Non mi riesce mai di fare colazione a casa, anche se mamma si dà un gran da fare per prepararmela; preferisco andare nel bar sotto lo studio che è un poco il punto di ritrovo di certi amici.
Stamattina una nota nuova e particolare sembrano due ‘sventole’ appollaiate sugli sgabelli dall’altro lato del bancone; quando chiamo il barman che sta servendo loro due intrugli, presumibilmente long drink vegetali di sua invenzione, una delle due mi fa ciao ciao con la manina e per poco non mi viene un colpo quando riesco a focalizzare che si tratta di Patrizia, la MIA Patrizia ; abbracci e baci, naturalmente, con tutto l’entusiasmo possibile
“Ciao, zione; come ti butta?”
“Ciao, figona, e a te?”
“Questa è la mia amica Margherita, Margie per gli amici”
“Ma io sono un amico?”
Interloquisce Margie.
“Chiaro che si altrimenti non saremmo qui ad attenderti come il Messia.”
“Aspettate me?!?! Come mai?”
“Tu sai che Margie è la mia amica del cuore?”
“Si, so bene chi è che ha preso il mio posto nel tuo cuore”
“Niente affatto, il cuore di Patrizia è grande e ci si può stare anche in due, forse un po’ stretti ma senza ostacolarci.”
“Beh, se si tratta di stringerci, ci sto …”
“Attenta, questo pizzica!”
Avverte Patrizia. Poi torna seria.
“Al di là degli scherzi, te lo dicevo perché non ti meravigliassi che le ho parlato molto anche di noi.”
“Di noi?!?! In che senso, scusa?”
“In TUTTI i sensi, compresi quelli che non vorresti.”
“Ok; e allora?”
“Io sto vivendo una situazione assai difficile e delicata. Ho bisogno di parlarne con qualcuno per non scoppiare.”
E’ ancora Margie a parlare.
“Non hai nessuno nella cerchia dei familiari e degli amici con cui condividere questo problema?”
Sorride amaro.
“Meno che mai posso parlarne a loro.”
“Quindi vorresti che io mi facessi coinvolgere in qualcosa di cui non conosco la portata a rischio di rimetterci …”
“Non fare lo sciocco; qui si tratta di far stare bene la mia amica, non di fare il vigliacco e nascondersi dietro i luoghi comuni.”
Patrizia quando ci si mette sa essere diretta.
“Al tempo!!!! Io non voglio nascondermi da niente e da nessuno. Cerco di capire se sto per infilarmi in un troiaio e in nome di che cosa.”
“In nome del grande amore che proclami di avere per la più bella ragazza del mondo. Lo capisci che Margie è l’altra faccia di me?”
“Ho capito. Mi stai incastrando ancora come sempre, da quando tu facevi le marachelle e io me ne accollavo la colpa perché ti adoravo”
“E invece adesso sono io che ti adoro!!!!”
Il bacio non me lo scocca sulla guancia ma sulla bocca, infilando per un attimo la sua lingua.
“Quando possiamo vederci per parlare?”
Margie è ansiosa.
“Se per te va bene, domani posso disdire i pochi impegni e tenermi la giornata tutta per te.”
“Si, mi sta bene. Dove ci vediamo?”
“Verso le 15 qui stesso; il mio studio è a pochi passi”
Al momento di congedarci, Patrizia mi scocca un bacio appassionato e anche Margie, quasi per essere veramente l’altra faccia di Patrizia, mi bacia sulla bocca e infila la lingua a frullarmi dentro.
Qualcosa non gira per il verso giusto; ma ormai posso solo aspettare.
Sono solo le 14 quando esco da casa fresco di doccia e pimpante come un giovincello; per l’occasione ho indossato jeans, maglietta e scarpe da ginnastica; persino il barman si meraviglia quando mi vede arrivare, abituato a vedermi ‘imbalsamato’ di tutto punto quando vado in studio a lavorare e specialmente se ho appuntamento con dei clienti; naturalmente, ieri ha assistito a tutta la ‘manfrina’ e certamente ha ‘registrato’ i baci sulla bocca, anche se non sa che Patrizia è mia nipote e che, quindi, le sue personali illazioni andrebbero riviste, almeno ufficialmente.
L’occhietto complice si ripete quanto, poco prima delle quindici, vede apparire Margie splendida in un vestitino estivo che non nasconde niente delle sue forme scultoree, anzi fa trasparire persino l’assenza totale di reggiseno e il minitanga che si nasconde nella vulva e nei glutei.
Il mio ‘fratellino’ ha un sobbalzo ma lo richiamo ai limiti ‘familiari’ del rapporto e un poco si placa.
Chi non si placa è Margie, che mi si butta addosso e mi bacia con l’entusiasmo di chi non vede l’amato da tempo immenso; la lingua che mi frulla nella bocca farebbe risuscitare un morto; figurarsi, poi, il mio ‘fratellino’ già vivo, vegeto e pronto all’’alzabandiera’; mi sento quasi in dovere di ricambiare passandole le braccia intorno alla vita e stringendola sensualmente contro di me.
Anticipando qualunque osservazione mi sussurra.
