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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 6
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Capitolo 6 di 20 28 min di lettura

Cose di famiglia 6 - Oriana 3 La mamma si rivela

Il racconto sconvolgente della mamma ai figli incestuosi

geniodirazza
1 anno fa · 254 letture · 0

Un rumore di stoviglie e un chiacchiericcio continuo interrompono alla 10 di mattina di un fredda domenica il giusto sonno di me poveretto che fino alle quattro mi sono dato da fare con la vedova … bisognosa di comprensione.

Mi alzo stiracchiandomi, metto i piedi nelle pantofole e sto per lanciare un urlo di avvertimento; mi fermo di blocco perché potrebbe trattarsi di persona a me sconosciuta e non ci farei bella figura; in queste cose, meglio non irritare mamma.

Realizzo dopo un po’ che si tratta di Oriana che non si è catapultata dentro ma è in atteggiamento confessionale con mamma.

Credo che parlino di sesso e sono convinto che io sono al centro del colloquio.

Mi accosto con prudenza alla cucina e mi metto ad origliare.

“Vedi, mamma, è da anni che le nostre vite sembrano viaggiare su binari diversi. Per questo ti può sembrare che io sia troppo invadente e curiosa. Di fatto prendo progressivamente coscienza che alcune cose di te le conosce più mia figlia che io; senza contare che Mario, supponente come sempre, mi tratta sempre da cretina perché sa di te cose che tutti ignoriamo.”

“No, figlia mia, non è né supponenza né trattare da cretina; è solo che lui effettivamente mi ha vissuto più da vicino e sa molte più cose di me, anche se le radici profonde dei mali restano dentro di me e le conosco solo io.”

Non riesco a resistere e mi affaccio.

“Ah .. eri qui … e mi hai sentito?”

“Anche se avessi sparlato di me, il mio amore mi fa accettare tutto, l’indiscussa eccezionalità e la frequente rottura! Allora, su che verte questo concistoro?”

Oriana riassume e stuzzica la mamma.

“Si parla di mamma e di noi figli. Anche io voglio sapere. Allora, quando è cominciata questa lunga storia?”

“E’ cominciata che avevo quindici anni ed ero una qualsiasi imbranata, stupida liceale che si era innamorata del suo professore di italiano, che aveva il doppio della sua età. All’inizio furono solo citazioni letterarie, frasi infiocchettate e romanticismo di risulta; poi il folle cominciò a frequentarmi senza curarsi dell’enorme rischio che correva. Ma eravamo giovani; ed ora so che lui era ben più immaturo di me che lo ero per necessità anagrafica. La trafila fu quella di tutte le coppiette di adolescenti con l’aggravante che lui era tutt’altro che adolescente; baci appassionati, masturbazioni, tante manipolazioni in tutti i luoghi, anche i più pericolosi come la sala insegnanti. Poi fui iniziata alla fellatio e anche lì giù a capofitto; il piacere maggiore lui lo provava quando poteva portarmi in un’aula vuota, si sedeva dietro alla cattedra e mi obbligava ad accucciarmi sotto la cattedra per succhiarlo. Clinton non aveva ancora dato il buon esempio; ma comunque la soluzione era molto intrigante. Un’estate, la sera dietro le barche mi disse che stavolta si faceva sul serio. Mi stese sulla sabbia, mi sfilò le mutandine e sentii qualcosa di duro penetrarmi nella pancia; all’inizio fu solo una fitta di dolore; poi il cielo mi si spalancò in testa e vidi esplodere l’arcobaleno con tutte le stelle dell’universo. Non so se sapete che la possibilità che ci scappi la maternità indesiderata per una eiaculazione in vagina all’atto della deflorazione ha una percentuale di probabilità di una su un milione o forse su qualche milione. Bene, cara Oriana, tu sei quella possibilità.”

Ci viene da sorridere.

“Bella sfortuna, però.”

