Siamo appena svegli e Patrizia non fa in tempo a riaccendere il telefonino che arriva la chiamata di Oriana.
“Come ti sei permessa di accusarmi di fallimento?!?!? Appena parte il progetto del ponte, vedrai il mio studio …”
“Per ora ho visto quello di mio zio ed è già stato proclamato il migliore in Italia per il design; per il tuo, è un anno che tu prometti come un’invasata e io aspetto come un’imbecille.”
“Mario ha uno studio? Dove?”
“A P …, nella zona industriale.”
“Oh mio dio, ha fatto in fretta, la carognetta.”
“Senti, diva, lui faceva il bull quando tu eri in clausura e non potevi neppure masturbarti, prigioniera come eri; se non ti avesse liberato lui, ancora faresti la sposa fedele coi mutandoni e le calze di lana; lui ha incartato tutti e ha determinato il futuro per una che da sempre ha amato al di sopra del bene e del male, portando alla vittoria un progetto che non avresti mai fatto decollare; ha dato alla tedesca un amore che ancora non riesce a dimenticare; a quell’omuncolo, poi, che ora ti sbatte, ha offerto su un vassoio d’argento la vulva che tu hai dato tanto volentieri perché volevi arrivare e stai ancora arrancando e non vedi nessuna linea di arrivo. Adesso scusami, ma ho cose importanti a cui pensare. Se hai voglia di crescere e di capire, ci vediamo più tardi. Se, con la solita squallida vigliaccheria, non ti presenterai, di sicuro ti troverai quanto meno senza nessuna famiglia; il marito l’hai già sepolto vivo; tua figlia sta per andarsene; a tuo fratello spacco io personalmente la testa se continua a ispirarsi al principio che il sangue si mastica ma non si sputa; lo obbligo a sputare quel sangue avvelenato che scorre nelle tue vene; tua madre ha già superato qualunque limite di pazienza. Per di più, se non sai comportarti, il tuo progetto va in vacca, la mostra la rileva l’Associazione e tu neanche potrai progettare rappezzi e ristrutturazioni perché non hai nessuna proposta di lavoro. Arrivederci.”
“Aspetta, non te ne andare così; cosa pensa di fare Mario?”
“Ma sei proprio tutta scema! Tu devi farti visitare perché la tua testa è molto malata. Oggi, dai giornali, tutta la Germania sa che tuo fratello ha dichiarato che farà la sua mostra con un segmento per il tuo progetto; che quel progetto lui lo sostiene con i disegni che ti ha preparato; che alla fine ti regala anche i disegni, che, secondo il Presidente dell’Associazione, valgono dai 120 ai 240 milioni di euro. E tu fai ancora finta di scendere dalle nuvole e chiedi che cosa vuole fare tuo fratello? SARA’ TUO FRATELLO COME E’ SEMPRE STATO E COME TU NON SAI PIU’ ESSERE. Se tu fossi una persona normale, sarebbe sufficiente che lo abbracciassi e il passato sarebbe dietro le spalle. Ma, visto che soffri di mania di persecuzione, lui per te non è più un fratello ma un nemico da abbattere; e invece, puntualmente, ti ritrovi acciaccata. Arrivederci, mamma; spero che la notte ti abbia portato i consigli giusti. Ah, in giornata vengo a recuperare la mia valigia.”
E chiude la comunicazione.
Mentre lei battaglia con sua madre, io mi sono spostato nel letto, alle spalle di Roberta che si accorge subito del particolare risveglio del mio fratellino tra le gambe, che si va a piantare immediatamente tra le due rosee natiche.
“Lo facciamo così?”
Sussurro.
“No, vienimi sopra; fatti guardare mentre mi penetri.”
Le monto sopra; la prendo ad abbracciare e a baciare, scoprendo gli umori, i sapori e gli odori dei corpi al risveglio mattutino, apparentemente sgradevoli ma in realtà indicatori di un’intimità che accende il nostro erotismo.
E mi accorgo della dolcezza di riscoprire la sensazione della sua pelle nei punti dove pure l’ho gustata già altre volte; sentire i tessuti ancora immersi nel languore del riposo mi dà godimento più di quando li gusto nel piacere del quotidiano.
Mi piacerebbe anche assaporare il gusto della vulva che appena si risveglia e che forse conserva ancora l’aspro dell’orina versata nella sortita notturna o quello della necessità attuale di andare in bagno.
Ma Roberta mi ha preso e, in certo senso, mi tiene in ostaggio per l’orgasmo che desidera dolce e intenso.
Mi sposto con delicatezza sul suo corpo e arrivo a stendere completamente le mie membra sulle sue, dai pettorali che schiacciano i suoi seni delicati, al ventre che aderisce al suo e ne assorbe il calore notturno, via via fino alle cosce che strofino con le mie per fonderle nell’amore.
