tutto suo padre, benedetto ragazzo! …”
Il treno arriva in perfetto orario e il marciapiede è gremito di persone in attesa; esco dalla carrozza imponendomi con la mia struttura robusta, equilibrata, elegante nel semplice tailleur grigio che sottolinea le forme piene, giunoniche; so di essere ancora una donna molto bella ed ammirata, ma mi piace comunque stimolare l’attenzione dei maschietti.
Lo individuo subito, anche se sono anni che non lo vedevo ed è senz’altro cambiato; vederlo ed avere un tuffo al cuore è lo stesso attimo, la stessa sensazione; è Mario, il mio Mario, quello che da piccolo si accoccolava a cucchiaio davanti a me, spesso nuda, perché diceva che così si sentiva protetto dai mostri ed era invece una scusa per mettere la testa fra i miei seni, sodi e abbondanti, o schiacciare la schiena contro il mio ventre morbido, budinoso, come gli piaceva dire.
Anche il sorriso, aperto, leale, è quello del mio fratellino, quello più tenero e affettuoso, quello che ricordo tanto volentieri.
“Ciao, amore mio, come ti sei fatto bello!”
Lo abbraccio con tanto affetto e lo stringo a me; ne approfitta per ricambiare la stretta e, nel movimento, passa una mano a sentire la consistenza delle tette e, quando mi stringe a sé, fa in modo che gli inguini coincidano e si struscino lussuriosamente.
Mi bacia a tradimento, in piena bocca, insinuando la lingua tra le mie labbra; non so perché, non mi nego e ricambio con lussurioso ardore il bacio galeotto.
Ce ne stiamo un bel po’, fermi sul marciapiede del binario, a dondolarci per stimolare i sessi e baciarci come ragazzini.
Quando fa un piccolo break, ne approfitto per rimproverarlo.
“Per caso mi hai scambiato per la tua morosa che torna da un lungo viaggio?”
“No, so bene che sei la mia morosa che ritorna dal passato dove è rimasta ibernata per almeno venti anni; ed ho esattamente venti anni di baci arretrati.”
“E non direi solo di baci, a giudicare da quel che mi preme sul basso ventre.”
“Ziona, fatti spiegare da un esperto cosa succede quando l’amore parentale investe il sesso.”
Non posso fare a meno di sorridere di gusto.
“Chi te le ha spiegate questa cose?”
“Una bellissima ragazza che si chiama Patrizia e che mi considera un suo grande amore.”
“Spiegale che nonna Anna si riservava sempre il diritto di prelazione su tutti gli amori parentali dilatati al sesso; e aggiungile che io non sono da meno di sua nonna.”
Ci dirigiamo al parcheggio; impieghiamo più di mezz’ora per arrivare a casa; intanto riusciamo a dirci alcune cose personali; quella che mi colpisce è l’intenzione di scegliere gli studi di architettura.
Serenamente e brutalmente gli chiedo quanto c’entri, in questa scelta, il rapporto col padre.
“E quanto credi che c’entri il rapporto con mia zia?”
“Non so e non saprò fino a quando non avremo un minimo di intimità.”
“Ti va di dormire con me, stasera?”
“Non credi di correre troppo?”
“No. Se proprio hai problemi sulla dilatazione dell’affetto filiale, mi versi una somma, diciamo cinque euro, e dichiari che hai affittato un bull. Tutto diventa regolare.”
“Hai proprio tanta voglia di fare l’amore con una vecchietta come me?”
“Tu sai qual è stato il primo oggetto di desiderio sessuale di mio padre?”
“Certo, il mio fondoschiena.”
“Sai il perché?”
“No, non credo si possano conoscere certi perché; esistono perché esistono … “
“E se volessi sperimentare per cercare di capire? E se qualcosa nei cromosomi mi inducesse ad amare quello che ha amato lui? E se semplicemente mi piacesse l’idea di fare l’amore con te?”
“Frena e accosta!”
Il tono è stato particolarmente duro.
E’ impressionato e lo fa esitante; quando spegne il motore, mi giro ad abbracciarlo e lo bacio come non ho mai fatto in vita mia; mentre ancora stenta a riprendersi, lo avverto.
“Senti, ragazzino. Io sono una che sballa subito. Se m’innamoro, la mia testa evapora e non so più controllarmi; non stuzzicarmi molto, perché potremmo creare problemi a tutti. Stasera dormo con te e, come Siglinde diceva a Mario, tu mi farai tanto di quell’amore da lasciarmi o in paradiso o morta sul letto. Forse faremo l’amore anche qualche altra volta, finché sono a Roma, perché tu sei per me anche l’ipostasi di un sogno e voglio amarti come persona e come mito. Ma poi, ti prego, dimentichiamo e carichiamo tutto, anche questo bacio, incestuoso, vergognoso, colpevole ma, proprio per questo, meraviglioso, fra i ricordi più belli e lasciamolo là. Ok?”
“Ok. Posso dirti almeno una sola volta che ti amo?”
“E’ troppo tardi per proibirtelo!”
Riprendiamo la strada e, grazie a dio, riusciamo a sbarcare a casa. L’entrata è da grande festa; abbracci e baci da sprecarsi, diecimila domande appese e centomila risposte rinviate; insomma tutto il repertorio delle rimpatriate si spreca.
Ci sono tutti, anche Patrizia e Francesco; ovviamente hanno discusso, ma il tema principale ancora non viene sfiorato; per ora domina la gioia di ritrovarsi; ma soprattutto si tocca con mano, nell’aria, un grande amore, il senso di una gioia comune e diffusa che deriva dal piacere di rivedersi dopo qualche tempo e di tornare ad essere, non solo a parole, una famiglia.
Margie mi chiede come ho fatto a contattare mamma; le spiego che è stata lei a chiamarmi ma che non mi è riuscito di arrivare al numero del suo apparecchio.
Margie e Patrizia mi spiegano che, con i mezzi a loro disposizione, alcuni impiegati dell’ufficio sono in grado, se lo vogliamo, di ottenere quel numero e, se vogliamo possiamo provare a chiamarlo.
Francesco, senza farsi notare, ha aperto il mio tablet e sta armeggiando su qualcosa.
Mentre ancora discutiamo se violare o no la privacy di mamma, eccola apparire sul mio tablet.
“Ciao, chi sei bel ragazzo?”
“Ciao, nonna, sono Francesco!”
Mamma rimane letteralmente di sale
”Oh mio Dio, quanti anni sono passati? Sei un uomo, ormai, quanti anni hai?”
Francesco fa ruotare il tablet verso ciascuno di noi e si vede nettamente mamma che piange come un vitello.

