Le giornate d’inverno sembrano interminabili, nella nostra città, anche se geograficamente durano di meno.
Il mantello nevoso comincia a coprire le montagne tutto intorno e progressivamente scende più in basso fino a raggiungere l’abitato e obbliga tutti ad una attesa inerte dai suoni ovattati; poi si aggiunge quella forma di ‘spopolamento’ che nasce dalla necessità per la maggior parte di rifugiarsi in casa, per non esporsi alle intemperie, o di cercare ospitalità nei locali pubblici aperti e disponibili.
In pratica, per alcuni mesi si può anche restare chiusi dal mondo, tranne che per esigenze urgenti.
E’ da quasi un mese, ormai, che i contatti sono in stand by, anche quelli normalmente più vivaci e intensi; persino mia sorella Oriana, che abita a poche centinaia di metri, si sente talvolta per telefono con mia madre ma difficilmente si riesce ad accordarsi per incontrarsi.
Di andare in studio non mi va molto; preferisco lavorare da casa, col computer.
Così restiamo soli io e mamma, consolandoci qualche volta con sane capriole tra le lenzuola del suo lettone.
L’arrivo di Oriana, la mattina di una domenica freddissima ma senza neve, ci coglie di sorpresa; lei entra con la solita irruenza tirandosi dietro tutto il suo iperattivismo che la porta ad aprire usci e finestre, a visitare tutto quasi per controllare, insomma ad animare di vita anche i soli muri.
Stavolta non mi aggredisce come è suo solito; si limita ad ammonirmi agitandomi l’indice sotto il naso.
“Non credere che mi sia dimenticato di te; ho avuto un casino da fare in queste settimane, ma prima o poi avrò un po’ di requie.”
Vorrei dire che ne dubito, considerato il suo carattere; ma preferisco tacere e godermi la sua presenza.
Mamma è ancora in bagno e ci mette un poco a venir fuori.
Oriana comincia a liberarsi della pelliccia e del soprabito; la visione quasi mi folgora; gonna in pelle fino a mezza coscia sotto la quale si intuiscono eleganti autoreggenti decisamente provocanti; stivali al ginocchio su tacchi almeno 10 sui quali si innalzano due gambe da urlo sormontate dal suo sedere stupendo, ancora più eccitante sulla spinta dei tacchi; ad occhio e croce, l’intimo, se c’è, è ridotto al minimo, forse solo un perizoma a sparizione tra le natiche; il maglione deve essere di una lana leggerissima e caldissima, io ne capisco poco, e decora con leggera abbondanza il seno spettacolare che appare ancora più regale; il trucco è leggero ma realizzato con cura e sapienza.
Mi fermo a guardarla a bocca aperta.
“Attento che ti ci entrano le mosche!”
Mi rimprovera mamma, appena rientrata dal bagno e forse leggermente piccata dalla mia reazione.
“Ti piaccio?”
Mi fa vezzosa Oriana ed io fingo di svenire per l’emozione.
“Quanto … quanto quanto … quanto quanto quanto … sei … bbbbonaaaa … amore mio!”
E crollo distrutto sulla sedia.
Si spolvera l’inesistente polvere sul seno e si liscia i fianchi sensualmente.
“Ti piace il look che ho scelto?”
“Io ti faccio arrestare, una persona come te non può camminare liberamente!”
“Perché?”
“Perché contrabbanda bellezza vietata provocatrice di infarti a cuori deboli!”
Quando siamo tutti e tre intorno al tavolo di cucina, con un volto raggiante che comunica allegrezza, Oriana annuncia che deve darci due belle novità; la prima è che lo studio di architettura dove lavora da moltissimi anni ha deciso una ristrutturazione ed ora lei è contitolare a tutti gli effetti, addirittura col nome in ditta; la cosa ci fa immensamente felici.
Accenna anche all’ipotesi che io possa un giorno lavorare per loro; ma chiarisco subito che il mio interesse, anche se studio architettura, è per il design e che in quella direzione mi muovo.
L’altra novità ci viene annunciata con una frase in certo modo ad effetto.
“Finalmente è ufficiale. L’ho fatto cornuto!”
Io e mamma ci guardiamo sbalorditi e sono io a dare voce alle nostre perplessità, anche se balbetto un po’, per il disagio.
“Ma … scusa … circa un mese fa … io e te …”
Non mi lascia completare.
“L’amore familiare che si espande a coinvolgere il sesso non può essere assunto a motivo di ‘corna’; è solo l’espressione, in altre forme, di un amore più grande, quello fraterno! Quando il sesso si consuma con un estraneo, allora si, che si tratta di corna!”
