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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 20 — Cose di famiglia 20 - Mario Senior
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Cose di famiglia 20 - Mario Senior

Una mostra di design a Roma aveva dato il via alla vicenda; una mostra di Design a Roma la conclude armoniosamente con altri protagonisti e con lo stesso immenso amore.

geniodirazza
1 anno fa · 5.799 parole · 26 min
216 letture

·- Conclusione e rilettura dalla parte di Mario Senior

I preparativi per questa mostra romana vanno decisamente per le lunghe.

Sono passati ormai più di due anni da quando se ne cominciò a parlare e siamo ancora nella fase di un allestimento che non so neppure da chi debba dipendere.

Mi manca terribilmente l’assistenza dei vecchi compagni di lavoro, quegli avventurosi ragazzi di P… per i quali ogni iniziativa era un’avventura spericolata da affrontare con il massimo della grinta ed alzando ogni volta l’asticella degli obiettivi, delle ambizioni e, ovviamente, dei rischi e delle responsabilità.

Adesso, invece, si parla solo di badget, di target, di utili, di eventi collaterali; quasi sempre, a decidere sono ragazzini che si lavano la bocca con parole difficili e non sanno neppure che cosa fare; forse proprio come me, che da molti anni ormai, quando mi metto davanti a un foglio bianco, con tutta una gamma di matite, pastelli, colori, pennarelli davanti, come un bancone del supermercato alla vigilia dell’apertura delle scuole, se vado a cercare in fondo al cervello, nel cuore o nella mano, non trovo un segno, che dico uno, che mi dia la soddisfazione di pensare ‘questo l’ho fatto io!’

Se in quei momenti vado con la memoria a quando, con un solo tratto, riuscivo ad indicare a Clemente un nuovo disegno di tazza da caffè, posso solo vergognarmi di me stesso.

Ed eccolo, Clemente, fedelmente presente anche laddove è stato dichiarato indesiderato ed espunto perché ‘nocivo alla mia concentrazione’; è un testardo, il mio amico d’infanzia; e non si cura delle minacce dello staff che Jennifer gli ha schierato contro; fosse per lui, li affronterebbe a pugni nudi, pur sapendo che avrebbe la peggio.

Quando il capo scorta accenna ad un movimento per stopparlo, gli lancio uno sguardo che lo gela e trasforma in statue di ghiaccio lui e gli energumeni che lo seguono.

Abbraccio Clemente e gli chiedo come sta.

“Male.”

Mi dice serenamente.

“Che ne pensi?”

“Di che?”

“Della mostra, naturalmente!”

“Una chiavica promossa a mostra!!!”

Non è stato lui a parlare, ma Hans che è comparso dal nulla.

“Perché sei così severo? Sono oggetti validi ed anche eleganti …”

“… acquistabili a quattro soldi in qualunque supermercato dei paesini dell’Appennino.”

“Cosa gli manca, per essere design?”

“Il cuore, mein lieber Freund, solo il cuore; o, meglio, l’amore e quindi, la vita.”

“Così, secondo te, le cose dovrebbero avere cuore e vita?”

Interviene Clemente.

“Quelle che disegnava il Mario che conoscevo io trasudavano amore e vita, forse perché era Mario che trasudava amore e vita. Queste nascono dalle macchine e sono per le macchine.”

Discorso delicato e pericoloso, specialmente se fatto ai margini di una mostra già decisa e tra personaggi che si conoscono da troppi anni per permettersi di bluffare tra di loro.

“A proposito di anni e di amore, hai visto chi c’è in quel gruppo lì in fondo alla sala, accanto al mio assistente?”

“Non distinguo. Chi c’è?”

“Egidio, il mio assistente, sta cercando di prendere contatto con un architetto per far occupare finalmente il posto di direttore artistico in fabbrica, visto che tu da quasi vent’anni non te ne curi per niente. Lì c’è una delegazione con inviti dall’Albo degli architetti di P… e vorremmo approfittarne.”

“Ah, vengono da P…;ma, se non vado errato, io sono sempre e comunque iscritto a quell’albo; se serve, posso dare una mano.”

“Credi? Ne dubito forte … “

“Cavolo, non ti capisco, perché dovresti dubitarne? E Perché sorridete così sornioni?”

“Perché chiediamo che a sostituirti sia l’architetto Oriana …, che esita per rispetto a quell’ingrato di suo fratello, ecco perché!!!!!”

Guardo meglio e, nonostante i quasi vent’anni passati, riconosco Oriana che mi appare assai più bella, più intensa, più affascinante, nonostante il peso degli anni.

Quasi per inevitabile conseguenza, individuo Patrizia, splendente nel fiore della maturità e, a vista, sempre provocante con tutte le curve al posto giusto.

Riconosco anche Margie, che proprio qualche giorno fa è venuta a trovarmi e, accanto a lei, mio figlio Mario che, a ragion di logica, avrebbe il sacrosanto diritto di volermi almeno morto; per ovvia deduzione, l’altro giovanetto deve essere l’altro figlio di Margie, Francesco, che mi sembra molto interessato alle bellezze di Patrizia più che al resto.