“E che vuoi farci? Quando fu ufficiale che ero incinta, non restò che prendere atto e, come usava al tempo, ricorrere al matrimonio riparatore. Da lì, il declino verso la fine. Abbandonai la scuola, ovviamente, e mi trovai moglie di un uomo assai più vecchio, assai meno sensibile e buono di quanto mi ero illusa, prigioniera di convenzioni e abitudini. Carlo nel giro di poco si rivelò per quello che era; incapace di gestire una casa, assolutamente ignorante di qualunque dovere familiare, sempre dietro al suo famelico sesso, passava le giornate a tampinare le vicine e le possedeva tutte metodicamente e non teneva in nessun conto giudizi e conseguenze. Passava le sere al circolo degli intellettuali a bere e, quando tornava a casa, mi trattava da pezze da piedi e mi prendeva sempre con violenza.”

“I geni pare che si siano trasmessi …”

Celia Oriana e accenna a me con lo sguardo.

“No, non ci pensare neanche. Quelli della sessualità spinta, forse, ma quelli dell’irresponsabilità e dell’incoscienza no. Tra l’altro posso dire con certezza che i geni del prurito sessuale permanente sono ben piantati nella ereditarietà. Voi sapete poco dei ‘milanesi’, i vostri fratelli emigrati da anni al nord, ma le poche informazioni che ho dicono che sono buoni eredi come certamente lo è Patrizia, vera regina delle discoteche, spero di non rivelarti cose che ignori, capace di scommettere su chi accalappia per prima il giovane di buona famiglia che capita per caso e se lo porta a fare sesso nei bagni. La mia nipotina pare che abbia un record da meno di dieci minuti. E la sua mammina che sale in pulpito ha già fatto qualche sua bella esperienza. Se poi sorella e nipote chiedono a Mario di liberarle di una fastidiosa verginità, dico che fa opera di bene se le accontenta con tutto l’amore di cui so che è capace.”

“Ma tutto quello che hai detto non dà ragione di quella che tu proclami grande disponibilità a fare sesso sempre comunque, dovunque e con chiunque.”

“Può darsi che sia così ma sono io che mi sono trovata totalmente sola, a crescere quattro figli con accanto un burattino elegante che andava in giro a recitare il grande amatore romantico; che ho dovuto sopportare tre o quattro aborti procurati e almeno altrettanti spontanei; che ho versato ettolitri di lacrime in totale solitudine; che ho ingoiato rospi da farne indigestione per tutta la vita. L’istinto di ribellione viene fuori come istinto di sopravvivenza. Tuo fratello e tua figlia conoscono una storia squallida di padre criminale che figura nell’albo dei cittadini benemeriti, lo sai?”

Oriana accenna di si.

“So di Margie e di quello che ha vissuto.”

“Bene, io non ho avuto un’amica come Patrizia o un amante come Mario; anzi, sono stata posta all’indice come troia e adultera, capisci?, adultera di quel pervertito di mio marito!”

“Mamma, calmati; non vale la pena di starci male. Lascia stare e non parlarne più.”

Cerco di mitigare.

“No, Mario, ormai è bene fare chiarezza con mia figlia, prima che anche lei mi giudichi male!”

“Mamma, credimi, io non intendo giudicare; volevo solo sapere, forse per curiosità pruriginosa o forse più semplicemente per imparare a volerti bene di più.”

Mamma, come sempre, si intenerisce a ci accarezza tutti e due.

“Ma poi ti sei decisa a farti un amante, in senso etimologico intendo dire, uno che ti amasse. Forse può essere l’escamotage per uscire dalle secche dei giudizi. Ma non so se può essere anche peggio.“

“Si, ho incontrato una volta, sulla solita spiaggia che frequentavamo d’estate, un uomo giovane che mi parlò come desideravo, che mi fece intravedere un mondo di sogni; me ne innamorai e, in un momento di follia, ci feci anche l’amore.”

“Quindi ti ribellasti, alla fine?”

