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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 2 — Cose di famiglia 2 Patrizia - L'amica del cuore
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Cose di famiglia 2 Patrizia - L'amica del cuore

Mario incontra Margie, se ne innamora, scopano e lei se ne va.

geniodirazza
1 anno fa · 6.194 parole · 27 min
295 letture

“Non credi che sia esasperato questo tentativo di metabolizzare la crudezza di un rapporto avviandone uno di segno diametralmente opposto, ma che vede protagonisti solo degli autentici surrogati?”

“Non ha niente di scientifico e non è garantito che funzioni; forse, potrebbe addirittura incasinarmi di più. Ma non posso parlarne a nessuno, meno che mai a un psicanalista. Non posso e non voglio creare uno scandalo, vista la posizione eminente di mio padre in questo territorio; alla fine, sarebbe anche capace di farmi passare per mitomane. Parlarne con te era un’ipotesi praticabile e ricca di fascino. Quanto possa servire, lo valuterò dopo, quando avrò raggiunto questo orgasmo che sto inseguendo da mesi e che non accenna a concludersi.”

“Ma ti senti almeno eccitata?”

“Eccitata?!?! Io sono esaltata, superesaltata; se mi tocchi le mutandine, trovi uno straccetto da strizzare. Se si trattasse solo di una reazione del sesso, il problema sarebbe già risolto; quello che invece devo ancora capire è se e fino a che punto si tratta una ferita più profonda, nella psiche, al di là di una violenza fisica che, in fondo in fondo, potrei considerare anche superficiale. Quello che non riesco ad ottenere è la conclusione mentale dell’orgasmo; è come se mi esaurissi materialmente ma mentalmente e psicologicamente non concludessi mai l’orgasmo.”

“Te la senti di raccontarmi i fatti?”

“Ci provo. Innanzitutto devi sapere che mio padre, dietro la facciata di perbenismo che indossa fuori casa, nasconde in realtà un’indole di maiale perverso e cattivo che sfoga in casa, e soprattutto nella sessualità. Lui, rispetto al sesso, ha una peculiarità; a parte il fatto che quando decide di copulare prende tutto quello che ha davanti senza riflettere; a parte che si comporta da porco con la partner, chiunque sia, dalla escort alla prostituta da marciapiede dalla moglie alla signora compiacente; ma soprattutto è feroce con sua moglie, mia madre, e, da quando ha cominciato a farmi fare sesso con lui, se la prende con me. Io e mamma dobbiamo essere le ancelle del suo membro, pronte ad anticipare, non a soddisfare, ma ad anticipare persino, le sue pretese sessuali, se no sono violenze indicibili, soprattutto a mia madre.”

La sto guardando inorridito.

“Tua madre posso capire che ci si è trovata per antichi costumi e convinzioni; ma come ci sei caduta tu, non lo capisco.”

Cerca di distendersi sul divano ma non è facile; mi propone di trasferirci sul tappeto.

Le dico con chiarezza che il mio membro sta soffrendo e che vorrei almeno indossare qualcosa di comodo; senza parlare, mi sfila pantaloni e mutande e si sofferma ad ammirare la mia bestia nella massima erezione.

“Però …!”

Commenta passandosi la lingua sulle labbra.

Una volta che ci siamo distesi, mi risponde.

“Solo per caso, due anni fa mi capitò una notte di beccarli a fare sesso. Eravamo in vacanza, nella casa al mare ed io ero tornata dalla discoteca poco dopo mezzanotte; erano nella sala grande tutti nudi e lui la stava montando a pecorina con spinte quasi sovrumane; sfiorai con lo sguardo la scena e stavo per passare oltre ma mi fermò la voce di mio padre; ‘Non dai una mano a tua madre? Vedi che non regge?’ Pensai che scherzasse e quasi mi divertii all’idea che proprio il mio integerrimo padre usasse quel linguaggio; mia madre aveva gli occhi sbarrati e mi faceva cenno con la testa di andare via; ma io ero ormai nello spirito della sfida e mi accostai; lui sfilò il sesso dalla vulva e mostrò una bestia bella grossa; lo afferrai con le due mani e con una decina di colpi lo portai ad esplodere in una eiaculazione torrenziale. Tutto dipese forse dalla particolarità delle persone e del momento. Ma purtroppo non era finita, come io credevo. Da quel giorno e per tutta l’estate fu una continua richiesta di manipolazioni, in ogni luogo e in ogni momento. Arrivò persino a farsi masturbare di sera, sulla spiaggia, dietro ad un moscone, a due passi dall’affollatissima passeggiata del posto. Io vissi il tutto come un nuovo gioco estivo e mi sentivo anche gratificata della mia abilità nella masturbazione nella quale mi sentivo molto brava ed esperta, avendo cominciato dai banchi della media.”

“Anche tu?”

“Bada che tutte le ragazze più o meno cominciano sui banchi delle medie …”

Le prendo le mani e le bacio; credendo che fosse un invito a masturbarmi, mi prende il sesso; ma la fermo e le chiedo di continuare a parlare.