“Hai detto che questa è una forma di comunicazione; ed io voglio da subito entrare con te in familiarità; ne ho bisogno per quello che devo confidarti.”
Per tutta risposta, mi limito a stringerla con più veemenza e a guidarla verso l’uscita.
In studio non ci sono comodità; solo il divano consente di stare seduti vicini; da sdraiati, basta il tappeto.
Ma per il momento Margie vuole solo parlare e ci basta sederci vicini sul divano; mi prende le mani e le stringe; rispondo baciandole i capelli; si stringe a me appoggiando la testa sulla spalla.
“Io e Patrizia siamo veramente le due facce di una medaglia, ci conosciamo molto profondamente e sappiamo quasi tutto l’una dell’altra, anche quelle cose che dovrebbero rimanere chiuse per sempre in noi.”
“Cerchi di dirmi che sai che abbiamo fatto l’amore?”
“Non solo. Sono affascinata quasi morbosamente da quello che le hai detto; voglio che la memoria che mi resterà di questo momento siano il tuo viso dolce, le tue tette piene, il tuo ventre piatto, la tua vulva umida e il mio sesso nel tuo sedere. Ecco, per un momento così si può anche uccidere o morire. Tu sai che sto per laurearmi in psicologia?”
Accenno di si con la testa; non oso parlare per non interromperla.
“Bene, una frase del genere può essere pronunciata solo da chi sente un amore sconfinato che è al tempo stesso filiale, paterno, coniugale, di grande amante. Non sono affatto gelosa di Patrizia, ma in questa frase ho trovato una chiave importante per me.”
Sono interdetto, naturalmente, e non so proprio come interloquire; sembra capirlo, si stringe a me e prosegue.
“Tu sai che Patrizia è ancora vergine; ma io so che lo è perché vuole che sia il tuo sesso a sverginarla; non riesce a dirtelo; così come sono certa che tu vorresti sverginarla anche adesso stesso, ma non l’hai fatto neanche quando l’hai avuta davanti nuda, disponibile e troppo esaltata per fermarti. Questo fa la grandezza del vostro rapporto.”
“Scusa, ma sei venuta per analizzare l’amore incestuoso tra me e Patrizia?”
“No, aspetta; io non ho confessato a Patrizia una cosa molto importante e questo mi mette in difficoltà con lei.”
Di fronte alla mia faccia che è il ritratto della perplessità.
“Non ho avuto il coraggio di dire a Patrizia che da qualche mese non sono più vergine come ci eravamo ripromesso.”
“Ma che stupidate mi vai dicendo? Restare vergine per rispettare un accordo? Siete folli. Se lo hai fatto coscientemente e decisamente, sei stata solo giusta e razionale; se lo hai fatto con amore, sei addirittura da encomiare!”
“Né coscientemente né con amore. Sono stata semplicemente violentata.”
Se avessi preso un pugno in faccia non sarei stato peggio.
“Violentata?!?! Come? Quando? Da chi? L’hai denunciato? … Devi mandarlo in galera questo porco … no, porco no perché i porci come me non arrivano così in basso … e questo è solo una bestia …”
“E’ inutile che ti accalori … forse è meglio pensare positivo e decidere che, in fondo, un ostacolo è stato rimosso e che si è aperta una strada.”
“Un momento; ma che c’entro io in tutto questo, visto che non sono stato io a violentarti; e che c’entra Patrizia, la vostra amicizia e i miei rapporti con lei?”
“Sei così incazzato che ti sfugge anche l’evidenza.”
Sono basito; qualcosa mi sfugge.
“Ti hanno violentato … non vuoi denunciare … non puoi parlarne coi tuoi … allora deve trattarsi di violenza familiare … No, NO NO NO non può essere … Tuo padre? NO, è disumano. Se ti avesse chiesto di fare sesso glielo avresti concesso; tu e Patrizia copulate così volentieri e senza problemi che, se ti avesse chiesto di fare sesso, non glielo avresti negato. Perché violentarti? Che c’entro io? Che c’entra quello che ho detto al mio amore Patrizia? Oh Dio … io sono il parente buono che rispetta la sua amata e tu hai sperimentato il parente cattivo che ti ha violentato. Tu vorresti operare un transfert e recuperare la voglia di fare l’amore con il parente buono del tuo alter ego. E’ questo, che pensi?”
Non risponde ma mi abbraccia con tutto il corpo e finalmente mi bacia con la passione che aveva represso finora.
E’ un bacio lunghissimo, intensissimo, di quelli che ti fanno perdere la nozione del tempo e dello spazio; le lingue mulinano nelle bocche alla ricerca di quelle papille che ancora non hanno assaggiato; il cavo orale secerne saliva che si riversa a fiotti dall’una all’altra bocca; il sesso si erge e preme con forza contro lo slip che ora è più oppressivo e doloroso di quanto era per un condannato la bambola di Norimberga; se non lo libero presto, rischia di spezzarsi contro il jeans; Margie non so cosa provi perché non ho il coraggio di toccarle la vulva per sentire come è umida; ma da come si è abbarbicata alla mia bocca e da come struscia il seno contro il mio petto e il ventre contro la coscia è chiaro che sta inseguendo un orgasmo.