“Un corno. Da perfetti imbecilli, ci facemmo sorprendere e in un giorno solo ero sull’albo delle troie fedifraghe; le mie colpe furono condannate e le benemerenze del pervertito esaltate. Anche da lì nasce il mio rifiuto per l’opinione comune e le norme non scritte. Come non bastasse, lui, non vale la pena di ricordare il nome; fu solo uno strumento del destino, si andò ad ammazzare con una motocicletta sull’autostrada. Mi trovai di nuovo sola, accanto ad un inetto squallido, con un figlia che frequentava una facoltà dura e difficile e che per soprammercato si era fatta mettere incinta dal fidanzato e si era dovuta sposare; con due figli con la valigia pronta, decisi ad andarsene per non dover prendere posizione o assumere responsabilità e con un ragazzino appena nato, che sembrava il più fragile, da sostenere e guidare. Non so se per disgrazia o per fortuna, vostro padre ebbe la bella idea di morire giovane e non mi restò che rimboccarmi le maniche e assumere su di me tutti gli oneri. I ‘milanesi’ se ne andarono, alla fine, e ora ci si scambia gli auguri di Natale, se ci si ricorda; tu mi aiutasti molto assumendoti il carico della crescita di Mario ed io potei dedicarmi a lavoretti più o meno occasionali per tirare la carretta. Intanto mi avevano chiuso le tube, perché dopo tanti aborti e parti ero a rischio; come mi avevano pronosticato, cominciarono i ‘pruriti di vulva’ che cercai di controllare ma ai quali alla fine mi abbandonai. La prima volta, paradossalmente, fu con un ragazzo amico di Mario di cui forse potresti ricordarti.”

“No, se non capisco male, era il momento delle grandi tempeste ormonali per Mario; ed io a quell’ora avevo già grossi problemi di lavoro; per di più anche Patrizia mi cominciava a dare grattacapi proprio sul versante del sesso, quindi non sapevo niente delle amicizie di Mario.”

“Beh, sia come sia, questo ragazzo, il nome non è necessario e non sarebbe simpatico farlo, bazzicava la nostra casa al mare e non perdeva occasione per spiarmi in bagno o in camera, quando dormivo nuda, di accarezzarmi in segreto e di sfuggita; insomma, in qualche modo mi corteggiava e, inevitabilmente, mi stimolava. Lo spiai non so quante volte per vederlo masturbarsi e quasi mi innamorai del suo sesso bello grosso e consistente, da uomo più che da ragazzo. Finché decisi di farmelo, letteralmente. Lo attirai in casa, feci la vezzosa, giocai un poco con la sua eccitazione e alla fine lo baciai; se non fosse scappato, lo avrei concupito. Non scappò; anzi, mi si avvinghiò con tutto il corpo e mi fece sentire bella netta la sua mazza contro la vulva. Allora lo spinsi sul letto, lo spogliai e me lo leccai tutto, dalla testa ai piedi; quando gli presi il sesso in bocca, ebbe dei tremiti da tarantolato e dovetti calmarlo prima di succhiarlo a dovere. Sentirmi in bocca quel membro giovane mi dava un’energia nuova, mai provata, e godevo, sbrodolavo, colavo dalla vulva inzuppando il costume intero fin sulla pancia, davanti, e ben oltre le natiche, dietro. Esplose con una eiaculazione enorme che a malapena riuscii a trattenere in bocca e ad ingoiare; ne avevo voglia, ne avevo bisogno. Tornò duro in un attimo; è una meravigliosa prerogativa dei giovani, specialmente se si trovano di fronte a una brava nave - scuola. Mi sdraiai sul lettino e me lo tirai addosso; mi feci penetrare con violenza e mi gustai un amplesso epico. Quell’estate sia io che lui ci siamo fatte le più numerose, le più intense, le più belle copule della nostra vita. Mi feci anche rompere il sedere, che non avevo mai concesso a mio marito. Alla fine dell’estate, rientrati in città, non smettemmo i nostri incontri e ancora oggi, se ne ho voglia, lo posso chiamare per farmi dare una spolverata.”

Prima di andare avanti…

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