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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 11 — Cose di famiglia 11- Patrizia - Ancora tu
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Cose di famiglia 11- Patrizia - Ancora tu

Si apre lo scontro con i tedeschi e si conclude con un armistizio

geniodirazza
1 anno fa · 6.549 parole · 29 min
214 letture

La scampanellata all’ingresso è così stentorea che sveglia persino me dal sacrosanto riposo; balzo quasi seduto sul lettino e cerco di svegliare tutte le membra e tutte le funzioni.

Di colpo, si fionda in camera Patrizia e va a spalancare la finestra.

“Dormiglione! Lo sai che sono le dieci?”

Mi stiracchio un poco e le faccio uno sguardo torvo.

“Certe volte ritornano … era quasi un anno che nessuno veniva a interrompere il sonno del giusto. L’ultima volta fu Oriana; per caso ti ha lasciato in eredità il compito di rompermi le scatole?”

“No, questo è un diritto che mi arrogo io ed è un piacere a cui non rinuncerei mai.”

“Facciamo la stessa manfrina che con tua madre?! … No, con te non vale; con lei potevo far finta di vergognarmi perché, da adulto, non mi aveva mai visto nudo. Con te non regge la scusa.”

“Ah! … dormi nudo?”

“Si. E tu?”

“Con un eccitantissimo baby doll.”

“Si vede che non abbiamo mai dormito insieme.”

“E la tua Margie?”

“Nuda, come me, e preferibilmente accoccolata a cucchiaio contro il mio ventre.”

“Col sesso dentro?”

“Solo finché regge … Adesso dammi il tempo di vestirmi.”

“Per poi tornare a spogliarti?”

“Sta’ calma, bambina; stamane c’è da contrattare e scommetto che sei qui anche per questo.”

“Si, ma ci vorrà un po’ di tempo.”

Mi fiondo in bagno, mi svuoto come è salutare che avvenga, mi ficco sotto la doccia e riemergo in un grazioso accappatoio.

“Puoi stare anche così, se ci stai comodo.”

“Effettivamente.”

Mentre ci avviamo in cucina spara la prima bordata.

“Ho parlato con Margie, stamattina.”

“Bene. Mi fa piacere. Com’è andata?”

“Per le lunghe. Dovevamo raccontarci non un anno, ma praticamente un’intera vita; e l’abbiamo fatto per telefono … E’ molto innamorata di te.”

“Ne sono certo; ed anche io di lei; questo lo hai capito. Quello che non vuoi accettare è che l’amore per lei non preclude, e non può precludere, l’amore per te. Senza scomodare la tua cultura specifica di psicologia, basta ricordarti come siamo entrati in contatto; lei voleva solo che le dedicassi per un giorno l’amore che nutrivo per te. Ma spesso ci affanniamo dietro le parole e perdiamo di vista i fatti che stiamo vivendo.”

Mi ferma sull’uscio e incolla le labbra alle mie; la stringo con forza, quasi a farle male; e percorro di baci tutto il viso, dall’attaccatura dei capelli al mento, prendendomi i sapori di tutta la sua epidermide; si lascia andare al languore e quasi si piega sulle ginocchia; a stento riesco a trattenerla; poi ci stacchiamo ed entriamo in cucina dove mamma ha preparato la colazione.

Ho appena preso il caffè che il mio telefono squilla; è Margie, naturalmente.

Metto il vivavoce per non tagliare fuori Patrizia.

“Ciao, amore, sei al lavoro?”

“Io si, e tu?”

“Appena alzato, a fare colazione in cucina con mamma e Patrizia.”

“So che doveva venire per via della teleconferenza.”

“Si; ed io so che vi siete parlate. Va tutto bene, tra voi?”

“Si, perché lo chiedi?”

“Perché fra me e lei fino a ieri non andava affatto bene.”

“Non essere pignolo. Ti vuole bene; ti ha sempre voluto bene.”

“Questo lo so; quello che non so è perché stenta tanto a dimostrarlo.”

“Per pudore,per falso orgoglio, per spirito di emulazione; vai a sapere quante sono le motivazioni di un animo umano.”

“Io non ho pagato per la conferenza … e nemmeno mamma e Patrizia che ti stanno ascoltando.”

“SEI IN VIVAVOCE!!!! Maledetto, questa è violazione della privacy.”

“Oddio, la privacy! Ogni volta che sento questa parola, mi torna in mente come la strascicò Patrizia quella volta che pretese la lezione speciale … “

“Ma torni sempre a quel momento?”

“Altrimenti come faccio a maledire il giorno che ti incontrai?”