L’ultimo del gruppo è senz’altro Nicola, il marito di Margie; le gambe mi tremano un poco; mi scuote Clemente.

“Mario, bada che Oriana ha dato una disponibilità di massima, mi ha detto Egidio. Che faccio?”

“E che vuoi fare; dalle immediatamente l’incarico; non conosco nessuno più in gamba di lei. Non credere; anche se sono stato lontano e distante, non ho mai perso i contatti e so che è la persona più giusta per quel lavoro. E questa storia chiudiamola qui; parliamo di altro.”

“Già, di altro … Che vuoi fare con la delegazione? Che vuoi fare coi tuoi?”

“Con la delegazione non posso esimermi dal parlare; chiedi ad Oriana se porta il saluto durante la conferenza stampa. Per i miei, dammi ancora un momento. Devo decidere.”

Clemente si allontana a parlottare con Oriana; ed io cerco qualcuno a cui spaccare la faccia o qualcosa su cui spaccare la mia.

Chiamo il capo della sicurezza e gli chiedo di accompagnare Nicola nel mio ufficio.

Entra con un sorriso aperto, leale, franco, che mi muove qualcosa dentro e si avvicina con la mano tesa a stringere la mia; lo abbraccio fraternamente e me lo stringo al petto; resta un attimo perplesso.

“Mario, non puoi immaginare quanto sia felice di ritrovarti e di ritrovare soprattutto questo tuo affetto, questa tua disponibilità!”

“Ciao, Nico, ne ho molte da farmi perdonare, vero?”

“Da professionista, ti avverto che stai commettendo il tuo errore solito, cioè di caricare tutto su un piatto della bilancia, senza cercare di dare un equilibrio agli avvenimenti. Per di più, non metti neanche un briciolo dei sentimenti degli altri, sui tuoi personali piatti della bilancia.”

“Cosa vuoi dire?”

“Prima di condannarti, hai provato a chiederti cosa sentono, in questo momento, tua sorella, tua nipote, la donna che ti ama da una vita, il figlio che avete insieme? Perché solo a me hai dato la possibilità di stabilire come rapportarmi con te e con gli altri non hai il buonsenso di farlo?”

“A te lo posso dire; ho paura; ho paura del rifiuto, ho paura della mia vergogna … “

“Tu hai paura di loro e loro stanno lì pieni di paura di te? Non capisci che vi state mordendo la coda e che, se non spezzi la spirale, non ne uscirete mai?”

“Dici che tocca a me?”

“Dico che se non lo fai tu, non lo farà nessuno. Scegline uno, comincia da chi ti parte. Poi vedremo.”

“Grazie, Nico.”

Mentre mi avvio verso i miei familiari, i venti anni trascorsi mi si materializzano nella figura di mio figlio che è esattamente quello che ero io vent’anni fa, con in più qualche tratto di luminosità, nel volto, nello sguardo, che gli vengono dalla mamma.

“Ciao Mario …”

E gli allungo una mano.

“Ciao, pa’.”

E mi abbraccia in una stretta che quasi mi stritola; so di avere gli occhi lucidi, ma devo tenermi.

“Ciao zione!”

A sorpresa ha parlato Francesco, che viene aggredito immediatamente da Patrizia.

“Copione! Te l’avevo detto che zione è solo mio, anzi è solo il grande amore mio. Ciao, amore!”

E mi bacia con il trasporto che non è cambiato da vent’anni in qua.

Oriana se ne sta in disparte, quasi timorosa.

La prendo tra le braccia.

“Sei ancora la mia tata dolce?”

“Fino alla morte!”

“Ti sei messa d’accordo con Clemente?”

“A te farebbe piacere?”

“Io te lo impongo! Solo tu sei all’altezza di quel lavoro!”

“Ti andrebbe di fare un saluto a mamma?”

“Dov’è?!?!?!?!”

E mi agito in giro.

“E’ qui!”

Mi indica il tablet e vedo mamma splendente al sole dei Caraibi, bella più di come la ricordavo, solo un tantino più vecchia; sta piangendo.

Bacio lo schermo per baciare lei e le chiedo di non piangere, di parlarmi, anche per dirmi solo le cattiverie che mi merito.

“Nessuna cattiveria, solo tanta, tanta, tanta gioia di vederti, di sentirti, di sapere che mia figlia, mia nipote, tuo figlio, il tuo amore possono toccarti anche per me e dirmi che stai bene, che sei sempre il mio grande Mario.”

“Mamma, calmati, forse di grande non è rimasto molto; tuo, sempre e indiscutibilmente. Nessun uomo potrà avere mai una mamma come la mia e nessuna mamma potrà sacrificarsi come ha fatto la mia per questo scapestrato senza idee.”

“Che diavolo dici?”

“Se tu fossi qui, capiresti che questa mostra è il peggio che potevo pensare venti anni fa ed oggi è presentato come il meglio sul mercato.”

“Cosa ci manca?”

Interviene all’improvviso Clemente.

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