Non posso spostare molto le mani, per non perdere quel contatto totale; ma mi rifaccio baciandole tutto il viso, pezzettino per pezzettino.
Entro in lei quasi con cautela, lentamente, eccitando progressivamente il canale vaginale fino all’utero.
Mi accoglie gemendo, quasi soffrendo la lenta penetrazione.
Esplodiamo insieme, all’improvviso, e provochiamo la delusione di Patrizia che arriva all’ultimo e voleva seguire dal ‘comincio’, come un tempo scherzavamo tra noi.
Non è una bella atmosfera, quella in cui ci muoviamo nell’espletare le funzioni quotidiane; ci pesa addosso il disagio per quello che è stato e soprattutto per le nere previsioni future.
Ad ogni buon conto, verso le dieci, andiamo al Museo dove è previsto l’incontro con la controparte.
Roberta è quasi frenetica nel muoversi tra notiziari in rete, tele, radio e giornali.
Ad un tratto la sento imprecare e sbalordisco, perché non è da lei.
Mi accosto all’ufficio e accenno con la testa.
“Cosa succede?”
Mi invita ad entrare e mi mostra delle testate che, ovviamente, non capisco.
Scuoto la testa.
“Ah, già; tu non conosci il tedesco! E’ scoppiata la notizia che la Società edilizia che Siglinde rappresenta è stata inquisita per bancarotta fraudolenta, che tutti i beni sono stati sequestrati ed alcuni funzionari anche arrestati.”
Anche Patrizia, che si è avvicinata incuriosita, si spaventa.
“E mamma?”
E’ la prima terrorizzata domanda.
“Chiamala!”
Le impongo; compone il numero e sentiamo il telefono squillare nei pressi; Patrizia si precipita nell’atrio e trova Oriana discinta, in lacrime, col viso quasi disfatto che si muove a stento verso la scala di salita agli uffici.
“Mamma!!!!!”
Patrizia si precipita verso la madre e l’abbraccia.
Oriana la stringe a sua volta e continua a piangere.
Mi avvicino e le accarezzo, mentre Roberta ci invita in una saletta vicina e offre un po’ d’acqua alla poveretta.
“Sono finita …”
Piagnucola Oriana e lo ripete più volte, come un Karma, come una preghiera, come un pianto.
“Calmati, cerca di dire cosa succede.”
Le dico, mentre le accarezzo il viso quasi deformato dal pesante trucco sbavato in ogni dove.
“Sono rovinata!, non ho il biglietto per tornare a casa, né per me né per Patrizia, e non ho un euro in tasca.”
“Hai almeno con te i documenti personali?”
“Si, quelli sono qui nella mia borsa.”
Mi rivolgo a Patrizia.
“E tu?”
Si batte la mano sul petto.
“Qui, nella mia borsa intima.”
“Perfetto. Allora, non è successo niente.”
“Come, non è successo niente? Ero venuta qui servita onorata e corteggiata e invece mi trovo come una pezzente in mezzo alla strada; e tu dici che non è successo niente!”
“Sei viva, siete vive e siete con me; tutto si risolverà.”
Mi rivolgo a Roberta e le chiedo se può fare alcune cose per me.
Chiaramente, si.
Le dico di verificare il mio conto personale e se ha mantenuto validità il mio biglietto di ritorno.
Le fornisco gli estremi amministrativi e con pochi clic appura che mi restano poco più di duemila euro, ma che il biglietto è stato bloccato; tre biglietti d’aereo per il ritorno valgono quasi mille euro.
Le chiedo di rinnovare la prenotazione, per tre posti, nel volo previsto per me solo; le consegno la carta su cui caricare il debito.
Poi sorge il dubbio.
“Dove diamine le parcheggio per questi due giorni?”
Roberta decide immediatamente.
“State tutti e tre a casa mia.”
“Ma è pazzesco; quell’accampamento è per una persona, può accettarne due, può soffrirne tre; ma quattro è un’esagerazione.”
“E il tuo cuore quanti amori riesce a contenere?”
“E’ molto elastico e classifica per intensità.”
“Stupido!”
Intanto sto chiamando in studio; per fortuna, mi risponde Clemente.
“Ciao, come va?”
“Malissimo. Ho un bisogno urgentissimo di contanti; puoi caricarmi dei soldi sulla carta di credito?”
Non mi chiede perché.
“Solo questo?”
“No c’è di peggio, forse; ma ti farò sapere quando farò luce.”
Chiedo a Roberta di verificare il mio conto e mi dice che sono stati appena accreditati ventimila euro.