“Durante i mesi in città, non mi ha disturbato nemmeno una volta; credo che il terrore dello scandalo superasse la voglia di farsi masturbare. Ma, appena siamo tornati al mare l’anno scorso, ha ripreso e tampinarmi esigendo manipolazioni in continuazione; avrei voluto smettere, ma minacciava ogni volta di scaricare su mia madre le conseguenze accusandomi quindi di non volerle abbastanza bene da fare qualche piccolo ‘servizietto’ per aiutarla. Il ricatto funzionava; ed ho ceduto anche quella sera che, mentre lo masturbavo, mi ha forzato la testa sull’inguine e me lo ha messo in bocca, urlando quasi che una puttanella come me quelle cose di sicuro le sapeva fare al meglio; di fronte al volto sofferente di mamma, ho ceduto ed è stato ancora un errore, perché è cominciata ‘l’estate della fellatio ad ogni costo’, a pranzo, a cena, a colazione, di giorno o di notte. Tutto questo avveniva l’anno scorso; e, come per la masturbazione, le pretese sono scomparse col ritorno in città. Quest’anno siamo andati tutti e tre, io mia madre e mio padre, come al solito, ad aprire la casa estiva in un fine settimana di marzo scorso. Abbiamo lavorato sereni per buona parte della mattinata e niente faceva prevedere quello che sarebbe successo; dopo pranzo, abbiamo concordato di andare a riposare qualche ora.

Stranamente, mio padre mi ha chiesto di non andare nella camera che di solito è mia, perché non era stata rassettata, e di adattarci tutti nella camera matrimoniale. Mentre eravamo distesi tutti e tre sul letto, lui ha cominciato a toccare la mamma che cercava di schernirsi perché, diceva, davanti a me si vergognava; a quel punto lui è diventato feroce e irresistibile; gridando che lui sapeva benissimo quale puttana fossi io e quanti sessi avessi logorato nella mia vulva, le strappò di dosso i vestiti e le piombò addosso cercando ad ogni costo di violentarla analmente; mia madre si ribellava e si disperava; io cercai di intervenire dicendo a mio padre che se lei non se la sentiva, lui non poteva fare lo schiavista ed obbligarla. Mi disse urlando che se volevo difendere mia madre allora dovevo mettere a disposizione la mia vulva e che quello si, lo avrebbe gradito; nel dire questo, mi strappò le mutandine, mi venne sopra e mi infilò di colpo. Io ero rimasta inebetita e non feci nemmeno un gesto per difendermi, lo sentii andare avanti e indietro nella mia pancia finché eiaculò violentemente. Quando si alzò, vide il lenzuolo rosso del mio sangue ed ebbe un’espressione feroce di terrore; balbettò qualche monosillabo confuso che faceva trasparire solo il terrore nello scoprire di avermi sverginato, scappò nei campi e tornò solo verso sera quando si rifugiò nel sedile posteriore dell’auto e si fece portare fino a casa senza connettere una frase compiuta. Da allora, mi sono rifugiata a casa di nonna, con la scusa che devo concentrarmi per la tesi di laurea e al più presto mi cercherò un lavoro e una casa dove andarmene a stare da sola.”

“Piccola, cara altra faccia del mio amore, di fronte a questa che è un’autentica tragedia greca, cosa pensi che questo piccolo devoto tuo ammiratore possa fare? Lenire il tuo dolore non è possibile; rimediare ai danni e agli errori, manco a pensarci; cosa vuoi che faccia?”

“Riprendiamo da quello che ti ho già detto. Io, dopo quell’episodio, ho avuto remore a fare sesso; l’incubo di mio padre che mi violenta, che mi strazia le carni col suo arnese enorme, senza precauzione, senza preliminari, semplicemente, bestialmente; beh, io quell’incubo da sola non riesco a metabolizzarlo. Quando Patrizia mi ha parlato del tuo modo di rapportarti a lei e mentre adesso ascolto te che mi definisci ‘piccola, cara altra faccia del tuo amore’ io ho la sensazione di vedere la luce in fondo al tunnel. Quello che ti chiedo e che forse puoi darmi è di innamorarti di me per questa giornata come se fossi veramente Patrizia, di dare a me l’equivalente di quello che vorresti dare a lei, soprattutto l’esperienza della deflorazione. Non ti chiedo di darmi quello che è suo, perché non sarebbe giusto, né di deflorare una vulva che ormai è rotta. Ti chiedo semplicemente l’equivalente per intensità e affetto.”

“Se tu fossi davvero Patrizia, io adesso dovrei sdrammatizzare e dirti che non sono il salumaio e che non posso fornirti l‘affetto o l’affettato che tu vuoi; ma siccome tu non sei Patrizia e non so se hai la stessa capacità di humour; il mio problema é che tu finisci per rappresentare la mia foresta amazzonica; so che ci sei, ti vedo, posso toccarti, posso possederti e fare l’amore, ma devo scoprirti albero per albero, anzi, pelo per pelo; e non so se avrai tanta pazienza da seguirmi mentre ti perlustro.”

Mentre lo dico, mi sono disteso accanto a lei e l’ho baciata con tutto l’amore che posso; ce ne stiamo stretti tenacemente, mentre le bocche si succhiano, si leccano, si mordono e si perlustrano in lungo e in largo.

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