Io e mamma ci guardiamo e dobbiamo fare uno sforzo per non scoppiare a ridere.
“Effettivamente, mi sento un angioletto, visto che espando fino al sesso l’amore di figlio, quello di fratello e quello di zio. Ma se va bene per te …”
Oriana mi fulmina con uno sguardo.
“Davvero vuoi paragonare l’amore tra me e te con una copula occasionale?”
Interloquisce mamma.
“In questo senso, è come dice Oriana. In famiglia ci si ama; con gli estranei si fanno corna!”
Mi conviene tacere.
“Senti, ho bisogno di andare in bagno per qualche minuto. Aspetta a raccontare fino a quando esco.”
“Va bene.”
Quando rientro in cucina, mi accarezza con un buffetto.
“Allora procediamo con ordine. Paolo è il titolare dello studio dove da anni lavoro. E un gran bell’uomo, di alcuni anni più anziano di me ma ancora vitale; è sposato, conosco sua moglie e so che lei è contenta delle sue prestazioni, nei pettegolezzi, si parla di queste cose; chissà perché, un argomento onnipresente sono le prestazioni di mio fratello Mario, un vero dio a detta delle babe; ma questo è un altro discorso. Da sempre, da quando sono entrata a lavorare nello studio, Paolo mi tampina e cerca di portarmi almeno a cena. Puntualmente e decisamente, ho respinto le avances e ho declinato ogni invito per quell’ottuso senso di fedeltà matrimoniale che, come mamma dice, mi incatena ad un’ameba. Lui non se l’è mai presa ed è stato sempre molto cordiale e corretto. Ieri mattina mi comunica che nella riunione plenaria del pomeriggio avrebbe comunicato la decisione di ristrutturare lo studio e di creare un nuovo organigramma con due titolari, unendo anche i nomi nel marchio dello studio. Per la verità, non credevo che pensasse a me; pensavo piuttosto alla cooptazione di qualche architetto esterno per dare vita a una nuova iniziativa. Invece, Paolo nel pomeriggio mi ha chiamato nel suo studio, mi ha fatto sedere e dopo aver tergiversato alquanto, ha sparato l’idea; se ti propongo di essere tu la contitolare con nome in ditta, cosa mi rispondi? Io pensavo scherzasse e, per stare al gioco, ho calato il mio asso del paradosso; se lo fai, io festeggio a cena con te. L’ho visto annaspare e ho quasi temuto che stesse male. Ha chiamato immediatamente la segretaria per interfonico e le ha dato ordine di prenotare per ieri sera, per due, al ….. Lo conosci?”
“Cavolo, se lo conosco; ci ho passato tante di quelle serate meravigliose o noiosissime! Lì c’è anche un albergo a cinque, sei stelle, una roba da faraoni.”
“Infatti Paolo mi ha chiesto se pensavo dopo cena di rientrare in città, visto che la località dista qualche chilometro e che viaggiare non è così semplice. A quel punto qualcosa dentro di me è scattato a suggerirmi; o la va o la spacca. Chissà, forse ho sentito dentro il cervello la voce di voi due che mi continuate ad accusare di sperperare un bene nazionale ed ho deciso che era il momento delle corna. Ho detto che non era il caso di rischiare visto anche che oggi è domenica e non abbiamo impegni di lavoro. Ha prenotato due camere singole e non ho avuto abbastanza faccia tosta per dirgli che, a quel punto, bastava una sola. Facendo poi tutta una serie di calcoli, ha deciso che alle 17 ci sarebbe stata la riunione; che l’avrebbe chiusa alle 18; avrei avuto due ore per andare a casa e organizzarmi un poco e alle 20 sarebbe passato a prendermi per andare a cena. Mi ha chiesto se avrei avuto problemi a dormire fuori casa e gli ho detto di non preoccuparsene.”
“Adesso lascia stare il lavaggio, il trucco e il cambio vestito. Arriva al dunque.”
Mamma è frenetica,ormai, vuole sapere fino a che punto la sua ‘bambina’ si è sciolta ed è volata via da sola.
“Paolo è un gentiluomo e lo ha dimostrato anche ieri sera. Sin dalla partenza e per tutto il percorso non ha avuto un solo gesto che non fosse compito e garbato; io mi ero vestita come mi vedete e non ha nemmeno accennato a toccarmi un ginocchio. Quando siamo arrivati all’hotel, ho visto una certa agitazione intorno ma lui sembrava abbastanza padrone della situazione e mi ha accompagnato garbatamente al tavolo del ristorante facendo tutti quei gesti che un perfetto cavaliere fa e che fanno felice una donna.”