“Non lo vuoi benedire, invece?”

“Non gli credere, ragazza; non smette di baciare la terra dove metti i piedi; è innamorato cotto e scherza come un bambino!”

Mamma è intervenuta di colpo.

“Oddio, signora, immagino che sia lei. Mi scusi … non so proprio che dire … “

“Intanto comincia col dire Anna e non signora e a dare del tu come fa Patrizia, per esempio; nel mio linguaggio non esiste il concetto di nuora ma solo quello di amica e innamorata. Sento che sei innamorata di Mario e vorrei che mi fossi amica.”

“Io sono orgogliosa di esserti amica e spero proprio che molto presto ci conosceremo di persona.”

Interviene Patrizia.

“Ormai sei della famiglia. Ma quando ti sposi Mario, dovrò chiamarti zia?”

Sonora risata cristallina.

“Anna, glielo hai spiegato a Patrizia che per noi questi vocaboli sono aria fritta?”

Si sente che qualcuno la chiama.

“Scusatemi, il lavoro mi chiama e non mi da tregua. Mario, mi raccomando; massima generosità; disponibilità e spirito di conciliazione; amore vero perché quello parolaio si sperpera ma tutti noi abbiamo bisogno di prove concrete. E stasera spero che mi potrai dire che la strada si è completamente spianata, con tua sorella, coi funzionari e con gli speculatori.”

“Te lo prometto solennemente come tutti i bravi piccoli boy scout. Buona giornata, amore.”

“Ciao a te, bacioni ad Anna e a Patrizia.”

“Cavolo, è proprio forte questa donna. E mi sa che è proprio la spalla che cercavi.”

“Grazie, mamma.”

Patrizia sembra riflettere ad alta voce.

“Certo che, se riesco per un attimo a uscire da me e dalla mia rancorosità, vedo una donna straordinaria, per intelligenza oltre che per bellezza; e vedo una coppia meravigliosa che si armonizza alla perfezione. E forse prendere coscienza che io non ho saputo fare niente di tutto questo, mi fa rabbia contro me stessa, anche se me la prendo con gli altri.”

“Io ci aggiungerei che ti fa male la coscienza che non sei meno bella, che non sei meno intelligente, che non hai meno personalità; però tu hai deciso di fare, perdonami se parlo con troppa franchezza, la parassita nella scia della ‘mamma in passerella’ e Margie, invece, si è rimboccata le maniche e lavora come un mulo per farsi valere e superare il trauma che ha dovuto subire.”

Mamma interviene.

“A proposito, come vive oggi la storia di suo padre?”

“Non ho avuto il coraggio di chiedere apertamente ma ho imparato anche a pesare bene le cose che fa e che dice. Sai cosa mi ha detto, domenica, mentre parlavamo di questa situazione ed io mi scagliavo contro Oriana per quello che stava facendo? Il sangue si mastica e non si sputa! Pari pari, la frase che mi hai detto tu; e, considerando come ragiona e lavora, mi ha detto chiaramente che il rancore con suo padre l’ha messo da parte. Non a caso, mi sposerà solo se viene a lavorare a P… e lei aveva detto che non sarebbe tornata qui mai più.”

“Ma non può essere che l’idea di una famiglia sia stata più forte del rancore?”

“Certo, cara Patrizia, però innanzitutto si può fare una famiglia andando a stare a Viterbo a Pescasseroli o in capo al mondo; in secondo luogo, non vedo perché debba venire qui e non pretendere che io vada dove lei deve andare; infine, ma soprattutto, perché una frase così non può valere solo per il dissidio tra me e Oriana o tra me e te, ma è un concetto più universale.”

“Visto che parliamo di massimi sistemi, mi spieghi cosa volevi dire ieri a proposito di preservativi e Aids? Davvero pensi che io possa essere sieropositiva?“

“Ecco che emerge la Patrizia difficile da gestire. Il virus dell’Aids è micidiale; può avere un’incubazione che può arrivare a 5 anni prima di esplodere in malattia. Quando questa è conclamata per uno dei soggetti, è il finimondo. Tu hai fatto sesso non protetto, in questo anno, e non sai se uno dei tuoi partner fosse per caso un portatore sano o addirittura un malato conclamato. Diventi un pericolo di contagio vivente per tutti quelli che fanno sesso con te. Se usi il preservativo, con tutti e sempre, il problema si riduce in maniera radicale. Io non volevo dire che ho paura di fare l’amore con te; solo ti avvertivo che da adesso senza cautele non mi azzardo e, se hai in animo di continuare col sesso libero, farai bene a farlo diventare un metodo.”

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